
Elia Richetti,
rabbino
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Che cosa ha permesso al nostro popolo di resistere alle fatiche della sopravvivenza in mezzo ad una società non ebraica ostile?
Rabbì Menachem Zamba z.tz.l. dà questa risposta. Nella Parashà è
scritto che “Gli Egizi amareggiarono le loro vite con l’argilla
(chòmer) e i mattoni (levenìm)”.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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Secondo
l'anagrafe dell'UCEI, alla fine del 2014 gli iscritti alle comunità
ebraiche erano 23.901. Esattamente 50 anni prima, alla fine del 1964,
il numero degli iscritti era 29.184. La diminuzione complessiva è stata
di 5.283 iscritti, pari al 18%. Vi è chi esprime preoccupazione per
queste tendenze demografiche che sono in realtà molto più profonde se
si considera che negli ultimi 50 anni sono immigrati in Italia almeno
5.000 ebrei che avrebbero dovuto far crescere la popolazione ebraica.
La perdita reale è quindi di oltre 10.000. Nella sola comunità di Roma
si è avuto un aumento dell'11%, nel complesso di tutte le altre
comunità una perdita del 38%. Ci si chiede dunque: che fare?
Le alternative identitarie possibili oggi per un ebreo impegnato sono
diverse e riconducibili a quattro vie principali: l'approfondimento di
un'autentica cultura ebraica basata sullo studio delle fonti e tradotta
con coerenza nella pratica di vita quotidiana; l'adesione a un'identità
ebraica fondata sui presupposti delle correnti moderniste dell'ebraismo
(conservatrice o riformata); la scelta di un'identità impegnata
nell'arena della società civile alla luce di principi etici secolari
ispirati dalle fonti ebraiche; e il trasferimento del centro della
propria vita in Israele.
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Il 22 gennaio, una corsa nella consapevolezza |
Anche
il Corriere dello sport dà appuntamento a domenica per Run for Mem, la
corsa tra Storia e Memoria organizzata dall’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane insieme a Maratona di Roma e Maccabi Italia. “Si
parte alle 10 dal quartiere ebraico con due percorsi, uno agonistico
sui 10 km e uno non competitivo di 3,5 km. Alla partenza – viene
sottolineato – ci sarà anche Shaul Ladany, uno degli atleti israeliani
scampati all’attentato di Monaco 1972, durante l’Olimpiade tedesca”.
L’iniziativa, viene spiegato sul Trova Roma di Repubblica, nasce con
l’obiettivo di celebrare la vita e la capacità che lo sport ha di
andare oltre ogni distinzione di religione, di credo, di cultura e di
genere per rivolgersi all’insieme della società. Un invito quindi
rivolto a tutti “per correre all’andatura preferita, o semplicemente a
passo libero, per esplorare e condividere il significato dei più
importanti luoghi della memoria capitolina”.
I gioielli di Mussolini e di casa Savoia, ma anche i libretti di
risparmio degli ebrei italiani a Salonicco. La Tesoreria dello Stato, a
Roma, custodisce dalla fine della guerra un immenso patrimonio storico
ed economico. Di cui nessuno però saprebbe nulla, per colpa della
burocrazia. All’argomento Panorama dedica un ampio approfondimento.
Dichiara al settimanale Giorgia Calò, assessore alla Cultura della
Comunità ebraica romana: “Sono certa che dal punto di visto storico e
culturale sia un ritrovamento straordinario. Ci organizzeremo con
I’UCEI e con le organizzazioni internazionali che si occupano di Shoah
per decidere una strategia comune di intervento”. Afferma invece il
responsabile del dipartimento culturale Claudio Procaccia: “Nessuno ci
ha mai informato di questo materiale, la cui esistenza è completamente
sconosciuta anche agli studiosi della Shoah”.
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LA MISSIONE ad auschwitz MIUR-UCEI
Nuovi impegni per la Memoria
La
temperatura in questi giorni oscilla tra i – 6 e i – 15 gradi, e questo
freddo terribile e pervasivo è la perfetta metafora del gelo e del
groppo alla gola che prova l’intero gruppo di studenti, insegnanti,
Testimoni e Autorità in questo Viaggio della Memoria nei luoghi dello
sterminio. Una tappa fondamentale per la formazione di tanti ragazzi,
organizzata anche quest’anno, a pochi giorni dal Giorno della Memoria,
dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca in collaborazione
con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Un viaggio iniziato ieri, con una prima giornata nei luoghi ebraici e
nel ghetto nazista di Cracovia. Giornata culminata nel pomeriggio nella
Sinagoga Tempel, dove la Presidente UCEI Noemi Di Segni e il Ministro
Valeria Fedeli hanno siglato il rinnovo del Protocollo d’Intesa per la
promozione di percorsi didattici sulla Shoah nelle scuole italiane,
ideale prosecuzione degli accordi intercorsi e attuati negli scorsi
anni.
