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Israele tra riaperture
e accordi di governo

Israele prosegue la sua marcia verso la riapertura dopo la quarantena legata all’emergenza sanitaria. Il Primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato nelle scorse ore “l’approvazione di una serie di ulteriori emendamenti alle norme di emergenza che permetteranno all’economia di tornare ad operare all’ombra del coronavirus”. Dal 4 maggio, l’annuncio del governo in carica, è consentita l’apertura di ulteriori attività, “tra cui: biblioteche, tutti i tipi di trattamenti non medici sul corpo, medicina complementare, alberghi e pensioni, riserve naturali, siti del patrimonio, parchi nazionali, zoo e safari. Sarà consentita l’attività in piscina per gli atleti agonisti e le terapie”. Diverse restrizioni sono state annullate, tra cui quella di “pregare a più di 500 metri dalla casa o dal posto di lavoro” mentre “resta in vigore la restrizione di non più di 19 persone per le preghiere in uno spazio aperto”.
Un ritorno dunque graduale alla normalità seppur molti punti interrogativi rimangano sulle scuole. Dal ministero dell’educazione si parla di riapertura totale per il 1° giugno ma diversi comuni contestano la mancanza di informazioni chiare in merito. E nel mentre rimangono aperti tanti interrogativi sul futuro politico del paese, segnato nelle scorse ore da un passaggio importate che ha coinvolto la Corte suprema israeliana. Corte che ha fatto una scelta inusuale ma molto apprezzata: ha permesso ai suoi cittadini di osservare l’audizione legata all’accordo di coalizione tra Likud e Kachol Lavan, che prevede profondi cambiamenti all’ordine costituzionale d’Israele e per questo al vaglio di legittimità. La Corte, dando un segnale di trasparenza e chiarezza, ha deciso di trasmettere in diretta una buona parte dell’audizione, in cui si sono prese in esame le ragioni di diverse petizioni che denunciavano come contrario alla legge il citato accordo di coalizione. Un milione di persone si è sintonizzato per vedere i giudici della Corte presieduta da Esher Hayut ascoltare e chiedere chiarimenti a chi ha proposto le petizioni così come ai rappresentanti legali di Kachol Lavan e Likud. “Credo che questa diretta abbia avuto una funzione positiva – sottolinea il demografo Sergio Della Pergola a Pagine Ebraiche – e ha reso ancor più evidente quanto sia falsa la teoria che la Corte suprema invada campi che non sono di sua competenza o che si muova con finalità politiche”. Non essendo ancora passata la legge alla Knesset che formalizza l’accordo di coalizione, i giudici hanno sospeso il proprio giudizio e non sono intervenuti per bloccare l’intesa ma hanno chiesto delle modifiche importanti, spiega Della Pergola. “Nell’accordo si stabilisce che alcune nomine fondamentali per il paese, tra cui quella del capo della polizia e del procuratore generale, debbano essere rimandate di sei mesi. La Hayut e i giudici hanno chiesto il senso di questa scelta: come si può in una situazione di emergenza non procedere a una nomina vitale come quella del capo della polizia? A maggior ragione, ha ricordato la presidente della Corte, se invece si procede senza problemi alla nomina di alcuni ambasciatori”. Questo elemento deve essere corretto, dicono i giudici, così come una altro punto, che tocca soprattutto gli equilibri interni a Kachol Lavan (nel frattempo imploso e divisosi in due fazioni: una al seguito di Gantz e l’altra di Yair Lapid e Moshe Yaalon). Si tratta nello specifico della previsione di “una legge norvegese scalata, ovvero i membri della Knesset diventati ministri devono lasciare il posto ai primi dei non eletti. Ma nell’accordo si decide, in modo sconsiderato – spiega Della Pergola – che solo i nomi legati a Gantz potranno entrare alla Knesset e non quelli legati a Lapid. Ma la lista di Kachol Lavan era stata fatta in modo alternato e non si può superare questo principio in barba al voto democratico”. In queste ore Likud e Kachol Lavan hanno annunciato di aver modificato l’accordo di coalizione che dovrà essere votato entro la mezzanotte di domani dalla Knesset. Se non dovesse accadere, si tornerebbe ad elezioni per la quarta volta in un anno.

Daniel Reichel