Giuseppe Momigliano,
rabbino
|
Allorquando
il Signore manifesta ad Abramo l’intenzione di distruggere le città di
Sodoma e Gomorra per la malvagità e crudeltà dei loro abitanti, il
patriarca avvia un drammatico dialogo con l’Eterno nel tentativo di
verificare se ci fosse un sia pur minimo nucleo di uomini giusti –
zaddikim – per i cui meriti quelle città potessero essere
perdonate. (Gen. 18, 17-33) Nel corso di quel colloquio Abramo ricorre
ad un’espressione molto ardita nei confronti di D.O “Il Giudice di
tutta la terra non opererà la giustizia?!”, al tempo stesso manifesta
la sua massima umiltà “Abramo rispose (al Signore) e disse – ecco io
proseguo a parlare quantunque non sia che terra e cenere”.
|
|
Leggi
|
Davide
Assael,
ricercatore
|
Diciamolo
chiaramente, si svela il segreto di Pulcinella nel dire che Trump non
gode di grande simpatia. A cominciare da casa propria, dove i sondaggi
lo relegano costantemente in fondo alle classifiche di gradimento di
tutti i tempi, dopo che le elezioni avevano visto premiata nel voto
popolare la sua sfidante. E non diciamo niente di sorprendente
sottolineando l'incredibile faciloneria della sua amministrazione, dove
abbiamo visto cadere in pochi mesi le teste più importanti della
compagna elettorale ed abbiamo assistito ad una girandola di dimissioni
e nuove nomine da far invidia alla giunta Raggi a Roma!
|
|
Leggi
|
 |
New York ancora ferita
|
C’è
il fantasma dell’11 settembre, come scrivono oggi i giornali, sul
drammatico pomeriggio vissuto ieri a New York. “Cala di colpo la paura,
nel pomeriggio di vigilia della festa di Halloween, quando già
Manhattan era affollata di ragazzi in maschera per la festa” scrive
Repubblica. Le piste ciclabili sono un simbolo di “mescolanza, di
tolleranza e quindi di civiltà”. Proprio per questo, si legge sul
Corriere, l’azione jihadista delle scorse ore, è un attacco “alla
dimensione più pacifica di questa metropoli”. Da Bin Laden ai lupi
solitari. Per La Stampa, New York scopre ora “la sindrome europea”.
“Stranieri picchiati e insulti agli ebrei, è il nuovo fascismo” dice la
scrittrice statunitense Jhumpa Lahiri, in una intervista a Repubblica
sull’attualità italiana. A proposito del recente pestaggio di un
cittadino bengalese, la scrittrice attinge da Il sistema periodico di
Primo Levi e commenta: “il razzismo crescente, l’intolleranza. Il
luogo: un’aggressione razzista a pochi metri dai palazzi dove tante
famiglie ebree vennero deportate. Ho capito: che questo è l’inizio di
qualcosa. Soltanto l’inizio spero, di qualcosa che dobbiamo arginare.
Per questo sento il bisogno di parlare”.
Milano in allerta per il raduno dell’ultradestra, questa mattina al
Campo X. “Oggi, dicono i rumor della vigilia, il rischio di un’ennesima
parata nazifascista dovrebbe essere evitato” scrive comunque il
Corriere Milano. Niente parate, labari, bandiere fasciste e saluti
romani: così ha disposto il prefetto del capoluogo lombardo. Nel
pomeriggio, sempre a Milano, ma sulla Darsena, è prevista una lettura
pubblica del Diario di Anna Frank come risposta agli ultimi episodi di
odio nelle curve.
Presentato ieri a stampa e studenti il Viaggio della Memoria
organizzato da Comune di Roma e Comunità ebraica capitolina. Trentadue
le scuole coinvolte per un totale di 128 studenti, riporta tra gli
altri il Messaggero. “Inizia il percorso che ci porterà in un luogo
estremamente duro; ci sono rigurgiti di tendenze razziste fasciste,
anti-ebraiche, ricordiamo quanto avvenuto negli stadi” ha sottolineato
sindaca Virginia Raggi.
Sul Corriere un racconto dell’iniziativa di Gariwo in Giordania:
l’inaugurazione di un Giardino del Bene, dedicato a sette persone che
con il loro esempio possano ispirare le nuove generazioni. Anche nella
lotta all’Isis.
|
|
Leggi
|
|
|
pagine ebraiche di novembre - il dossier
Comics and Jews: l'ebraismo
dietro Asterix e Obelix
“Mio
padre in un museo. È una frase strana, suona come una frase fatta,
come il titolo di un libro di vignette umoristiche. Mio padre in un
museo d’arte e di storia. Quando c’entrano l’arte e la storia mio padre
è sempre coinvolto. Patito dell’una ma per nulla affine all’altra, lo
vedo che sorride. Mio padre al museo d’arte e storia dell’ebraismo”.
