Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma |
La parashà dei 10 comandamenti prende il
nome da Itrò, il suocero non ebreo di Mosè che fece introdurre nel
nascente ordinamento di Israele un sistema gerarchico giudiziario di
evidente origine non ebraica.
Non c’è quindi niente di nuovo e di rivoluzionario nell’affermare che
l’ebraismo ha sempre assunto da altre culture. Neppure diventa una
novità speciale se a questo dato si dà una divertente interpretazione
in chiave socio-psico-femm-antropologica parlando di aperture,
fecondazioni e contaminazioni.
Il problema non è l’osmosi, il passaggio di modelli, ma cosa passa,
quanto passa, quanto resta, e chi e come controlla il passaggio. Perché
se non si tiene conto di queste variabili, assolutamente non
secondarie, si fa solo confusione, banale relativismo e polverone.
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 Alberto Sermoneta, rabbino
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Nel
brano di Torah che leggeremo domani mattina, si comanda di raccogliere
offerte per la costruzione del Mishkan – il Santuario mobile del
deserto. Ci fanno notare i commentatori che è scritto: “… e prendano
per me un’offerta…”.
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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In
ogni tempo i governi insicuri e incerti, ma aspiranti alla
realizzazione di nazioni organiche fondate su maggioranze popolari
consistenti convinte sulla base di progetti per lo più frutto della
propaganda piuttosto che di politiche sensate, hanno scelto di
rappresentare gli insuccessi e i problemi interni come difficoltà
dovute a pressioni indebite provenienti dalle potenze straniere.
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Richiamato l'ambasciatore
Scontro tra Francia e Italia
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Preoccupazione
sui quotidiani italiani per lo scontro diplomatico tra Francia e
Italia: Parigi ha richiamato il suo ambasciatore, dopo “gli attacchi
senza precedenti e senza fondamento del governo italiano” e le
“dichiarazioni oltraggiose” non “giustificabili con le prossime
elezioni europee”. Non succedeva dal 1940, in piena Seconda guerra
mondiale. “Dopo mesi di scontri a distanza e polemiche durissime su
molti fronti, dall’immigrazione alla Tav, è stato l’incontro di martedì
tra Di Maio, Di Battista e i leader del movimento dei gilet gialli a
far precipitare la situazione”, spiega il Corriere. Dal Libano, il
Premier Conte cerca di mediare: “Il rapporto con la Francia è antico e
non può essere messo in discussione”, e Di Maio “con i gilet gialli ha
agito da capo politico del M5S” e non da vicepremier. Ma il leader
Cinque Stelle rincara la dose: il popolo francese resta “amico”, semmai
è Macron che “si è più volte scagliato contro il governo italiano in
vista delle Europee”. Sulla stessa linea di scontro il vicepremier
Matteo Salvini mentre fonti del Quirinale riferiscono della “grande
preoccupazione” di Mattarella e invitano a ristabilire immediatamente
un clima di fiducia (il Corriere sottolinea che il Capo dello Stato ha
chiesto al ministro degli Esteri Moavero di intervenire). Repubblica
riporta una nota ulteriore dell’ambasciata francese: “Questa non è una
crisi passeggera, l’ambasciatore tornerà solo quando da parte italiana
ci sarà stata un’azione chiara per ripristinare il rapporto di amicizia
tra i due Paesi”. Il quotidiano riporta anche alcune delle questioni
che hanno portato a ripetuti scontri tra Roma e Parigi, dalla polemica
sulla “moneta coloniale” allo sconfinamento di Claviere.
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il piano di aiuti ai palestinesi
Diplomazia Usa in viaggio,
nei paesi arabi per la pace
Greenblatt,
le due figure dietro al tentativo della Casa Bianca di rilanciare i
negoziati di pace tra israeliani e palestinesi. La loro missione,
secondo quanto riporta Reuters, toccherà a fine mese Oman, Bahrain,
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar (forse Marocco) con
l'obiettivo di presentare una proposta per lo sviluppo economico
palestinese e la costruzione di infrastrutture e industrie soprattutto
nella Striscia di Gaza. Kushner e Greenblatt, rispettivamente
Consigliere della Casa bianca e rappresentante speciale statunitense
per il processo di pace in Medio Oriente, condivideranno “elementi del
piano economico con la regione. Il piano economico funziona solo se la
regione lo sostiene”, ha spiegato un funzionario della Casa Bianca ai
giornalisti. “Questa è una parte molto importante dell'equazione
generale”. D'accordo Dennis Ross, negoziatore veterano del processo di
pace, che a Politico spiega: “Penso che la chiave sarà la convinzione
da parte dei leader arabi che l'accordo globale sia credibile, non solo
dal punto di vista economico, ma anche politico”. Leggi
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la conferenza a bruxelles
"L'antisemitismo consuma tutto, combatterlo salverà l'Europa"
“La
lotta contro l'antisemitismo: Un approccio comune per proteggere meglio
le comunità ebraiche in Europa - dalla politica all'azione”. È il lungo
quanto emblematico titolo della conferenza speciale organizzata al
Parlamento Europeo nelle scorse ore. Un appuntamento promosso dalla
Romania, paese attualmente di turno alla presidenza del Consiglio
dell'Unione europea, assieme al World Jewish Congress. “"La conferenza
internazionale che ho il piacere di aprire rappresenta un evento molto
speciale della presidenza rumena del Consiglio dell'UE, a riprova
