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20 Luglio 2018 - 8 Av 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
Non sono un sostenitore del movimento conservative né di quello riformato.
Non ne condivido i principi storici e sociali ed halachici di genesi, né tantomeno le derive politiche o un certo snobismo intellettuale.
Questo però non mi pone contro quei movimenti e sono inorridito da quanto accaduto ieri in Israele a Haifa.
Rav Dov Chaiun, rabbino della comunità conservative “Moriah” di Haifa, ieri mattina è stato svegliato dalla polizia che ha bussato alla sua porta e che lo ha “invitato” in commissariato per essere interrogato, come un delinquente qualunque, per aver celebrato matrimoni al di fuori del sistema controllato dalla Rabbanut centrale.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
direttore
Fondazione CDEC
Le affermazioni dell'inventore e proprietario di Facebook Mark Zuckerberg a proposito dei post negazionisti e della presunta libertà di espressione da salvaguardare sono di quelle che lasciano il segno. Un trentenne che aveva già dimostrato nelle audizioni alla camera dei rappresentanti a Washington e poi al parlamento europeo di non essere in grado di capire nel profondo che tipo di dinamiche potenzialmente devastanti è in grado di scatenare la sua creazione, entra ora in maniera maldestra e goffa in un terreno come quello della negazione della Shoah, dimostrando scarsa conoscenza del tema e ancor più scarsa sensibilità umana.
 
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Israele, la nuova legge
Il Paese si interroga
La legge fondamentale “Israele Stato – nazione del popolo ebraico” approvata ieri alla Knesset dalla maggioranza del governo guidato dal Premier Benjamin Netanyahu è al centro di una discussione sia all’interno di Israele sia a livello internazionale. La legge, approvata con il voto favorevole di 62 parlamentari su 120 totali, stabilisce che Israele è la “patria storica del popolo ebraico” e solo gli ebrei “hanno il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale”. Inoltre ridefinisce la lingua araba, passata da lingua ufficiale a lingua con uno status speciale. Il presidente israeliano Reuven Rivlin aveva criticato la norma – in particolare una clausola poi cancellata – perché temeva fosse interpretata in modo discriminatorio dall’opinione internazionale. E i quotidiani italiani seguono proprio questa interpretazione: Repubblica titola Israele è uno Stato solo ebraico, “Ma la legge è da apartheid”, utilizzando i virgolettati dei membri arabi della Knesset che hanno duramente attaccato la nuova legge. “Questo è il nostro Stato, lo Stato ebraico. Negli ultimi anni qualcuno ha tentato di metterlo in dubbio. Oggi lo abbiamo reso legge: questa è la nostra nazione, lingua, bandiera. È un momento decisivo”, ha dichiarato Netanyahu. Tra coloro che in Israele non condividono questa norma, c’è anche Benny Begin, storica figura della destra sionista, che ha scelto di astenersi ieri alla Knesset dopo aver criticato nelle settimane precedenti il progetto di legge (Sole 24 Ore). Per il giornalista Wlodek Goldkorn (Repubblica) la norma rappresenta un chiaro passo falso nei rapporti con la minoranza araba (che costituisce il 20 per cento della popolazione): “moltissimi arabi israeliani preferiscono essere cittadini dello Stato ebraico e non di un ipotetico Stato palestinese; e per questo con insistenza chiedono la parità dei diritti. – scrive Goldkorn – Come risposta, hanno avuto uno schiaffo da parte di un esecutivo di destra in mano ai fondamentalisti”. Tesi condivisa dallo scrittore arabo israeliano Sayed Kashua, da sempre critico delle politiche del governo Netanyahu, intervistato da Repubblica. “Arabi israeliani e palestinesi – spiega invece La Stampa – costituiscono circa la metà degli abitanti fra il Mediterraneo e la riva del Giordano (Israele, Cisgiordania, Gaza) e uno dei timori degli israeliani è di ritrovarsi un giorno in minoranza, il che spiega la volontà di ribadire il carattere ebraico dello Stato”.

