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 7 Agosto 2018 - 26 Av 5778
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Jonathan Sacks, rabbino
Ascoltare è il più grande regalo che possiamo fare a un altro essere umano.
 
Dario
Calimani,
Università di Venezia
Quando sette anni fa iniziai questa mia collaborazione con Moked / Pagine Ebraiche 24, pensavo che avrei scritto ogni settimana qualche noterella di letteratura. Forse anche qualche incursione fugace nei percorsi del pensiero ebraico. E poi, dopo qualche mese, avrei smesso di collaborare per mancanza di idee. Non si può sempre far le pulci all'antisemitismo di Eliot, o alle ambiguità del Mercante di Venezia, o all'ebraismo mancato di Pinter. Certamente il mio silenzio avrebbe riscosso il favore di più di qualcuno. Ma a sopperire alle carenze dell'immaginazione è venuta da un bel pezzo la politica e il quotidiano. Così, al critico letterario si è venuta a sostituire giorno dopo giorno la voce del notista politico, cosa che non sono davvero. Sulla attività di ricerca del critico ha prevalso l'ansia del cittadino che reagisce alla politica del suo tempo. Non credo di averci guadagnato nel cambio. Non ne ha di certo guadagnato il mio fegat.
 
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Iran, una minaccia reale
Da questa notte l’Iran non può più acquistare dollari, oro e altri metalli preziosi. Sarà inoltre vietato sottoscrivere titoli del debito sovrano iraniano. Si tratta delle prime sanzioni reintegrate dall’amministrazione Trump contro il regime iraniano: “gli Stati Uniti sono pienamente impegnati nell’applicazione di tutte le sanzioni e lavoreranno con le nazioni che conducono business con l’Iran per assicurarne il rispetto”, ha avvertito Trump, annunciando i provvedimenti, che erano stati sospesi con l’accordo siglato nel 2015 da Obama con Teheran e dal quale l’attuale presidente Usa ha deciso di uscire nel maggio scorso. “Applicare la massima pressione, incluse minacce catastrofiche, per ottenere il massimo risultato possibile al tavolo del negoziato. Questa sta emergendo come la ‘dottrina Trump’ in politica estera, impiegata finora con Corea del Nord, Cina, Russia, Unione europea, e adesso Iran, attraverso la reimposizione delle sanzioni”, scrive La Stampa. Una politica non condivisa dai vertici europei, sottolinea invece il Sole 24 Ore: “un comunicato congiunto del responsabile di politica estera della Ue Federica Mogherini e dei ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna ha definito l’attuale intesa con l’Iran, il Jcpoa, ‘cruciale’ per la sicurezza mondiale, esprimendo ‘profondo rammarico’ per il ritorno delle sanzioni”.

Sanzioni all’Iran, cosa dice l’Italia. “La nostra posizione politica è quella europea e non cambia. Ci rammarichiamo del ritiro del presidente Trump dal Jcpoa, ma continueremo ad attuare l’accordo con tutti i suoi effetti economici e politici. Di sicuro non reintrodurremo le sanzioni. Poi certo, potrebbero esserci dei problemi per le aziende che hanno investito in Iran, le cosiddette sanzioni secondarie rivolte a chi non rispetta quelle americane, ma lo sapevamo. E nel frattempo sono state prese delle precauzioni in sede europea. Siamo all’inizio, lo “show down” sarà in autunno, vediamo che succede”, così una fonte della Farnesina spiega a La Stampa la posizione italiana sulla reintroduzione delle sanzioni da parte dell’amministrazione Trump.

Leggi razziste, le scuse dell’Università italiana. Il 20 settembre nel cortile della Sapienza di Pisa l’Università italiana, rappresentata dalla Conferenza dei rettori, chiederà scusa ai docenti e studenti ebrei cacciati nel 1938 dalle accademie a seguito delle infami Leggi razziste. “Mi chiedo solo per quale ragione queste scuse non siano state fatte negli ultimi 8o anni”, sottolinea al Corriere Fiorentino il professor Michele Emdin, docente alla Scuola Superiore Sant’Anna e dirigente di cardiologia al Cnr di Pisa. “Oggi credo che la memoria si rafforzi con questo atto di contrizione, se chiediamo scusa – spiega invece il rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei al quotidiano fiorentino, che tra gli approfondimenti ospita anche un’intervista Lionella Viterbo, memoria storica della Comunità ebraica della città – Queste manifestazioni hanno un senso se le spogliamo della celebrazione tutta proiettata sul passato, altrimenti diventano una sorta di scavo archeologico che risuscita epoche e civiltà sepolte”.
 
