
Elia Richetti,
rabbino
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Potrebbe
sembrare banale soffermarci sul notissimo versetto “We-ahavtà
le-re‘akhà kamòkha” (che viene generalmente e un po’ imprecisamente
tradotto “Ama il prossimo tuo come te stesso”), e perfino sul commento
di Rabbì ‘Akivà’, che afferma “ze kelàl gadòl ba-Torà” (“questo è un
grande principio generale nella Torà). Lo sarebbe certamente, se
interpretassimo le parole della Torà come per molto tempo siamo stati
abituati a fare: bisogna voler bene agli altri come a se stessi, e
questo – secondo Rabbì ‘Akivà’ – è un valore che investe di sé tante
altre mitzwòth.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Le
nuove proiezioni demografiche globali del Pew Research Center di
Washington prevedono un incremento dal 2010 al 2050 di un miliardo e
162 milioni di musulmani, 750 milioni di cristiani, 352 milioni di
hindu, 99 milioni di persone senza religione, 44 milioni di aderenti a
religioni popolari, 3 milioni di altre religioni, 2 milioni di ebrei
(tutti in Israele), e una diminuzione di 1 milione e mezzo di buddisti.
A più lungo termine i musulmani sorpasseranno i cristiani come più
diffusa religione nel mondo. In almeno cinque paesi europei oggi a
maggioranza cristiana (Regno Unito, Francia, Olanda, Macedonia, e
Bosnia-Erzegovina) nel 2050 i cristiani saranno meno della metà della
popolazione, sostituiti o dai musulmani o dagli agnostici.
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Expo, domani l'apertura |
Domani,
Primo maggio, prenderà il via Expo Milano 2015. Tema scelto per
l'Esposizione universale, il cibo e l'alimentazione. Tra i protagonisti
ci sarà Israele, il cui Padiglione, ricorda su Repubblica il
giornalista Corrado Zunino, trova posto vicino a quello del Vaticano.
Zunino è riuscito a introdursi ieri abusivamente nel villaggio Expo,
attraverso un varco lasciato aperto dagli operai e rimasto incustodito,
raccontando così in anteprima la situazione dell'area che da domani e
fino al 31 ottobre dovrebbe accogliere milioni di visitatori.
Praticamente tutti i Padiglioni sono finiti, Israele tra questi. “Fuori
il ritardo è un affanno senza rimedio: il cantiere per il corridoio
pedonale interrato, dalle ferrovie direttamente all'Expo, è solo uno
slargo di fango. Non sarà pronto. La nuova uscita della metropolitana è
sbarrata da una grata. - scrive Zunino, rimasto quattro ore all'interno
di Expo - Dentro, invece, ora che lo si può osservare, il caos è calmo.
Ordinato, logico. Dentro siamo alle rifiniture, alle pulizie ai
computer in sala. Un altro miracolo italiano che si sta realizzando
nelle ultime ore”.
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expo - david knafo racconta il suo progetto
“Perché il Padiglione Israele
è uno spazio di condivisione”
Condividere.
Questa la parola chiave per Expo 2015 secondo l’architetto David Knafo,
a cui è stata affidata – assieme al team Avs – la realizzazione del
Padiglione Israele. Condividere il know-how israeliano sul fronte
dell’agricoltura per affrontare insieme, con i paesi di tutto il mondo,
la sfida posta dal tema della rassegna internazionale che dal Primo
maggio al 31 ottobre porterà milioni di persone a Milano: “Nutrire il
pianeta, energia per la vita”. Hanno un accento fortemente idealista le
parole di Knafo, che, parlando con Pagine Ebraiche, insiste spesso sul
concetto di futuro. “Di fronte a un mondo sempre più piccolo, in cui la
popolazione continua a crescere vertiginosamente mentre le risorse
scarseggiano, è inevitabile il cambiamento”.
E il suo concetto di cambiamento, Knafo lo ha rappresentato nel
progetto del Padiglione israeliano – guidato dal Commissario israeliano
Elazar Cohen – su cui sorge un gigantesco campo verticale coltivato con
grano, riso e mais, cereali che contribuiscono a coprire la maggior
parte del fabbisogno alimentare della popolazione terrestre.
