Paolo Sciunnach,
insegnante |
Il Giorno del Pentimento (Yom Kippur)
assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona
offesa, fin quando non si ottiene prima il perdono esplicito dalla
persona stessa (Yoma 89 a).
Colui che restituisce il maltolto prima di presentare l’offerta
espiatoria, è perdonato; se presenta l’offerta prima di restituire il
maltolto, non viene perdonato (Mishnah baba kamma 9, 12).
A chi va oltre se stesso e perdona il suo prossimo, verranno perdonati
tutti i peccati (Rosh HaShanah 17a).
Uno sacrifica un bue e poi uccide un uomo, uno immola una pecora e poi
strozza un cane, uno presenta un’offerta e poi versa sangue di porco,
uno brucia incenso e poi venera l’iniquità. Costoro hanno scelto le
loro vie, essi si dilettano dei loro abomini (Isaia 66, 3).
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Anna
Foa,
storica |
C’è una mostra al Maxxi di Roma, oggi è
l’ultimo giorno in cui è esposta. Sono foto di detenuti torturati e
assassinati nelle prigioni siriane di Assad, scattate fra il 2011 e il
2013 (ma da allora nulla è cambiato) e fatte su commissione del suo
governo da un ufficiale della polizia militare siriana: il regime
voleva documentare con esattezza le sue vittime. Il ricordo torna
immediatamente alle foto che i fotografi delle SS scattavano sull’orlo
delle fosse o sulle rovine del ghetto di Varsavia. Ritroviamo la stessa
ossessione di documentare i propri atti, anche se in questo caso
siriano prevale, sull’orgoglio del Male, l’intento burocratico di
amministrare la morte. Il fotografo siriano è fuggito nel gennaio 2014
portandosi dietro 55.000 foto, 28.000 delle quali di cadaveri.
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L'attacco a Gerusalemme
due vittime del terrore
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Profondo cordoglio in Israele per le vittime
dell’attentato terroristico che ieri ha colpito la Capitale,
Gerusalemme. Yossi Kirma, agente di 29 anni, e Levana Malihi sono stati
uccisi da un terrorista vicino a Hamas che a bordo della sua auto ha
aperto il fuoco contro la folla intorno alle 10.30 del mattino, ora
locale. Diversi quotidiani italiani ricostruiscono oggi la vicenda: La
Stampa sottolinea come vi siano altri sei feriti e come l’attentatore,
dopo un primo attacco contro la folla, sia stato inseguito da due
agenti in motocicletta: “La moto ha affiancato l’auto per costringerla
a fermarsi. C’è stato uno scambio di colpi a distanza ravvicinata. Un
agente, il sergente maggiore Yosef Kirma, 29 anni, è stato raggiunto
alla testa. La sua compagna è stata invece colpita alla gamba ma è
riuscita a rispondere al fuoco e a uccidere l’assalitore”. Il Primo
ministro Benjamin Netanyahu ha definito i due agenti eroi. Termine che
marca la differenza con la propaganda d’odio palestinese, con Hamas che
ha definito “eroe” il terrorista, il quale – scrive Repubblica – era
noto alle autorità israeliane: “ieri si sarebbe dovuto presentare alle
forze dell’ordine per scontare quattro mesi di detenzione
amministrativa per incitamento alla violenza”. Ha invece scelto il
terrore, rilanciando anche un video su internet, diffuso da Hamas, in
cui invita i palestinesi a proseguire gli attacchi. Le autorità
israeliane sono ora preoccupate per eventuali emulatori. Il Corriere
intanto parla dell’editoriale del New York Times, pubblicato di
recente, in cui il giornale invitava Obama a prendere misure contro il
governo israeliana per la sua politica sugli insediamenti.