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  davar
israele - netanyahu e i provvedimenti di trump
"L'Europa segua gli Stati Uniti,
sanzioni i crimini dell'Iran"

Un passo importante per “Israele, per gli Stati Uniti, per la regione e per il mondo intero”. La valutazione del governo israeliano sulla scelta del presidente Usa Donald Trump di reintrodurre le sanzioni a carico dell'Iran è stata come era comprensibile molto positiva: il Primo ministro Benjamin Netanyahu è stato infatti tra i più strenui oppositori dell'accordo siglato dal predecessore di Trump, Barack Obama, con Teheran e aveva chiesto a gran voce la reintroduzione delle sanzioni a carico del regime iraniano sospese proprio da quell'accordo. La scelta di Trump, secondo Netanyahu, “rappresenta la determinazione a frenare l'aggressione regionale dell'Iran e i suoi piani per ottenere di armi nucleari”. La posizione dell'Europa, che figura tra i firmatari dell'accordo, è invece diversa: dopo la reintroduzione delle sanzioni, l'Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini ha infatti diffuso un comunicato congiunto con i ministri degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, tedesco, Heiko Maas, e britannico, Jeremy Hunt, in cui si afferma la determinazione “a proteggere gli operatori economici europei nei loro affari legittimi con l’Iran”.
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intervista al rettore dell'università ebraica
“Da Gerusalemme, porte aperte
agli studenti di tutto il mondo”

Tanta Israele e qualche pensiero all’Italia. L’incontro con Barak Medina, dal 2017 rettore dell’Università Ebraica di Gerusalemme, comincia con la rivelazione del suo legame con la Penisola (“La mia famiglia è originaria di Livorno. Arrivarono dopo l’espulsione dalla Spagna e vissero lì per 300 anni. Poi all’inizio del XX secolo si spostarono in Egitto: mio padre nacque al Cairo e si trasferì in Israele nel 1950”). Medina, 52 anni, laurea a Tel Aviv, master ad Harvard, dottorato a Gerusalemme, già professore di diritto costituzionale, mi riceve nel suo ufficio al primo piano del “forum”, edificio cuore del campus sul Monte Scopus. Mezz’ora di colloquio per discutere presente e futuro dell’Università, i suoi obiettivi nell’incarico, l’impegno per la società e la democrazia israeliana.

Professor Medina, lei è diventato rettore dell’Università meno di un anno fa. Cosa ha significato passare dal lavorare nel suo ambito accademico, la Facoltà di Legge, all’amministrare l’intera istituzione?
È una grande sfida, ben oltre ciò che immaginavo. L’università è enorme, abbiamo quattro poli, dieci facoltà e una delle sue caratteristiche è che ciascun dipartimento ha la sua propria specifica cultura e grande autonomia. Normalmente la qualità di un ateneo si valuta in base ai suoi risultati nella ricerca e da questo punto di vista siamo leader in moltissimi ambiti, ma quando sono diventato rettore mi è stato immediatamente chiaro come fosse necessario investire nel rapporto con gli studenti. Da una parte siamo una università che segue il modello americano, dall’altra talvolta trattiamo i ragazzi come quelle europee, classi affollate, professori che non conoscono davvero gli studenti, né se ne interessano. Pur essendo la migliore università israeliana a volte facciamo fatica ad attrarre i migliori perché molti non vogliono trasferirsi a Gerusalemme e c’è la nomea che studiare da noi sia più difficile. Così stiamo spingendo per cambiare. Per esempio abbiamo lanciato un programma di mentoring che sta riscuotendo grande successo: a ogni matricola viene assegnato un mentore tra i docenti, che deve incontrarla, spiegare di cosa si occupa in termini di ricerca, capire i suoi interessi… Come università pubblica poi attiriamo iscritti di background socio-economico diverso; in Israele solitamente gli studenti lavorano durante l’università, ma spesso da noi gli studi non lo permettono. Ci impegnano molto per garantire un numero sufficiente di borse di studio e la raccolta fondi a questo scopo è senz’altro una priorità. L’ultima grande sfida risiede nel fatto che l’università si trovava in profonda crisi economica, con i conti in rosso da dieci anni, le infrastrutture di ricerca deteriorate e senza un numero sufficiente di professori. L’anno scorso abbiamo finalmente firmato un accordo con il governo per garantire maggiori fondi e ora siamo davvero nel mezzo di una rivoluzione, abbiamo appena assunto 50 nuovi docenti, stiamo tornando a essere quella che eravamo. Siamo anche in una fase di forte internazionalizzazione, almeno il 10% dei nostri professori non sono israeliani e sono arrivati qui attratti dall’eccellenza accademica.

