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  22 Febbraio 2016 - 13 Adar 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Se uno cammina per strada mentre studia, e interrompe lo studio per contemplare e dire: come è bello questo albero, come è bello questo campo. La Scrittura lo considera come uno che mette a repentaglio la propria vita. (Avoth 3, 7)
Perché viene considerato un peccato così grave contemplare la bellezza del creato?
Prima del dono della Torah, Avraham raggiunse la consapevolezza del Creatore attraverso la speculazione intellettuale e l'osservazione di quanto lo circondava.
 
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Anna
Foa,
storica
Non sapevo che dal 2011 un pianetino collocato tra Marte e Giove sia stato chiamato Primolevi, dal nome di Primo Levi. La cosa mi ha emozionata e commossa. Penso a Primo Levi, ai suoi giorni ad Auschwitz, alla volontà nazista di annientare lui e tutti gli ebrei del mondo. Quando, fra migliaia di anni, se questa nostra Terra ancora esisterà e sarà ancora abitata dagli esseri umani, nessuno più ricorderà il nome di Hitler e nemmeno la distruzione degli ebrei, ebbene il pianeta Primolevi continuerà ad esistere lassù in cielo, anche se forse nessuno saprà più chiamarlo. "Finché il sole - come diceva Ugo Foscolo - risplenderà sulle sciagure umane".
 
QUI ROMA - Stasera alle 20, al Centro ebraico Il Pitigliani, presentazione del libro "Il Califfo e l'Ayatollah" di Fiamma Nirenstein. Intervengono con l'autrice Giancarlo Loquenzi, Andrea Manciulli, Carlo Panella e Carlo Rossella, moderati da Fabio Perugia.
L'evento è organizzato dal Centro di Cultura della Comunità ebraica insieme a Delet-Assessorato ai giovani.
 
Livni: "Alla guida dell'Onu
si nomini  una donna"
"La nomina, il prossimo anno, di una donna al ruolo di Segretario generale aprirà simbolicamente un milione di finestre per donne e ragazze in tutto il mondo”. È la battaglia dell’ex ministro di Giustizia israeliano Tzipi Livni che ha inviato, in vista delle elezioni del prossimo anno all’Onu, una lettera-appello a 30 leader donne del mondo perché promuovano la nomina di una guida al femminile per l’ente internazionale. Intervista da Mara Carfagna sul Tempo, Livni tocca diversi argomenti, dal contrasto dell’antisemitismo in Europa – “è un problema che non riguarda soltanto gli ebrei. Mi aspetto che tutti i livelli di leadership combattano tale fenomeno” -, al terrorismo fino al significato della visita di Bergoglio al Tempio Maggiore di Roma – “l’invito del papa alla comprensione e alla tolleranza è il messaggio più importante che il mondo ha bisogno di sentire nel nostro tempo”-.

Siria, la nuova carneficina dell’Isis. Oltre 130 i morti causati dai quattro attentati che ieri hanno colpito Damasco e Homs. A rivendicare i sanguinosi attacchi, le milizie di Daesh. E intanto continuano le mediazioni sull’altro fronte tra i ribelli e il dittatore Bashar Al Assad. Il Segretario di Stato Usa John Kerry si dice fiducioso sulla possibilità di una tregua (Corriere della Sera) mentre Assad in persona (di cui compare su Repubblica la traduzione dell’intervista rilasciata a El Pais) dice di essere pronto a trattare. “Bisogna innanzitutto smettere di sparare, ma anche impedire che i terroristi ne approfittino per rafforzare le loro posizioni. – afferma Assad che nell’itntervista apre a una sua possibile futura uscita di scena – Bisogna poi impedire ad altri paesi, in particolare alla Turchia, di inviare uomini, armi e ogni sostegno logistica ai terroristi”.

Samuel Willenberg (1923-2016). È morto a 93 anni a Tel Aviv Samuel Willenberg, l’ultimo sopravvissuto al campo di sterminio nazista di Treblinka. A ricordarlo, diversi quotidiani italiani tra cui la Gazzetta del Mezzogiorno che riporta le parole della figlia, “era una persona ottimista, vedeva l’aspetto positivo in tutto. Ma Treblinka non lo abbandonava mai”.

Usa-Italia, la crisi di Sigonella e la “vittoria di Craxi”. La Stampa torna sull’attacco terroristico dell’Achille Lauro – la nave sequestrata nel 1985 da un commando palestinese che uccise un passeggero ebreo americano in sedia a rotelle – riportando la valutazione dell’allora ambasciatore John Holmes sulla gestione del caso da parte del Premier italiano Bettino Craxi. Per gli americani, spiega La Stampa, Craxi fu il vincitore di Sigonella – gli Usa chiesero la consegna dei terroristi dell’Achille Lauro e del mediatore Abbas, ma a Sigonella i carabinieri impedirono ai marines di intervenire -, almeno sul piano della politica interna, perché si presentò come il difensore della sovranità e dell’orgoglio nazionale. Il quotidiano torinese racconta inoltre il piano delle autorità italiane, poi all’ultimo saltato, per salvare gli ostaggi dell’Achille Lauro.

