Jonathan Sacks, rabbino
|
Ascoltare è il più grande regalo che possiamo fare a un altro essere umano.
|
|
Dario
Calimani,
Università di Venezia
|
Quando
sette anni fa iniziai questa mia collaborazione con Moked / Pagine
Ebraiche 24, pensavo che avrei scritto ogni settimana qualche noterella
di letteratura. Forse anche qualche incursione fugace nei percorsi del
pensiero ebraico. E poi, dopo qualche mese, avrei smesso di collaborare
per mancanza di idee. Non si può sempre far le pulci all'antisemitismo
di Eliot, o alle ambiguità del Mercante di Venezia, o all'ebraismo
mancato di Pinter. Certamente il mio silenzio avrebbe riscosso il
favore di più di qualcuno. Ma a sopperire alle carenze
dell'immaginazione è venuta da un bel pezzo la politica e il
quotidiano. Così, al critico letterario si è venuta a sostituire giorno
dopo giorno la voce del notista politico, cosa che non sono davvero.
Sulla attività di ricerca del critico ha prevalso l'ansia del cittadino
che reagisce alla politica del suo tempo. Non credo di averci
guadagnato nel cambio. Non ne ha di certo guadagnato il mio fegat.
|
|
Leggi
|
 |
Iran, una minaccia reale
|
Da
questa notte l’Iran non può più acquistare dollari, oro e altri metalli
preziosi. Sarà inoltre vietato sottoscrivere titoli del debito sovrano
iraniano. Si tratta delle prime sanzioni reintegrate
dall’amministrazione Trump contro il regime iraniano: “gli Stati Uniti
sono pienamente impegnati nell’applicazione di tutte le sanzioni e
lavoreranno con le nazioni che conducono business con l’Iran per
assicurarne il rispetto”, ha avvertito Trump, annunciando i
provvedimenti, che erano stati sospesi con l’accordo siglato nel 2015
da Obama con Teheran e dal quale l’attuale presidente Usa ha deciso di
uscire nel maggio scorso. “Applicare la massima pressione, incluse
minacce catastrofiche, per ottenere il massimo risultato possibile al
tavolo del negoziato. Questa sta emergendo come la ‘dottrina Trump’ in
politica estera, impiegata finora con Corea del Nord, Cina, Russia,
Unione europea, e adesso Iran, attraverso la reimposizione delle
sanzioni”, scrive La Stampa. Una politica non condivisa dai vertici
europei, sottolinea invece il Sole 24 Ore: “un comunicato congiunto del
responsabile di politica estera della Ue Federica Mogherini e dei
ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna ha definito
l’attuale intesa con l’Iran, il Jcpoa, ‘cruciale’ per la sicurezza
mondiale, esprimendo ‘profondo rammarico’ per il ritorno delle
sanzioni”.
Sanzioni all’Iran, cosa dice l’Italia. “La nostra posizione politica è
quella europea e non cambia. Ci rammarichiamo del ritiro del presidente
Trump dal Jcpoa, ma continueremo ad attuare l’accordo con tutti i suoi
effetti economici e politici. Di sicuro non reintrodurremo le sanzioni.
Poi certo, potrebbero esserci dei problemi per le aziende che hanno
investito in Iran, le cosiddette sanzioni secondarie rivolte a chi non
rispetta quelle americane, ma lo sapevamo. E nel frattempo sono state
prese delle precauzioni in sede europea. Siamo all’inizio, lo “show
down” sarà in autunno, vediamo che succede”, così una fonte della
Farnesina spiega a La Stampa la posizione italiana sulla reintroduzione
delle sanzioni da parte dell’amministrazione Trump.
