Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui    12 Luglio 2020 - 20 Tamuz 5780
IN ISRAELE LA TENSIONE RESTA ALTA 

Tel Aviv, in migliaia contro il governo
"La protesta un attentato sanitario"

In Israele ormai è acclarato: la seconda ondata è peggio della prima. Oltre mille contagi su base quotidiana per vari giorni, un sistema sanitario sempre più messo a dura prova. Nel Paese però le preoccupazioni sono soprattutto per le implicazioni economiche e sociali collegate al rischio di una convivenza con il Covid che si annuncia ogni ora che passa più complessa. 
Una conferma arriva dalla manifestazione di protesta che ha visto un numero ingente di persone raccogliersi ieri sera a Tel Aviv. Nella piazza intitolata a Yitzhak Rabin che da sempre catalizza una parte significativa degli umori del Paese in migliaia (alcuni media parlano addirittura di 80mila manifestanti) hanno chiesto al governo un aiuto “reale” per affrontare la crisi. A cavalcare la contestazione i rappresentanti dei settori più colpiti dalla pandemia, come ad esempio il turismo e i servizi di ristorazione, ma anche numerosi lavoratori autonomi. All’esecutivo sono state chieste forme di sostegno economico più incisive e il rispetto della promessa fatta in questi mesi di non lasciare nessuno indietro. Il tutto mentre il tasso di disoccupazione è tornato sopra la drammatica soglia del 20%. “Basta giochetti”, ha scandito la piazza. Diversi gli slogan contro l’attuale premier Benjamin Netanyahu, il principale accusato. 
Elementi di spicco del Likud, il suo partito, puntano intanto il dito contro chi è sceso in piazza. Per il parlamentare Yoav Kisch (che assieme al Primo ministro aveva in precedenza incontrato i rappresentanti delle diverse categorie) l’assembramento verificatosi ieri a Tel Aviv è da ritenersi alla stregua di “un attacco terroristico-sanitario”. La situazione resta quindi tesa e dalla non facile soluzione.
Proprio quest’oggi Netanyahu e il ministro alle Finanze Yisrael Katz hanno presentato nuove misure per favorire il rilancio dell’economia, per un totale di 80 miliardi di shekel. Netanyahu, riferendosi a chi non ha ancora beneficiato di alcun sostegno, ha affermato: “Il bottone per mandare loro il denaro verrà pigiato nei prossimi giorni”. 

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PAGINE DI SPORT CON MARINO BARTOLETTI 

"Non è vero calcio senza valori"

Nuovo appuntamento con “Pagine di sport”, la rubrica settimanale curata da Pagine Ebraiche.
Nostro ospite è Marino Bartoletti, celebre volto del giornalismo italiano. In carriera ha condotto e spesso ideato trasmissioni televisive storiche come Il processo del lunedì, La Domenica Sportiva, Pressing, Quelli che il calcio. È stato direttore del “Guerin Sportivo” e commentatore di tante edizioni del Giro d’Italia, della Champions League, dei Campionati europei e mondiali di calcio e dei Giochi olimpici. Da qualche tempo si è messo in gioco anche con la narrativa per ragazzi: con l’editore Gallucci ha appena completato una trilogia che si rivolge proprio a loro.
Si intitola “La squadra dei sogni” e tra le sue pagine ritroviamo alcuni dei personaggi e dalle grandi storie raccontate da Bartoletti in oltre 50 anni di attività. Il pallone come espediente per parlare dei valori che fanno la differenza. In campo e fuori.
Per rivedere la videoconversazione con Marino Bartoletti clicca qui

(Nell'immagine l'ultimo volume della serie, La coppa dell'amicizia)

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IL NUOVO SPAZIO WEB DA PROGETTARE

Zeraim, un sito per l'educazione ebraica

Un nuovo sito interattivo finalizzato all’educazione ebraica, da realizzarsi nell’ambito del progetto Zeraim. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si rivolge agli addetti ai lavori, con un avviso di manifestazione d’interesse all’incarico professionale di progettazione e manutenzione. Il sito, viene sottolineato in una comunicazione, dovrà rispondere alle necessità di strutturazione e condivisione di strumenti didattico-pedagogici fruibili da insegnanti ed educatori delle scuole, delle Comunità ebraiche, degli enti e in generale del sistema educativo ebraico italiano formale e informale.

