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29 GENNAIO 2016
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opinioni a confrontO

Scuole ebraiche. Chi integra chi?

Le scuole ebraiche di Torino sono istituzioni scolastiche nate successivamente alla promulgazione delle Leggi sulla razza del 1938, che portarono all’espulsione degli alunni e dei professori ebrei dalle scuole dell’Italia fascista. Sono quindi la risposta della Comunità ebraica torinese, similmente alle maggiori Comunità ebraiche italiane, all’assenza di democrazia e alla negazione dei diritti fondamentali. A garanzia e continuità dei caratteri fondativi della scuola, i principi e gli obiettivi di una formazione democratica verranno mantenuti e fortemente valorizzati anche alla riapertura nel dopoguerra e, proprio per tale ragione, porteranno progressivamente all’apertura ai non ebrei. Inizialmente a valdesi o laici e successivamente a chiunque fosse interessato al progetto educativo proposto.
Possiamo considerare le scuole ebraiche come un possibile modello di espressione di rapporti interculturali? Se per intercultura intendiamo un rapporto attivo e non passivo del contatto tra culture la risposta è certamente affermativa, così come nel caso in cui l’intercultura sia considerata come la capacità di produrre una cultura comune. Ma come si manifesta allora la specificità ebraica all’interno di tale realtà? Quali spazi o quali strumenti consentono il rispetto delle differenti declinazioni identitarie di cui sono portatori gli allievi e le famiglie degli iscritti alla scuola?

Sonia Brunetti, preside scuola ebraica di Torino.

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ihra - parla il capo delegazione

Memoria, il mio impegno

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Nel 1998 il primo ministro svedese, Goran Persson, rimase colpito dai risultati di un sondaggio, che mostrava come molti studenti non credessero al racconto di quanto avvenuto durante la Shoah. Un dibattito sull’istruzione e la funzione delle scuole del Paese portò a una intensa azione diplomatica, sfociata nel primo incontro della Task Force for International Cooperation on Holocaust Education, Remembrance, and Research, che sarebbe poi diventata la International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA).
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iHRA - il contributo italiano

Il laboratorio della Storia

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“È davvero un peccato che l’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) sia poco nota. Si tratta di una istituzione importante che lavora su progetti e temi di grande rilievo, soprattutto in questi tempi cupi in cui razzismi e discriminazioni si stanno facendo nuovamente strada in Europa”.
Da questa osservazione parte il ragionamento di Simonetta Della Seta, nominata nel 2014 responsabile della comunicazione nell’ambito della delegazione italiana all’IHRA, che ha visto poche settimane il rinnovo della sua figura di vertice, l’ambasciatore Sandro De Bernardin.
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ANTISEMITISmo

I giovani, la grande sfida

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Scuole, social media, misure legali. Sono tutti questi i fronti su cui si deve concentrare la lotta contro l'antisemitismo in Germania secondo la cancelliera Angela Merkel, che negli scorsi giorni, in preparazione alle celebrazioni del Giorno della Memoria, ha dichiarato che il fenomeno è "più diffuso di quanto immaginiamo".
"Abbiamo una grande sfida davanti a noi", ha affermato, una sfida che riguarda in particolare l'educazione. Merkel ha infatti sottolineato come sia particolarmente importante rivolgersi a una nuova popolazione di giovani provenienti da paesi dove l'odio nei confronti di Israele e degli ebrei sono comuni. Insieme alla tragica pagina della Shoah, la cancelliera ha inoltre esortato gli insegnanti a raccontare la ricchezza del contributo ebraico alla società tedesca, sia nel passato sia nel presente.

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eretz

Open a door to Israel

“Dietro a quello che è visibile si cela qualcosa di più grande. Ogni cosa è una porta o una finestra che si apre su qualcosa di altro”.
È una citazione di Antoine de Saint-Exupéry a condurre il visitatore attraverso “Open a door to Israel- Discover/Experience/Connect”, la mostra - patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri di Israele e dall’Ambasciata di Israele in Italia - inaugurata la scorsa settimana nell'Ala Brasini del Complesso del Vittoriano e che resterà a Roma fino al prossimo 11 febbraio.
“Open a door to Israel” permette di conoscere la complessa e affascinante realtà del Paese attraverso nove porte colorate. Aprendo ciascuna di esse, una installazione multimediale e interattiva prenderà vita mostrando rispettivamente nove valori caratteristici: famiglia, eredità culturale, fare in modo che accada, avventura, impegno, esprimersi, apprendimento, relazionarsi e speranza.

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rassegna stampa

Gli stranieri, stimolo e patrimonio per la scuola

"È giusto iscrivere il proprio figlio, italiano, in una scuola con ampia maggioranza di bambini stranieri, o di italiani di seconda o terza generazione? Se lo staranno chiedendo molte famiglie, dal momento che le iscrizioni si sono appena aperte e lo resteranno fino al 22 febbraio. La risposta è scontata: sì, è giusto. Perché il mondo sta cambiando e perché la vera parola straniera, anzi la vera idea straniera, è proprio la parola 'straniero'". In una intrvista sull'edizione torinese dalla Repubblica (26 gennaio), Concetta Mascali, dirigente scolastica di un plesso che ha una altissima concentrazione di iscritti non italiani non ha dubbi:"Pensare che ci possano essere ostacoli alla didattica è un pregiudizio. Non mandare uno scolaro in istituti come questo è un errore educativo e una fuga dalla realtà. Bisogna subito sgombrare il campo dal pregiudizio secondo cui un alto numero di bambini o ragazzi stranieri significherebbe minor lavoro in classe e inferiore grado di preparazione: nulla di più falso.

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