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moked 5775
Forza e limiti del compromesso
Si
apre quest'oggi una nuova edizione del Mokèd, tradizionale momento di
incontro dell'Italia ebraica. Tante le occasione di incontro promosse:
incontri, seminari, dibattiti, workshop. Tra gli ospiti dell'evento di
Milano Marittima il Gran Rabbino di Francia rav Haim Korsia.
Il
Mokèd primaverile di Milano Marittima ha come tema
“Compromesso: necessità o virtù?”. Viviamo in un periodo nel quale, in
tutti gli ambiti della nostra vita, le posizioni si radicalizzano
sempre di più. La mediazione, nelle sue forme più diverse, assume
quindi un ruolo fondamentale per evitare la disintegrazione delle
nostre comunità, e il principale strumento di cui si dispone per
mediare è il compromesso. Durante il Mokèd affronteremo questo tema da
diversi punti di vista, per cercare di capire quali siano i limiti
accettabili del compromesso e quale sia la disponibilità a mediare
delle parti in causa nei vari ambiti della nostra attualità. Un tema
particolarmente adatto a tutti coloro che gestiscono la cosa pubblica,
ma non solo. Il Mokèd continua a costituire una preziosa occasione di
socializzazione in campo ebraico per gente di estrazione culturale e
sociale diversa e di costruzione di un’identità ebraica consapevole. Le
attività culturali tese a rafforzare e a preservare l’identità ebraica
- e non solo a intrattenere - dovrebbero costituire il collante più
forte di fronte alle frammentazioni latenti ed esistenti nell’ebraismo
italiano. Tale coinvolgimento simultaneo di partecipanti di estrazione
diversa costituisce il veicolo più forte per una valorizzazione delle
differenze e un costruttivo confronto fra queste. Tale scambio
culturale, oltre che a ridefinire l’identità ebraica italiana,
contribuisce a dare voce e autorevolezza alle nostre strutture anche
nei confronti della società circostante.
Rav Roberto Della Rocca,
direttore dipartimento Educazione e Cultura UCEI
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L'OMAGGIO DI LE MONDE A GIACOMO TODESCHINI
L'orologiaio della Storia
“La
storia che Giacomo Todeschini pratica dagli anni ’70 è in realtà una
storia del vocabolario: ‘Cerco di mostrare con pazienza, parola per
parola, gli ingranaggi che producono il reale attraverso il linguaggio,
di mettere insieme i piccoli pezzi che fanno funzionare il meccanismo
della storia’. Rappresentarsi la storia come un’opera di artigianato
non è originale; ma Giacomo Todeschini non è un artigiano qualunque, è
un orologiaio”. Queste righe sono tratte da un lungo articolo a cura di
Ètienne Anheim comparso oggi su Le Monde des Livres,
l’inserto letterario settimanale del quotidiano francese Le Monde, che
descrive la vita e le opere dello storico italiano Giacomo Todeschini,
il cui saggio “Visibilmente crudeli” (2007, Il Mulino) è stato appena
tradotto in francese col titolo di “Au pays des sans nom”, edito da
Verdier. In questa occasione, vengono ripercorse minuziosamente la
carriera e la visione della storia di Todeschini, il cui patrimonio
culturale proviene, come afferma lui stesso, dalla tradizione “un po’
ebraica, un po’ marxista, un po’ tedesca”, e che tra l'altro è da
sempre vicino a Pagine Ebraiche e al portale dell'ebraismo italiano ed
è considerato dal direttore Guido Vitale un prezioso consigliere.
(Nell'immagine Giacomo Todeschini, ritratto per Le Monde
da Giovanni Del Brenna) Leggi
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j-ciak
Meira, che ama Felix
A
Montreal nevica, quando Felix incontra Meira in una piccola panetteria
kasher. E dolcemente, nel silenzio di quell’inverno gelido, nasce un
amore. Banale, parrebbe. Se non fosse che lei – la delicata Hadas Yaron
che già avevamo apprezzato in “La sposa promessa” - appartiene alla
comunità hassidica, è sposata, ha una bimba piccola e non dovrebbe
nemmeno guardarlo negli occhi. E’ la trama di uno dei film più belli
della stagione, quel “Felix & Meira”, da poco nelle sale americane,
che lo scorso anno aveva spuntato riconoscimenti e ottime critiche al
Toronto.
