
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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In questa settimana, in Israele, ha visto la
luce il primo libro di responsa, decisioni halachiche, scritto
interamente da donne ortodosse e rivolto a un pubblico ortodosso. Si
tratta di due donne, Idit BArtov e Anat Novoselsky, che hanno avuto
l’ordinazione di “decisori halachici” (poskot halacha) presso la
Midreshet Lindbaum, un college religioso di Gerusalemme e sono state
nominate dal rabbino capo di Efrat, rav Shlomo Riskin e dal rabbino
Shuki Reich, direttore del dipartimento halachico della Midreshet
Lindbaum.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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“Stop all’utilizzo delle palestre comunali
per la celebrazione del Ramadan”. E subito dopo: “Ora in tutti gli
edifici e scuole un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune. E
guai a chi lo tocca”. Massimo Bitonci, il nuovo sindaco di Padova,
aveva esordito con il classico “sarò il sindaco di tutti”. Un buon
inizio, a cui seguivano dichiarazioni sulla svolta, sul rinnovamento e
così via, in genere elementi magari non proprio originali ma
condivisibili. Siamo a due settimane dall’insediamento e le prime
dichiarazioni politiche sembrano invece prendere una direzione che
ripercorre vecchie pratiche già sperimentate in modo fallimentare in
altre realtà e in altri momenti (penso alla Treviso del fascio-leghista
Gentilini). Solo che queste dichiarazioni un po’ roboanti vanno a
colpire – se fatte seguire da atti amministrativi concreti – uno dei
principi della nostra Costituzione, quella libertà religiosa che viene
più volte certificata.
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Ucei-Fondazione Cantoni
Borse di studio per Israele |
Anche per l’anno accademico 2014-2015
l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione Raffaele
Cantoni tornano a offrire borse di studio per ragazzi italiani che
intendono sostenere un progetto di formazione nello Stato di Israele.
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#EyalGiladNaftali
No al silenzio |
#EyalGiladNaftali. Sul Fatto Quotidiano
Furio Colombo ripercorre la vicenda del rapimento dei tre ragazzini
israeliani nell’area di Gush Etzion e sottolinea la necessità di
rompere il silenzio. “Qualche potente ombra politica si sta muovendo
con una discrezione ritenuta indispensabile? Fatemi dire che lo spero.
Ma se la diplomazia può vantare il dovere del silenzio, non è il caso
dei media – spiega – Ci sono decine di qualificati corrispondenti
nell’area. E ci sono decine di personaggi, nei territori e fuori che
dovrebbero essere lo Stato palestinese, che forse hanno interesse a
farsi conoscere. Non vorrà qualcuno tentare inchieste e interviste,
visite e contatti per squarciare il buio, rendere meno rigida la
solitudine di Israele, ma anche avere commenti e risposte dirette,
personali, basati sui contatti creati dal lavoro sul posto? Non vorrà
qualcuno di coloro che fa sapere di tanto in tanto, con qualche accusa
in più a Israele, di essere al lavoro in Palestina, cercare nel buio un
contatto che potrebbe aprire in qualche punto un varco di pace?”.
Il Wall Street Journal pubblica un forte intervento del Ministro
israeliano Tzipi Livni, delegato ai negoziati di pace, che sottolinea
il terribile risultato del permettere a un gruppo terrorista come Hamas
di entrare nel processo elettorale in un meccanismo che al di là della
superficialità non può essere in alcun modo considerato democratico.
Sul Giornale, Fiamma Nirenstein riferisce degli stipendi che l’Autorità
nazionale palestinese garantisce ai detenuti nelle carceri israeliane.
“Questo costume, sia per l’entità sia per i criteri, stupisce e
spaventa. Il ministero per i Prigionieri fra il 2011 e il 2012 ha
trasferito un miliardo di shekel, ovvero 150 milioni di dollari a
palestinesi imprigionati e alle loro famiglie. I singoli prigionieri
ricevono mensilmente uno stipendio che arriva fino a 3.500 dollari,
cifra molto significativa.
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Il
campo e la siepe |
Giustamente
ieri è stato ricordato che gli ebrei sono tifosi di calcio esattamente
come tutti gli altri italiani. Per questo molti di loro si sono trovati
venerdì scorso di fronte al problema di una partita dell’Italia a
distanza ravvicinata dallo Shabbat. In realtà più di un’ora separava la
fine della partita dall’inizio effettivo del sabato, ma il tramonto
tardivo in questa stagione ha consolidato l’usanza di organizzare la
tefillah pubblica con un largo anticipo che sarebbe impossibile nei
mesi invernali. Dunque la partita non era in conflitto con una mitzvah
vera e propria, ma forse si potrebbe dire con una siepe intorno alla
mitzvah (anche se non so se sia corretto definirla così, perché
suppongo che una siepe dovrebbe avere dimensioni standard e non
allargarsi o restringersi in base alle stagioni).
Anna Segre, insegnante
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Europa |
Chi
studia o è semplicemente affascinato dalla storia ebraica, non può
naturalmente trascurare l'importanza che ha avuto all'interno di essa
la Polonia. In questa sconfinata regione prevalentemente pianeggiante e
continentale, gli ebrei furono realmente numerosi come le “stelle in
cielo”, come del resto, in tutta quell'area che viene chiamata in
Inglese Pale of Settlement o in Yiddish/Ebraico Tchum haMoshav. Qui
hanno vissuto e prosperato zaddikim, autorevoli rabbini, intellettuali,
artisti e uomini di ogni rango, per poi venire decimati dai pogrom e
dalla Shoah nell'ultimo secolo, tanto che dei tre milioni di ebrei
polacchi prima del 1939, ne sopravvisse solo il 10 per cento.
Francesco Moises Bassano, studente
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La
logica comunitaria |
La
settimana scorsa si parlava di ebraismo e omosessualità dopo l'incontro
tra rav Amedeo Spagnoletto e l'Ugei (Unione giovani ebrei d’Italia).
Dicevo che non ci si deve esimere dal confronto diretto: quello con le
fonti ma anche con i diretti interessati. Dicevo che questo era il
primo passo. Oggi un altro step. Pubblico e privato non coincidono.
L'ebraismo vanta d'averlo capito da tempo.
Ilana Bahbout
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Calcio
e insegnamenti |
Per
chiudere le considerazioni sul calcio e il patriottismo, aggiungo un
breve commento: in ogni sport la sconfitta non solo è possibile, ma −
come in tutte le vicende della vita − è frequente. Sembra invece che,
di fronte alla nazionale, gli italiani non ritengano le sconfitte una
legittima, logica evenienza di una partita, bensì un’onta da attribuire
alla colpa dell’immancabile capro espiatorio (e si noti che quello
stesso capro espiatorio sarebbe diventato immediatamente un eroe se una
singola azione fortunata avesse partorito quel solo gol che poteva
ribaltare il risultato). La bellezza delle vittorie sta proprio nel
fatto che non sono affatto né scontate, né dovute.
Laura Salmon, slavista
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