Rossella Tercatin, Pagine Ebraiche Agosto 2018
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la giusta tra le nazioni
Vittoria Valacchi (1915-2018)
Una donna di grande coraggio, un esempio per le nuove generazioni. Così viene ricordata in queste ore la fiorentina Vittoria Valacchi, riconosciuta Giusta tra le Nazioni nel 2013 e scomparsa nelle scorse ore all'età di 102 anni (ne avrebbe compiuti 103 il prossimo 8 settembre). Il riconoscimento più alto dello Stato d'Israele le fu conferito per aver contribuito a salvare durante la guerra la famiglia Salmon (i coniugi Elio e Clara, assieme ai figli Paolo, Silvia e Anna) dalla persecuzione nazifascista. Ritirò di persona l'onorificenza – riconosciuta anche alla zia Elena Cecchini – durante una cerimonia carica di significato alla sinagoga di Firenze. “Era una donna di grande lucidità: fino ai suoi ultimi giorni mantenne quella splendida dignità che la caratterizzava – racconta Sara Cividalli, Consigliere dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e nel 2013 presidente della Comunità ebraica di Firenze – Anche durante la cerimonia di conferimento dell'onorificenza, ricordo quanto mi colpì la sua signorilità”.
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al via le iscrizione al diploma ucei
Studi ebraici, un nuovo percorso
Dall'esegesi biblica alla lingua ebraica, dalla storia del sionismo alla musica e letteratura contemporanea. È ampia l'offerta didattica proposta dal Diploma universitario triennale in Studi ebraici, che ha aperto le iscrizioni per il nuovo anno accademico. Il diploma, diretto da rav Riccardo Di Segni e coordinato da Myriam Silvera, si propone di fornire una qualificata formazione di base, metodologica e contenutistica, negli studi filologici, letterari, storici e filosofici, della cultura e della tradizione ebraiche.
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pilpul

Germania, nel bene e nel male
La lettura dei giornali è un rituale che in vacanza va celebrato lentamente. Si scoprono piccole notizie nascoste, si leggono lunghe inchieste da paesi esotici. Negli ultimi tre giorni, mi colpiscono due articoli dalla Germania, nel bene o nel male cuore d'Europa: prima, una lunga inchiesta sui "centri di ancoraggio", strutture progettate dal governo bavarese ma in qualche modo approvate dal governo federale. Vi si tengono i richiedenti asilo in attesa di rimpatrio, per tempi indefiniti e senza alcuna attività: devono essere espulsi, perché mai tenerli occupati? Si trovano in zone industriali abbandonate, lontane dai centri urbani, perché reti metalliche e fili spinati, con tanto di sicurezza privata, a pochi chilometri dalle più ricche città tedesche, beh è comunque una scena che in Germania fa ancora qualche effetto. Con esseri umani che rimangono magari bloccati per anni.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
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Ignoranza
Sandra Petrignani ha dato alle stampe La Corsara – Ritratto di Natalia Ginzburg, edito da Neri Pozza Editore, 2018, un‘opera che è entrata nella classifica dei libri più venduti, e nella quale affronta anche sia il caso di Primo Levi. sia il versante identitario della scrittrice. Trattandosi di una biografia, peraltro ponderosa, non sarebbe potuto essere altrimenti, a meno che si fosse trattato di una sede diversa – questo è successo – dove quei due aspetti fondamentali sono stati disinvoltamente ignorati, per ragioni che meriterebbero, a loro volta, un saggio.

Emanuele Calò
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