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30 aprile 2015 - 11 Iyar 5775
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Potrebbe sembrare banale soffermarci sul notissimo versetto “We-ahavtà le-re‘akhà kamòkha” (che viene generalmente e un po’ imprecisamente tradotto “Ama il prossimo tuo come te stesso”), e perfino sul commento di Rabbì ‘Akivà’, che afferma “ze kelàl gadòl ba-Torà” (“questo è un grande principio generale nella Torà). Lo sarebbe certamente, se interpretassimo le parole della Torà come per molto tempo siamo stati abituati a fare: bisogna voler bene agli altri come a se stessi, e questo – secondo Rabbì ‘Akivà’ – è un valore che investe di sé tante altre mitzwòth.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Le nuove proiezioni demografiche globali del Pew Research Center di Washington prevedono un incremento dal 2010 al 2050 di un miliardo e 162 milioni di musulmani, 750 milioni di cristiani, 352 milioni di hindu, 99 milioni di persone senza religione, 44 milioni di aderenti a religioni popolari, 3 milioni di altre religioni, 2 milioni di ebrei (tutti in Israele), e una diminuzione di 1 milione e mezzo di buddisti. A più lungo termine i musulmani sorpasseranno i cristiani come più diffusa religione nel mondo. In almeno cinque paesi europei oggi a maggioranza cristiana (Regno Unito, Francia, Olanda, Macedonia, e Bosnia-Erzegovina) nel 2050 i cristiani saranno meno della metà della popolazione, sostituiti o dai musulmani o dagli agnostici.
 
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Expo, domani l'apertura
Domani, Primo maggio, prenderà il via Expo Milano 2015. Tema scelto per l'Esposizione universale, il cibo e l'alimentazione. Tra i protagonisti ci sarà Israele, il cui Padiglione, ricorda su Repubblica il giornalista Corrado Zunino, trova posto vicino a quello del Vaticano. Zunino è riuscito a introdursi ieri abusivamente nel villaggio Expo, attraverso un varco lasciato aperto dagli operai e rimasto incustodito, raccontando così in anteprima la situazione dell'area che da domani e fino al 31 ottobre dovrebbe accogliere milioni di visitatori. Praticamente tutti i Padiglioni sono finiti, Israele tra questi. “Fuori il ritardo è un affanno senza rimedio: il cantiere per il corridoio pedonale interrato, dalle ferrovie direttamente all'Expo, è solo uno slargo di fango. Non sarà pronto. La nuova uscita della metropolitana è sbarrata da una grata. - scrive Zunino, rimasto quattro ore all'interno di Expo - Dentro, invece, ora che lo si può osservare, il caos è calmo. Ordinato, logico. Dentro siamo alle rifiniture, alle pulizie ai computer in sala. Un altro miracolo italiano che si sta realizzando nelle ultime ore”.
 
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  davar
expo - david knafo racconta il suo progetto
“Perché il Padiglione Israele
è uno spazio di condivisione”

Condividere. Questa la parola chiave per Expo 2015 secondo l’architetto David Knafo, a cui è stata affidata – assieme al team Avs – la realizzazione del Padiglione Israele. Condividere il know-how israeliano sul fronte dell’agricoltura per affrontare insieme, con i paesi di tutto il mondo, la sfida posta dal tema della rassegna internazionale che dal Primo maggio al 31 ottobre porterà milioni di persone a Milano: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Hanno un accento fortemente idealista le parole di Knafo, che, parlando con Pagine Ebraiche, insiste spesso sul concetto di futuro. “Di fronte a un mondo sempre più piccolo, in cui la popolazione continua a crescere vertiginosamente mentre le risorse scarseggiano, è inevitabile il cambiamento”.
E il suo concetto di cambiamento, Knafo lo ha rappresentato nel progetto del Padiglione israeliano – guidato dal Commissario israeliano Elazar Cohen – su cui sorge un gigantesco campo verticale coltivato con grano, riso e mais, cereali che contribuiscono a coprire la maggior parte del fabbisogno alimentare della popolazione terrestre.
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moked 5775
Forza e limiti del compromesso
Si apre quest'oggi una nuova edizione del Mokèd, tradizionale momento di incontro dell'Italia ebraica. Tante le occasione di incontro promosse: incontri, seminari, dibattiti, workshop. Tra gli ospiti dell'evento di Milano Marittima il Gran Rabbino di Francia rav Haim Korsia.