I triti stereotipi di Dario Fo. “L’equazione non fa una piega. Per via del vitello d’oro Mosè ordinò l’esecuzione di donne e bambini e per ovvia conseguenza gli ebrei usano ‘la loro brutalità contro chi segue altre religioni’. Il semplice ragionamento si articola in una intervista che Dario Fo ha rilasciato a Repubblica, quasi alla vigilia dei suoi più che rispettabili novant’anni”, racconta Lea Luzzati su La Stampa. “L’equazione di Dario Fo racchiude il più trito paradigma dello stereotipo – prosegue Luzzati – che fa del popolo ebraico un improbabile miscuglio di potere e meschinità. E allora, al venerando ‘laureato’, un timido consiglio, leggersi un poco di Bibbia a tempo perso”.
 
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  davar
l'incontro in italia tra le diverse correnti
Rabbini d’Europa a confronto
“Serve un progetto comune”

Ortodossi e riformati, conservative e massortì. Ashkenaziti, sefarditi, chabad. Diverse correnti, diverse anime in dialogo.
Si sono conclusi con l’intenzione di lavorare a un testo programmatico comune i lavori dell’intenso think tank sul futuro dell’ebraismo europeo organizzato alle porte di Roma dall’associazione filantropica Matanel.
Al centro dell’iniziativa, distribuita su quattro giornate, le sfide e le prospettive di più stretta attualità che investono le Comunità della Diaspora e i punti di convergenza per l’elaborazione di una strategia di futuro il più possibile condivisa. “The Europe to come”, “European Jewry to come”, “To be a jew Today”, “A strategy for European Jewry”. Questi alcuni degli argomenti discussi e analizzati in una prospettiva orientata al massimo pragmatismo.
“Sono temi che presuppongono un impegno concreto. Non parole di circostanza quindi, ma l’avvio di un percorso di coscienza e azione che deve portarci lontano. Conforta il fatto che il livello e la serietà degli interventi sono stati tali che nessun minuto di questa riunione è stato sprecato” dice a Pagine Ebraiche il rav Eliahu Birnbaum, ideatore e animatore dell’incontro.
Tra i protagonisti del think tank, cui hanno partecipato rabbini e leader comunitari da molti paesi – dalla Germania all’Inghilterra, dalla Francia all’Ungheria – il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e quello di Trieste Eliezer Di Martino, insieme alla presidente della Comunità romana Ruth Dureghello.
Caloroso inoltre il saluto rivolto dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna nell’accogliere i partecipanti all’ingresso del Tempio Maggiore della Capitale assieme al consigliere comunitario Giacomo Moscati.
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israele - netanyahu difende il generale 
"Su Tsahal, ha ragione Eisenkot.
La forza si usa con proporzione"

Probabilmente il generale israeliano Gadi Eisenkot, capo di Stato maggiore, non si aspettava di scatenare così tante polemiche. Davanti a un gruppo di studenti delle scuole superiori e parlando dell'attuale ondata di attacchi terroristici palestinesi, Eisenkot aveva sottolineato come le regole di ingaggio dell'esercito israeliano non prevedano che i soldati “scarichino un intero caricatore su una ragazza che tiene in mano delle forbici”. Un'affermazione che aveva dato il via a una bagarre di critiche, in particolare da destra, e difese da parte dei politici. “Il dibattito attorno alle parole del capo di Stato maggiore è inutile – ha dichiarato il Premier Benjamin Netanyahu mettendo fine alla discussione – Quanto ha detto è ovvio ed è altrettanto chiaro che le forze di sicurezza” agiscano secondo le direttive indicate dal generale".
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spotlight - i due film premiati dalla critica
Who's gonna love Junction 48? La Berlinale nel segno d'Israele
Oltre cinquanta pellicole provenienti da trentatré paesi differenti.
Alla 66esima edizione del Berlinale, una delle kermesse più prestigiose d’Europa appena conclusasi, i film israeliani tornano a casa vittoriosi con ben due premi nella sezione Panorama, dedicata al cinema straniero, e sbaragliando la concorrenza.
Ad aver vinto il premio del pubblico sono stati “Junction 48” di Udi Aloni e il documentario “Who’s gonna love me now?” diretto dai fratelli Barak e Tomer Heymann.
Al centro di “Junction 48”, la storia di un cantante hip hop palestinese della città araba-israeliana di Lod – interpretato dal frontman del gruppo Dam, Tamer Nafar – che sceglie la strada della musica per esprimere il disagio della sua generazione e fare una denuncia sociale che colpisce sia la politica israeliana sia la gerarchia patriarcale e oppressiva sulla quale si sostiene il villaggio arabo di provenienza.

