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10 Ottobre 2016 - 8 Tishri 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Paolo Sciunnach,
insegnante
Il Giorno del Pentimento (Yom Kippur) assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona offesa, fin quando non si ottiene prima il perdono esplicito dalla persona stessa (Yoma 89 a).
Colui che restituisce il maltolto prima di presentare l’offerta espiatoria, è perdonato; se presenta l’offerta prima di restituire il maltolto, non viene perdonato (Mishnah baba kamma 9, 12).
A chi va oltre se stesso e perdona il suo prossimo, verranno perdonati tutti i peccati (Rosh HaShanah 17a).
Uno sacrifica un bue e poi uccide un uomo, uno immola una pecora e poi strozza un cane, uno presenta un’offerta e poi versa sangue di porco, uno brucia incenso e poi venera l’iniquità. Costoro hanno scelto le loro vie, essi si dilettano dei loro abomini (Isaia 66, 3).
 
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Anna
Foa,
storica
C’è una mostra al Maxxi di Roma, oggi è l’ultimo giorno in cui è esposta. Sono foto di detenuti torturati e assassinati nelle prigioni siriane di Assad, scattate fra il 2011 e il 2013 (ma da allora nulla è cambiato) e fatte su commissione del suo governo da un ufficiale della polizia militare siriana: il regime voleva documentare con esattezza le sue vittime. Il ricordo torna immediatamente alle foto che i fotografi delle SS scattavano sull’orlo delle fosse o sulle rovine del ghetto di Varsavia. Ritroviamo la stessa ossessione di documentare i propri atti, anche se in questo caso siriano prevale, sull’orgoglio del Male, l’intento burocratico di amministrare la morte. Il fotografo siriano è fuggito nel gennaio 2014 portandosi dietro 55.000 foto, 28.000 delle quali di cadaveri.
 
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L'attacco a Gerusalemme
due vittime del terrore
Profondo cordoglio in Israele per le vittime dell’attentato terroristico che ieri ha colpito la Capitale, Gerusalemme. Yossi Kirma, agente di 29 anni, e Levana Malihi sono stati uccisi da un terrorista vicino a Hamas che a bordo della sua auto ha aperto il fuoco contro la folla intorno alle 10.30 del mattino, ora locale. Diversi quotidiani italiani ricostruiscono oggi la vicenda: La Stampa sottolinea come vi siano altri sei feriti e come l’attentatore, dopo un primo attacco contro la folla, sia stato inseguito da due agenti in motocicletta: “La moto ha affiancato l’auto per costringerla a fermarsi. C’è stato uno scambio di colpi a distanza ravvicinata. Un agente, il sergente maggiore Yosef Kirma, 29 anni, è stato raggiunto alla testa. La sua compagna è stata invece colpita alla gamba ma è riuscita a rispondere al fuoco e a uccidere l’assalitore”. Il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito i due agenti eroi. Termine che marca la differenza con la propaganda d’odio palestinese, con Hamas che ha definito “eroe” il terrorista, il quale – scrive Repubblica – era noto alle autorità israeliane: “ieri si sarebbe dovuto presentare alle forze dell’ordine per scontare quattro mesi di detenzione amministrativa per incitamento alla violenza”. Ha invece scelto il terrore, rilanciando anche un video su internet, diffuso da Hamas, in cui invita i palestinesi a proseguire gli attacchi. Le autorità israeliane sono ora preoccupate per eventuali emulatori. Il Corriere intanto parla dell’editoriale del New York Times, pubblicato di recente, in cui il giornale invitava Obama a prendere misure contro il governo israeliana per la sua politica sugli insediamenti.

Ricordando il 9 ottobre 1982. Ieri a Roma diversi iniziative per ricordare l’attentato compiuto 34 anni fa da terroristi palestinesi al Tempio Maggiore di Roma, in cui fu assassinato il piccolo Stefano Gaj Taché (Corriere della Sera Roma). “Il bimbo ucciso a Roma e le nostre troppe ipocrisie” il titolo dell’editoriale di Pierluigi Battista che sul Corriere ricorda che, in merito al 9 ottobre, “la comunità nazionale non volle capire l’enormità di quel crimine. Non lo volle capire perché non poteva ammettere che chi chiedeva l’annichili-mento dello Stato di Israele e la cancellazione anche fisica degli ebrei che lo abitavano non avanzava una rivendicazione di indipendenza nazionale, ma dava corpo a un’ossessione antiebraica”.

