LE FORZE DI SICUREZZA ISRAELIANE IN STATO DI MASSIMA ALLERTA

Gerusalemme, alta tensione

Gerusalemme e in particolare l'area attorno alla moschea Al Aqsa sono ancora una volta al centro delle preoccupazioni delle forze dell'ordine israeliane. Il movimento terroristico di Hamas, dalla Striscia di Gaza, ha lanciato un appello ai palestinesi perché si rechino in massa nel luogo sacro della Città Vecchia. Il tentativo è quello di rendere ancora più incendiaria una situazione già ad altissima tensione, nel giorno in cui i palestinesi sfilano per quella che definiscono la “catastrofe” (Nakba), ovvero la nascita d'Israele. A Tel Aviv, presso l'università, si sono registrati scontri tra manifestanti con bandiere palestinesi e attivisti legati a organizzazioni della destra israeliana. La polizia è intervenuta e ci sono stati alcuni fermi. Nel frattempo è arrivata anche la notizia della morte di Daoud Zubeidi, fratello di uno dei terroristi palestinesi che, nel settembre scorso, erano riusciti a evadere momentaneamente dalla prigione Gilboa. Secondo quanto riportano i media locali, Zubeidi è morto inseguito alle ferite riportate nel corso di uno scontro a fuoco con i soldati israeliani, impegnati venerdì in una larga operazione antiterrorismo nell'area attorno a Jenin. I gruppi terroristici palestinesi della zona - tra cui le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, legate a Fatah, e le Brigate Al-Quds della Jihad islamica - hanno minacciato di “aprire le porte dell'inferno” nel caso in cui a Zubeidi fosse accaduto qualcosa mentre era in custodia israeliana.
Il governo di Gerusalemme “non impone limiti alla lotta contro il terrorismo. Non ci arrenderemo, neanche di fronte alla falsa propaganda che si scaglia contro Israele”, la replica indiretta del Premier israeliano Naftali Bennett nella riunione di inizio settimana. “I terroristi palestinesi sono quelli che hanno recentemente ucciso 19 dei nostri figli e figlie, con una crudeltà inimmaginabile”. Il riferimento è all'ondata di attacchi terroristici che da fine marzo ha segnato il paese e ha innescato una nuova spirale di violenza.

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IL SUMMIT A NAPOLI SU AGRICOLTURA E INNOVAZIONE

Italia e Israele, la sfida di produrre meglio 

Il riscaldamento globale, la carenza di pioggia alternata a fenomeni atmosferici straordinari quanto distruttivi. E ora la crisi in Ucraina generata dall’invasione russa con costi in primo luogo umani, ma anche economici. “Il costo dei mangimi, dei fertilizzanti e del carburante è salito alle stelle per gli agricoltori di tutta Europa, poiché l’invasione russa del suo vicino riduce le forniture di grano e fa salire alle stelle il prezzo dell’energia e di altri fattori di produzione. Gli agricoltori colpiti hanno anche difficoltà di accesso al credito, mentre i loro problemi finanziari aumentano”, racconta il Financial Times. Allo stesso tempo la difficoltà nella produzione in Europa incide sulla sicurezza alimentare globale: il Vecchio continente è infatti uno dei principali produttori agricoli del mondo nonché tra i maggiori esportatori di cibo. In questo quadro diventa ancor più urgente l’esigenza di ripensare i sistemi di produzione alimentari. E su questo, con l’idea di massimizzare
l’efficienza produttiva e far nascere filiere agroalimentari innovative, si basa la nascita della conferenza “Techagriculture meeting Italia-Israele: L’agricoltura incontra l’innovazione”. Un appuntamento organizzato dal 16 al 18 maggio a Napoli dall’ambasciata d’Israele in Italia in collaborazione con Confagricoltura, il Comune e l’Università Federico II.
L’iniziativa, che ambisce a diventare un appuntamento annuale rivolto ai Paesi mediterranei, “si propone di promuovere contatti tra decine di aziende aziende israeliane e italiane operanti nei settori agroalimentare, idrico ed energetico”, spiega l’ambasciata. Un’occasione di incontro per costruire nuove cooperazioni tra realtà di diversi paesi e per mettere a confronto il meglio del know-how su tematiche come l’agricoltura sostenibile, l’irrigazione di precisione, il miglioramento genetico delle sementi, l’uso della robotica e della tecnologia nell’agricoltura così come nell’allevamento.

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LA COLLABORAZIONE TRA ISRAELIANI, PALESTINESI E GIORDANI

“Clima e sostenibilità ambientale,
il Medio Oriente unisca le forze”