“Desidero ringraziare sentitamente il Ministro per il convinto sostengo
a queste iniziative e per ribadire assieme a noi l’importanza della
trasmissione della Memoria della Shoah alle giovani generazioni”, ha
detto Di Segni. “Nel comune scopo di realizzare percorsi e progetti
quanto più possibile utili allo studio, all’approfondimento,
all’elaborazione creativa e alla trasmissione di una Memoria ‘viva’,
non superficiale, non banalizzante”.
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RUN FOR MEM - il 22 GENNAIo a roma
La corsa tra Storia e Memoria
Ladany, testimonianza speciale
Anche
il Corriere dello sport dà appuntamento a domenica per Run for Mem, la
corsa tra Storia e Memoria organizzata dall’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane insieme a Maratona di Roma e Maccabi Italia. “Si
parte alle 10 dal quartiere ebraico con due percorsi, uno agonistico
sui 10 km e uno non competitivo di 3,5 km. Alla partenza – viene
sottolineato – ci sarà anche Shaul Ladany, uno degli atleti israeliani
scampati all’attentato di Monaco 1972, durante l’Olimpiade tedesca”.
L’iniziativa,
viene spiegato sul Trova Roma di Repubblica, nasce con l’obiettivo di
celebrare la vita e la capacità che lo sport ha di andare oltre ogni
distinzione di religione, di credo, di cultura e di genere per
rivolgersi all’insieme della società. Un invito quindi rivolto a tutti
“per correre all’andatura preferita, o semplicemente a passo libero,
per esplorare e condividere il significato dei più importanti luoghi
della memoria capitolina”.
“Due
i percorsi, dieci km per gli atleti, tre km e mezzo per tutti gli
altri. Due diversi percorsi che con andature diverse consentiranno di
passare di fronte ai luoghi più importanti della memoria romana” si
legge invece oggi su Corriere Roma.
“Un inno alla vita e al coraggio, una grande iniziativa democratica
attraverso lo sport come strumento capace di superare differenze di
religione, credo, cultura e genere” presenta l’iniziativa l’agenzia
stampa Ansa. “Questa speciale corsa non
competitiva – si legge ancora – si snoderà lungo alcune strade e piazze
della Capitale, luoghi storici simbolo di orrore ma anche di salvezza”.
A precedere la corsa, sabato 21 alle 18.30 alla libreria L’angolo
dell’Avventura, la presentazione della biografia italiana di Ladany,
Cinque cerchi e una stella, scritta dal giornalista padovano Andrea
Schiavon e pubblicata da Add editore. Un appuntamento imperdibile per
conoscere da vicino un personaggio che è fonte perpetua di ispirazione. Leggi
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QUI FERRARA - LA MOSTRA
Touch, la Memoria tangibile
Albertina
Bassani Magrini, Silvio Finzi, Silvio Magrini, Amelia Melli, Zaira
Melli, Germana Ravenna, Marcello Ravenna, Lindo Saralvo, Maria
Zamorani, Renato Castelfranchi.
Sono dieci dei circa 150 ebrei ferraresi che, tra la fine del 1943 e
l’inizio del 1944, rimasero vittime della follia nazista, come ricorda
la lapide dove i loro nomi sono scolpiti, sulla facciata dell’edificio
che, in Via Mazzini, ospita la Comunità ebraica e le sinagoghe.
Identità, volti, storie di donne e uomini, bambini e anziani
brutalmente strappati alla vita, che ora il pubblico può conoscere più
da vicino grazie all’installazione “TOUCH – Toccare alcune storie di
cittadini ferraresi ebrei deportati”, promossa dal Museo Nazionale
dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS e dall’Istituto di Storia
Contemporanea di Ferrara, con il patrocinio della Comunità ebraica di
Ferrara, in occasione del Giorno della Memoria.
Curata dai fotografi Piero Cavagna e Giulio Malfer, TOUCH verrà
inaugurata martedì 24 gennaio, alle 18, presso la sede del Museo (Via
Piangipane 81, a Ferrara).
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il sindaco sala insieme alla testimone segre
Sei nomi, sei pietre per Milano
Le prime Stolpersteine in città
In
corso Magenta 55 da oggi i milanesi “inciamperanno” sul sampietrino
d'ottone dedicato ad Alberto Segre, deportato il 30 gennaio 1944
insieme alla figlia Liliana ad Auschwitz. Liliana, allora 13enne,
riuscirà a sopravvivere all'orrore, non così il padre morto il 27
aprile 1944. Una data che oggi è scolpita nella pietra d'inciampo – il
piccolo monumento alle vittime della Shoah ideato dall'artista tedesco
Gunter Demning - di corso Magenta, assieme al nome di Alberto e alla
sua data di nascita (12 dicembre 1899). Lì dove un tempo viveva con la
figlia.