Trump il sessista all’attacco di Clinton. Si è concluso nella notte italiana il secondo dibattito tra i candidati alla Casa Bianca, il repubblicano Donald Trump e la democratica Hillary Clinton, e, secondo i media d’oltreoceano, ha vinto la seconda. Un dibattito caratterizzato da violenti attacchi reciproci – i due sfidanti non si sono dati la mano all’inizio – e a cui si è arrivati sulla scia dello scandalo per le parole sessiste e vergognose pronunciate da Trump in un video del 2005, reso pubblico nelle scorse ore. Come scrive Repubblica, tanti repubblicani hanno scaricato Trump a causa del video – tra questi John McCain e Condoleezza Rice – ma il magnate ha risposto che non avrebbe mai lasciato la candidatura. “Scandalizzarsi ora è una cosa ridicola dopo tulle le frasi crudeli dette prima”, la denuncia della scrittrice Joyce Carol Oates, intervistata dal Corriere.
 
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  davar
dopo l'attentato nella capitale 
Gerusalemme, massima allerta
Città blindata per Kippur  

Predica calma il ministro degli Interni israeliano Gilad Erdan dopo l'attentato terroristico di Gerusalemme, in cui due persone sono state uccise e altre sei ferite. Parlando nelle scorse ore alla radio dell'esercito israeliano, Erdan ha ribadito che le autorità hanno la situazione sotto controllo nella Capitale. In prossimità delle celebrazioni dello Yom Kippur, è stata rafforzata la sicurezza per scongiurare nuovi attacchi.
Le modalità dell'attentato di ieri però preoccupano alcuni analisti israeliani: il terrorista, un uomo di 39 anni proveniente dal quartiere Silwan, nella zona Est di Gerusalemme, aveva passaporto israeliano ed era legato al movimento Mourabitoun, un gruppo islamista dichiarato illegale e attivo nell'area della Moschea Al-Aqsa. Il suo attacco rientra, secondo diversi opinionisti, all'interno del tentativo del gruppo terroristico di Hamas di destabilizzare Gerusalemme e la Cisgiordania. Non a caso il movimento ha rivendicato l'attentato di ieri. 
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l'agente eroe e l'ex impiegata della knesset 
Yossi e Levana, Israele in lutto
Le due vite spezzate dal terrore 

