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1 Novembre 2017 - 12 Cheshvan 5778
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Giuseppe Momigliano,
rabbino
Allorquando il Signore manifesta ad Abramo l’intenzione di distruggere le città di Sodoma e Gomorra per la malvagità e crudeltà dei loro abitanti, il patriarca avvia un drammatico dialogo con l’Eterno nel tentativo di verificare se ci fosse un sia pur minimo nucleo di uomini giusti – zaddikim – per i  cui meriti quelle città potessero essere perdonate. (Gen. 18, 17-33) Nel corso di quel colloquio Abramo ricorre ad un’espressione molto ardita nei confronti di D.O “Il Giudice di tutta la terra non opererà la giustizia?!”, al tempo stesso manifesta la sua massima umiltà “Abramo rispose (al Signore) e disse – ecco io proseguo a parlare quantunque non sia che terra e cenere”. 
 
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Davide
Assael,
ricercatore
Diciamolo chiaramente, si svela il segreto di Pulcinella nel dire che Trump non gode di grande simpatia. A cominciare da casa propria, dove i sondaggi lo relegano costantemente in fondo alle classifiche di gradimento di tutti i tempi, dopo che le elezioni avevano visto premiata nel voto popolare la sua sfidante. E non diciamo niente di sorprendente sottolineando l'incredibile faciloneria della sua amministrazione, dove abbiamo visto cadere in pochi mesi le teste più importanti della compagna elettorale ed abbiamo assistito ad una girandola di dimissioni e nuove nomine da far invidia alla giunta Raggi a Roma!
 
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New York ancora ferita
C’è il fantasma dell’11 settembre, come scrivono oggi i giornali, sul drammatico pomeriggio vissuto ieri a New York. “Cala di colpo la paura, nel pomeriggio di vigilia della festa di Halloween, quando già Manhattan era affollata di ragazzi in maschera per la festa” scrive Repubblica. Le piste ciclabili sono un simbolo di “mescolanza, di tolleranza e quindi di civiltà”. Proprio per questo, si legge sul Corriere, l’azione jihadista delle scorse ore, è un attacco “alla dimensione più pacifica di questa metropoli”. Da Bin Laden ai lupi solitari. Per La Stampa, New York scopre ora “la sindrome europea”.

“Stranieri picchiati e insulti agli ebrei, è il nuovo fascismo” dice la scrittrice statunitense Jhumpa Lahiri, in una intervista a Repubblica sull’attualità italiana. A proposito del recente pestaggio di un cittadino bengalese, la scrittrice attinge da Il sistema periodico di Primo Levi e commenta: “il razzismo crescente, l’intolleranza. Il luogo: un’aggressione razzista a pochi metri dai palazzi dove tante famiglie ebree vennero deportate. Ho capito: che questo è l’inizio di qualcosa. Soltanto l’inizio spero, di qualcosa che dobbiamo arginare. Per questo sento il bisogno di parlare”.

Milano in allerta per il raduno dell’ultradestra, questa mattina al Campo X. “Oggi, dicono i rumor della vigilia, il rischio di un’ennesima parata nazifascista dovrebbe essere evitato” scrive comunque il Corriere Milano. Niente parate, labari, bandiere fasciste e saluti romani: così ha disposto il prefetto del capoluogo lombardo. Nel pomeriggio, sempre a Milano, ma sulla Darsena, è prevista una lettura pubblica del Diario di Anna Frank come risposta agli ultimi episodi di odio nelle curve.

Presentato ieri a stampa e studenti il Viaggio della Memoria organizzato da Comune di Roma e Comunità ebraica capitolina. Trentadue le scuole coinvolte per un totale di 128 studenti, riporta tra gli altri il Messaggero. “Inizia il percorso che ci porterà in un luogo estremamente duro; ci sono rigurgiti di tendenze razziste fasciste, anti-ebraiche, ricordiamo quanto avvenuto negli stadi” ha sottolineato sindaca Virginia Raggi.

Sul Corriere un racconto dell’iniziativa di Gariwo in Giordania: l’inaugurazione di un Giardino del Bene, dedicato a sette persone che con il loro esempio possano ispirare le nuove generazioni. Anche nella lotta all’Isis.
 
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  davar
pagine ebraiche di novembre - il dossier
Comics and Jews: l'ebraismo
dietro Asterix e Obelix

