19 Ottobre 2016 - 17 Tishri 5777

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19 aprile 2017 - 23 Nissan 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Giuseppe Momigliano,
rabbino
Le Haftaroth – le letture dei Profeti – ci introducono nella festa di Pesach e ci accompagnano alla sua conclusione con suggestivi richiami all’attesa messianica; l’approccio è dato – come già ricordato – dalla lettura del brano conclusivo del profeta Malakhì, che annuncia il ritorno del Profeta Elia, con il compito di predisporre la riconciliazione dei cuori tra le generazioni quale viatico necessario al manifestarsi completo della sovranità del Signore.  
 
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Davide
Assael,
ricercatore
Ho sentito un'intervista radiofonica al giornalista Marco Truzzi sul suo ultimo libro Sui confini (Exorma). Un lavoro che parte dai muri europei costruiti negli ultimi anni, per riflettere sullo stesso concetto di migrazione e sul fondamento di ogni confine. Chi lo stabilisce? Perché proprio lì e non in un altro punto? Non ho letto il libro, ma il tema è senz'altro suggestivo e di grande attualità politica.
 
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Dal Sinai alla California
ancora vittime e orrore
La mano dell’Isis nell’attentato al posto di blocco posto a protezione del monastero di Santa Caterina, nel deserto del Sinai. Un poliziotto è morto, feriti altri quattro agenti. “Da anni nel nord della penisola forte è la tensione provocata, con attacchi ripetuti alle forze dell’ordine, ma anche contro civili, da un gruppo affiliato all’Isis, particolarmente attivo e mai neutralizzato” scrive Il Messaggero. Nelle stesse ore a Fresno, in California, un uomo ha assaltato a colpi di pistola una chiesa al grido di “Allah akbar”, uccidendo tre persone.
La minaccia del terrorismo grava anche sulle prossime elezioni presidenziali in Francia. Una minaccia ancora più concreta da ieri, a cinque giorni dal voto, con le forze speciali e gli agenti dei servizi segreti che hanno arrestato a Marsiglia due uomini che stavano per compiere un attentato. Un’azione, spiega il Corriere, che è stata definita “certa e imminente” dal ministro del’Interno francese.

A proposito di terroristi, torna di gran moda il nome del pluriomicida palestinese Marwan Barghouti. “La tuta marrone da carcerato è diventata la sua divisa e il suo simbolo, lo ha reso il capopopolo più influente tra i palestinesi” scrive il Corriere, ricordando come lo stesso sia a capo della protesta che monta in questi giorni nelle carceri israeliana. Molto critica nel merito Fiamma Nirenstein, che sul Giornale contesta lo spazio e il riguardo che il New York Times ha concesso a Barghouti.

Sempre a proposito di terroristi, suscita sgomento la scoperta che a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, esista (da diversi anni) una strada intitolata ai “martiri palestinesi”. Il Giornale riporta una lettera di protesta inviata al sindaco del Comune lombardo da Andrea Jarach, presidente nazionale del Keren Hayesod.

L’associazione Free Ebrei renderà disponibile online, a partire da domani, una versione critica in italiano del Mein Kampf curata dallo studioso Vincenzo Pinto. “Un importante avvenimento politico-culturale” scrive Repubblica.
 
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  davar
verso il 25 aprile
"Brigata ebraica, serve una legge.
Il Parlamento deve intervenire"

A pochi giorni dai cortei per il 25 Aprile e nel pieno di una nuova ignobile contestazione nei confronti della Brigata ebraica da parte di alcuni gruppi estremisti che nulla hanno a che spartire con quella storia, una proposta di legge per far attribuire la medaglia d’oro al valor militare ai cinquemila volontari che ne fecero parte, tutti provenienti dall’allora Palestina mandataria (il futuro Stato di Israele), si appresta a raggiungere l’aula del Parlamento. Nella giornata di domani infatti dovrebbe arrivare dalla stessa il via libera affinché sia la Commissione Difesa ad esprimersi direttamente nel merito, così da velocizzare l’iter.
“Il sostegno dovrebbe essere unanime, o quasi” sottolinea con soddisfazione il parlamentare del Pd Emanuele Fiano, tra i primi firmatari della proposta assieme alla collega di partito Lia Quartapelle. “La presente proposta – vi si legge – intende tutelare la memoria di questi giovani che, per liberare il mondo dalla potenza distruttrice delle forze dell’Asse e per porre fine alla Shoah, lasciarono la terra della sicurezza e sfidarono l’odio razziale e il pericolo del fronte, affinché la storia della Brigata palestinese, ricordata come la Brigata ebraica per mostrine e composizione esclusiva di ebrei, non venga strumentalizzata da tensioni socio-politiche, che trovano sfogo negli atti di odio e di violenza verbale che stanno diventando un insopportabile rituale d’intolleranza nelle manifestazioni di ogni 25 aprile”.
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verso il 25 aprile
“Anpi Roma fuori dalla storia.
La Liberazione è una cosa seria”

