Giuseppe Momigliano,
rabbino
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Le
Haftaroth – le letture dei Profeti – ci introducono nella festa di
Pesach e ci accompagnano alla sua conclusione con suggestivi richiami
all’attesa messianica; l’approccio è dato – come già ricordato – dalla
lettura del brano conclusivo del profeta Malakhì, che annuncia il
ritorno del Profeta Elia, con il compito di predisporre la
riconciliazione dei cuori tra le generazioni quale viatico necessario
al manifestarsi completo della sovranità del Signore.
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Davide
Assael,
ricercatore
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Ho
sentito un'intervista radiofonica al giornalista Marco Truzzi sul suo
ultimo libro Sui confini (Exorma). Un lavoro che parte dai muri europei
costruiti negli ultimi anni, per riflettere sullo stesso concetto di
migrazione e sul fondamento di ogni confine. Chi lo stabilisce? Perché
proprio lì e non in un altro punto? Non ho letto il libro, ma il tema è
senz'altro suggestivo e di grande attualità politica.
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Dal Sinai alla California
ancora vittime e orrore
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La
mano dell’Isis nell’attentato al posto di blocco posto a protezione del
monastero di Santa Caterina, nel deserto del Sinai. Un poliziotto è
morto, feriti altri quattro agenti. “Da anni nel nord della penisola
forte è la tensione provocata, con attacchi ripetuti alle forze
dell’ordine, ma anche contro civili, da un gruppo affiliato all’Isis,
particolarmente attivo e mai neutralizzato” scrive Il Messaggero. Nelle
stesse ore a Fresno, in California, un uomo ha assaltato a colpi di
pistola una chiesa al grido di “Allah akbar”, uccidendo tre persone.
La minaccia del terrorismo grava anche sulle prossime elezioni
presidenziali in Francia. Una minaccia ancora più concreta da ieri, a
cinque giorni dal voto, con le forze speciali e gli agenti dei servizi
segreti che hanno arrestato a Marsiglia due uomini che stavano per
compiere un attentato. Un’azione, spiega il Corriere, che è stata
definita “certa e imminente” dal ministro del’Interno francese.
A proposito di terroristi, torna di gran moda il nome del pluriomicida
palestinese Marwan Barghouti. “La tuta marrone da carcerato è diventata
la sua divisa e il suo simbolo, lo ha reso il capopopolo più influente
tra i palestinesi” scrive il Corriere, ricordando come lo stesso sia a
capo della protesta che monta in questi giorni nelle carceri
israeliana. Molto critica nel merito Fiamma Nirenstein, che sul
Giornale contesta lo spazio e il riguardo che il New York Times ha
concesso a Barghouti.
Sempre a proposito di terroristi, suscita sgomento la scoperta che a
Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, esista (da diversi anni) una
strada intitolata ai “martiri palestinesi”. Il Giornale riporta una
lettera di protesta inviata al sindaco del Comune lombardo da Andrea
Jarach, presidente nazionale del Keren Hayesod.
L’associazione Free Ebrei renderà disponibile online, a partire da
domani, una versione critica in italiano del Mein Kampf curata dallo
studioso Vincenzo Pinto. “Un importante avvenimento politico-culturale”
scrive Repubblica.
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verso il 25 aprile
"Brigata ebraica, serve una legge.
Il Parlamento deve intervenire"
A
pochi giorni dai cortei per il 25 Aprile e nel pieno di una nuova
ignobile contestazione nei confronti della Brigata ebraica da parte di
alcuni gruppi estremisti che nulla hanno a che spartire con quella
storia, una proposta di legge per far attribuire la medaglia d’oro al
valor militare ai cinquemila volontari che ne fecero parte, tutti
provenienti dall’allora Palestina mandataria (il futuro Stato di
Israele), si appresta a raggiungere l’aula del Parlamento. Nella
giornata di domani infatti dovrebbe arrivare dalla stessa il via libera
affinché sia la Commissione Difesa ad esprimersi direttamente nel
merito, così da velocizzare l’iter.
“Il sostegno dovrebbe essere unanime, o quasi” sottolinea con
soddisfazione il parlamentare del Pd Emanuele Fiano, tra i primi
firmatari della proposta assieme alla collega di partito Lia
Quartapelle. “La presente proposta – vi si legge – intende tutelare la
memoria di questi giovani che, per liberare il mondo dalla potenza
distruttrice delle forze dell’Asse e per porre fine alla Shoah,
lasciarono la terra della sicurezza e sfidarono l’odio razziale e il
pericolo del fronte, affinché la storia della Brigata palestinese,
ricordata come la Brigata ebraica per mostrine e composizione esclusiva
di ebrei, non venga strumentalizzata da tensioni socio-politiche, che
trovano sfogo negli atti di odio e di violenza verbale che stanno
diventando un insopportabile rituale d’intolleranza nelle
manifestazioni di ogni 25 aprile”. Leggi
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chi è il criminale palestinese
Barghouti, la politica del terrore
Nel
maggio del 2004 Marwan Barghouti è stato condannato dai giudici
israeliani a cinque ergastoli e quarant'anni di prigione perché, sotto
suo ordine diretto, furono compiuti tre attentati terroristici in
Israele: Barghouti, che 1994 costituì il gruppo terroristico Tanzim -
affiliato a Fatah, il movimento palestinese guidato allora da Yasser
Arafat -, ordinò gli attacchi al Seafood Market di Tel Aviv del 5 marzo
2002, in cui furono assassinate tre persone (Yosef Habi, 52 anni, Eli
Dahan, 53 anni e il poliziotto Salim Barakat, 33 anni); quello alla
stazione di servizio di Givat Ze'ev del 15 gennaio 2012 in cui morì
Yoela Chen, 45 anni, e l'attacco sulla strada tra Gerusalemme e Ma'ale
Adumim del 12 giugno del 2001 in cui perse la vita il monaco
greco-ortodosso Georgios Tsibouktzakis.