Il Mokèd primaverile di Milano Marittima ha come tema “Compromesso: necessità o virtù?”. Viviamo in un periodo nel quale, in tutti gli ambiti della nostra vita, le posizioni si radicalizzano sempre di più. La mediazione, nelle sue forme più diverse, assume quindi un ruolo fondamentale per evitare la disintegrazione delle nostre comunità, e il principale strumento di cui si dispone per mediare è il compromesso. Durante il Mokèd affronteremo questo tema da diversi punti di vista, per cercare di capire quali siano i limiti accettabili del compromesso e quale sia la disponibilità a mediare delle parti in causa nei vari ambiti della nostra attualità. Un tema particolarmente adatto a tutti coloro che gestiscono la cosa pubblica, ma non solo. Il Mokèd continua a costituire una preziosa occasione di socializzazione in campo ebraico per gente di estrazione culturale e sociale diversa e di costruzione di un’identità ebraica consapevole. Le attività culturali tese a rafforzare e a preservare l’identità ebraica - e non solo a intrattenere - dovrebbero costituire il collante più forte di fronte alle frammentazioni latenti ed esistenti nell’ebraismo italiano. Tale coinvolgimento simultaneo di partecipanti di estrazione diversa costituisce il veicolo più forte per una valorizzazione delle differenze e un costruttivo confronto fra queste. Tale scambio culturale, oltre che a ridefinire l’identità ebraica italiana, contribuisce a dare voce e autorevolezza alle nostre strutture anche nei confronti della società circostante.

Rav Roberto Della Rocca,
direttore dipartimento Educazione e Cultura UCEI
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IL PROGETTO UCEI ALLA FASE CONCLUSIVA
Educare al dialogo e al confronto
Conoscere, confrontarsi, aprirsi alle diversità. Questi gli obiettivi di ‘Educazione al dialogo’, il progetto, realizzato con la collaborazione della Regione Lazio e di Religions for Peace, ideato e sviluppato dalle Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Daniela Pavoncello ed Eva Ruth Palmieri che si concluderà il prossimo 4 maggio con un seminario ospitato dal Centro Bibliografico UCEI “Tullia Zevi” (il via ai lavori alle 14.30). Tempo di bilanci dunque per portare a termine la formazione dedicata a studenti e insegnanti che hanno lavorato sul concetto di tolleranza e dell’integrazione delle minoranze etniche e religiose, andando oltre i limiti imposti da pregiudizi e stereotipi attraverso laboratori, incontrI e proiezione di documentari. Il messaggio per le consigliere è univoco: “Lo scopo di questa iniziativa è di prevenire episodi di intolleranza e discriminazione attraverso la conoscenza dell’altro. Nella lotta al razzismo, nell’impegno per sconfiggere il pregiudizio l’UCEI è presente”. Ad aprire il seminario conclusivo “L’educazione al dialogo nei contesti scolastici” saranno il presidente dell'Unione Renzo Gattegna e il vice presidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio.
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TEL AVIV – CHIUDE LO STORICO PUNTO D'INCONTRO 
Tamar, a giugno l'ultimo caffè 
È stato uno di quei luoghi dove l’arredamento non conta. Niente mattoni a vista, niente poltroncine di design, è l’atmosfera a farla da padrone. Un rifugio dove coltivare utopie, indignarsi, discutere ad alta voce, lavorare o semplicemente spiare le vite altrui.
È arrivata il giorno di Yom Haatzmaut la notizia che il Café Tamar, storico caffè di Tel Aviv e roccaforte dell’intellighenzia e della sinistra israeliana, chiuderà i battenti il prossimo giugno dopo 69 anni di onorata carriera. Si mormora che al posto del bar con una iconica palma nell’insegna dovrebbe sorgere un palazzo.
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L'OMAGGIO DI LE MONDE A GIACOMO TODESCHINI
L'orologiaio della Storia 
“La storia che Giacomo Todeschini pratica dagli anni ’70 è in realtà una storia del vocabolario: ‘Cerco di mostrare con pazienza, parola per parola, gli ingranaggi che producono il reale attraverso il linguaggio, di mettere insieme i piccoli pezzi che fanno funzionare il meccanismo della storia’. Rappresentarsi la storia come un’opera di artigianato non è originale; ma Giacomo Todeschini non è un artigiano qualunque, è un orologiaio”. Queste righe sono tratte da un lungo articolo a cura di Ètienne Anheim comparso oggi su
Le Monde des Livres, l’inserto letterario settimanale del quotidiano francese Le Monde, che descrive la vita e le opere dello storico italiano Giacomo Todeschini, il cui saggio “Visibilmente crudeli” (2007, Il Mulino) è stato appena tradotto in francese col titolo di “Au pays des sans nom”, edito da Verdier. In questa occasione, vengono ripercorse minuziosamente la carriera e la visione della storia di Todeschini, il cui patrimonio culturale proviene, come afferma lui stesso, dalla tradizione “un po’ ebraica, un po’ marxista, un po’ tedesca”, e che tra l'altro è da sempre vicino a Pagine Ebraiche e al portale dell'ebraismo italiano ed è considerato dal direttore Guido Vitale un prezioso consigliere.