Così la scrittrice Anne Goscinny racconta le sue emozioni in merito
alla mostra dedicata al padre René Goscinny - grande sceneggiatore,
umorista e autore di personaggi notissimi al grande pubblico - che
resterà aperta fino a marzo al Mahj, il Museé d'art e d'histoire du
Judaisme (mahJ). Dalla matita di Goscinny sono nati Asterix e Lucky
Luke, Obelix e Umpah-pah come racconta con diversi approfondimenti il
tradizionale Dossier di novembre di Pagine Ebraiche, dedicato a Comics
and Jews e curato da Ada Treves. Un numero, quello del giornalismo
italiano, che non a caso esce in contemporanea con l'inaugurazione in
queste ore del grande Festival del Fumetto Lucca Comics, rassegna con
cui la redazione di Pagine Ebraiche ha spesso collaborato riportando
alla luce storie note e non del legame tra fumetto ed ebraismo. Un
legame che – si spiega nel Dossier con le parole di Anne Goscinny e
Paul Salmona, direttore del mahJ – a Parigi si concentra sulle radici
di Goscinny che affondano profondamente nella storia dell'ebraismo
europeo. “Un ebraismo colto, cosmopolita, capace di fare la transizione
dallo shtetl e da Varsavia alla nuova vita nella capitale francese
senza perdersi - spiega Treves in apertura del dossier - e, anzi,
sfruttando le nuove opportunità per ritagliarsi un ruolo di primo
piano nell'ebraismo francese”. Nel periodo in cui a Lucca e poi a
Bologna (BilBolBul, 24 - 26 novembre 2017) il mondo del fumetto è
sotto i riflettori, prima di spostarsi ad Angoulême (Festival
International de la Bande Dessinée, 25 - 28 gennaio 2018) e poi a
Lucerna (Fumetto, 14 - 22 aprile 2018), Pagine Ebraiche ricorda anche
il nuovo volume de Il gatto del rabbino, di Joann Sfarr, e di come
intorno a un'idea antica, resistere, si stia raccogliendo in America
un'energia potente, fatta di tanti, tantissimi artisti che mettono a
disposizione, insieme a tutti coloro che si sentono di farlo, tempo,
arte, e soprattutto passione. Leggi
|
la solidarietà dopo l'attentato
New York colpita al cuore:
"Uniti contro il terrorismo"
Una
macchina contro l'ombra di quello che era il cuore di New York, le
Torri Gemelle. Così il fumettista israeliano Michel Kichka ha scelto di
rappresentare l'attentato terroristico che ha colpito la Grande Mela
nella scorse: quando in Italia erano circa le 20.30, un uomo ha
lanciato il suo furgone contro uno scuolabus e contro una pista
ciclabile vicino al World Trade Center, uccidendo otto persone e
ferendone altre undici. Il terrorista, poi arrestato, si
chiama Sayfullo Saipov, ha 29 anni, è originario dell’Uzbekistan e
lavorava come autista per Uber. Il sindaco di New York, Bill de Blasio,
ha dichiarato che l' incidente è stato trattato come "un atto di
terrorismo particolarmente vile”, spiegando poi che un ufficiale di
polizia di pattuglia nella zona ha fermato l'attentatore aprendo il
fuoco e colpendolo allo stomaco. Prima di essere colpito, l'uomo è
uscito dal suo furgone e, secondo diverse testimonianze, ha
urlato “Allahu Akbar”, Dio è grande in arabo. Tra le vittime figurano
un cittadino belga e cinque argentini. I cinque uomini argentini,
Hernán Diego Mendoza, Diego Enrique Angelini, Alejandro Damián
Pagnucco, Ariel Erlij e Hernán Ferruchi, facevano parte di un gruppo di
amici di college, a New York per celebrare il trentesimo anniversario
dalla laurea. Secondo il quotidiano la Nacion, il viaggio era stato
offerto da Erlij, amministratore delegato della Ivanar, società
argentina che realizza prodotti siderurgici. Il sito web Yeshiva World
ha riferito che l'organizzazione Misaskim, che fornisce servizi
religiosi ebraici per i defunti, ha contattato le autorità di New York
per garantire che i resti di Erlij, ebreo argentino, siano gestiti
secondo la tradizione ebraica. Leggi
|
qui torino - la figlia dell'allenatore
Susanna Egri Erbstein, una vita
tra Grande Torino e la danza
La
Signora della danza, Susanna Egri, 91 anni portati splendidamente ha
incontrato gli ebrei torinesi in una serata promossa dall'Adei Wizo.
