
Elia Richetti,
rabbino
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"Ze
yittenù kol ha-‘ovèr ‘al ha-pequdìm, machatzìth ha-shéqel…”, “Questo
daranno tutti coloro che passano il conteggio, mezzo siclo…”. La Torà
avrebbe potuto semplicemente dire: “Chi passa il conteggio darà mezzo
siclo”; perché viene accentuata la parola “Ze”, “Questo”?
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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I
giovani nati negli anni ’80 e ’90 che hanno varcato la soglia del 20°
secolo durante la loro infanzia sono chiamati in gergo sociologico i
Millennials – i Millenari. Questi giovani adulti, oggi venti-trentenni,
sono al centro di molte ricerche sui valori sociali, sulle idee
politiche e sull’identità religiosa. Per quanto riguarda i giovani
adulti ebrei, è interessante effettuare dei confronti sulla base dei
dati forniti dalle recenti indagini dell’Istituto Pew nelle due
principali comunità ebraiche: Israele e gli Stati Uniti. Va notato
innanzitutto che le esperienze di vita sono alquanto diverse in quanto
in Israele esiste il servizio militare e a 30 anni la maggioranza
lavorano e sono già sposati con figli, mentre in America e negli altri
paesi occidentali i giovani studiano magari più a lungo, fanno maggiore
fatica a trovare impiego, si sposano molto più tardi e hanno meno
figli. Col passare del tempo, e confrontando i più anziani con i più
giovani, in seguito all’incessante aumento nei matrimoni
interreligiosi, negli Stati Uniti si nota un crescente divario fra il
numero dei giovani con una chiara identità ebraica e quello dei
discendenti da famiglie di origine ebraica ma oggi con un’identità
composita o non ebraica. In Israele il fenomeno è ancora abbastanza
marginale.
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Stop al populismo
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“L’Olanda
ha detto no al populismo”, le prime parole di Mark Rutte, leader del
centro destra olandese, uscito vincitore dalle urne. “Grazie per questa
vittoria che avete dato all’Olanda, ma anche all’Europa – ha detto il
premier ai suoi sostenitori – adesso siamo impegnati per mantenere il
paese stabile, sicuro e caratterizzato dal benessere”. Il suo partito
(Vvd) ha conquistato 33 seggi, mentre si è fermata a 20 la temuta
rincorsa dei populisti islamofobi e anti-Ue di Geert Wilders (Pvv).
Democristiani (Cda) e i liberali di sinistra (D66) sono invece appaiati
un seggio più indietro. Exploit dei verdi, che passano da 4 a 14 seggi.
“La vera sorpresa – scrive Repubblica – sono i Verdi e il suo leader
Jesse Klaver, il ‘Trudeau olandese’: 30 anni, padre marocchino e madre
indonesiana-olandese, prima sindacalista poi paladino dell’integrazione
e dell’ambientalismo. Una speranza nuova, giovane e bella della
sinistra europea”. Il grande sconfitto (oltre ai laburisti andati molto
male) è dunque Wilders che ha sì guadagnato quattro seggi rispetto
all’ultima tornata elettorale ma sperava in qualcosa di più: “Rutte non
si è ancora liberato di me”, ha scritto il leader populista che prima
della chiusura delle urne aveva detto ad alcuni inviati stranieri:
“Cinque anni fa nessuno parlava di identità, di pericolo islamico, di
difesa del perimetro della cittadinanza. Erano tabù. Oggi invece fanno
parte dell’agenda di governo. Comunque vada, per me non si è mai
trattato di poltrone, ma di difendere il mio Paese, la mia cultura, il
mio popolo. Questo io lo chiamo successo” (Corriere della Sera).
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qui milano - l'iniziativa Beteavòn, solidarietà a tavola
Shemà,
ascolta. Al fianco dell’importante iniziativa Beteavòn (in ebraico,
buon appetito), prima cucina sociale casher in Italia che distribuisce
pasti gratuiti a chiunque ne abbia bisogno, il Merkos l’Inyonei
Chinuch, il ramo educativo del movimento Chabad-Lubavitch, ha
presentato nelle scorse ore un nuovo progetto: si chiama Shemà, come la
fondamentale preghiera ebraica, ed è rivolto a tutti coloro che hanno
bisogno di essere ascoltati. “Si tratta di uno sportello d’ascolto”, ha
spiegato Daniela Mevorah nel corso della serata organizzata per
sostenere il grande lavoro portato avanti in questi anni da Beteavòn, a
cui dunque si affiancherà una nuova iniziativa di sostegno per chi è in
difficoltà.
“Beteavòn
non deve ringraziare nessuno – ha spiegato rav Igal Hazan, fondatore e
direttore della Cucina sociale del Merkos – perché Beteavòn siamo tutti
noi. È la Comunità ebraica di Milano, è l’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane, è la Comunità di Sant’Egidio, il Comune, il Bene
Akiva, la Caritas”. Leggi
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il convegno alla camera dei deputati
'Terrorismo, la lezione di Israele'
“Sin
dalla sua creazione Israele ha dovuto affrontare una continua minaccia
alla sua esistenza, non solo nella forma della guerra tra eserciti, ma
anche e soprattutto nella forma della guerra asimmetrica, con il
costante attacco contro i propri civili, che ha raggiunto il suo
culmine durante la Seconda Intifada, tramutatasi poi da intifada
suicida, a intifada dei coltelli e dei camion. Nel corso dei decenni,
le autorità e il popolo israeliani hanno sviluppato dei dettagliati
codici etici, legali e militari di operazione in situazioni
estremamente complesse, da cui l’Europa, che si trova ora a affrontare
minacce simili, potrebbe trarre spunto di collaborazione, rafforzando
l’alleanza strategica con l’unica democrazia del Medioriente”.