“Vogliamo che il 25 Aprile torni ad essere la festa di tutti gli italiani che credono nella Costituzione e nei valori dell’antifascismo. Per questo invitiamo le istituzioni, i rappresentanti delle varie associazioni, i partiti e tutti i cittadini ad essere con noi di fronte a via Balbo alle ore 10.30 per una Festa della Liberazione che torni ad essere di tutti. L’Anpi che paragona la Comunità ebraica di Roma a una comunità straniera è fuori dalla storia e non rappresenta più i veri partigiani. Oggi c’è bisogno di celebrare questa giornata senza faziosità e senza ambiguità.”
Lo sottolinea in una nota la Presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello dando appuntamento davanti a quella che, nei mesi successivi alla Liberazione, fu la sede della Brigata. Un’iniziativa che è realizzata con la collaborazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
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chi è il criminale palestinese
Barghouti, la politica del terrore
Nel maggio del 2004 Marwan Barghouti è stato condannato dai giudici israeliani a cinque ergastoli e quarant'anni di prigione perché, sotto suo ordine diretto, furono compiuti tre attentati terroristici in Israele: Barghouti, che 1994 costituì il gruppo terroristico Tanzim - affiliato a Fatah, il movimento palestinese guidato allora da Yasser Arafat -, ordinò gli attacchi al Seafood Market di Tel Aviv del 5 marzo 2002, in cui furono assassinate tre persone (Yosef Habi, 52 anni, Eli Dahan, 53 anni e il poliziotto Salim Barakat, 33 anni); quello alla stazione di servizio di Givat Ze'ev del 15 gennaio 2012 in cui morì Yoela Chen, 45 anni, e l'attacco sulla strada tra Gerusalemme e Ma'ale Adumim del 12 giugno del 2001 in cui perse la vita il monaco greco-ortodosso Georgios Tsibouktzakis.
Sotto la guida di Barghouti, i terroristi di Tanzim furono tra i protagonisti della stagione di sangue e terrore della Seconda intifada, durante la quale centinaia di civili israeliani furono assassinati o gravemente feriti dalla violenza palestinese. Per questo vedere apparire il nome di Marwan Barghouti – che ha guidato il braccio armato di Fatah, le tristemente famose Brigate Al-Aqsa - in un editoriale di uno dei più autorevoli giornali del mondo, il New York Times (16 aprile 2017), ha sollevato forti proteste da parte di tutto l'arco politico israeliano e non solo. Per di più nella prima versione del testo, il terrorista palestinese veniva definito solo “leader e parlamentare” senza citare la condanna plurima per omicidio. “È un assassino. Chiamarlo politico è come considerare Bashar Assad un pediatra”, ha tuonato il Primo ministro d'Israele Benjamin Netanyahu, commentando la scelta editoriale del New York Times.
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qui milano - l'incontro con la redazione ucei
Rutu Modan a Tempo di Libri
“Non posso sapere cosa farei se non fossi me stessa. Mi chiedono che effetto fa essere un’autrice di fumetti donna. Ma non ho mai pensato che fare fumetti sia una professione maschile. Perché, poi?”, raccontava l'israeliana Rutu Modan, famosa e pluripremiata autrice di fumetti, a Pagine Ebraiche in un'intervista a firma di Ada Treves. Da allora le strade di Modan e del giornale dell'ebraismo italiano si sono incrociate più volte: come nel caso di “Being Rutu Modan”, documentario realizzato dalla troupe di Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics, sull'autrice israeliana e nato da una collaborazione fra Lucca Comics, l’Ambasciata israeliana in Italia e Pagine Ebraiche o come la mostra al Museo ebraico di Bologna “Essere Rutu Modan” nata anche grazie al lavoro di DafDaf, il giornale per bambini dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. E le strade torneranno ad incrociarsi domani a Milano dove, in occasione della prima edizione della manifestazione Tempo di Libri (che ha aperto i battenti questa mattina e proseguirà fino a domenica), andrà in scena l'appuntamento “L’identità personale e collettiva, l’appartenenza ed il confronto fra diverse culture”, con protagonista proprio Rutu Modan, affiancata dalla giornalista della redazione UCEI Ada Treves e da Giovanni Russo. Alle 17.30 al lab. Elephant (padiglione 4) il pubblico potrà infatti ascoltare il dialogo con l'autrice di Unknown/Sconosciuto e La proprietà (Rizzoli-Lizard) e visitare, presso lo stand di Lucca Comics & Games a Tempo di Libri, la mostra a lei dedicata.
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Moked 5777 – Ebraismo a colori 
I 50 anni dell’esodo dimenticato
Il cinquantesimo anniversario della fuga degli ebrei dei paesi arabi e il complesso rapporto tra ebrei e musulmani nel corso dei secoli al centro delle quattro giornate del prossimo Moked, il tradizionale momento di incontro aperto all’Italia ebraica che si svolgerà dal 28 aprile al primo maggio a Milano Marittima e che è promosso dall’Area Cultura e Formazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane diretta dal rav Roberto Della Rocca.
Tavole rotonde, proiezioni di film, l’inaugurazione di una mostra, numerosi e interventi per affrontare un tema che si presta a molte considerazioni e a cui saranno dedicate diverse iniziative nei prossimi mesi.
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la strada in provincia di milano
Quando la topografia impazzisce
"No a via martiri palestinesi"