“Torino sia città di dialogo e non di anatemi contro Israele”. La presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni e il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, hanno incontrato ieri il sindaco di Torino Chiara Appendino e l’assessore ai Diritti Marco Giusta. Al centro dell’incontro la recente mozione sul conflitto israelo-palestinese approvata dal Consiglio comunale di Torino. “Guardiamo avanti. Quella mozione è buona solo per chi strumentalizza ma abbiamo riflettuto su quanto di positivo può fare il Comune con iniziative che, invece di condannare, mettano insieme le due parti”, la posizione della presidente UCEI e del presidente della Comunità torinese, riportate da La Stampa Torino. “Ritengo sia doveroso da parte nostra, mia e del Consiglio comunale di Torino – ha sottolineato Appendino – ascoltare le ragioni di tutti per poter portare un contributo utile alla costruzione di ponti di dialogo e all’abbattimento dei muri di odio e intolleranza. E in questa direzione, sono convinta, deve andare ogni nostro sforzo”.

Zuckerberg e la scelta di non fermare i negazionisti. Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg afferma che negare la Shoah è “profondamente offensivo” ma questo tipo di contenuti non va vietato sul suo social network perché “ci sono cose diverse che persone diverse capiscono in maniera sbagliata”. Immediate le reazioni che hanno obbligato l’ad del social network a chiarire: “Non volevo difendere le persone che negano la Shoah”. “Il problema più generale – scrive La Stampa – è che Zuckerberg non riesce ad accettare la responsabilità di Facebook per le opinioni a cui offre una piattaforma, come dovrebbe fare ad esempio un giornale”.
 
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  davar
le parole del ministro della difesa israeliano
"Hamas metta fine alle violenze,
o ci sarà una nuova guerra"

Se il lancio di aquiloni incendiari, palloncini e le altre violenze al confine non si fermeranno, Israele è pronto ad avviare un conflitto. È il duro avvertimento indirizzato al movimento terroristico di Hamas dal ministro della Difesa Avigdor Lieberman. In visita nel sud del Paese, Lieberman ha dichiarato ai media: “stiamo cercando di essere attenti e responsabili, ma i capi di Hamas ci stanno conducendo con la forza verso una situazione senza via d'uscita, verso una situazione in cui avremo bisogno di condurre una grande e dolorosa operazione militare”, ha affermato il ministro. "Penso che gli unici responsabili siano i capi di Hamas, ma purtroppo tutti i residenti di Gaza saranno costretti a pagarne il prezzo”, ha aggiunto. Il governo israeliano ha più volte ribadito che non ci sarà nessuna tregua con Hamas fino a che non cesseranno le violenze sul confine con la Striscia di Gaza. Violenze che la scorsa settimana hanno raggiunto l'apice quando oltre 200 missili sono stati lanciati da Hamas e Jihad Islamica contro la popolazione israeliana in poche ore.
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redazione aperta - la mostra fotografica
“Bora e molo, anima di Trieste”
Da quel luogo a Trieste si sono affacciati un po’ tutti con il loro carico di speranze, sogni, inquietudini. Il Molo Audace (già Molo San Carlo) è uno dei luoghi simbolo della città giuliana. Come la bora, il vento che da Est la raggiunge con particolare intensità e a cui si sono ispirati grandi intellettuali e poeti per le loro opere. “Conosco la bora, chiara e scura, la detesto quando scende fuori misura con cielo sereno. Amo l’altra che ha una buia violenza cattiva” scrive tra gli altri Umberto Saba. Oppure, in altri versi dedicati al molo: “Per me al mondo non v’ha un più caro e fido luogo di questo. Dove mai più solo mi sento e in buona compagnia che al molo San Carlo, e più mi piace l’onda e il lido?”.
Il fotografo Giovanni Montenero ha unito questi due pezzi di identità triestina nella mostra “AUDACE – Bora / Burja – Finis Jugoslaviae“ ospitata dal Comune di Muggia e visitabile fino al prossimo 5 agosto. Una selezione di 30 anni di fotografie realizzate dallo stesso punto del molo, atto d’amore e al tempo stesso preziosa documentazione sociale e antropologica su cui Montenero si è confrontato con la redazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane nel corso dei lavori di Redazione Aperta. L’occasione inoltre per affrontare un tema complesso come quello della disgregazione della Jugoslavia attraverso le vicende dell’indipendenza slovena testimoniate da Montenero in alcune foto che integrano la mostra.