Figlia del celebre Ernst Erbstein, l'allenatore ebreo ungherese del
Grande Torino scomparso nel 1949 nella tragedia di Superga Susanna Egri
ha tratteggiato con lucidità e memoria viva gli anni delle persecuzioni
razziali subite dalla famiglia che ha attraversato mezza Europa dal '39
al '45 per sfuggire alle retate naziste
Una vita durissima fatta di nascondigli, delazioni, fughe da uno Stato
all'altro, sradicamenti, cambi di paese lingue e cognome hanno forgiato
in Susanna Egri una personalità forte, combattiva e responsabile nel
lavoro, nella famiglia, nella società.
La
straordinaria carriera di ballerina inizia sotto la guida di Nádasy
dell'Opera di Budapest, si perfeziona in seguito in Francia e in USA e
nel 1947 la Egri si trasferisce in Italia al seguito del padre.
Poi la tragedia di Superga, lacerante, con la morte improvvisa di
Ernesto Erbstein Egri (nell'immagine), che porta a dire alla figlia, a
lui legatissima: "nel farmi una ragione ho sempre pensato che è stato
meglio morire nell'aereo schiantatosi a Superga piuttosto che per mano
nazista".
Sarà la Egri ad esibirsi, il 3 gennaio 1954 nella prima trasmissione
ufficiale della Rai, con una coreografia da lei stessa creata e
interpretata insieme a Norman Thompson sulla musica tratta dal film di
Charlie Chaplin Luci della ribalta.
E
poi nel 1953 fonda a Torino la sua scuola di danza che inaugura una
prolifica stagione artistica sia nei teatri che nella nascente
radiotelevisione italiana stagione che continua tuttora Nell'ambito
della coreografia italiana contemporanea Susanna Egri rappresenta una
delle forze più originali per il carattere composito dello stile e
delle tematiche, che spaziano dal balletto neoclassico
all'espressionismo mitteleuropeo e al folklore. Leggi
|
Ticketless - Akados Baruch |
Diversamente
da altre città-porto, oggetto di una vivace discussione negli ultimi
tempi, Nizza è rimasta nell’ombra. Ha pesato la geografia prima che la
storia. Simonetta Tombaccini, in un bel libro (Gli Ebrei di Nizza) in
uscita nei prossimi giorni per i tipi del Centro Studi Piemontesi,
scrive che l’ostacolo delle montagne ha fatto sì che Nizza non potesse
svolgere con Torino un asse di commerci e di scambi paragonabile a
quello che ha legato Trieste con Vienna. È pur vero che, al pari
di Trieste, la “nissardité” si caratterizza per il
“crogiuolo” di provenienze. Alla componente più antica, quella degli
“Ebrei vecchi”, i Judéo-Niçards, sono subentrati gli arrivi del Comtado
Venassino, i provenzali e gli “ebrei del Papa”, ricordati nelle sue
memorie anche da Pierre Vidal-Naquet - un Vallabregue per ascendenza
materna; più tardi apporteranno una nota di colore, ma anche una
diversità di culture, gli ebrei sefarditi del Maghreb, come il
leggendario e romanzesco Rav Belaiss, di cui Tombaccini racconta la
vita avventurosa.
Alberto Cavaglion
Leggi
|
|
Periscopio - Lettera ad Anna
|
Cara Anna,
recenti, tristi episodi di cronaca, che hanno richiamato, ancora una
volta, l'attenzione generale sul tuo nome e sulla tua persona, mi
inducono a formulare un paio di brevi considerazioni. Farlo nella forma
di una lettera aperta, indirizzata a una persona che non può
rispondere, in quanto non più in vita, può apparire improprio,
soprattutto per il rischio di incrementare una cosa che spesso si
accompagna al modo in cui vieni evocata e ricordata, ossia la retorica.
Non sappiamo come tu saresti ora, se fossi ancora vivente (forse
un'allegra signora di 88 anni, madre e nonna felice?), ma sappiamo che,
a 13, 14, 15 anni, non amavi la retorica, e sono perciò certo che non
l'ameresti neanche ora.
È sbagliato rivolgersi a una persona che non c'è più, e non può rispondere?
Francesco Lucrezi, storico
Leggi
|
Una Sarabanda di J.S. Bach
|
Quando
fu deportata a Theresienstadt nel 1941 con i suoi familiari e la
maggior parte degli ebrei del Protettorato, Zuzana Růžičková aveva
soltanto 14 anni (nacque a Plzeň il 14 gennaio 1927); a Theresienstadt
Zuzana strinse amicizia con Alfred [Fredy] Hirsch, un didatta ebreo
ceco che sostenne e accudì numerosi ragazzi ebrei sino all’ultimo
trasferimento ad Auschwitz–Birkenau.
Nel Campo Zuzana studiò solfeggio e armonia sotto la guida del grande
pianista e compositore Gideon Klein; nessuno le riferì cosa stesse
accadendo agli ebrei d’Europa ad Auschwitz–Birkenau, le dissero
semplicemente che erano stati assegnati a Campi di lavoro aperti in
Polonia.
Francesco Lotoro
Leggi
|
|
|