Ricordando il 9 ottobre 1982. Ieri a Roma diversi iniziative per
ricordare l’attentato compiuto 34 anni fa da terroristi palestinesi al
Tempio Maggiore di Roma, in cui fu assassinato il piccolo Stefano Gaj
Taché (Corriere della Sera Roma). “Il bimbo ucciso a Roma e le nostre
troppe ipocrisie” il titolo dell’editoriale di Pierluigi Battista che
sul Corriere ricorda che, in merito al 9 ottobre, “la comunità
nazionale non volle capire l’enormità di quel crimine. Non lo volle
capire perché non poteva ammettere che chi chiedeva l’annichili-mento
dello Stato di Israele e la cancellazione anche fisica degli ebrei che
lo abitavano non avanzava una rivendicazione di indipendenza nazionale,
ma dava corpo a un’ossessione antiebraica”.
Trump il sessista all’attacco di Clinton. Si è concluso nella notte
italiana il secondo dibattito tra i candidati alla Casa Bianca, il
repubblicano Donald Trump e la democratica Hillary Clinton, e, secondo
i media d’oltreoceano, ha vinto la seconda. Un dibattito caratterizzato
da violenti attacchi reciproci – i due sfidanti non si sono dati la
mano all’inizio – e a cui si è arrivati sulla scia dello scandalo per
le parole sessiste e vergognose pronunciate da Trump in un video del
2005, reso pubblico nelle scorse ore. Come scrive Repubblica, tanti
repubblicani hanno scaricato Trump a causa del video – tra questi John
McCain e Condoleezza Rice – ma il magnate ha risposto che non avrebbe
mai lasciato la candidatura. “Scandalizzarsi ora è una cosa ridicola
dopo tulle le frasi crudeli dette prima”, la denuncia della scrittrice
Joyce Carol Oates, intervistata dal Corriere.
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dopo
l'attentato nella capitale
Gerusalemme,
massima allerta
Città blindata per Kippur
Predica
calma il ministro degli Interni israeliano Gilad Erdan dopo l'attentato
terroristico di Gerusalemme, in cui due persone sono state uccise e
altre sei ferite. Parlando nelle scorse ore alla radio dell'esercito
israeliano, Erdan ha ribadito che le autorità hanno la situazione sotto
controllo nella Capitale. In prossimità delle celebrazioni dello Yom
Kippur, è stata rafforzata la sicurezza per scongiurare nuovi attacchi.
Le modalità dell'attentato di ieri però preoccupano alcuni analisti
israeliani: il terrorista, un uomo di 39 anni proveniente dal quartiere
Silwan, nella zona Est di Gerusalemme, aveva passaporto israeliano ed
era legato al movimento Mourabitoun, un gruppo islamista dichiarato
illegale e attivo nell'area della Moschea Al-Aqsa. Il suo attacco
rientra, secondo diversi opinionisti, all'interno del tentativo del
gruppo terroristico di Hamas di destabilizzare Gerusalemme e la
Cisgiordania. Non a caso il movimento ha rivendicato l'attentato di
ieri.
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l'agente
eroe e l'ex impiegata della knesset
Yossi
e Levana, Israele in lutto
Le due vite spezzate dal terrore
“Avevamo
così tanti progetti insieme, una casa, dei figli, e mi hai sempre
sostenuta nella mia carriera”. Sono le parole di una moglie in lacrime
il simbolo della tragedia avvenuta ieri a Gerusalemme, dove in un
attentato terroristico sono state spezzate le vite del sergente 29enne
Yosef Kirma e dell’ex impiegata della Knesset Levana Malihi, 60 anni.
Yosef e Noy si erano sposati solo ad aprile, ma tutti i loro progetti
sono svaniti dopo che il terrorista Mesbah Abu Sabih, residente nella
zona di Silwan a Gerusalemme Est, ha sparato a Kirma che lo inseguiva.
Un colpo in testa, e per il giovane agente non c’è stato nulla da fare.
Prima, il terrorista aveva già aperto il fuoco ad una fermata della
ferrovia leggera, colpendo tra gli altri Levana, poi deceduta
all’ospedale Hadassah per le ferite.