“Avevamo così tanti progetti insieme, una casa, dei figli, e mi hai sempre sostenuta nella mia carriera”. Sono le parole di una moglie in lacrime il simbolo della tragedia avvenuta ieri a Gerusalemme, dove in un attentato terroristico sono state spezzate le vite del sergente 29enne Yosef Kirma e dell’ex impiegata della Knesset Levana Malihi, 60 anni. Yosef e Noy si erano sposati solo ad aprile, ma tutti i loro progetti sono svaniti dopo che il terrorista Mesbah Abu Sabih, residente nella zona di Silwan a Gerusalemme Est, ha sparato a Kirma che lo inseguiva. Un colpo in testa, e per il giovane agente non c’è stato nulla da fare. Prima, il terrorista aveva già aperto il fuoco ad una fermata della ferrovia leggera, colpendo tra gli altri Levana, poi deceduta all’ospedale Hadassah per le ferite.
“Yossi, ora che non sei più tra noi com’è possibile continuare? Cosa farò adesso? Come andrò avanti?”. Sono le domande strazianti di suo padre Uzi, che al funerale svoltosi ieri pomeriggio sul monte Herzl ha ricordato Kirma non solo come un figlio, ma anche come un amico. “Mi hai sempre amata incondizionatamente – ha aggiunto sua moglie Noy – anche più di quanto io abbia mai amato me stessa”.
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qui roma 
“9 Ottobre, ferita ancora aperta” 
Parte dalle nuove generazioni, dalla loro volontà di trasmettere l'importanza di questa memoria, l'intensa commemorazione dedicata ieri a Roma al ricordo dell'attentato al Tempio Maggiore. Esattamente 34 anni fa.
Nell'anniversario dell'attentato, nella sinagoga Beth Michael, Benè Berith Giovani e Delet-Assessorato ai Giovani della Comunità ebraica hanno infatti portato molte centinaia di persone a raccogliersi e a condividere ferite, pensieri, sguardi in prospettiva insieme a Gadiel Taché, che perse il fratellino Stefano e che fu per giorni sospeso tra la vita e la morte, e Pierluigi Battista, il giornalista con cui Gadiel ha deciso di rompere un lungo silenzio nel 2011.
Una serata densa e commovente, che si conclude con una lezione di Torah. Perché la missione del popolo ebraico, viene ricordato, è quella di tenere alto il valore della vita, l'identità, gli insegnamenti dei Maestri, l'amore per lo studio. La vita che vince sulla morte. “Questa è una serata importante, per riflettere tutti insieme sulle cause di quell'attentato, sul clima pesantissimo che si respirava in quei giorni. Come è noto, fummo venduti ai terroristi palestinesi. Terroristi che ad oggi non sono perseguiti dalle legge” esordisce la presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, dando avvio alla serata con una memoria che si intreccia anche a quella di giovane studentessa costretta in quel difficile '82, sui banchi del liceo Manara, a difendersi dai veleni di un costante flusso di rancore anti-israeliano e anti-ebraico.
Un plauso ai giovani che si sono presi carico di questa iniziativa arriva anche dalla presidente UCEI Noemi Di Segni, presente alla serata. Proprio la presidente dell'Unione, nel corso della mattinata, aveva fatto diffondere un messaggio di vicinanza alla Comunità di Roma a nome dell'intero ebraismo italiano.
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INFORMAZIONE – INTERNATIONAL EDITION 
L'Italia ebraica festeggia il 5777 
Il 5777 per l’Italia ebraica inizia all’insegna del ricordo e dell’incontro. Così nell’odierna uscita di Pagine Ebraiche International Edition, si dà conto dei diversi esponenti del mondo politico della Penisola che hanno inviato agli ebrei, italiani e non, i propri auguri per Rosh HaShanah, il Capodanno ebraico (tra gli altri il primo ministro Matteo Renzi).
Negli scorsi giorni poi il presidente della Camera Laura Boldrini ha accolto il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni a Montecitorio. Tra gli argomenti oggetto del colloquio, la necessità di combattere contro ogni forma di odio e intolleranza, e il contributo della Comunità alla vita del paese.
Roma intanto ha commemorato il trentaquattresimo anniversario dell’attentato contro il Tempio Maggiore, avvenuto il 9 ottobre 1982, quando un commando di terroristi palestinesi aprì il fuoco contro la folla che lasciava la sinagoga, assassinando un bambino di due anni e ferendo decine di persone.
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CULTURA E FORMAZIONE 
Corso di laurea, iscrizioni aperte 
Si aprono le iscrizioni al Corso di Laurea Triennale dell’UCEI. Docenti internazionali e prestigiosi, corsi imperdibili e la possibilità di seguirli via Skype da tutta Italia. Cibo per l’anima. Per acquisire autorevolezza, capacità di argomentare un’ebraicità ricca e mai naive.
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Rosh haShanah 5777 - qui genova 
Un anno per l’amicizia 
Quasi alla vigilia di Kippur, le nostre preghiere e le nostre riflessioni si fanno più fervide e cariche di emozioni. Il mio augurio è che possa essere l’inizio di un anno di vita ebraica più intensa nelle nostre Comunità, la maggior parte di esse sono sempre più piccole, devono allora assumere per noi la dimensione di una più grande famiglia, per il cui bene ci sentiamo tutti impegnati e senza la quale sentiamo di non poterci realizzare pienamente, nella nostra dimensione ebraica e personale. Grandi sono le nostre responsabilità , la scelta di vivere nella diaspora ci impegna fortemente verso tutto il popolo ebraico, le cui difficoltà dobbiamo sentire di condividere, ci impegna verso Israele, nella capacità di rispondere ad accuse spesso calunniose, ci impegna ad essere un esempio concreto di vita ebraica, la Torah, le Mizvot, la conservazione forte, cosciente e consapevole della nostra identità, in tutte le sue componenti, sono l’essenza della nostra vita ma costituiscono anche il contributo essenziale che possiamo e dobbiamo dare per il bene della società in cui viviamo.

Rav Giuseppe Momigliano, rabbino capo di Genova
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Rosh haShanah 5777 - qui firenze 
Un anno per il bene 
Tra le preghiere di Rosh haShanah, una mi ha colpito, e ne sono stato sempre affascinato.
In questa preghiera alla fine del Musaf di Rosh haShanah, chiediamo all’Eterno di accogliere le nostre grida e le nostre preghiere e di aprire una innumerevole serie di porte.
Dovremmo leggere e rileggere questa preghiera, sia per la preghiera stessa, sperando di essere esauditi, anche per una piccola parte, sia per comprendere tutte le cose positive della nostra vita, della nostra fede, del nostro stare con la famiglia e con gli altri.

