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8 Febbraio 2019 - 3 Adar 5779
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma
La parashà dei 10 comandamenti prende il nome da Itrò, il suocero non ebreo di Mosè che fece introdurre nel nascente ordinamento di Israele un sistema gerarchico giudiziario di evidente origine non ebraica.
Non c’è quindi niente di nuovo e di rivoluzionario nell’affermare che l’ebraismo ha sempre assunto da altre culture. Neppure diventa una novità speciale se a questo dato si dà una divertente interpretazione in chiave socio-psico-femm-antropologica parlando di aperture, fecondazioni e contaminazioni.
Il problema non è l’osmosi, il passaggio di modelli, ma cosa passa, quanto passa, quanto resta, e chi e come controlla il passaggio. Perché se non si tiene conto di queste variabili, assolutamente non secondarie, si fa solo confusione, banale relativismo e polverone.
 
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Alberto Sermoneta, rabbino
Nel brano di Torah che leggeremo domani mattina, si comanda di raccogliere offerte per la costruzione del Mishkan – il Santuario mobile del deserto. Ci fanno notare i commentatori che è scritto: “… e prendano per me un’offerta…”.
 
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
direttore
Fondazione CDEC
In ogni tempo i governi insicuri e incerti, ma aspiranti alla realizzazione di nazioni organiche fondate su maggioranze popolari consistenti convinte sulla base di progetti per lo più frutto della propaganda piuttosto che di politiche sensate, hanno scelto di rappresentare gli insuccessi e i problemi interni come difficoltà dovute a pressioni indebite provenienti dalle potenze straniere.
 
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Richiamato l'ambasciatore
Scontro tra Francia e Italia
Preoccupazione sui quotidiani italiani per lo scontro diplomatico tra Francia e Italia: Parigi ha richiamato il suo ambasciatore, dopo “gli attacchi senza precedenti e senza fondamento del governo italiano” e le “dichiarazioni oltraggiose” non “giustificabili con le prossime elezioni europee”. Non succedeva dal 1940, in piena Seconda guerra mondiale. “Dopo mesi di scontri a distanza e polemiche durissime su molti fronti, dall’immigrazione alla Tav, è stato l’incontro di martedì tra Di Maio, Di Battista e i leader del movimento dei gilet gialli a far precipitare la situazione”, spiega il Corriere. Dal Libano, il Premier Conte cerca di mediare: “Il rapporto con la Francia è antico e non può essere messo in discussione”, e Di Maio “con i gilet gialli ha agito da capo politico del M5S” e non da vicepremier. Ma il leader Cinque Stelle rincara la dose: il popolo francese resta “amico”, semmai è Macron che “si è più volte scagliato contro il governo italiano in vista delle Europee”. Sulla stessa linea di scontro il vicepremier Matteo Salvini mentre fonti del Quirinale riferiscono della “grande preoccupazione” di Mattarella e invitano a ristabilire immediatamente un clima di fiducia (il Corriere sottolinea che il Capo dello Stato ha chiesto al ministro degli Esteri Moavero di intervenire). Repubblica riporta una nota ulteriore dell’ambasciata francese: “Questa non è una crisi passeggera, l’ambasciatore tornerà solo quando da parte italiana ci sarà stata un’azione chiara per ripristinare il rapporto di amicizia tra i due Paesi”. Il quotidiano riporta anche alcune delle questioni che hanno portato a ripetuti scontri tra Roma e Parigi, dalla polemica sulla “moneta coloniale” allo sconfinamento di Claviere.
 