Sotto la guida di Barghouti, i terroristi di Tanzim furono tra i
protagonisti della stagione di sangue e terrore della Seconda intifada,
durante la quale centinaia di civili israeliani furono assassinati o
gravemente feriti dalla violenza palestinese. Per questo vedere
apparire il nome di Marwan Barghouti – che ha guidato il braccio armato
di Fatah, le tristemente famose Brigate Al-Aqsa - in un editoriale di
uno dei più autorevoli giornali del mondo, il New York Times (16 aprile
2017), ha sollevato forti proteste da parte di tutto l'arco politico
israeliano e non solo. Per di più nella prima versione del testo, il
terrorista palestinese veniva definito solo “leader e parlamentare”
senza citare la condanna plurima per omicidio. “È un assassino.
Chiamarlo politico è come considerare Bashar Assad un pediatra”, ha
tuonato il Primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu, commentando la
scelta editoriale del New York Times. Leggi
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qui milano - l'incontro con la redazione ucei
Rutu Modan a Tempo di Libri
“Non
posso sapere cosa farei se non fossi me stessa. Mi chiedono che effetto
fa essere un’autrice di fumetti donna. Ma non ho mai pensato che fare
fumetti sia una professione maschile. Perché, poi?”, raccontava
l'israeliana Rutu Modan, famosa e pluripremiata autrice di fumetti, a
Pagine Ebraiche in un'intervista a firma di Ada Treves. Da allora le
strade di Modan e del giornale dell'ebraismo italiano si sono
incrociate più volte: come nel caso di “Being Rutu Modan”, documentario
realizzato dalla troupe di Giovanni Russo, coordinatore di Lucca
Comics, sull'autrice israeliana e nato da una collaborazione fra Lucca
Comics, l’Ambasciata israeliana in Italia e Pagine Ebraiche o come la
mostra al Museo ebraico di Bologna “Essere Rutu Modan” nata anche
grazie al lavoro di DafDaf, il giornale per bambini dell'Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane. E le strade torneranno ad incrociarsi
domani a Milano dove, in occasione della prima edizione della
manifestazione Tempo di Libri (che ha aperto i battenti questa mattina
e proseguirà fino a domenica), andrà in scena l'appuntamento
“L’identità personale e collettiva, l’appartenenza ed il confronto
fra diverse culture”, con protagonista proprio Rutu Modan, affiancata
dalla giornalista della redazione UCEI Ada Treves e da Giovanni Russo.
Alle 17.30 al lab. Elephant (padiglione 4) il pubblico potrà infatti
ascoltare il dialogo con l'autrice di
Unknown/Sconosciuto e La proprietà (Rizzoli-Lizard) e
visitare, presso lo stand di Lucca Comics & Games a Tempo di Libri,
la mostra a lei dedicata. Leggi
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Ticketless – Giacomino |
Mezzo
secolo ci separa dalla morte di Giacomo Debenedetti, ricorrenza venuta
a cadere negli stessi giorni del trentennale della morte di Primo Levi.
La storia ha i suoi strani paradossi. Per tutta la sua lunga carriera
di critico e saggista, Debenedetti ha ignorato Se questo è un uomo,
come se quel libro non fosse stato scritto. Non ne colse la
“necessità”, come invece aveva colto Umberto Saba (in buona compagnia,
Giacomino: idem si potrebbe dire di Dionisotti, di Contini, di Branca,
di Folena, dello stesso Mario Fubini… l’elenco è lungo: lo stato
maggiore dell’italianistica partecipò in egual misura all’incredibile
coro silenzioso).
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Venti di guerra
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La
recente iniziativa militare assunta dall’amministrazione statunitense
nei confronti della Siria, e gli inquietanti venti di guerra che si
stanno levando intorno al Sud Est asiatico, in relazione alla deriva
bellicosa e provocatoria presa dalla dinastia regnante di Kim Jong-Un,
sollevano, ancora una volta, gli eterni quesiti intorno alla
legittimità dell’uso della forza nei conflitti internazionali, anzi,
più in generale, al rapporto tra forza e violenza, da una parte, pace e
diritto, dall’altra.
Francesco Lucrezi, storico
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Alu Caprè
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Quando,
per la prima volta, rappresentammo Chad Gadya, secondo l'antica
tradizione del ghetto di Roma, nella grande sala da pranzo del Kibbutz
Sasa, come lo allestivamo nel Ken dell'Hashomer Hazair, con i costumi,
con l'angelo della morte tutto vestito di nero che shachtava lo shochet
che si era bevuto l'acqua, che aveva "smorzato" il fuoco, che aveva
"abbruciato" il bastone e via di seguito, nessuno immaginava che
sarebbe diventata una delle tradizioni più solide di Sasa.
Angelica Edna Calò Livne
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