diretta delle nostre priorità. - ha dichiarato il Primo ministro rumeno
Viorica Dancila - Una di queste è un'Europa di valori comuni che
combatta efficacemente il razzismo, l'intolleranza, la xenofobia, il
populismo, l'antisemitismo e i discorsi di odio”. Dancila ha definito
poi la Romania un “modello regionale nella lotta contro l'antisemitismo
e la xenofobia”. Per il presidente del World Jewish Congress Ronald
Lauder “la ragione per cui siamo qui oggi è la rinascita dell'antico
odio nei confronti degli ebrei qui in Europa, ancora una volta. È solo
un altro ciclo? L'Europa ha concesso una tregua al popolo ebraico dopo
che il mondo era così inorridito dalle fotografie dei corpi scheletrici
di Dachau, Bergen Belsen e Auschwitz? Ci sono lezioni importanti che
dobbiamo ricordare dal passato, perché credo che ci siano legami
diretti con il crescente antisemitismo che vediamo oggi”. Leggi
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l'incontro con vera vigevani jarach a milano
"L'ignavia dantesca è di moda,
tocca ai giovani combatterla"
Nel
video documentario, Vera Vigevani Jarach mostra la pagella della figlia
Franca: una sfilza impressionante di 10. Tranne un voto negativo,
l'ultimo: “mala” in condotta. “Aveva la stoffa della leader. Pensava
con la sua testa. Per questo l'hanno fatta sparire”, racconta dal vivo
Vera, parlando al Teatro Parenti di Milano davanti a un pubblico per lo
più di giovani. “Le pagelle dicono molto. Qualche mese fa a Trieste la
scuola da cui mio marito fu cacciato a causa delle leggi razziali mi ha
restituito la sua ultima pagella: i voti in realtà non erano tanto
buoni, l'unico 10 era in condotta, il contrario di mia figlia. Ho
immaginato quanto l'avrebbe preso in giro per questo”. Questi
documenti, ha sottolineato Jarach, madre de Plaza de Mayo e scampata
alla Shoah, sono un piccolo gesto di restituzione dell'identità a
coloro che sono scomparsi. “Sono gesti di riconoscimento. Le ferite non
si chiudono ma questi gesti sono buoni e uno li accetta”. L'invito ai
ragazzi presenti di Vera è di farsi carico oggi di queste memorie in
particolare in un'Europa in cui l'antisemitismo risolleva la testa così
come l'odio verso l'altro. “Non siate indifferente”, il suo messaggio.
E nel fotografare l'attualità politica, richiama alla mente un passo di
Dante. “Vi ricordato quando incontra gli ignavi all'inferno. Ecco la
parola ignavia sarebbe da recuperare: quella mancanza di responsabilità
davanti al destino degli altri”. Leggi
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qui milano - al memoriale della shoah
Premesso che non sono razzista,
gli incontri sul pregiudizio
"Premesso
che non sono razzista – come nasce il pregiudizio e come combatterlo"
seconda edizione: il Memoriale della Shoah di Milano prosegue il suo
percorso di riflessione e dall'11 febbraio ritorna con dibattiti e
confronti dedicati al tema del razzismo. Un'iniziativa che può contare
sul grande successo della prima edizione, che ha registrato sempre il
tutto esaurito.
La rassegna, ideata e sviluppata da Marco Vigevani, risponde al bisogno
sempre più sentito di approfondire le tematiche relative a pregiudizi e
nuovi razzismi, con l’obiettivo finale di stimolare maggiore
consapevolezza non solo su ciò che è stato, ma soprattutto su ciò che è
e ciò che sarà. Tra i protagonisti Massimo Cacciari, Wu Ming, Donald
Sassoon, Walter Veltroni, Emanuele Fiano, Liliana Segre, Carlo Greppi,
Laura Boldrini, Carlo Lucarelli, Guido Barbujani, Francesca Melandri. Leggi
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Chiedere davvero |
Dire
che esiste una via ebraica all’insegnamento è fin troppo facile:
rispetto degli allievi e delle loro opinioni, consapevolezza che un
testo si può interpretare in molti modi, importanza delle domande più
ancora che delle risposte, ecc. Tante cose che ci ripetiamo da secoli.
È possibile cercare le influenze dell’identità ebraica in altri
aspetti, più burocratici e prosaici, della vita scolastica? Esiste, per
esempio, una via ebraica alla preparazione di verifiche? O alla
valutazione? O alla stesura dei programmi? Sembrano domande un po’
bizzarre (e probabilmente lo sono), eppure non credo che la risposta
sia del tutto negativa. A volte mi capita di sentire, per esempio, una
forte esigenza di chiarezza e di concretezza.
Anna Segre, insegnante
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Prima noi chi |
“Chi
se ne frega di andare a Lione…” si sfoga il Ministro delle
Infrastrutture, Danilo Toninelli, in un’intervista in merito alla TAV.
E nel frattempo la Francia di Macron richiama il proprio ambasciatore
da Roma, dopo l’incontro del vicepremier Luigi di Maio con un esponente
dell’ala estremista dei gilets jaunes. Chi si ricorda poi quando
quest’estate il Ministro dell’Interno in uno dei suoi post scrisse “che
la Sardegna è meglio della Corsica”? Chissà se tra qualche mese sotto
queste tentazioni autarchiche e questo nazionalismo riscoperto
torneremo anche a minacciare militarmente gli stati confinanti, quando
solo quattro anni fa scrivevamo sulle nostre bacheche “je suis
Charlie”. Come se Parigi al tempo si trovasse davvero dietro l’angolo
della strada, e i parigini fossero nostri vicini di casa. Sotto questo
scenario - si spera fantascientifico - invece, i francesi, oltre che
con i jihadisti dell'Isis dovrebbero fare i conti da un momento
all'altro anche con i cannoni col tricolore puntati su Mentone e
Modane. Altro che TAV.
Francesco Moises Bassano
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