Dario Bedarida, presidente Comunità ebraica di Firenze
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rosh hashanah 5777 - qui bologna 
Un anno per il futuro 
“Ke Rachem Av al banim richam A’ al jereav” – Come un padre usa bontà per i suoi figli, così il Signore usa bontà per coloro che lo temono. È per questo motivo che, proprio nei giorni di teshuvah, ci rivolgiamo a Lui con l’espressione “Avinu Malkenu”, Padre Nostro. Nelle preghiere di Kippur, vi è una supplica che suona con le parole: “Ki anu ammekhà ve attà Elohenu, Anu banekha ve attà avinu, Anu avadekha ve attà adonenu, Anu zonekhà veattà roenu, Anu azè panim veattà El rachum ve channun” – Poiché noi siamo il Tuo popolo, Tu sei nostro D-o, noi siamo Tuoi figli e Tu nostro padre, noi siamo i Tuoi servi e Tu il nostro padrone, noi siamo il Tuo gregge e Tu il nostro pastore, noi siamo sfrontati e Tu sei pietoso e misericordioso. Tutto ciò per indicare la nostra estrema sottomissione a D-o, riconoscendo in Lui non solo il nostro Creatore, quindi il nostro giudice eterno, ma anche un padre che sa riprendere e allo stesso tempo comprendere il comportamento dei propri figli, perdonandoli se essi si ravvedono.

Rav Alberto Sermoneta, rabbino capo di Bologna
 
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ROSH HASHANAH 5777 - QUI NAPOLI 
Un anno per la crescita 
In ebraico Shanà viene dalla radice Shin – Nun – He, che significa non solo ripetere, ma anche compiere un giro completo. Appunto, la rivoluzione degli astri.
Lungi dai corsi e ricorsi della storia, il capodanno è l’occasione per rivoluzionare la realtà individuale, comunitaria e dell’umanità.
Se è compito dell’uomo saper intervenire nel creato affidatogli dal Signore per migliorarlo, è compito del popolo ebraico operare per il tikkun olam, la correzione della società partendo dalla realtà a noi vicina.

Rav Umberto Piperno, rabbino capo di Napoli e del Sud Italia
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ROSH HASHANAH 5777 - QUI ANCONa 
Un anno per la salute 
Archiviato il 5776, diamo il benvenuto a questo nuovo anno con la speranza che sia un anno di pace, salute e prosperità per tutto il mondo.
Voglia la luce Divina illuminare le menti malvagie di coloro che fomentano l’odio tra i popoli e far sì che i loro cuori “lavorino” per l’amore verso il prossimo.
Scenda la benedizione del Signore su Israele e tutti i suoi figli.

Manfredo Coen, presidente Comunità ebraica di Ancona
 

pilpul

Oltremare - Ingredienti
Durante l’esame per il mio Bat-Mitzvah, il rabbino capo di Torino mi chiese: allora Daniela, quali sono gli ingredienti coi quali si prepara il Kippur? Ora bisogna immaginarsi la scena. Pieno giorno, ufficio rabbinico di Torino, luogo poco luminoso e a me del tutto sconosciuto; tavolo che ricordo immenso, silenzio pomeridiano, e Rav Sierra z’l il cui sorriso gentile non toglieva nulla alla sua presenza imponente davanti ad una bambina magrolina e timida, probabilmente già con tre etti di metallo appesi ai denti. Ricordo con chiarezza di aver sgranato gli occhi e risposto un po’ scioccata: ma Signor Rabbino, a Kippur non si mangia! Rav Sierra rise e disse che intendeva cibo spirituale, e allora ero troppo piccola per rendermi conto che un po’ scherzava.
Invece a casa mia Kippur è cosa molto seria, e la lista degli ingredienti non sta mai nel foglietto che mi preparo ogni anno
.

Daniela Fubini
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Agnon, tra ironia e assurdo
Il riconoscimento internazionale di Agnon, premio Nobel per la letteratura nel 1966, e la sua percezione come scrittore classico, nutrito dalle fonti rabbiniche, non deve nascondere il carattere profondamente sovversivo della sua scrittura romanzesca. Al di là dell’immagine dell'ebreo tradizionalista che appare fra l'altro sui vecchi biglietti da 50 shekel dove il vecchio Agnon venne disegnato con una papalina nera, riferimento allusivo alla sua ortodossia religiosa, bisogna essere consapevoli del fatto che la figura iconica delle lettere ebraiche rinnovate ripercuote d’altronde gli ultimi echi del contesto culturale austro-ungarico, dove la scrittura in una lingua, qualsiasi essa sia (tedesco; ungherese; ceco; polacco; croato e anche italiano se consideriamo Svevo come un rappresentante latino di quello spirito del fin de siècle asburgico) si distingue per il suo caustico nichilismo e la sua ironia disperata.

Cyril Aslanov, Diploma universitario in Studi ebraici - UCEI
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