“Yossi, ora che non sei più tra noi com’è possibile continuare? Cosa
farò adesso? Come andrò avanti?”. Sono le domande strazianti di suo
padre Uzi, che al funerale svoltosi ieri pomeriggio sul monte Herzl ha
ricordato Kirma non solo come un figlio, ma anche come un amico. “Mi
hai sempre amata incondizionatamente – ha aggiunto sua moglie Noy –
anche più di quanto io abbia mai amato me stessa”.
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qui
roma
“9
Ottobre, ferita ancora aperta”
Parte
dalle nuove generazioni, dalla loro volontà di trasmettere l'importanza
di questa memoria, l'intensa commemorazione dedicata ieri a Roma al
ricordo dell'attentato al Tempio Maggiore. Esattamente 34 anni fa.
Nell'anniversario dell'attentato, nella sinagoga Beth Michael, Benè
Berith Giovani e Delet-Assessorato ai Giovani della Comunità ebraica
hanno infatti portato molte centinaia di persone a raccogliersi e a
condividere ferite, pensieri, sguardi in prospettiva insieme a Gadiel
Taché, che perse il fratellino Stefano e che fu per giorni sospeso tra
la vita e la morte, e Pierluigi Battista, il giornalista con cui Gadiel
ha deciso di rompere un lungo silenzio nel 2011.
Una serata densa e commovente, che si conclude con una lezione di
Torah. Perché la missione del popolo ebraico, viene ricordato, è quella
di tenere alto il valore della vita, l'identità, gli insegnamenti dei
Maestri, l'amore per lo studio. La vita che vince sulla morte. “Questa
è una serata importante, per riflettere tutti insieme sulle cause di
quell'attentato, sul clima pesantissimo che si respirava in quei
giorni. Come è noto, fummo venduti ai terroristi palestinesi.
Terroristi che ad oggi non sono perseguiti dalle legge” esordisce la
presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, dando avvio
alla serata con una memoria che si intreccia anche a quella di giovane
studentessa costretta in quel difficile '82, sui banchi del liceo
Manara, a difendersi dai veleni di un costante flusso di rancore
anti-israeliano e anti-ebraico.
Un plauso ai giovani che si sono presi carico di questa iniziativa
arriva anche dalla presidente UCEI Noemi Di Segni, presente alla
serata. Proprio la presidente dell'Unione, nel corso della mattinata,
aveva fatto diffondere un messaggio di vicinanza alla Comunità di Roma
a nome dell'intero ebraismo italiano.
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Rosh
haShanah 5777 - qui genova
Un anno per l’amicizia
Quasi
alla vigilia di Kippur, le nostre preghiere e le nostre riflessioni si
fanno più fervide e cariche di emozioni. Il mio augurio è che possa
essere l’inizio di un anno di vita ebraica più intensa nelle nostre
Comunità, la maggior parte di esse sono sempre più piccole, devono
allora assumere per noi la dimensione di una più grande famiglia, per
il cui bene ci sentiamo tutti impegnati e senza la quale sentiamo di
non poterci realizzare pienamente, nella nostra dimensione ebraica e
personale. Grandi sono le nostre responsabilità , la scelta di vivere
nella diaspora ci impegna fortemente verso tutto il popolo ebraico, le
cui difficoltà dobbiamo sentire di condividere, ci impegna verso
Israele, nella capacità di rispondere ad accuse spesso calunniose, ci
impegna ad essere un esempio concreto di vita ebraica, la Torah, le
Mizvot, la conservazione forte, cosciente e consapevole della nostra
identità, in tutte le sue componenti, sono l’essenza della nostra vita
ma costituiscono anche il contributo essenziale che possiamo e dobbiamo
dare per il bene della società in cui viviamo.
Rav Giuseppe Momigliano, rabbino capo di Genova
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Rosh
haShanah 5777 - qui firenze
Un
anno per il bene
Tra
le preghiere di Rosh haShanah, una mi ha colpito, e ne sono stato
sempre affascinato.
In questa preghiera alla fine del Musaf di Rosh haShanah, chiediamo
all’Eterno di accogliere le nostre grida e le nostre preghiere e di
aprire una innumerevole serie di porte.