(Nell'immagine Giacomo Todeschini, ritratto per Le Monde
da Giovanni Del Brenna)
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j-ciak
Meira, che ama Felix
A Montreal nevica, quando Felix incontra Meira in una piccola panetteria kasher. E dolcemente, nel silenzio di quell’inverno gelido, nasce un amore. Banale, parrebbe. Se non fosse che lei – la delicata Hadas Yaron che già avevamo apprezzato in “La sposa promessa” - appartiene alla comunità hassidica, è sposata, ha una bimba piccola e non dovrebbe nemmeno guardarlo negli occhi. E’ la trama di uno dei film più belli della stagione, quel “Felix & Meira”, da poco nelle sale americane, che lo scorso anno aveva spuntato riconoscimenti e ottime critiche al Toronto.
Diretto dal canadese Maxime Giroux, “Felix & Meira” è uno di quei lavori che vanno visti. Come già “La sposa promessa” (2013) diretto dalla regista ortodossa Rama Burshtein e “Fading Gigolo” (2014) di John Turturro, il film porta sullo schermo un mondo realistico, ricostruito fin nei particolari, che non cede mai ai luoghi comuni.

Daniela Gross
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qui milano 
Aldo Carpi, tra arte e Resistenza
Due mostre per raccontare l'intreccio tra “Arte, Resistenza e Vita” in una delle grandi personalità del Novecento italiano: Aldo Carpi. A lui l'Accademia di Brera e il Memoriale della Shoah di Milano hanno voluto dedicare una doppia esposizione parallela che ne racconti la storia, attraverso le opere, le lettere, i disegni. Entrambe le mostre – che insieme costituiscono un unico percorso - sono state inaugurate ieri (e saranno aperte al pubblico fino al 29 maggio): a Brera, di cui Carpi fu nominato direttore per acclamazione nel dopoguerra, è stato allestito un percorso espositivo – a cura di Elena Pontiggia - che illustra la sua ricca e complessa evoluzione nel mondo della pittura. Al Memoriale della Shoah, invece, emerge l'eroico quanto doloroso racconto del Carpi uomo della Resistenza, deportato, vittima e testimone della tragedia nazifascista. Curata da Maurizio Guerra e allestita dagli architetti Guido Morpurgo e Annalisa De Curtis, la mostra ricostruisce attraverso i disegni, i quadri e la testimonianze scritte, la sofferenza dell'artista che dal Binario 21 – dove sorge il Memoriale – fu deportato al campo di concentramento di Mauthausen. L'esposizione-omaggio a Carpi inaugura lo spazio mostre del Memoriale, come ha ricordato ieri il suo presidente Ferruccio De Bortoli, uno spazio dedicato a uno dei benefattori di Binario 21: l'imprenditore Bernando Caprotti presente ieri assieme alla Testimone della Shoah Liliana Segre, con cui ha voluto visitare l'esposizione dedicata a Carpi. All'inaugurazione ha partecipato in modo significativo la Comunità ebraica milanese, rappresentata dal presidente Milo Hasbani e da alcuni Consiglieri, tra cui Sara Modena, Daniele Misrachi, Davide Romano e Claudia Terracina.
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QUI TORINO 
Il partigiano Walter Rossi
Sulle “note resistenti” delle Primule Rosse, gruppo musicale emergente, si è aperta la serata organizzata dall’Asset, Associazione ex allievi e amici della scuola ebraica di Torino, in memoria di Walter Rossi, partigiano ebreo, fucilato appena ventenne al Pian del Lot, sulle colline torinesi, assieme ad altri venticinque ragazzi. Ogni anno da cinque anni, spiega Giulio Disegni, presidente dell’Asset e vicepresidente UCEI, l’Associazione ex allievi ricorda la Resistenza attraverso la figura di un “resistente” attraverso testimonianze e video. La serata è stata dedicata a Walter Rossi, ma vengono ricordati altri nomi di giovani militanti partigiani, molti rimasti vittime della furia nazi-fascista, tra cui Emanuele Artom. Segue la lettura di un breve discorso che Liliana Picciotto, direttrice delle ricerche storiche del CDEC e consigliere UCEI, ha inviato alla Comunità per annunciare che tra le prossime iniziative del Centro c’è la volontà di iniziare una ricerca specifica sulla partecipazione degli ebrei nella Resistenza Italiana.

