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…credere

Quando sette anni fa iniziai questa mia collaborazione con Moked / Pagine Ebraiche 24, pensavo che avrei scritto ogni settimana qualche noterella di letteratura. Forse anche qualche incursione fugace nei percorsi del pensiero ebraico. E poi, dopo qualche mese, avrei smesso di collaborare per mancanza di idee. Non si può sempre far le pulci all’antisemitismo di Eliot, o alle ambiguità del Mercante di Venezia, o all’ebraismo mancato di Pinter. Certamente il mio silenzio avrebbe riscosso il favore di più di qualcuno. Ma a sopperire alle carenze dell’immaginazione è venuta da un bel pezzo la politica e il quotidiano. Così, al critico letterario si è venuta a sostituire giorno dopo giorno la voce del notista politico, cosa che non sono davvero. Sulla attività di ricerca del critico ha prevalso l’ansia del cittadino che reagisce alla politica del suo tempo. Non credo di averci guadagnato nel cambio. Non ne ha di certo guadagnato il mio fegato.
Oggi avrei probabilmente parlato del libro di Philip Roth che sto leggendo, e invece mi tocca scrivere, ancora una volta, di fascismo e antifascismo. Un argomento che sembrava desueto non più tardi di qualche mese fa e che, invece, è tornato malauguratamente di moda.
Già nel 2017, a Pontida, Salvini aveva detto che avrebbe cancellato la Legge Mancino e la Legge Fiano, perché ‘le idee non si processano’. Sembrava una boutade fuori tempo anche quella. Ora, però, lo ha ribadito il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Si tratta dunque di una linea politica affidabile e consolidata. Salvini e Fontana meritano la nostra fiducia: ci credono e lo vogliono. E sono uomini d’onore, che mantengono quello che promettono.
La Legge Mancino, in particolare, persegue chi ‘propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi’. Non sembra una legge liberticida come sostengono i ministri Salvini e Fontana, sembra invece una legge che garantisce democrazia e libertà. Ma con Salvini ormai siamo abituati al ribaltamento delle idee e della verità. Vigono fake news e lavaggi del cervello. Così abbiamo imparato a nostre spese che ripetendo una menzogna mille volte, quella menzogna diventa verità.
Dunque liberticida, ci ammaestrano Salvini e Fontana, non è il fascismo, nella teoria e nella pratica, e come è dimostrato dalla storia e dalla quotidianità, bensì chi osa levare la voce per condannare il pensiero fascista rivendicando l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e nel consesso sociale. Ma annullare, dunque, la Legge Mancino significa che chi ‘propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi’ agisce nel giusto, e non è giusto perseguirlo. Odio e violenza entrano a far parte di diritto nella nostra società e nella nostra civiltà. O inciviltà.
Il modello della libertà ora è Casa Pound, cui la Lega guarda da tempo con interesse e simpatia. Gli ideali da affermare sono ormai la nostra superiorità e la difesa della razza, con l’esclusione di chi è diverso. A poco a poco ci chiariranno chi si debba inquadrare in questa categoria dei diversi. Sicuramente rom, omosessuali, immigrati, specie se di colore, lo si è già capito. Poi si vedrà se inserirvi anche gli ebrei. Salvini e Fontana si consulteranno con Di Maio e Conte.