Leggi razziste, le scuse dell’Università italiana. Il 20 settembre nel
cortile della Sapienza di Pisa l’Università italiana, rappresentata
dalla Conferenza dei rettori, chiederà scusa ai docenti e studenti
ebrei cacciati nel 1938 dalle accademie a seguito delle infami Leggi
razziste. “Mi chiedo solo per quale ragione queste scuse non siano
state fatte negli ultimi 8o anni”, sottolinea al Corriere Fiorentino il
professor Michele Emdin, docente alla Scuola Superiore Sant’Anna e
dirigente di cardiologia al Cnr di Pisa. “Oggi credo che la memoria si
rafforzi con questo atto di contrizione, se chiediamo scusa – spiega
invece il rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei al quotidiano
fiorentino, che tra gli approfondimenti ospita anche un’intervista
Lionella Viterbo, memoria storica della Comunità ebraica della città –
Queste manifestazioni hanno un senso se le spogliamo della celebrazione
tutta proiettata sul passato, altrimenti diventano una sorta di scavo
archeologico che risuscita epoche e civiltà sepolte”.
|
|
Leggi
|
|
|
israele - netanyahu e i provvedimenti di trump
"L'Europa segua gli Stati Uniti,
sanzioni i crimini dell'Iran"
Un
passo importante per “Israele, per gli Stati Uniti, per la regione e
per il mondo intero”. La valutazione del governo israeliano sulla
scelta del presidente Usa Donald Trump di reintrodurre le sanzioni a
carico dell'Iran è stata come era comprensibile molto positiva: il
Primo ministro Benjamin Netanyahu è stato infatti tra i più strenui
oppositori dell'accordo siglato dal predecessore di Trump, Barack
Obama, con Teheran e aveva chiesto a gran voce la reintroduzione delle
sanzioni a carico del regime iraniano sospese proprio da quell'accordo.
La scelta di Trump, secondo Netanyahu, “rappresenta la determinazione a
frenare l'aggressione regionale dell'Iran e i suoi piani per ottenere
di armi nucleari”. La posizione dell'Europa, che figura tra i firmatari
dell'accordo, è invece diversa: dopo la reintroduzione delle sanzioni,
l'Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la
politica di sicurezza Federica Mogherini ha infatti diffuso un
comunicato congiunto con i ministri degli Esteri francese, Jean-Yves Le
Drian, tedesco, Heiko Maas, e britannico, Jeremy Hunt, in cui si
afferma la determinazione “a proteggere gli operatori economici europei
nei loro affari legittimi con l’Iran”. Leggi
|
intervista al rettore dell'università ebraica
“Da Gerusalemme, porte aperte
agli studenti di tutto il mondo”
Tanta
Israele e qualche pensiero all’Italia. L’incontro con Barak Medina, dal
2017 rettore dell’Università Ebraica di Gerusalemme, comincia con la
rivelazione del suo legame con la Penisola (“La mia famiglia è
originaria di Livorno. Arrivarono dopo l’espulsione dalla Spagna e
vissero lì per 300 anni. Poi all’inizio del XX secolo si spostarono in
Egitto: mio padre nacque al Cairo e si trasferì in Israele nel 1950”).
Medina, 52 anni, laurea a Tel Aviv, master ad Harvard, dottorato a
Gerusalemme, già professore di diritto costituzionale, mi riceve nel
suo ufficio al primo piano del “forum”, edificio cuore del campus sul
Monte Scopus. Mezz’ora di colloquio per discutere presente e futuro
dell’Università, i suoi obiettivi nell’incarico, l’impegno per la
società e la democrazia israeliana.
Professor Medina, lei è
diventato rettore dell’Università meno di un anno fa. Cosa ha
significato passare dal lavorare nel suo ambito accademico, la Facoltà
di Legge, all’amministrare l’intera istituzione?
È una grande sfida, ben oltre ciò che immaginavo. L’università è
enorme, abbiamo quattro poli, dieci facoltà e una delle sue
caratteristiche è che ciascun dipartimento ha la sua propria specifica
cultura e grande autonomia. Normalmente la qualità di un ateneo si
valuta in base ai suoi risultati nella ricerca e da questo punto di
vista siamo leader in moltissimi ambiti, ma quando sono diventato
rettore mi è stato immediatamente chiaro come fosse necessario
investire nel rapporto con gli studenti. Da una parte siamo una
università che segue il modello americano, dall’altra talvolta
trattiamo i ragazzi come quelle europee, classi affollate, professori
che non conoscono davvero gli studenti, né se ne interessano. Pur
essendo la migliore università israeliana a volte facciamo fatica ad
attrarre i migliori perché molti non vogliono trasferirsi a
Gerusalemme e c’è la nomea che studiare da noi sia più difficile.