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Rassegna stampa

I polacchi al voto,
tra speranze e ombre 

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Memoria condivisa
Domani a Trieste, in occasione del centenario del rogo del Narodni Dom, in vari momenti della giornata – al mattino negli atti che insieme compiranno il presidente Sergio Mattarella e il Presidente Borut Pahor; nel pomeriggio al Teatro Miela dove parleranno studiosi di varie famiglie culturali – andrà in scena una prova di “memoria condivisa”, dove ognuno si assumerà il carico della sua parte, ma proverà a riflettere in termini di “interesse generale”.
Potrebbe essere un percorso pubblico da studiare per prendere le misure con molte altre esperienze, fondate su luoghi di memoria divisi, spesso reciprocamente “nemici”.
                                                                          David Bidussa
Masse e risentimento
In una conferenza tenuta a Vienna nell’aprile dell’oramai lontano 1967, il filosofo Theodor Adorno, un tempo molto noto, peraltro più citato che letto, nel raccontare anche di se stesso e del suo esilio americano durante gli anni del nazismo identifico e definì quelli che, a sua opinione, erano gli «aspetti del nuovo radicalismo di destra», sopravvenuto dopo il 1945 e ben presente in Europa. Il testo è stato pubblicato con il medesimo titolo in tempi molto recenti dalla casa editrice Marsilio di Venezia. Per definire quali fossero le connotazioni del neofascismo l’autore, particolarmente proclive agli approcci psico-sociali, si rifaceva alla struttura del fascismo storico, ed in particolare a quello tedesco.
 
Claudio Vercelli
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DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA A CAUSA DELL'AUMENTO DEI CONTAGI

Chiusi locali, palestre, parchi pubblici
Israele fa i conti con il ritorno del virus

Ancora una volta bar, discoteche, palestre e parchi pubblici saranno chiusi. Questo il piano del governo di Israele che ha dichiarato lo stato di emergenza a causa del progressivo e preoccupante aumento dei casi di coronavirus nel paese (il numero dei contagi ha raggiunto quota 30mila, 332 le persone decedute). Un aumento che ha portato il governo a dichiarare lo stato di emergenza e a tornare sui suoi passi dopo le aperture disposte nelle scorse settimane. E così anche gli eventi culturali e gli spettacoli saranno nuovamente fermati e i parchi saranno chiusi al pubblico. Le spiagge non saranno chiuse, ma potranno essere frequentate solo in determinati orari e con un numero limitato di persone. I ristoranti e i caffè, pur rimanendo aperti, non potranno ospitare più di venti clienti all'interno dei locali (trenta negli spazi all'aperto). Rimarranno aperte anche le yeshivot (scuole religiose) e le sinagoghe ma queste ultime dovrebbero essere limitate a una presenza di massimo diciannove persone. Israele fa dunque i conti con nuove chiusure e, dopo aver in un primo tempo affrontato in modo esemplare la pandemia, si chiede quali errori siano stati commessi. In un'intervista ai media israeliani, l'ex direttore generale del Ministero della Salute, Gabi Barbash, avverte di non scaricare tutte le colpe sul comportamento dei cittadini: “Il pubblico non è esente da responsabilità, ma io sono cresciuto nell'esercito con il detto 'non ci sono cattivi soldati, ci sono cattivi comandanti'”.

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Sul monte Rushmore 
La celebrazione del 4 luglio di Donald Trump di fronte al monte Rushmore è stata una mossa elettorale. Ma l'elettorato che il presidente degli Stati Uniti vuole riunire intorno a sé è ancora più caratterizzato di quello che lo ha portato di stretta misura alla presidenza.
Anna Foa
Oltremare - Primizie 
Non so se sarebbe successo anche andando a vivere in un paesino delle Langhe, di quelli quasi senza nome, frazione di frazione di paesino a malapena segnalato del più acuto dei gps, o con un nome che ce ne sono altri cento in Italia e tutto si gioca sul codice postale. Resta il fatto che qui, in un verde moshav nell'arida Israele dove fino a cent'anni fa oggettivamente non cresceva quasi nulla, buona parte della vita sociale si svolge intorno ai prodotti della terra. 
Daniela Fubini
Controvento - Il turismo e il virus
La recrudescenza dei casi di Covid-19 mette in luce gli errori, e non solo in Italia, di una riapertura indiscriminata e poco lungimirante. In Svizzera per esempio, si è verificato un picco preoccupante dopo che le autorità hanno consentito la riapertura delle discoteche (non bisogna essere Einstein per capire che migliaia di ragazzi a stretto contatto che ballano, sudano e si baciano sono un potenziale covo di contagio).
Viviana Kasam
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