Nella sua ricerca “Lessons from Israel’s Response to Terror”, edito dal
think tank Jerusalem Center for Public Affairs, la giornalista Fiamma
Nirenstein raccoglie alcune voci autorevoli di addetti ai lavori. La
sfida, portare all’attenzione della politica il cosiddetto “modello
Israele” nella lotta al terrorismo islamico. Un insieme di buone
pratiche che trova casa nel volume, presentato alla Sala del Mappamondo
alla Camera dei Deputati.
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OR LAMISHPACHOT A ROMA "Figli vostri, figli di tutti noi"
Trenta nomi. Trenta vite spezzate. Trenta giovani che ci hanno lasciato, ma immortali nel ricordo.
Si è conclusa con lo svelamento di un lapide commemorativa nei giardini
della casa di riposo ebraica di Roma, la seconda visita in Italia dei
genitori di Or Lamishpachot, associazione israeliana che raggruppa
madri e padri che hanno perso i loro figli in guerra o in azioni
terroristiche. Cinque giornate di incontri, testimonianze, lacrime. Ma
anche e soprattutto di sorrisi e nuove amicizie, coltivate sia a Roma
che a Firenze (dove la comitiva si è recata alcune ore).
Giornate che restano indimenticabili per tutte le realtà coinvolte –
dalla scuola agli asili, dalle sinagoghe alla casa di riposo. Con la
consapevolezza, è stato sottolineato, di un legame che non potrà mai
spezzarsi.
(Nell’immagine lo svelamento della targa, realizzata con il contributo del Keren Kayemeth LeIsrael)
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JCIAK 1939, le nozze salvate
Nel
giorno del suo matrimonio, Mimi Dwinger ha un sorriso carico di
felicità. Lui, Barend Boers, un fiore candido all’occhiello, la guarda
con la meraviglia di chi non crede alla sua fortuna. Sembrano ordinarie
scene di nozze, in un filmato che il tempo ha sfocato, se non fosse che
il matrimonio si tiene il 18 aprile 1939 nella sinagoga di Leeuwarden
in Olanda e che quasi tutti gli invitati, oltre al rabbino Abraham
Salomon Levisson che officia la cerimonia, hanno trovato la morte nei
campi di sterminio.
Mimi e Barend si sono però salvati e con loro il film delle nozze che,
proprio pensando a tutti i cari scomparsi nella Shoah, si sono sempre
rifiutati di mostrare ai figli. Sono stati loro, dopo la morte di lei,
a trovarlo in una valigia e a rendersi conto della sua importanza
storica oltre che affettiva. Dopo essere stato visionato dagli esperti
del Fries Film Archive olandese, il filmato è stato da poco reso
disponibile su youtube e ha presto totalizzato 21 mila spettatori.
Ritagliatevi sette minuti di tempo e guardatelo perché è un documento
straordinario.
Daniela Gross Leggi
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Setirot - Amare le domande
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Lo psichiatra Irvin Yalom, nel suo libro Il dono della terapia,
fa propria la convinzione espressa da Rainer Maria Rilke quando scrive
a un giovane poeta: “Abbi pazienza con tutto ciò che è irrisolto e
cerca di amare le domande in sé”. Poi Yalom chiosa: “Cerca di amare
anche chi le domande le pone”. Si potrà certo dire che in tutto questo
c’è molto di ebraico. Ma allora perché se qualcuno che non la pensa
come te, pone dubbi e dilemmi, lo aggredisci in malo modo e lo marchi a
fuoco con epiteti di una violenza inaudita?
L’interrogativo lo pongo a coloro – molti purtroppo sia tra gli
“alleati” sia tra gli “avversari” – che sono vittime del pensiero unico
o coro da stadio che dir si voglia.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Avahat Hadassah
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Anche
quest’anno Purim è passato e lo salutiamo con un canzone intitolata
Ahavat Hadassah – l’amore di Hadassah, ovvero la regina Ester. La
melodia nasce dalla tradizione yemenita, mentre il testo è di Shalom
Shabazi, uno dei più grandi poeti ebrei yemeniti. Di Shabazi restano
circa 550 componimenti in ebraico, aramaico e arabo; si tratta di
liriche di grande bellezza, in cui l’autore esprime la propria fede e
la sofferenza profonda della sua generazione, affronta il tema
dell’esilio e la questione della redenzione; parla di Torah, saggezza
ed etica e in questo grande corpus vi è un numero cospicuo di testi
dedicati alle feste del calendario ebraico, come appunto Ahavat
Hadassah che si riferisce a Purim.
Maria Teresa Milano
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Preparativi
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E
così, come quando appena uscito Kippur si inizia a preparare la Sukkà
perché ילכו מחיל אל חיל (Essi procederanno di successo in successo,
Tehillim 84,8)
finito Purim e tornati a casa dopo un piacevolissimo pomeriggio nella
nostra Keillà di provenienza, messi a letto i bambini e sbrigate le
faccende più urgenti, abbiamo iniziato a prepararci per Pesach.
Sara Valentina Di Palma
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