(foto di Giovanni Montenero)
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l'incontro con il sindaco di torino 
"Per il bene del Medio Oriente, costruiamo dialogo non anatemi"
La presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni e il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, hanno incontrato il sindaco di Torino Chiara Appendino e l’assessore ai Diritti Marco Giusta. Al centro dell'incontro, improntata su toni cordiali e di reciproca comprensione, la recente mozione sul conflitto israelo-palestinese approvata dal Consiglio comunale di Torino. La presidente dell'UCEI Di Segni ha messo in rilievo come “problemi così complessi hanno bisogno di una reattività responsabile e matura, e non di anatemi superficiali che tendono a dimostrare una certa attitudine velleitaria e che non incidono sulla realtà. Il Comune di Torino – continua Di Segni – ha un grande patrimonio culturale e di idee che può essere messo al servizio per creare spazi di dialogo e di confronto realmente utili alla costruzione di un percorso di collaborazione e comprensione in Medio Oriente”.
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qui bologna
9 Av, le parole dei Maestri
Si è tenuto nelle scorse ore a Bologna il terzo incontro sul tema "ben ha metzarim" organizzato dalle Comunità ebraiche di Bologna e Firenze e dalla sezione di Siena. Durante l'incontro i rabbini Crescenzo Piattelli (Siena), Amedeo Spagnoletto (Firenze) e chi scrive hanno offerto una carrellata di regole, usi, costumi e tradizioni sulle tre settimane che vanno dal digiuno del 17 di Tamuz a quello del 9 di Av.
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pilpul
Un ebreo che sparla troppo
I capi dissero al re: «Sia ucciso quest’uomo, perché egli scoraggia i guerrieri rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo rivolgendo loro tali discorsi, poiché quest’uomo non cerca il bene del popolo, ma il male». Il re Sedecia rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani, poiché il re non può nulla contro di voi». Essi presero Geremia e lo gettarono nella cisterna di Malkijà, figlio del re, che si trovava nel cortile della prigione. Vi calarono Geremia con delle corde. Nella cisterna non c'era acqua ma fango; Geremia affondò quindi nel fango. 

Anna Segre, insegnante
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Lezioni di civiltà
La finale per la Coppa del Mondo 2018 più che una partita di calcio è stata incorporata da molti nell'ormai onnipresente battaglia tra “sovranisti” e “globalisti” – quest'ultima categoria per lo più concepita dai primi! -, tanto che qualche politico nostrano si è precipitato a Mosca per seguirla dal vivo. La Francia multietnica, europeista e "meticcia" contro una Croazia pura e bianca protettrice delle proprie frontiere. 

Francesco Moises Bassano
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Lettori perplessi
Il prossimo Shabbat, lo Shabbat che precede a Tisha Be Av (Shabbat Hazon), leggeremo la parasha di Dvarim, ossia la prima parasha del Sefer Dvarim (Mishneh Torah o Deuteronomio in italiano). In occasione di questo Shabbat, desidero consigliare ai lettori di Pagine Ebraiche un libro del mio Maestro, Micha Goodman, tradotto recentemente da Giuntina: L'ultimo discorso di Mosè e condividere una riflessione in riguardo. 

Michael Sierra
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