Ad apporre la pietra, l'artista assieme a Liliana Segre, voce
fondamentale tra i Testimoni della Shoah, e al sindaco di Milano
Giuseppe Sala. Durante la breve cerimonia il sindaco ha sottolineato
l'impegno della città per la Memoria e nel corso della giornata sono
state apposte altre pietre in ricordo di Gianluigi Banfi, Adele Basevi
Lombroso, Dante Coen, Melchiorre De Giuli e Giuseppe Lenzi. L'obiettivo
del comitato per le pietre d'inciampo di cui fanno tra gli altri la
Comunità ebraica di Milano, la Fondazione Memoriale della Shoah –
rappresentata oggi dal vicepresidente Roberto Jarach - e il Centro di
Documentazione ebraica contemporanea è quello di di posare da 12
a 24 pietre ogni anno per i prossimi cinque anni.
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Setirot
- Futuro |
Leggo su Moked i resoconti dei lavori del Consiglio UCEI di pochi giorni fa.
"Ad aprire la sessione un inquadramento generale del professor Sergio
Della Pergola, tra i massimi esperti di demografia al mondo, che ha
permesso di cogliere differenze e analogie tra le varie Comunità anche
in relazione ai fenomeni avvenuti a livello macro in questi ultimi
decenni. Fenomeni che hanno cambiato, tra le altre, la realtà di
Israele ma soprattutto il volto della Diaspora: i tassi di natalità e
il tema dei matrimoni misti, ha spiegato Della Pergola, sono soltanto
alcune delle questioni che stanno modificando il mondo ebraico (…) Le
principali difficoltà sono state analizzate anche dal professor Gabriel
Levi, che ha comparato la realtà numerica dell’ebraismo italiano di
pochi decenni fa con quella odierna. Un drastico calo, molti problemi
aperti. Una via d’uscita però ci sarebbe: è nella Torah, dice il
professore. Ma in una Torah condivisa, non per 'pochi ma buoni'".
Insomma nella capacità di non escludere chi si ritiene diverso da noi,
di non perdere nessuno per strada.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Ruth |
La
ventisettesima Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo
tra cattolici ed ebrei quest’anno ha scelto la lettura del libro di
Ruth, dando particolare risalto al tema dell’accoglienza. Ruth, la
moabita, decide di seguire la suocera Naomi e dichiara: “dove andrai tu
andrò io, dove starai tu, starò anch’io, il tuo popolo sarà il mio
popolo, il tuo Dio sarà il mio Dio”.
Quando Ruth inizia il suo percorso di “conversione” è tempo di mietere
il grano e proprio come nella festa di Shavuot, la narrazione si svolge
tra il dono delle primizie dei campi e il dono della Torah, che fu data
al popolo ebraico e che Ruth sceglie nel momento in cui decide di
restare con Naomi.
Maria Teresa Milano
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Il simpatizzante |
Non
so come prenderlo, adesso che ve lo voglio raccomandare, questo romanzo
formidabile che ha preso me per tre giorni in ostaggio, e che – proprio
come capita al suo protagonista – mi ha lasciato vinto ma non arreso. È
un romanzo di spionaggio, un romanzo di guerra, un romanzo
sull’immigrazione, sul Comunismo, sull’America ? Sì, Il Simpatizzante
( Neri Pozza, ottima traduzione di Luca Briasco, Euro 18 ) è tutto
questo, e ancora lo si potrebbe definire un romanzo sull’amicizia,
sull’amor filiale, sul tradimento, oltre che una riflessione sul potere
del cinema. È tragedia, è parodia, è un libro di Storia: è un romanzo
totale e coinvolgente.
“Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce".
Valerio Fiandra
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Nazionalismo
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Riportavano
qualche giorno fa alcuni siti di informazione ed il quotidiano La
Stampa una notizia solo apparentemente minore: a quasi vent’anni dal
conflitto in Kosovo (il quale, concordo con l’analisi di Alessandro
Marzo Magno, fa parte in realtà della lunga “guerra dei dieci anni” di
dissoluzione della Jugoslavia), il nazionalismo tra serbi ed albanesi
si riaccende sul treno che, per la prima volta, dovrebbe costituire un
collegamento diretto tra Belgrado e Mitrovica Nord – ovvero la parte a
maggioranza serba della città kosovara rigidamente divisa, come nella
maggior parte delle città jugoslave del dopoguerra, su linee nazionali
innaturali segnate da confini naturali, spesso fiumi come in questo
caso.
Sara Valentina Di Palma
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