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  davar
il piano di aiuti ai palestinesi
Diplomazia Usa in viaggio,
nei paesi arabi per la pace

Greenblatt, le due figure dietro al tentativo della Casa Bianca di rilanciare i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi. La loro missione, secondo quanto riporta Reuters, toccherà a fine mese Oman, Bahrain, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar (forse Marocco) con l'obiettivo di presentare una proposta per lo sviluppo economico palestinese e la costruzione di infrastrutture e industrie soprattutto nella Striscia di Gaza. Kushner e Greenblatt, rispettivamente Consigliere della Casa bianca e rappresentante speciale statunitense per il processo di pace in Medio Oriente, condivideranno “elementi del piano economico con la regione. Il piano economico funziona solo se la regione lo sostiene”, ha spiegato un funzionario della Casa Bianca ai giornalisti. “Questa è una parte molto importante dell'equazione generale”. D'accordo Dennis Ross, negoziatore veterano del processo di pace, che a Politico spiega: “Penso che la chiave sarà la convinzione da parte dei leader arabi che l'accordo globale sia credibile, non solo dal punto di vista economico, ma anche politico”.
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la conferenza a bruxelles
"L'antisemitismo consuma tutto, combatterlo salverà l'Europa"
“La lotta contro l'antisemitismo: Un approccio comune per proteggere meglio le comunità ebraiche in Europa - dalla politica all'azione”. È il lungo quanto emblematico titolo della conferenza speciale organizzata al Parlamento Europeo nelle scorse ore. Un appuntamento promosso dalla Romania, paese attualmente di turno alla presidenza del Consiglio dell'Unione europea, assieme al World Jewish Congress. “"La conferenza internazionale che ho il piacere di aprire rappresenta un evento molto speciale della presidenza rumena del Consiglio dell'UE, a riprova diretta delle nostre priorità. - ha dichiarato il Primo ministro rumeno Viorica Dancila - Una di queste è un'Europa di valori comuni che combatta efficacemente il razzismo, l'intolleranza, la xenofobia, il populismo, l'antisemitismo e i discorsi di odio”. Dancila ha definito poi la Romania un “modello regionale nella lotta contro l'antisemitismo e la xenofobia”. Per il presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder “la ragione per cui siamo qui oggi è la rinascita dell'antico odio nei confronti degli ebrei qui in Europa, ancora una volta. È solo un altro ciclo? L'Europa ha concesso una tregua al popolo ebraico dopo che il mondo era così inorridito dalle fotografie dei corpi scheletrici di Dachau, Bergen Belsen e Auschwitz? Ci sono lezioni importanti che dobbiamo ricordare dal passato, perché credo che ci siano legami diretti con il crescente antisemitismo che vediamo oggi”.
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qui roma
Nuova luce sul Tempio Maggiore
Quarantaquattro proiettori di diversa potenza, che ne valorizzano gli elementi caratteristici a partire dalla cupola a padiglione, dal tamburo e dalle 12 finestre che lo orlano. Un progetto di illuminazione artistica permanente che fa del Tempio Maggiore di Roma un luogo ancora più centrale per la città.
È stata la suggestiva Terrazza Caffarelli il luogo dove si è dato il via a questo impegno nel corso di una cerimonia cui sono intervenuti la sindaca Virginia Raggi, la presidente di ACEA Michaela Castelli, la presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello e il rabbino capo rav Riccardo Di Segni.
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l'incontro con vera vigevani jarach a milano
"L'ignavia dantesca è di moda,
tocca ai giovani combatterla"

