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Rabbini d’Europa a confronto
“Serve un progetto comune”

IMG_20160221_160623Ortodossi e riformati, conservative e massortì. Ashkenaziti, sefarditi, chabad. Diverse correnti, diverse anime in dialogo.
Si sono conclusi con l’intenzione di lavorare a un testo programmatico comune i lavori dell’intenso think tank sul futuro dell’ebraismo europeo organizzato alle porte di Roma dall’associazione filantropica Matanel.
Al centro dell’iniziativa, distribuita su quattro giornate, le sfide e le prospettive di più stretta attualità che investono le Comunità della Diaspora e i punti di convergenza per l’elaborazione di una strategia di futuro il più possibile condivisa.
“The Europe to come”, “European Jewry to come”, “To be a jew Today”, “A strategy for European Jewry”. Questi alcuni degli argomenti discussi e analizzati in una prospettiva orientata al massimo pragmatismo.
“Sono temi che presuppongono un impegno concreto. Non parole di circostanza quindi, ma l’avvio di un percorso di coscienza e azione che deve portarci lontano. Conforta il fatto che il livello e la serietà degli interventi sono stati tali che nessun minuto di questa riunione è stato sprecato” dice a Pagine Ebraiche il rav Eliahu Birnbaum, ideatore e animatore dell’incontro.
Tra i protagonisti del think tank, cui hanno partecipato rabbini e leader comunitari da molti paesi – dalla Germania all’Inghilterra, dalla Francia all’Ungheria – il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e quello di Trieste Eliezer Di Martino, insieme alla presidente della Comunità romana Ruth Dureghello.
Caloroso inoltre il saluto rivolto dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna nell’accogliere i partecipanti all’ingresso del Tempio Maggiore della Capitale assieme al consigliere comunitario Giacomo Moscati.
“Questo incontro è un piccolo capitolo di storia ebraica, segnato dalla partecipazione e dalla proficua interazione tra mondi che raramente comunicano tra di loro” sottolineano Ami Bougamin e Joelle Aflalo, esponenti entrambi del vertice di Matanel.
Tra gli ospiti della quattro giorni romana anche il talmudista di fama internazionale Adin Steinsaltz, che ha delineato i tratti fondamentali di un’identità diasporica chiamata ad essere artefice orgogliosa e consapevole del proprio futuro.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(22 febbraio 2016)