Così stiamo spingendo per cambiare. Per esempio abbiamo lanciato un
programma di mentoring che sta riscuotendo grande successo: a ogni
matricola viene assegnato un mentore tra i docenti, che deve
incontrarla, spiegare di cosa si occupa in termini di ricerca, capire i
suoi interessi… Come università pubblica poi attiriamo iscritti di
background socio-economico diverso; in Israele solitamente gli studenti
lavorano durante l’università, ma spesso da noi gli studi non lo
permettono. Ci impegnano molto per garantire un numero sufficiente di
borse di studio e la raccolta fondi a questo scopo è senz’altro una
priorità. L’ultima grande sfida risiede nel fatto che l’università si
trovava in profonda crisi economica, con i conti in rosso da dieci
anni, le infrastrutture di ricerca deteriorate e senza un numero
sufficiente di professori. L’anno scorso abbiamo finalmente firmato un
accordo con il governo per garantire maggiori fondi e ora siamo davvero
nel mezzo di una rivoluzione, abbiamo appena assunto 50 nuovi docenti,
stiamo tornando a essere quella che eravamo. Siamo anche in una fase di
forte internazionalizzazione, almeno il 10% dei nostri professori non
sono israeliani e sono arrivati qui attratti dall’eccellenza accademica.
Rossella Tercatin, Pagine Ebraiche Agosto 2018 Leggi
|
al via le iscrizione al diploma ucei
Studi ebraici, un nuovo percorso
Dall'esegesi
biblica alla lingua ebraica, dalla storia del sionismo alla musica e
letteratura contemporanea. È ampia l'offerta didattica proposta dal
Diploma universitario triennale in Studi ebraici, che ha aperto le
iscrizioni per il nuovo anno accademico. Il diploma, diretto da rav
Riccardo Di Segni e coordinato da Myriam Silvera, si propone di fornire
una qualificata formazione di base, metodologica e contenutistica,
negli studi filologici, letterari, storici e filosofici, della cultura
e della tradizione ebraiche. Leggi
|
Germania, nel bene e nel male |
La
lettura dei giornali è un rituale che in vacanza va celebrato
lentamente. Si scoprono piccole notizie nascoste, si leggono lunghe
inchieste da paesi esotici. Negli ultimi tre giorni, mi colpiscono due
articoli dalla Germania, nel bene o nel male cuore d'Europa: prima, una
lunga inchiesta sui "centri di ancoraggio", strutture progettate dal
governo bavarese ma in qualche modo approvate dal governo federale. Vi
si tengono i richiedenti asilo in attesa di rimpatrio, per tempi
indefiniti e senza alcuna attività: devono essere espulsi, perché mai
tenerli occupati? Si trovano in zone industriali abbandonate, lontane
dai centri urbani, perché reti metalliche e fili spinati, con tanto di
sicurezza privata, a pochi chilometri dalle più ricche città tedesche,
beh è comunque una scena che in Germania fa ancora qualche effetto. Con
esseri umani che rimangono magari bloccati per anni.
Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas
Leggi
|
Ignoranza |
Sandra Petrignani ha dato alle stampe La Corsara – Ritratto di Natalia Ginzburg,
edito da Neri Pozza Editore, 2018, un‘opera che è entrata nella
classifica dei libri più venduti, e nella quale affronta anche sia il
caso di Primo Levi. sia il versante identitario della scrittrice.
Trattandosi di una biografia, peraltro ponderosa, non sarebbe potuto
essere altrimenti, a meno che si fosse trattato di una sede diversa –
questo è successo – dove quei due aspetti fondamentali sono stati
disinvoltamente ignorati, per ragioni che meriterebbero, a loro volta,
un saggio.
Emanuele Calò
Leggi
|
|
|