“Mio padre in un museo. È una frase strana, suona come una frase fatta, come il titolo di un libro di vignette umoristiche. Mio padre in un museo d’arte e di storia. Quando c’entrano l’arte e la storia mio padre è sempre coinvolto. Patito dell’una ma per nulla affine all’altra, lo vedo che sorride. Mio padre al museo d’arte e storia dell’ebraismo”. Così la scrittrice Anne Goscinny racconta le sue emozioni in merito alla mostra dedicata al padre René Goscinny - grande sceneggiatore, umorista e autore di personaggi notissimi al grande pubblico - che resterà aperta fino a marzo al Mahj, il Museé d'art e d'histoire du Judaisme (mahJ). Dalla matita di Goscinny sono nati Asterix e Lucky Luke, Obelix e Umpah-pah come racconta con diversi approfondimenti il tradizionale Dossier di novembre di Pagine Ebraiche, dedicato a Comics and Jews e curato da Ada Treves. Un numero, quello del giornalismo italiano, che non a caso esce in contemporanea con l'inaugurazione in queste ore del grande Festival del Fumetto Lucca Comics, rassegna con cui la redazione di Pagine Ebraiche ha spesso collaborato riportando alla luce storie note e non del legame tra fumetto ed ebraismo. Un legame che – si spiega nel Dossier con le parole di Anne Goscinny e Paul Salmona, direttore del mahJ – a Parigi si concentra sulle radici di Goscinny che affondano profondamente nella storia dell'ebraismo europeo. “Un ebraismo colto, cosmopolita, capace di fare la transizione dallo shtetl e da Varsavia alla nuova vita nella capitale francese senza perdersi - spiega Treves in apertura del dossier - e, anzi, sfruttando le nuove opportunità per ritagliarsi un ruolo di primo piano nell'ebraismo francese”. Nel periodo in cui a Lucca e poi a Bologna (BilBolBul, 24 - 26 novembre 2017) il mondo del fumetto è sotto i riflettori, prima di spostarsi ad Angoulême (Festival International de la Bande Dessinée, 25 - 28 gennaio 2018) e poi a Lucerna (Fumetto, 14 - 22 aprile 2018), Pagine Ebraiche ricorda anche il nuovo volume de Il gatto del rabbino, di Joann Sfarr, e di come intorno a un'idea antica, resistere, si stia raccogliendo in America un'energia potente, fatta di tanti, tantissimi artisti che mettono a disposizione, insieme a tutti coloro che si sentono di farlo, tempo, arte, e soprattutto passione.
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la solidarietà dopo l'attentato
New York colpita al cuore:
"Uniti contro il terrorismo"

Una macchina contro l'ombra di quello che era il cuore di New York, le Torri Gemelle. Così il fumettista israeliano Michel Kichka ha scelto di rappresentare l'attentato terroristico che ha colpito la Grande Mela nella scorse: quando in Italia erano circa le 20.30, un uomo ha lanciato il suo furgone contro uno scuolabus e contro una pista ciclabile vicino al World Trade Center, uccidendo otto persone e ferendone altre undici. Il terrorista, poi arrestato, si chiama Sayfullo Saipov, ha 29 anni, è originario dell’Uzbekistan e lavorava come autista per Uber. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha dichiarato che l' incidente è stato trattato come "un atto di terrorismo particolarmente vile”, spiegando poi che un ufficiale di polizia di pattuglia nella zona ha fermato l'attentatore aprendo il fuoco e colpendolo allo stomaco. Prima di essere colpito, l'uomo è uscito dal suo furgone e, secondo  diverse testimonianze, ha urlato “Allahu Akbar”, Dio è grande in arabo. Tra le vittime figurano un cittadino belga e cinque argentini. I cinque uomini argentini, Hernán Diego Mendoza, Diego Enrique Angelini, Alejandro Damián Pagnucco, Ariel Erlij e Hernán Ferruchi, facevano parte di un gruppo di amici di college, a New York per celebrare il trentesimo anniversario dalla laurea. Secondo il quotidiano la Nacion, il viaggio era stato offerto da Erlij, amministratore delegato della Ivanar, società argentina che realizza prodotti siderurgici. Il sito web Yeshiva World ha riferito che l'organizzazione Misaskim, che fornisce servizi religiosi ebraici per i defunti, ha contattato le autorità di New York per garantire che i resti di Erlij, ebreo argentino, siano gestiti secondo la tradizione ebraica.
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qui torino - la figlia dell'allenatore
Susanna Egri Erbstein, una vita
tra Grande Torino e la danza

