
Rassegna stampa
Fase due nel segno della responsabilità
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Fase “n”, il ritorno alla normalità

“Fase 2”, “Fase 3″… arriveremo poi alla “fase n”, quella del ritorno alla normalità. E qui si avverte il timore che “non sarà come prima”. Faremmo bene però a non mitizzare il “prima”. Già nel Qohèlet troviamo la diffida a non considerare necessariamente migliori i tempi passati: Non dire: “Come mai i tempi passati sono migliori di questi?” poiché non chiederesti in modo saggio (Eccle. 7:10). Può darsi che alcune cose saranno diverse perché le circostanze ce lo imporranno. Altre potranno invece essere diverse se lo vorremo, facendo sì che assieme a tante perdite e tanto dolore, questa pandemia ci lasci alla fine anche qualcosa di buono. Uno dei timori di cui tanto si parla è quello che quando tutto sarà passato ci si possa ritrovare fuori dal mondo lavorativo, non più utili, non più necessari.
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Fiduciosi e sospettosi, l'umanità divisa

Finalmente, tutti liberi! Dopo due mesi e passa si esce per cercare di riprendere la vita di sempre. Che tuttavia, lo si sa bene, non è davvero la vita di sempre. Si passeggia, ci si pone una meta con i pretesti più strani, si va al supermercato a prendere un indispensabile sacchetto di noccioline, ci si ferma a parlare con l’amico come se non ci si vedesse da anni. Si rifà l’esperienza dell’incontro casuale. Ed è qui che si scopre che tutta l’umanità si riconduce a due sole tipologie di persone: i fiduciosi e i sospettosi.
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Sapere o ignorare

Conviene sapere o non conviene sapere? Vi sono, more solito, indicazioni e controindicazioni, riassunte in:
Qohelet 1.[18]: “perché molta sapienza, molto affanno;
chi accresce il sapere, aumenta il dolore” e indi nella Genesi 1.3: “ [3] ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino il Signore ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.
[4] Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto!
[5] Anzi, il Signore sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come il Signore, conoscendo il bene e il male”.
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Senza scuola non c’è ripartenza

Un contagio in regresso ma ancora sottilmente operante, difficoltà di scelta in una situazione di incertezza permanente, previsioni labili e forse non del tutto affidabili. Le condizioni non sono ottimali per iniziare una “seconda navigazione”. Ma poiché non stiamo delineando la visione di un platonico mondo ideale bensì la lenta ricostruzione di un reale mondo perduto, occorre salpare al più presto, anche se per prendere il largo occorrerà attendere a lungo.
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In salute grazie alla Torah

“Il morbo infuria, / il pan ci manca, / sul ponte sventola / bandiera bianca”. […]
La celebre poesia di Arnaldo Fusinato ricorda un’altra epidemia: il colera che colpì Venezia assediata dagli austriaci nel 1848-49. Nella storia, le epidemie si sono ripetute con triste frequenza. Boccaccio nel 1348, in una villa sui colli fiorentini dove si era ritirato con pochi amici per sfuggire ad un’epidemia di peste, scrisse le novelle che divennero il Decameron.
Roberto Jona, agronomo
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