In questi giorni in cui le distorsioni sul terrorismo palestinese – vedasi l'articolo di Marwan Barghouti sul New York Times di cui si parla in questa newsletter – tornano alla ribalta, suscita sgomento la scoperta che a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, esista (da diversi anni) una strada intitolata ai “martiri palestinesi”. A riportare alla luce la questione, tra gli altri, il presidente nazionale del Keren Hayesod Andrea Jarach che nelle scorse ore ha inviato una lettera di protesta al sindaco del Comune lombardo chiedendo che la via cambi nome. “Devo segnalarle che i sedicenti Martiri palestinesi (detti in arabo Shahid), - scrive Jarach - altro non sono che terroristi che hanno macchiato di sangue non solo il Medio Oriente ma anche il mondo intero. Sono definiti Martiri coloro che con cintura esplosiva hanno ucciso decine di persone in Israele sugli autobus e nei locali pubblici, nei mercati e per la strada. Martiri sono definiti e onorati dalla autorità nazionale palestinese coloro che hanno accoltellato vecchi e studenti, bruciato bambini in auto con i genitori, sgozzato neonati. Martiri sono quelli a venire che l'educazione all'odio prepara a sacrificare la vita per fare danno agli ebrei o agli "occidentali" nel prossimo futuro”.
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DOPO LA SEGNALAZIONE della redazione ucei
Bartali e la targa vandalizzata
Fermo intervento del Comune

“Un gesto che offende la memoria di un grande campione e di tutta Firenze. Un atto vile che non può passare sotto silenzio e che condanniamo con forza. La targa a lui dedicata tornerà presto a risplendere”.
Così l’assessore comunale allo Sport e alla Toponomastica Andrea Vannucci e l’assessore all’Integrazione Sara Funaro sulla recente vandalizzazione della targa dedicata a Gino Bartali nel giardino dei Giusti di via Trento a Firenze. Notizia che abbiamo dato (con tanto di foto) sul nostro notiziario quotidiano di domenica e che è stata oggetto di molteplici approfondimenti sui circuiti locali e nazionali.
A parlarne tra gli altri il Tg1, di cui vi proponiamo l'ampio servizio.
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pilpul
Ticketless – Giacomino
Mezzo secolo ci separa dalla morte di Giacomo Debenedetti, ricorrenza venuta a cadere negli stessi giorni del trentennale della morte di Primo Levi. La storia ha i suoi strani paradossi. Per tutta la sua lunga carriera di critico e saggista, Debenedetti ha ignorato Se questo è un uomo, come se quel libro non fosse stato scritto. Non ne colse la “necessità”, come invece aveva colto Umberto Saba (in buona compagnia, Giacomino: idem si potrebbe dire di Dionisotti, di Contini, di Branca, di Folena, dello stesso Mario Fubini… l’elenco è lungo: lo stato maggiore dell’italianistica partecipò in egual misura all’incredibile coro silenzioso).

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Venti di guerra
La recente iniziativa militare assunta dall’amministrazione statunitense nei confronti della Siria, e gli inquietanti venti di guerra che si stanno levando intorno al Sud Est asiatico, in relazione alla deriva bellicosa e provocatoria presa dalla dinastia regnante di Kim Jong-Un, sollevano, ancora una volta, gli eterni quesiti intorno alla legittimità dell’uso della forza nei conflitti internazionali, anzi, più in generale, al rapporto tra forza e violenza, da una parte, pace e diritto, dall’altra.

Francesco Lucrezi, storico
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Alu Caprè
Quando, per la prima volta, rappresentammo Chad Gadya, secondo l'antica tradizione del ghetto di Roma, nella grande sala da pranzo del Kibbutz Sasa, come lo allestivamo nel Ken dell'Hashomer Hazair, con i costumi, con l'angelo della morte tutto vestito di nero che shachtava lo shochet che si era bevuto l'acqua, che aveva "smorzato" il fuoco, che aveva "abbruciato" il bastone e via di seguito, nessuno immaginava che sarebbe diventata una delle tradizioni più solide di Sasa.

Angelica Edna Calò Livne 
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