(Nell’immagine, una scena di Junction 48 del regista Udi Aloni)
 
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IL FESTIVAL DEL MUSEO ARCHEOLOGICO VIRTUALE
Umberto Eco, perché ricordare
“La memoria è la nostra anima”

Noi, nella misura in cui possiamo dire io, siamo la memoria. La memoria è l’anima”. Fin dalle prime parole che Umberto Eco pronunciava nella videointervista intitolata “Umberto Eco: Sulla memoria”, realizzata da Davide Ferrario, è chiaro il ruolo indispensabile che ricordare ha per l’uomo. Per questo la videoinstallazione sarà allestita il 22 marzo al Festival della Memoria organizzato dal Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, il cui scopo è proprio mettere in luce questa centralità. Attraverso le varie iniziative della manifestazione, ricca di dialoghi, interviste, interventi, eventi speciali, “il tema verrà analizzato da molti punti di vista diversi, da quello dell’archeologia fino quello della tecnologia e dell’innovazione, per dimostrare che il concetto riguarda il passato ma anche il futuro”, ha spiegato a Pagine Ebraiche il direttore del Mav Ciro Cacciola.
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qui livorno
"I grandi Maestri sempre con noi"
Significativa partecipazione di pubblico a Livorno per una Hillulà (celebrazione) dedicata ai rabbini del XVII e XVIII secolo organizzata dal Benè Berith “Isidoro Kahn” con il sostegno della Comunità ebraica livornese.
L’iniziativa ha visto infatti confluire nei due cimiteri ebraici cittadini un folto gruppo di persone provenienti anche da Londra, Milano, Pisa e Firenze.
Per quasi tre ore, prima di trasferirsi in sinagoga, preghiere, notizie e aneddoti hanno accompagnato la visita alle varie sepolture onorando Maestri del tenore del Chidà (del quale resta da restaurare a lapide, trovandosi le spoglie in Israele), Malachi Hacoen, Ashkenazi, Coriat, Costa, Nunes Vais, Benamozegh e molti altri.
A guidare il gruppo inglese, ma ormai “di casa” a Livorno dove si è conquistato le simpatie di quanti hanno avuto l’onore di conoscerlo, rav Aaron Bassous, punto di riferimento per il mondo sefardita, che ha coinvolto tutti i presenti con entusiasmo, simpatia e disponibilità.

(Foto di Dafne e Yaakov Stella)
 
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MEMORIA OFFESA - L'INIZIATIVA DI UN SINDACO
"A Fermo non vogliamo idioti"
"Tra noi si nascondono pochi idioti”. È il messaggio che il sindaco della città di Fermo, Paolo Calcinaro (nell’immagine), ha voluto fosse trascritto su un cartello apposto sul luogo – la palestra di una scuola comunale – imbrattato poche ore prima da ignoti con un riprovevole slogan negazionista che offendeva la memoria di Anna Frank.
“La nostra città non vuole questa gente. Non vogliamo questo degrado. Senza se e senza ma”, ha inoltre affermato Calcinaro.
Apprezzamento per la ferma e tempestiva iniziativa del sindaco è stato espresso tra gli altri dal Consigliere UCEI Marco Ascoli Marchetti.

INFORMAZIONE – INTERNATIONAL EDITION
Una nuova Haggadah veneziana
Tra le antiche Haggadot tramandate fino a oggi, quella veneziana del 1609 è tra le più famose e suggestive, con le sue traduzioni in giudaico-italiano, giudaico-spagnolo e giudaico-tedesco, i dialetti parlati nella comunità ebraica dell’epoca.
Come raccontato ai lettori di Pagine Ebraiche International Edition, un gruppo di artisti internazionali è al lavoro per una nuova Haggadah veneziana, in un’iniziativa promossa dall’associazione Beit Venezia in collaborazione con la Scuola Internazionale di Grafica. L’opera verrà stampata a Gerusalemme e dovrebbe essere pronta per Pesach 2017.
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pilpul
 Oltremare - Giochi d'azzardo
Le vie dei politici per evitare i problemi reali sono infinite, e su questo ci si può mettere un bell'amen anche nella nostra santissima terra. Ma stavolta, l'invenzione di una Las Vegas israeliana è davvero un po' grossa per passare inosservata. A parte il fatto che il gioco d'azzardo è giusto un filo problematico da un punto di vista strettamente ebraico, qualcuno deve spiegarmi come esattamente Eilat potrebbe trasformarsi nella città dei casinò senza che ci si possa arrivare nemmeno in treno.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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