Diretto dal canadese Maxime Giroux, “Felix & Meira” è uno di quei
lavori che vanno visti. Come già “La sposa promessa” (2013) diretto
dalla regista ortodossa Rama Burshtein e “Fading Gigolo” (2014) di John
Turturro, il film porta sullo schermo un mondo realistico, ricostruito
fin nei particolari, che non cede mai ai luoghi comuni.
Daniela Gross Leggi
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qui milano
Aldo Carpi, tra arte e Resistenza
Due
mostre per raccontare l'intreccio tra “Arte, Resistenza e Vita” in una
delle grandi personalità del Novecento italiano: Aldo Carpi. A lui
l'Accademia di Brera e il Memoriale della Shoah di Milano hanno voluto
dedicare una doppia esposizione parallela che ne racconti la storia,
attraverso le opere, le lettere, i disegni. Entrambe le mostre – che
insieme costituiscono un unico percorso - sono state inaugurate ieri (e
saranno aperte al pubblico fino al 29 maggio): a Brera, di cui Carpi fu
nominato direttore per acclamazione nel dopoguerra, è stato allestito
un percorso espositivo – a cura di Elena Pontiggia - che illustra la
sua ricca e complessa evoluzione nel mondo della pittura. Al Memoriale
della Shoah, invece, emerge l'eroico quanto doloroso racconto del Carpi
uomo della Resistenza, deportato, vittima e testimone della tragedia
nazifascista. Curata da Maurizio Guerra e allestita dagli architetti
Guido Morpurgo e Annalisa De Curtis, la mostra ricostruisce attraverso
i disegni, i quadri e la testimonianze scritte, la sofferenza
dell'artista che dal Binario 21 – dove sorge il Memoriale – fu
deportato al campo di concentramento di Mauthausen.
L'esposizione-omaggio a Carpi inaugura lo spazio mostre del Memoriale,
come ha ricordato ieri il suo presidente Ferruccio De Bortoli, uno
spazio dedicato a uno dei benefattori di Binario 21: l'imprenditore
Bernando Caprotti presente ieri assieme alla Testimone della Shoah
Liliana Segre, con cui ha voluto visitare l'esposizione dedicata a
Carpi. All'inaugurazione ha partecipato in modo significativo la
Comunità ebraica milanese, rappresentata dal presidente Milo Hasbani e
da alcuni Consiglieri, tra cui Sara Modena, Daniele Misrachi, Davide
Romano e Claudia Terracina. Leggi
QUI TORINO
Il partigiano Walter Rossi
Sulle
“note resistenti” delle Primule Rosse, gruppo musicale emergente, si è
aperta la serata organizzata dall’Asset, Associazione ex allievi e
amici della scuola ebraica di Torino, in memoria di Walter Rossi,
partigiano ebreo, fucilato appena ventenne al Pian del Lot, sulle
colline torinesi, assieme ad altri venticinque ragazzi. Ogni anno da
cinque anni, spiega Giulio Disegni, presidente dell’Asset e
vicepresidente UCEI, l’Associazione ex allievi ricorda la Resistenza
attraverso la figura di un “resistente” attraverso testimonianze e
video. La serata è stata dedicata a Walter Rossi, ma vengono ricordati
altri nomi di giovani militanti partigiani, molti rimasti vittime della
furia nazi-fascista, tra cui Emanuele Artom. Segue la lettura di un
breve discorso che Liliana Picciotto, direttrice delle ricerche
storiche del CDEC e consigliere UCEI, ha inviato alla Comunità per
annunciare che tra le prossime iniziative del Centro c’è la volontà di
iniziare una ricerca specifica sulla partecipazione degli ebrei nella
Resistenza Italiana.