Che si sia creato un ministero della Famiglia doveva già prepararci alla strenua difesa dei valori fondanti della nostra società. Questo sì, per i fini che si prefigge, un ministero liberticida, discriminante, che favorisce l’esclusione anziché l’inclusione. Ed è questa, allora, una delle strategie fondamentali di questo nuovo governo a indiretta guida Salvini. Il problema della nostra società e del nostro paese non è pacificare, includere, conciliare, procedere tutti insieme sulla strada del progresso economico (e morale), con il pensiero ai più deboli e ai diseredati. Nella mente di chi ci governa c’è invece l’intento di additare al popolo, giorno dopo giorno, il volto del nemico, di colui che mette a rischio incolumità, sicurezza, futuro stesso della nazione. Non più paese, ma nazione, da scandire lettera su lettera. È la sindrome dell’accerchiamento, dell’assedio a cui ci sottopone una retorica divisionista, che non ha a cuore la sicurezza del paese e la sua tranquillità, ma solo il mantenimento del potere, e di un regime, attraverso la paura e la minaccia rappresentata dall’altro, dal diverso. Ovviamente, l’altro lo si riconosce più facilmente se ha la pelle scura, se lavora in un campo di pomodori o lava i vetri all’incrocio di una strada. E siccome se gli si dà lavoro rischia di diventare uno di noi, bisogna guardarsi bene dall’incorrere nell’errore di integrarlo. Se poi, al ritorno dai campi di pomodori, un euro a quintale, una dozzina di diversi rimane vittima di un incidente stradale, beh, si tratta di diversi, nessun familiare accorrerà a piangerli, e a dimenticarli non ci vorrà molto tempo. Non sfrutteremo l’incidente per una polemica politica, non ne faremo oggetto di una scandalizzata intervista televisiva. Sottolineare il loro sfruttamento non farà il gioco della politica governativa. È stato un puro incidente. Come un uovo gettato in faccia per scherzo da due ragazzi.
Dunque il pericolo oggi non è il fascismo, ma chi continua ad affermare che il fascismo è un pericolo. La demagogia sta non nella discriminazione, nella violenza, nell’ingiustizia, ma nel combattere discriminazione, violenza e ingiustizia. Allo stesso modo per cui oggi si è disonesti se, in relazione all’immigrazione, si afferma lo spirito di umanità contro la disumanità del respingimento per principio. Il valore, oggi, è la disumanità. La realtà viene ribaltata a piacimento. Come sta accadendo per le vaccinazioni: il diritto alla salute viene destituito di ogni valore da chi nega l’efficacia delle vaccinazioni sulla base di disquisizioni pretestuose e tanto indimostrate quanto l’esistenza delle scie chimiche. Siamo nelle mani di stregoni della verità.
Oggi più che mai, la verità ce la giochiamo come palline in mano a un giocoliere. Le palline saltano, si rincorrono, si scambiano, si confondono, non si fermano mai. Ma come si fa? Semplice, è sufficiente rimanere in superficie. Di Maio dice che la TAV (la linea ad alta velocità Torino-Lione) non si deve fare perché la priorità va alle strade che in Italia non sono mai state fatte. È una verità ineludibile, almeno in apparenza. Una verità di grande effetto. Finalmente un ministro che pensa agli italiani anziché rincorrere gli interessi dello straniero. Peccato che Di Maio non dica (o forse non sappia) che i finanziamenti per la TAV non possono andare alla costruzione di strade statali o provinciali, per le quali dovrebbe rivolgere le sue critiche ai presidenti di regione o ai sindaci. Demagogia o ignoranza? Poco importa indagare. L’importante è inculcare nella testa della gente false verità a cui possa credere, convincendosi che il ministro sta davvero difendendo i suoi interessi. Quelli della gente, e non quelli misteriosi del ministro.
Alla fine, i problemi più gravi dell’Italia cui il governo deve rivolgere la sua urgente attenzione sono riconoscere la bellezza del fascismo, eliminare gli immigrati, annullare il progetto della TAV e rendere le vaccinazioni un’opzione volontaria.
In un contesto di pensiero anarchico e fuorviato, servirebbe una decisa reazione da parte della gente che ragiona con la propria testa. Servirebbe che, da destra come da sinistra, si assumesse con atteggiamento critico quanto ci viene propinato ogni giorno, fake news comprese. Sarebbe necessaria una reazione – ci si vergogna a dirlo – intellettuale. Ma gli intellettuali sono stati demistificati, ci hanno detto che sono buonisti e, soprattutto, arroganti. Dunque, sono fuori gioco. E sono stati messi fuori gioco, delegittimati e demistificati dal potere proprio perché non debbano più nuocere, perché non possano contrastarne la demagogia. Gli intellettuali non sono più credibili. Credibile invece è la menzogna elevata a verità. Pseudodoxia epidemica, la chiamava Thomas Browne (1646), false verità che si trasmettono come una epidemia e avvelenano il cervello della gente. E vai! finalmente sono tornato alla letteratura.

Dario Calimani, Università di Venezia