
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Non sono un sostenitore del movimento conservative né di quello riformato.
Non ne condivido i principi storici e sociali ed halachici di genesi,
né tantomeno le derive politiche o un certo snobismo intellettuale.
Questo però non mi pone contro quei movimenti e sono inorridito da quanto accaduto ieri in Israele a Haifa.
Rav Dov Chaiun, rabbino della comunità conservative “Moriah” di Haifa,
ieri mattina è stato svegliato dalla polizia che ha bussato alla sua
porta e che lo ha “invitato” in commissariato per essere interrogato,
come un delinquente qualunque, per aver celebrato matrimoni al di fuori
del sistema controllato dalla Rabbanut centrale.
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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Le
affermazioni dell'inventore e proprietario di Facebook Mark Zuckerberg
a proposito dei post negazionisti e della presunta libertà di
espressione da salvaguardare sono di quelle che lasciano il segno. Un
trentenne che aveva già dimostrato nelle audizioni alla camera dei
rappresentanti a Washington e poi al parlamento europeo di non essere
in grado di capire nel profondo che tipo di dinamiche potenzialmente
devastanti è in grado di scatenare la sua creazione, entra ora in
maniera maldestra e goffa in un terreno come quello della negazione
della Shoah, dimostrando scarsa conoscenza del tema e ancor più scarsa
sensibilità umana.
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Israele, la nuova legge
Il Paese si interroga
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La
legge fondamentale “Israele Stato – nazione del popolo ebraico”
approvata ieri alla Knesset dalla maggioranza del governo guidato dal
Premier Benjamin Netanyahu è al centro di una discussione sia
all’interno di Israele sia a livello internazionale. La legge,
approvata con il voto favorevole di 62 parlamentari su 120 totali,
stabilisce che Israele è la “patria storica del popolo ebraico” e solo
gli ebrei “hanno il diritto di esercitare l’autodeterminazione
nazionale”. Inoltre ridefinisce la lingua araba, passata da lingua
ufficiale a lingua con uno status speciale. Il presidente israeliano
Reuven Rivlin aveva criticato la norma – in particolare una clausola
poi cancellata – perché temeva fosse interpretata in modo
discriminatorio dall’opinione internazionale. E i quotidiani italiani
seguono proprio questa interpretazione: Repubblica titola Israele è uno
Stato solo ebraico, “Ma la legge è da apartheid”, utilizzando i
virgolettati dei membri arabi della Knesset che hanno duramente
attaccato la nuova legge. “Questo è il nostro Stato, lo Stato ebraico.
Negli ultimi anni qualcuno ha tentato di metterlo in dubbio. Oggi lo
abbiamo reso legge: questa è la nostra nazione, lingua, bandiera. È un
momento decisivo”, ha dichiarato Netanyahu. Tra coloro che in Israele
non condividono questa norma, c’è anche Benny Begin, storica figura
della destra sionista, che ha scelto di astenersi ieri alla Knesset
dopo aver criticato nelle settimane precedenti il progetto di legge
(Sole 24 Ore). Per il giornalista Wlodek Goldkorn (Repubblica) la norma
rappresenta un chiaro passo falso nei rapporti con la minoranza araba
(che costituisce il 20 per cento della popolazione): “moltissimi arabi
israeliani preferiscono essere cittadini dello Stato ebraico e non di
un ipotetico Stato palestinese; e per questo con insistenza chiedono la
parità dei diritti. – scrive Goldkorn – Come risposta, hanno avuto uno
schiaffo da parte di un esecutivo di destra in mano ai
fondamentalisti”. Tesi condivisa dallo scrittore arabo israeliano Sayed
Kashua, da sempre critico delle politiche del governo Netanyahu,
intervistato da Repubblica. “Arabi israeliani e palestinesi – spiega
invece La Stampa – costituiscono circa la metà degli abitanti fra il
Mediterraneo e la riva del Giordano (Israele, Cisgiordania, Gaza) e uno
dei timori degli israeliani è di ritrovarsi un giorno in minoranza, il
che spiega la volontà di ribadire il carattere ebraico dello Stato”.
“Torino sia città di dialogo e non di anatemi contro Israele”. La
presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni
e il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, hanno
incontrato ieri il sindaco di Torino Chiara Appendino e l’assessore ai
Diritti Marco Giusta. Al centro dell’incontro la recente mozione sul
conflitto israelo-palestinese approvata dal Consiglio comunale di
Torino. “Guardiamo avanti. Quella mozione è buona solo per chi
strumentalizza ma abbiamo riflettuto su quanto di positivo può fare il
Comune con iniziative che, invece di condannare, mettano insieme le due
parti”, la posizione della presidente UCEI e del presidente della
Comunità torinese, riportate da La Stampa Torino. “Ritengo sia doveroso
da parte nostra, mia e del Consiglio comunale di Torino – ha
sottolineato Appendino – ascoltare le ragioni di tutti per poter
portare un contributo utile alla costruzione di ponti di dialogo e
all’abbattimento dei muri di odio e intolleranza. E in questa
direzione, sono convinta, deve andare ogni nostro sforzo”.
Zuckerberg e la scelta di non fermare i negazionisti. Il fondatore di
Facebook Mark Zuckerberg afferma che negare la Shoah è “profondamente
offensivo” ma questo tipo di contenuti non va vietato sul suo social
network perché “ci sono cose diverse che persone diverse capiscono in
maniera sbagliata”. Immediate le reazioni che hanno obbligato l’ad del
social network a chiarire: “Non volevo difendere le persone che negano
la Shoah”. “Il problema più generale – scrive La Stampa – è che
Zuckerberg non riesce ad accettare la responsabilità di Facebook per le
opinioni a cui offre una piattaforma, come dovrebbe fare ad esempio un
giornale”.
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Un ebreo che sparla troppo |
I
capi dissero al re: «Sia ucciso quest’uomo, perché egli scoraggia i
guerrieri rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo
rivolgendo loro tali discorsi, poiché quest’uomo non cerca il bene del
popolo, ma il male». Il re Sedecia rispose: «Ecco, egli è nelle vostre
mani, poiché il re non può nulla contro di voi». Essi presero Geremia e
lo gettarono nella cisterna di Malkijà, figlio del re, che si trovava
nel cortile della prigione. Vi calarono Geremia con delle corde. Nella
cisterna non c'era acqua ma fango; Geremia affondò quindi nel
fango.
Anna Segre, insegnante
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Lezioni di civiltà |
La
finale per la Coppa del Mondo 2018 più che una partita di calcio è
stata incorporata da molti nell'ormai onnipresente battaglia tra
“sovranisti” e “globalisti” – quest'ultima categoria per lo più
concepita dai primi! -, tanto che qualche politico nostrano si è
precipitato a Mosca per seguirla dal vivo. La Francia multietnica,
europeista e "meticcia" contro una Croazia pura e bianca protettrice
delle proprie frontiere.
Francesco Moises Bassano
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Lettori perplessi |
Il
prossimo Shabbat, lo Shabbat che precede a Tisha Be Av (Shabbat Hazon),
leggeremo la parasha di Dvarim, ossia la prima parasha del Sefer Dvarim
(Mishneh Torah o Deuteronomio in italiano). In occasione di questo
Shabbat, desidero consigliare ai lettori di Pagine Ebraiche un libro
del mio Maestro, Micha Goodman, tradotto recentemente da Giuntina:
L'ultimo discorso di Mosè e condividere una riflessione in
riguardo.
Michael Sierra
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