Nel video documentario, Vera Vigevani Jarach mostra la pagella della figlia Franca: una sfilza impressionante di 10. Tranne un voto negativo, l'ultimo: “mala” in condotta. “Aveva la stoffa della leader. Pensava con la sua testa. Per questo l'hanno fatta sparire”, racconta dal vivo Vera, parlando al Teatro Parenti di Milano davanti a un pubblico per lo più di giovani. “Le pagelle dicono molto. Qualche mese fa a Trieste la scuola da cui mio marito fu cacciato a causa delle leggi razziali mi ha restituito la sua ultima pagella: i voti in realtà non erano tanto buoni, l'unico 10 era in condotta, il contrario di mia figlia. Ho immaginato quanto l'avrebbe preso in giro per questo”. Questi documenti, ha sottolineato Jarach, madre de Plaza de Mayo e scampata alla Shoah, sono un piccolo gesto di restituzione dell'identità a coloro che sono scomparsi. “Sono gesti di riconoscimento. Le ferite non si chiudono ma questi gesti sono buoni e uno li accetta”. L'invito ai ragazzi presenti di Vera è di farsi carico oggi di queste memorie in particolare in un'Europa in cui l'antisemitismo risolleva la testa così come l'odio verso l'altro. “Non siate indifferente”, il suo messaggio. E nel fotografare l'attualità politica, richiama alla mente un passo di Dante. “Vi ricordato quando incontra gli ignavi all'inferno. Ecco la parola ignavia sarebbe da recuperare: quella mancanza di responsabilità davanti al destino degli altri”.
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qui milano - al memoriale della shoah
Premesso che non sono razzista,
gli incontri sul pregiudizio

"Premesso che non sono razzista – come nasce il pregiudizio e come combatterlo" seconda edizione: il Memoriale della Shoah di Milano prosegue il suo percorso di riflessione e dall'11 febbraio ritorna con dibattiti e confronti dedicati al tema del razzismo. Un'iniziativa che può contare sul grande successo della prima edizione, che ha registrato sempre il tutto esaurito.
La rassegna, ideata e sviluppata da Marco Vigevani, risponde al bisogno sempre più sentito di approfondire le tematiche relative a pregiudizi e nuovi razzismi, con l’obiettivo finale di stimolare maggiore consapevolezza non solo su ciò che è stato, ma soprattutto su ciò che è e ciò che sarà. Tra i protagonisti Massimo Cacciari, Wu Ming, Donald Sassoon, Walter Veltroni, Emanuele Fiano, Liliana Segre, Carlo Greppi, Laura Boldrini, Carlo Lucarelli, Guido Barbujani, Francesca Melandri.
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pilpul
Chiedere davvero
Dire che esiste una via ebraica all’insegnamento è fin troppo facile: rispetto degli allievi e delle loro opinioni, consapevolezza che un testo si può interpretare in molti modi, importanza delle domande più ancora che delle risposte, ecc. Tante cose che ci ripetiamo da secoli.
È possibile cercare le influenze dell’identità ebraica in altri aspetti, più burocratici e prosaici, della vita scolastica? Esiste, per esempio, una via ebraica alla preparazione di verifiche? O alla valutazione? O alla stesura dei programmi? Sembrano domande un po’ bizzarre (e probabilmente lo sono), eppure non credo che la risposta sia del tutto negativa. A volte mi capita di sentire, per esempio, una forte esigenza di chiarezza e di concretezza. 


Anna Segre, insegnante
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Prima noi chi
“Chi se ne frega di andare a Lione…” si sfoga il Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in un’intervista in merito alla TAV. E nel frattempo la Francia di Macron richiama il proprio ambasciatore da Roma, dopo l’incontro del vicepremier Luigi di Maio con un esponente dell’ala estremista dei gilets jaunes. Chi si ricorda poi quando quest’estate il Ministro dell’Interno in uno dei suoi post scrisse “che la Sardegna è meglio della Corsica”? Chissà se tra qualche mese sotto queste tentazioni autarchiche e questo nazionalismo riscoperto torneremo anche a minacciare militarmente gli stati confinanti, quando solo quattro anni fa scrivevamo sulle nostre bacheche “je suis Charlie”. Come se Parigi al tempo si trovasse davvero dietro l’angolo della strada, e i parigini fossero nostri vicini di casa. Sotto questo scenario - si spera fantascientifico - invece, i francesi, oltre che con i jihadisti dell'Isis dovrebbero fare i conti da un momento all'altro anche con i cannoni col tricolore puntati su Mentone e Modane. Altro che TAV.

Francesco Moises Bassano
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