Una possibile via d’uscita per affrontare i numerosi problemi che affliggono il Medio Oriente in materia di ambiente: una collaborazione sempre più stretta tra Paesi, incardinata anche sulla valorizzazione di uno specifico contributo femminile di consapevolezza sulle sfide più urgenti da affrontare (partendo dalla tutela dell’acqua, il più prezioso dei beni in comune). È quanto propone l’organizzazione Eco Peace Middle East con il lavoro quotidiano dei suoi attivisti israeliani, palestinesi e giordani. Una realtà unica nel suo genere, fondata nel 1994 a Taba, in Egitto, in una stagione segnata dall’avvento di nuove prospettive di cooperazione.
L’incontro “Pensare green insieme: una prospettiva femminile sul cambiamento climatico e la sostenibilità”, in programma martedì pomeriggio presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium”, promosso in collaborazione con l’ambasciata d’Israele presso la Santa Sede, sarà l’occasione per saperne qualcosa di più. Tra le relatrici, tutte donne, ci sarà la vicedirettrice della ong Dalit Wolf Golan. Al suo fianco Alessandra Smerilli, segretaria del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; la giornalista e scrittrice Fausta Speranza; la teologa Linda Pocher. Modererà l’incontro la giornalista Nina Fabrizio.
Una sfida esistenziale, fa capire Wolf Golan a Pagine Ebraiche. “L’area del Medio Oriente e del Nord Africa – spiega – è la più scarsamente dotata di acqua del mondo”. Parliamo, dicono gli esperti, di un hotspot climatico. Il che “significa che la regione vivrà la crisi climatica in modo più grave” rispetto ad altre aree del pianeta. Il quadro che l’attivista delinea è inquietante: “Per la metà del secolo in autunno non pioverà più. Mentre per la fine del secolo il tasso di piovosità diminuirà del 40%, in particolare in Giordania. La temperatura aumenterà in media tra i quattro e i sette gradi. Ondate di caldo renderanno pericoloso lavorare all’aperto in mesi estivi molto più lunghi di adesso”. Temi sui quali starebbe crescendo la consapevolezza generale ma “con ancora insufficiente capacità di agire”. Soprattutto in quella visione di network fortemente auspicata dalla ong: “I governi – il suo pensiero – stanno pianificando misure di adattamento nazionali, perdendo di vista la necessità di adottare misure di tipo regionale”.

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DAFDAF

Inventarsi il Corriere dei Piccoli

Sono dedicate a una donna molto speciale le prime pagine del numero 132 di DafDaf, in distribuzione in questi giorni.
Per la rubrica “giornali” Guido Vitale racconta come è nato il Corriere dei Piccoli:
“Il suo nome era Paola. Il suo cognome erano due: Lombroso Carrara. Era nata a Pavia nel 1871 e ha vissuto a Torino fino al 1954. La sua era una famiglia ebraica e sia suo papà che suo marito furono dei grandi e coraggiosi scienziati e non ebbero mai paura delle dittature e del fascismo. Il “Corriere dei Piccoli” l’aveva inventato lei, studiandosi come erano fatti i migliori giornali per bambini in tutta Europa. Lei scelse il nome del giornale. Lei progettò come dovevano essere fatte le due pagine. Lei propose la sua idea preziosa a Luigi e Alberto Albertini, che erano i padroni di un grande quotidiano, il “Corriere della Sera”.

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PIERO DELLA SETA ALLA PROVA DELLA STORIA

Roma e le contraddizioni del dopoguerra

L’occasione del centenario dalla nascita celebrato in Campidoglio con l’intervento tra gli altri del sindaco Gualtieri ha riaperto, all’interno del mondo ebraico romano e italiano, una riflessione sulla figura di Piero Della Seta (1922-2001). In particolare sulle posizioni assunte dall’esponente del PCI, Consigliere comunale per quasi trent’anni, nei confronti di Israele e del sionismo. Posizioni molto dure, orientate sulla tesi che il sionismo “avesse snaturato i rapporti tra arabi ed ebrei”, come sostenne ad esempio in alcuni suoi interventi sull’Unità menzionati dalla storica Alessandra Tarquini nel saggio “La sinistra europea e la questione ebraica”. Ancora sull’Unità, riporta lo studioso Claudio Brillianti in “Le sinistre italiane e il conflitto arabo-israelo-palestinese: 1948-1973”, arrivò a definire il sionismo un’ideologia “impregnata del concetto della propria supremazia razziale e ‘culturale’ nei confronti degli altri popoli della terra”. Parole violente e sintomatiche di una stagione che vide non pochi ebrei italiani militare nel Partito Comunista e adeguarsi alle sue linee anche più estreme di politica estera.
“Il più emblematico è il caso di Emilio Sereni che in Parlamento, nell’occasione della Guerra dei sei giorni, tenne un celebre discorso anti-israeliano” ricorda Valentino Baldacci, che ha esplorato questo e altri temi connessi nel suo “1967 – Comunisti e socialisti di fronte alla Guerra dei sei giorni”.

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Aggressività
“A mio modo di vedere il male più grande non è la violenza, ma l’aggressività, l’aggressività è la madre di ogni violenza”. [Amos Oz, Gesù e Giuda, Feltrinelli, p. 26]. Ogni tanto, le parole aprono varchi per iniziare a capire.
                                                                          David Bidussa
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Gli elmetti di carta
«Non leggere soltanto i miei post. Leggi anche un mio libro», recita l’invito di un personaggio velocemente asceso agli onori della cronaca in questi ultimi tempi. Un personaggio, più che una persona. Le parate, di ogni genere (quindi militari così come televisive), sono clownesche poiché non conoscono il senso del tragico, che nella vita quotidiana invece aiuta ad arginare preventivamente il ridicolo. D’altro canto c’era chi riconosceva che il comico è il movimento meccanico applicato all’umano.
                                                                          Claudio Vercelli
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