Dovremmo leggere e rileggere questa preghiera, sia per la preghiera
stessa, sperando di essere esauditi, anche per una piccola parte, sia
per comprendere tutte le cose positive della nostra vita, della nostra
fede, del nostro stare con la famiglia e con gli altri.
Dario Bedarida, presidente Comunità ebraica di Firenze
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rosh hashanah 5777 - qui bologna
Un anno per il futuro
“Ke
Rachem Av al banim richam A’ al jereav” – Come un padre usa bontà per i
suoi figli, così il Signore usa bontà per coloro che lo temono. È per
questo motivo che, proprio nei giorni di teshuvah, ci rivolgiamo a Lui
con l’espressione “Avinu Malkenu”, Padre Nostro. Nelle preghiere di
Kippur, vi è una supplica che suona con le parole: “Ki anu ammekhà ve
attà Elohenu, Anu banekha ve attà avinu, Anu avadekha ve attà adonenu,
Anu zonekhà veattà roenu, Anu azè panim veattà El rachum ve channun” –
Poiché noi siamo il Tuo popolo, Tu sei nostro D-o, noi siamo Tuoi figli
e Tu nostro padre, noi siamo i Tuoi servi e Tu il nostro padrone, noi
siamo il Tuo gregge e Tu il nostro pastore, noi siamo sfrontati e Tu
sei pietoso e misericordioso. Tutto ciò per indicare la nostra estrema
sottomissione a D-o, riconoscendo in Lui non solo il nostro Creatore,
quindi il nostro giudice eterno, ma anche un padre che sa riprendere e
allo stesso tempo comprendere il comportamento dei propri figli,
perdonandoli se essi si ravvedono.
Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna
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Oltremare
- Ingredienti
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Durante
l’esame per il mio Bat-Mitzvah, il rabbino capo di Torino mi chiese:
allora Daniela, quali sono gli ingredienti coi quali si prepara il
Kippur? Ora bisogna immaginarsi la scena. Pieno giorno, ufficio
rabbinico di Torino, luogo poco luminoso e a me del tutto sconosciuto;
tavolo che ricordo immenso, silenzio pomeridiano, e Rav Sierra z’l il
cui sorriso gentile non toglieva nulla alla sua presenza imponente
davanti ad una bambina magrolina e timida, probabilmente già con tre
etti di metallo appesi ai denti. Ricordo con chiarezza di aver sgranato
gli occhi e risposto un po’ scioccata: ma Signor Rabbino, a Kippur non
si mangia! Rav Sierra rise e disse che intendeva cibo spirituale, e
allora ero troppo piccola per rendermi conto che un po’ scherzava.
Invece a casa mia Kippur è cosa molto seria, e la lista degli
ingredienti non sta mai nel foglietto che mi preparo ogni anno.
Daniela Fubini
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Agnon,
tra ironia e assurdo
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Il
riconoscimento internazionale di Agnon, premio Nobel per la letteratura
nel 1966, e la sua percezione come scrittore classico, nutrito dalle
fonti rabbiniche, non deve nascondere il carattere profondamente
sovversivo della sua scrittura romanzesca. Al di là dell’immagine
dell'ebreo tradizionalista che appare fra l'altro sui vecchi biglietti
da 50 shekel dove il vecchio Agnon venne disegnato con una papalina
nera, riferimento allusivo alla sua ortodossia religiosa, bisogna
essere consapevoli del fatto che la figura iconica delle lettere
ebraiche rinnovate ripercuote d’altronde gli ultimi echi del contesto
culturale austro-ungarico, dove la scrittura in una lingua, qualsiasi
essa sia (tedesco; ungherese; ceco; polacco; croato e anche italiano se
consideriamo Svevo come un rappresentante latino di quello spirito del
fin de siècle asburgico) si distingue per il suo caustico nichilismo e
la sua ironia disperata.
Cyril Aslanov, Diploma universitario in Studi ebraici -
UCEI
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