Alice Fubini
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qui roma - sefarad
Gli ebrei tripolini si raccontano
Si chiude questa sera il Festival Kosher “Sefarad a Roma”, organizzato dall’Azienda Romana Mercati, Azienda speciale della Camera di Commercio di Roma, che ha rinnovato l’appuntamento con il festival di cultura ebraica, incentrato in questa edizione sul mondo sefardita. L’evento di chiusura si svolgerà al Tempio di Adriano, e avrà il titolo “Il ritorno di Sefarad. Gli ebrei tripolini si raccontano”. “A due anni dal cinquantenario della presenza tripolina in Italia, ci tenevamo a porre enfasi sulla storia degli ebrei tripolini e di come sono arrivati in Italia nel 1967 dando inizio a una presenza molto importante nella nostra Comunità”, sottolinea Stefano Caviglia, giornalista e coordinatore dell’iniziativa. Nel corso della serata interverrà tra gli altri il consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Victor Magiar, autore del romanzo autobiografico “E venne la notte”, sull’esperienza di un bambino ebreo nella Tripoli prima dei tempi bui, insieme a Hamos Guetta, organizzatore di vari eventi con al centro proprio le tradizioni culinarie e culturali tripoline, Yvette Journò, la cui testimonianza è stata raccolta sul sito www.memoriebraiche.it allestito dal Centro di Cultura della Comunità ebraica romana con il sostegno dell’Otto per Mille destinato all’UCEI, lo psicologo David Meghnagi, la musicista Miriam Meghnagi, Micaela Pavoncello, organizzatrice di visite guidate del Ghetto di Roma, e l’impresario musicale David Zard. Modererà gli interventi Miriam Haiun, direttrice del Centro di Cultura.
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qui milano - il riconoscimento all'ambrosiana 
"Rav Laras, lezione di dialogo"
“Impariamo da rav Laras l'amicizia, l'onestà, il dialogo, risorse perenni che ci uniscono contro ogni forma di violenze e di fanatismo”. Così il cardinale Angelo Scola ha spiegato ieri la decisione della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di conferire a rav Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del Centro Nord-Italia, la laurea honoris causa. “Un uomo di dialogo, capace di creare ponti”, ha affermato Scola nel consegnare il titolo di dottore dell'Ambrosiana al rav, primo non cattolico a ricevere il prestigioso riconoscimento. “Sono commosso e ringrazio per questo titolo”, ha dichiarato Laras, che ha poi tenuto una lectio magistralis sulla libertà ( “Tutto è conosciuto ma la libertà è data”, Avoth III, 21), sottolineando come questa sia indissolubilmente legata al principio di responsabilità. “Se la libertà non è accompagnata dalla responsabilità: la libertà non è niente”, ha spiegato il rav nel corso della sua lezione, a cui hanno voluto partecipare molti rappresentanti del mondo ebraico, tra cui il rabbino capo di Milano rav Alfonso Arbib, i presidenti della Comunità ebraica milanese Raffaele Besso e Milo Hasbani e rav Elia Richetti, già presidente dell'Assemblea rabbinica italiana.
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qui gerusalemme
A teatro, tra musica e solidarietà
Musica e solidarietà nella splendida cornice del Teatro di Gerusalemme. Come ogni anno, sono stati questi gli ingredienti del tradizionale gala di Tsad Kadima, l’associazione che si impegna per garantire e favorire il percorso formativo dei bambini e ragazzi che soffrono di lesione cerebrale in Israele, a prescindere dalla religione, dal credo o dall'appartenenza etnica. Centinaia di persone si sono ritrovate per assistere alla performance del cantante israeliano Kobi Aflalo, note lente o ritmate che hanno contagiato il pubblico nell’atmosfera di una serata speciale, in cui battere un cinque alla partecipazione.
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  pilpul
Setirot - Maldicenza
«Una guida alla costruzione e al mantenimento di una società basata sul rispetto reciproco»; «C’è un gran bisogno di capire quali sono i limiti dell’uso della parola e quanto può essere arricchente ed educativo il silenzio». Così rav Riccardo Di Segni e rav Alfonso Arbib presentano la riedizione che Morashà propone del “Chafètz Chayìm” (a cura di Donato Grosser). Le regole della maldicenza codificate nel secondo Ottocento, in Polonia, da rabbi Israèl Meìr Kagan, insegnano a “discorrere senza trasgredire la mitzvà di non sparlare del prossimo”.

Stefano Jesurum, giornalista
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Time out - L’eredità
Rav Toaff avrebbe compiuto oggi cento anni. Una vita straordinaria che ha coinciso con la crescita e il risorgimento dell’ebraismo italiano. Coincidenza non casuale perché la nostra identità di oggi è certamente dovuta al suo operato. Lo dico per rispetto, perché troppe volte in questi giorni sono avvenute ricostruzioni sommarie e in parte distorte rispetto alla sua figura. Su Haaretz, giornale della sinistra israeliana, si è cercato,  per esempio, di contrapporlo alla rabbanut odierna in un tentativo, piuttosto maldestro, di far passare rav Toaff come difensore di conversioni facili e di una tradizione italiana lontana dall’Halakhah.

Daniel Funaro
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