Alice Fubini Leggi
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qui roma - sefarad
Gli ebrei tripolini si raccontano
Si
chiude questa sera il Festival Kosher “Sefarad a Roma”, organizzato
dall’Azienda Romana Mercati, Azienda speciale della Camera di Commercio
di Roma, che ha rinnovato l’appuntamento con il festival di cultura
ebraica, incentrato in questa edizione sul mondo sefardita. L’evento di
chiusura si svolgerà al Tempio di Adriano, e avrà il titolo “Il ritorno
di Sefarad. Gli ebrei tripolini si raccontano”. “A due anni dal
cinquantenario della presenza tripolina in Italia, ci tenevamo a porre
enfasi sulla storia degli ebrei tripolini e di come sono arrivati in
Italia nel 1967 dando inizio a una presenza molto importante nella
nostra Comunità”, sottolinea Stefano Caviglia, giornalista e
coordinatore dell’iniziativa. Nel corso della serata interverrà tra gli
altri il consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Victor Magiar, autore del romanzo autobiografico “E venne la notte”,
sull’esperienza di un bambino ebreo nella Tripoli prima dei tempi bui,
insieme a Hamos Guetta, organizzatore di vari eventi con al centro
proprio le tradizioni culinarie e culturali tripoline, Yvette Journò,
la cui testimonianza è stata raccolta sul sito www.memoriebraiche.it
allestito dal Centro di Cultura della Comunità ebraica romana con il
sostegno dell’Otto per Mille destinato all’UCEI, lo psicologo David
Meghnagi, la musicista Miriam Meghnagi, Micaela Pavoncello,
organizzatrice di visite guidate del Ghetto di Roma, e l’impresario
musicale David Zard. Modererà gli interventi Miriam Haiun, direttrice
del Centro di Cultura. Leggi
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qui milano - il riconoscimento all'ambrosiana
"Rav Laras, lezione di dialogo"
“Impariamo
da rav Laras l'amicizia, l'onestà, il dialogo, risorse perenni che ci
uniscono contro ogni forma di violenze e di fanatismo”. Così il
cardinale Angelo Scola ha spiegato ieri la decisione della Veneranda
Biblioteca Ambrosiana di conferire a rav Giuseppe Laras, presidente del
Tribunale rabbinico del Centro Nord-Italia, la laurea honoris causa.
“Un uomo di dialogo, capace di creare ponti”, ha affermato Scola nel
consegnare il titolo di dottore dell'Ambrosiana al rav, primo non
cattolico a ricevere il prestigioso riconoscimento. “Sono commosso e
ringrazio per questo titolo”, ha dichiarato Laras, che ha poi tenuto
una lectio magistralis sulla libertà ( “Tutto è conosciuto ma la
libertà è data”, Avoth III, 21), sottolineando come questa sia
indissolubilmente legata al principio di responsabilità. “Se la libertà
non è accompagnata dalla responsabilità: la libertà non è niente”, ha
spiegato il rav nel corso della sua lezione, a cui hanno voluto
partecipare molti rappresentanti del mondo ebraico, tra cui il rabbino
capo di Milano rav Alfonso Arbib, i presidenti della Comunità ebraica
milanese Raffaele Besso e Milo Hasbani e rav Elia Richetti, già
presidente dell'Assemblea rabbinica italiana. Leggi
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Setirot
- Maldicenza |
«Una
guida alla costruzione e al mantenimento di una società basata sul
rispetto reciproco»; «C’è un gran bisogno di capire quali sono i limiti
dell’uso della parola e quanto può essere arricchente ed educativo il
silenzio». Così rav Riccardo Di Segni e rav Alfonso Arbib presentano la
riedizione che Morashà propone del “Chafètz Chayìm” (a cura di Donato
Grosser). Le regole della maldicenza codificate nel secondo Ottocento,
in Polonia, da rabbi Israèl Meìr Kagan, insegnano a “discorrere senza
trasgredire la mitzvà di non sparlare del prossimo”.
Stefano Jesurum, giornalista
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Time
out - L’eredità |
Rav
Toaff avrebbe compiuto oggi cento anni. Una vita straordinaria che ha
coinciso con la crescita e il risorgimento dell’ebraismo italiano.
Coincidenza non casuale perché la nostra identità di oggi è certamente
dovuta al suo operato. Lo dico per rispetto, perché troppe volte in
questi giorni sono avvenute ricostruzioni sommarie e in parte distorte
rispetto alla sua figura. Su Haaretz, giornale della sinistra
israeliana, si è cercato, per esempio, di contrapporlo alla
rabbanut odierna in un tentativo, piuttosto maldestro, di far passare
rav Toaff come difensore di conversioni facili e di una tradizione
italiana lontana dall’Halakhah.
Daniel Funaro
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