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Germania, nel bene e nel male

Tobia ZeviLa lettura dei giornali è un rituale che in vacanza va celebrato lentamente. Si scoprono piccole notizie nascoste, si leggono lunghe inchieste da paesi esotici. Negli ultimi tre giorni, mi colpiscono due articoli dalla Germania, nel bene o nel male cuore d’Europa: prima, una lunga inchiesta sui “centri di ancoraggio”, strutture progettate dal governo bavarese ma in qualche modo approvate dal governo federale. Vi si tengono i richiedenti asilo in attesa di rimpatrio, per tempi indefiniti e senza alcuna attività: devono essere espulsi, perché mai tenerli occupati? Si trovano in zone industriali abbandonate, lontane dai centri urbani, perché reti metalliche e fili spinati, con tanto di sicurezza privata, a pochi chilometri dalle più ricche città tedesche, beh è comunque una scena che in Germania fa ancora qualche effetto. Con esseri umani che rimangono magari bloccati per anni. In ogni caso l’impressione non deve essere così terribile, se è vera anche la seconda notiziola: il governo federale dimezza il contributo statale per i sopravvissuti alla Shoah che entrano in casa di riposo, probabilmente sovvenzionata con altri strumenti di welfare. Una misura di buonsenso, si direbbe, un razionalizzare le spese che rende a noi italiani così invidiabile il sistema tedesco. Eppure, chissà perché, anche una nota stonata. Qualcosa che ci racconta, tra le pieghe asettiche della burocrazia impeccabile, di un vento che sta cambiando, e che sembra spirare in direzione contraria al Dopoguerra che abbiamo conosciuto.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas @tobiazevi