La Signora della danza, Susanna Egri, 91 anni portati splendidamente ha incontrato gli ebrei torinesi in una serata promossa dall'Adei Wizo. Figlia del celebre Ernst Erbstein, l'allenatore ebreo ungherese del Grande Torino scomparso nel 1949 nella tragedia di Superga Susanna Egri ha tratteggiato con lucidità e memoria viva gli anni delle persecuzioni razziali subite dalla famiglia che ha attraversato mezza Europa dal '39 al '45 per sfuggire alle retate naziste
Una vita durissima fatta di nascondigli, delazioni, fughe da uno Stato all'altro, sradicamenti, cambi di paese lingue e cognome hanno forgiato in Susanna Egri una personalità forte, combattiva e responsabile nel lavoro, nella famiglia, nella società.
La straordinaria carriera di ballerina inizia sotto la guida di Nádasy dell'Opera di Budapest, si perfeziona in seguito in Francia e in USA e nel 1947 la Egri si trasferisce in Italia al seguito del padre.
Poi la tragedia di Superga, lacerante, con la morte improvvisa di Ernesto Erbstein Egri (nell'immagine), che porta a dire alla figlia, a lui legatissima: "nel farmi una ragione ho sempre pensato che è stato meglio morire nell'aereo schiantatosi a Superga piuttosto che per mano nazista".
Sarà la Egri ad esibirsi, il 3 gennaio 1954 nella prima trasmissione ufficiale della Rai, con una coreografia da lei stessa creata e interpretata insieme a Norman Thompson sulla musica tratta dal film di Charlie Chaplin Luci della ribalta.
E poi nel 1953 fonda a Torino la sua scuola di danza che inaugura una prolifica stagione artistica sia nei teatri che nella nascente radiotelevisione italiana stagione che continua tuttora Nell'ambito della coreografia italiana contemporanea Susanna Egri rappresenta una delle forze più originali per il carattere composito dello stile e delle tematiche, che spaziano dal balletto neoclassico all'espressionismo mitteleuropeo e al folklore.
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qui roma
I Testimoni e la strada di casa
Colma una lacuna significativa La strada di casa (ed. Viella), documentato saggio di Elisa Guida dedicato al ritorno dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti nelle loro città e nei loro paesi d’origine. Chi si occupò di loro, e che cosa significò tornare a casa dopo essere sopravvissuti all’esperienza più drammatica del Novecento? Si sviluppa a partire da questi interrrogativi il lavoro di Guida, dottore di ricerca all’Università degli Studi della Tuscia. Un lavoro ricco di spunti per addetti ai lavori e non solo, come hanno convenuto i relatori della presentazione organizzata alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’Associazione Nazionale Ex Deportati e in particolare di Grazia Di Veroli. A confronto con l’autrice il Testimone Piero Terracina, il direttore del Cdec Gadi Luzzatto Voghera, i docenti universitari Mario Toscano e Leonardo Rapone, l’onorevole Marco Miccoli. In sala anche i Testimoni Edith Bruck e Joseph Varon.
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pilpul
Ticketless - Akados Baruch
Diversamente da altre città-porto, oggetto di una vivace discussione negli ultimi tempi, Nizza è rimasta nell’ombra. Ha pesato la geografia prima che la storia. Simonetta Tombaccini, in un bel libro (Gli Ebrei di Nizza) in uscita nei prossimi giorni per i tipi del Centro Studi Piemontesi, scrive che l’ostacolo delle montagne ha fatto sì che Nizza non potesse svolgere con Torino un asse di commerci e di scambi paragonabile a quello che ha legato Trieste con Vienna. È pur vero che, al pari di  Trieste, la “nissardité”  si caratterizza per il “crogiuolo” di provenienze. Alla componente più antica, quella degli “Ebrei vecchi”, i Judéo-Niçards, sono subentrati gli arrivi del Comtado Venassino, i provenzali e gli “ebrei del Papa”, ricordati nelle sue memorie anche da Pierre Vidal-Naquet - un Vallabregue per ascendenza materna; più tardi apporteranno una nota di colore, ma anche una diversità di culture, gli ebrei sefarditi del Maghreb, come il leggendario e romanzesco Rav Belaiss, di cui Tombaccini racconta la vita avventurosa.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Lettera ad Anna
Cara Anna,
recenti, tristi episodi di cronaca, che hanno richiamato, ancora una volta, l'attenzione generale sul tuo nome e sulla tua persona,  mi inducono a formulare un paio di brevi considerazioni. Farlo nella forma di una lettera aperta, indirizzata a una persona che non può rispondere, in quanto non più in vita, può apparire improprio, soprattutto per il rischio di incrementare una cosa che spesso si accompagna al modo in cui vieni evocata e ricordata, ossia la retorica. Non sappiamo come tu saresti ora,  se fossi ancora vivente (forse un'allegra signora di 88 anni, madre e nonna felice?), ma sappiamo che, a 13, 14, 15 anni, non amavi la retorica, e sono perciò certo che non l'ameresti neanche ora.
È sbagliato rivolgersi a una persona che non c'è più, e non può rispondere?


Francesco Lucrezi, storico
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Una Sarabanda di J.S. Bach
Quando fu deportata a Theresienstadt nel 1941 con i suoi familiari e la maggior parte degli ebrei del Protettorato, Zuzana Růžičková aveva soltanto 14 anni (nacque a Plzeň il 14 gennaio 1927); a Theresienstadt Zuzana strinse amicizia con Alfred [Fredy] Hirsch, un didatta ebreo ceco che sostenne e accudì numerosi ragazzi ebrei sino all’ultimo trasferimento ad Auschwitz–Birkenau.
Nel Campo Zuzana studiò solfeggio e armonia sotto la guida del grande pianista e compositore Gideon Klein; nessuno le riferì cosa stesse accadendo agli ebrei d’Europa ad Auschwitz–Birkenau, le dissero semplicemente che erano stati assegnati a Campi di lavoro aperti in Polonia.


Francesco Lotoro
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