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Usa, linea dura contro l’Iran

rassegnaDa questa notte l’Iran non può più acquistare dollari, oro e altri metalli preziosi. Sarà inoltre vietato sottoscrivere titoli del debito sovrano iraniano. Si tratta delle prime sanzioni reintegrate dall’amministrazione Trump contro il regime iraniano: “gli Stati Uniti sono pienamente impegnati nell’applicazione di tutte le sanzioni e lavoreranno con le nazioni che conducono business con l’Iran per assicurarne il rispetto”, ha avvertito Trump, annunciando i provvedimenti, che erano stati sospesi con l’accordo siglato nel 2015 da Obama con Teheran e dal quale l’attuale presidente Usa ha deciso di uscire nel maggio scorso. “Applicare la massima pressione, incluse minacce catastrofiche, per ottenere il massimo risultato possibile al tavolo del negoziato. Questa sta emergendo come la ‘dottrina Trump’ in politica estera, impiegata finora con Corea del Nord, Cina, Russia, Unione europea, e adesso Iran, attraverso la reimposizione delle sanzioni”, scrive La Stampa. Una politica non condivisa dai vertici europei, sottolinea invece il Sole 24 Ore: “un comunicato congiunto del responsabile di politica estera della Ue Federica Mogherini e dei ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna ha definito l’attuale intesa con l’Iran, il Jcpoa, ‘cruciale’ per la sicurezza mondiale, esprimendo ‘profondo rammarico’ per il ritorno delle sanzioni”.

Sanzioni all’Iran, cosa dice l’Italia. “La nostra posizione politica è quella europea e non cambia. Ci rammarichiamo del ritiro del presidente Trump dal Jcpoa, ma continueremo ad attuare l’accordo con tutti i suoi effetti economici e politici. Di sicuro non reintrodurremo le sanzioni. Poi certo, potrebbero esserci dei problemi per le aziende che hanno investito in Iran, le cosiddette sanzioni secondarie rivolte a chi non rispetta quelle americane, ma lo sapevamo. E nel frattempo sono state prese delle precauzioni in sede europea. Siamo all’inizio, lo “show down” sarà in autunno, vediamo che succede”, così una fonte della Farnesina spiega a La Stampa la posizione italiana sulla reintroduzione delle sanzioni da parte dell’amministrazione Trump.

Leggi razziste, le scuse dell’Università italiana. Il 20 settembre nel cortile della Sapienza di Pisa l’Università italiana, rappresentata dalla Conferenza dei rettori, chiederà scusa ai docenti e studenti ebrei cacciati nel 1938 dalle accademie a seguito delle infami Leggi razziste. “Mi chiedo solo per quale ragione queste scuse non siano state fatte negli ultimi 8o anni”, sottolinea al Corriere Fiorentino il professor Michele Emdin, docente alla Scuola Superiore Sant’Anna e dirigente di cardiologia al Cnr di Pisa. “Oggi credo che la memoria si rafforzi con questo atto di contrizione, se chiediamo scusa – spiega invece il rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei al quotidiano fiorentino, che tra gli approfondimenti ospita anche un’intervista Lionella Viterbo, memoria storica della Comunità ebraica della città – Queste manifestazioni hanno un senso se le spogliamo della celebrazione tutta proiettata sul passato, altrimenti diventano una sorta di scavo archeologico che risuscita epoche e civiltà sepolte”.

Vittoria Valacchi (1915-2018). All’età di 103 anni è morta la fiorentina Vittoria Valacchi, riconosciuta nel 2013, insieme a sua zia Elena Cecchini, Giusta tra le Nazioni per aver aiutato a salvarsi dalle persecuzioni nazifasciste la famiglia Salmon (padre, madre e tre figli). “Con Vittoria ci lascia una figura importante della resistenza civile, una fiorentina con un immenso coraggio – sottolinea il vicesindaco di Firenze Cristina Giachi in una nota -, che ha opposto la luce e la speranza al buio e alla paura della Shoah, salvando una famiglia ebrea dai rastrellamenti nazifascisti”.

Roma, i furti al Cimitero di Prima Porta. Su Repubblica Roma la denuncia dei numerosi furti verificatisi al cimitero di Prima Porta, che hanno toccato anche la parte ebraica. “Non pensiamo sia stato opera di antisemiti ma sicuramente di piccoli delinquenti che ne ricaveranno qualche soldo nella vendita”, afferma Carla Di Veroli, ex assessore Municipale, al quotidiano, che evidenzia la necessità dell’intervento del Comune a tutela del luogo.

Trasformare i simboli dell’odio. Otto cuori rossi a spray dove c’erano otto svastiche nere. A disegnarli in un comune in provincia di Lucca, Ayelet Ben David, una signora israeliana che vive nella zona e di cui oggi Repubblica racconta la storia. “Vedevo quei simboli nazisti andando in giro in bicicletta in mezzo a panorami stupendi e ho sentito che dovevo fare qualcosa. Anzi mi dicevo: ma perché la gente qui intorno non fa qualcosa?”, le parole di Ayelet, che così ha preso l’iniziativa. “Non c’entra il fatto che io sia ebrea o che viva tra Tel Aviv e Capannori – prosegue – quei segni sono una memoria che non dobbiamo cancellare, non sono simboli lontani chiusi nelle pagine dei libri di Storia, basta fare pochi chilometri da Lucca per arrivare a Sant’Anna di Stazzema”.

Segnalibro. Si intitola La Shoah, delitto italiano (Edizioni Amici della Resistenza), il volume di Franco Giannantoni, presentato oggi dal Corriere e dedicato agli italiani che, attraverso le delazioni, collaborarono alla persecuzione contro gli ebrei in Italia.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked