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18 Febbraio 2016 - 9 Adar 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
Nella Parashà di questa settimana, Tetzaveh, il nome di Moshè non compare mai. Il Bà’al Ha-Turìm spiega che ciò dipende dal fatto che Moshè, dimostrandosi pronto al sacrificio per difendere Israel dalla distruzione minacciata a seguito del vitello d’oro, ha detto a Ha-Qadòsh Barùkh Hu “Se Tu distruggi il popolo, cancellami dal Tuo libro”. Da qui i Maestri ricavano che anche se il fine è lodevole, è vietato invocare su se stessi una maledizione. È cosa buona e giusta occuparsi del bene comune, ma non bisogna mai annullarsi completamente per esso.
 
Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
Il rapporto fra società civile e terrorismo è complesso. Anche in Italia conosciamo persone ineccepibili che mantengono rapporti di amicizia o di sostegno morale nei confronti di persone che hanno compiuto delitti o hanno ideato stragi – in nome di una condivisa solidarietà con ideali politici o con un progetto di società ritenuti più puri e più giusti. In Israele il problema è reso più attuale dal quotidiano stillicidio di atti di violenza contro la popolazione civile israeliana da parte di terroristi palestinesi che ritengono con questa metodologia di avvicinare la sperata indipendenza e sovranità statale. Finora senza alcun successo. In questi giorni alcuni deputati arabi della Knesset hanno espresso la loro solidarietà alle famiglie di terroristi palestinesi, per lo più giovani, che hanno ucciso o tentato di uccidere dei cittadini israeliani. L’immunità parlamentare copre questi gesti populisti. Ora il governo Netanyahu avanza una nuova proposta di legge che permetterebbe a una maggioranza del 75% dei deputati di sospendere dalla Knesset un parlamentare che abbia espresso appoggio al terrorismo o abbia compiuto altri atti manifestamente contrari a un comportamento civilmente appropriato. Il Presidente di Israele Ruvi Rivlin si è espresso fortemente contro questa proposta di legge. Per Rivlin, il titolare della sovranità non è il Parlamento, bensì è il popolo che la esercita attraverso i suoi rappresentanti eletti.
 
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I deliri di Caracciolo
Il Tempo regala oggi al prof negazionista Antonio Caracciolo una nuova ribalta mediatica. In un’ampia intervista che appare sul quotidiano romano Caracciolo, appena escluso dalla corsa per le “Comunarie” dal Movimento Cinquestelle, afferma: “Mi hanno fatto uno scherzetto ma non la prendo come un’offesa personale. Sono anni che mi ostacolano in parecchi a causa della mia battaglia contro l’introduzione del reato di negazionismo”. E l’accusa di essere lui stesso un negazionista? “Respingo il termine. È soltanto un concetto polemico che vuole denigrare e intimidire le persone”. C’è stato l’Olocausto?, gli viene poi chiesto dal giornalista (Alberto Di Majo). “Non le rispondo né sì né no” dice Caracciolo.

Il portavoce della presidente della Camera, Roberto Natale, riflette con il Corriere sul significativo passo avanti compiuto attraverso la divulgazione del materiale raccolto dalla commissione parlamentare d’inchiesta sull’armadio della vergogna. “Un materiale cospicuo – scrive il portavoce – che si offre ai giornalisti, agli storici e a tutti i cittadini. E che sta riscuotendo un grande interesse, visto che nei primi due giorni sono stati già 12mila gli utenti che hanno contattato il sito dell’archivio storico della Camera”.
Il periodo nazifascista continua ad essere oggetto di approfondimento sui principali quotidiani. Sulla Stampa lo storico Amedeo Osti Guerrazzi racconta ad esempio i destini degli oltre 20mila italiani che scelsero di arruolarsi nelle SS. “Impiegati all’inizio contro gli alleati – si legge – furono presto dirottati nella guerra contro i partigiani dove si distinsero per la loro crudeltà”. Sullo stesso quotidiano Francesco Grignetti riporta le rivelazioni della controversa scrittrice Mary Pace, che racconta: “Una rete di ex nazisti aiutò Priebke”.
 
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  davar
LE AZIENDE ISRAELIANE E IL BOICOTTAGGIO
"Preoccupati, ma non troppo"
Il boicottaggio è un tema che preoccupa molto il governo di Gerusalemme. Per questo la recente decisione del governo britannico di promuovere una legge che di fatto vieti la possibilità agli enti pubblici del paese di boicottare i prodotti israeliani è stata accolto con grande favore. “Voglio elogiare la Gran Bretagna per aver rifiutato di discriminare Israele e gli israeliani, per aver difeso la sola e unica democrazia del Medio Oriente”, il commento del premier Netanyahu in riferimento all'iniziativa di Londra: il progetto di legge prevede di vietare la possibilità a qualsiasi ente a partecipazione pubblica di imporre il boicottaggio di un membro della World Trade Organization, di cui Israele fa parte dal 1995. Per queste realtà – come università o unioni studentesche – non sarà possibile escludere l'acquisto di prodotti di aziende che considerano, secondo propri standard, “non etiche”. E se la politica israeliana plaude a questa decisione, una parte del mondo economico sembra proprio snobbare il Bds: da un sondaggio realizzato dall'ente governativo Israel Foreign Trade Risks Insurance Corporation risulta che solo il 6 per cento delle aziende esportatrici israeliane si dichiara preoccupato per gli eventuali danni economici del boicottaggio.
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livorno ricorda i propri rabbini
Grandi Maestri, grandi memorie
Da rav Elia Benamozegh a rav Iehudà Ashkenazi, da rav Chaim Azulay a rav Israel Costa. I rabbini che hanno fatto grande la Livorno ebraica tra Sette e Ottocento tra i protagonisti della giornata di studio organizzata per domenica 21 febbraio dal Benè Berith assieme alla Comunità ebraica cittadina. Nomi illustri dell’identità sefardita al centro di una iniziativa che, promossa in collaborazione con il rabbino Aron Bassous, segna l’avvio del “Progetto Tzadikim”. E cioè di una esplorazione ancora più intensa delle proprie origini e del passaggio spirituale di testimone che ha continuato a irradiare l’Europa ebraica fino a tempi recenti, come ricordano grandi figure del Novecento che portano Livorno nel loro destino come rav Elio Toaff e suo padre Alfredo Sabato.


(Nell’immagine il dipinto “Festa della Torah nella sinagoga di Livorno” – Solomon Alexander Hart, 1850)
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QUI ROMA
Stormfront, confermate le pene "Affermato principio giuridico"
“Piena soddisfazione”. Ad esprimerla è la dirigenza della Comunità ebraica romana, in una nota diffusa a commento della sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato le condanne agli imputati del processo Stormfront, incriminati per incitamento all’antisemitismo e all’odio etnico e razziale.

Conferma così della pena di due anni e sei mesi di reclusione per Daniele Scarpino, ritenuto l’ideologo del gruppo, e a due anni e due mesi per Diego Masi, Luca Ciampaglia e Mirko Viola.
I quattro estremisti, viene spiegato nella sentenza, “sono accomunati da una vocazione ideologica d’estrema destra nazionalsocialista” e si sono associati al fine “di commettere più delitti di diffusione d’idee online e tramite volantinaggio, fondati sulla superiorità della razza bianca, sull’odio razziale, etnico e d’incitamento a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi razziali e etnici”.
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SPOTLIGHT - BERLINALE
Il caffè di Einstein e Brecht

Una ricerca tra realtà e sogno
“Tutta la mia vita ho sentito parlare del leggendario Cafè Nagler, posseduto dalla mia famiglia. Era il posto più in voga di tutta la Belino dei ruggenti anni Venti, da Einstein a Kafka a Brecht, c’erano tutti. E quindi sono venuta a Berlino alla ricerca del Cafè Nagler – e qui le cose hanno cominciato a complicarsi”. Lo racconta, in ebraico, la voce della regista israeliana Mor Kaplansky, mentre dietro scorrono immagini in bianco e nero di grandi stanze con eleganti lampadari e danze allegre, quelle del documentario da lei curato – intitolato appunto Cafè Nagler – che presenta oggi al Berlinale, il Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
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JCIAK
L'Exodus di Dalton Trumbo
Se almeno una volta Exodus vi ha strappato un sorriso, una speranza o una lacrima, correte a vedere Trumbo. E scoprirete la giocosa casualità con cui ha visto la luce una delle pietre miliari dell’immaginario ebraico di tutto il mondo. Nelle sale italiane da una settimana e in corsa per gli Oscar, Trumbo ci porta nell’America buia degli anni Cinquanta, quando l’ossessione anticomunista del senatore Mc Carthy colpisce senza pietà giornalisti, scrittori, sceneggiatori, intellettuali e sindacalisti e fa vittime soprattutto a Hollywood dove la presenza ebraica negli studios è già allora notevole.


Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - La Memoria in porto
Da una parte il progetto di un porticciolo turistico, senza dubbio portatore di turismo e di attività commerciali. Dall’altra la Memoria e la volontà di preservarla da parte di Italia Nostra e dei comitati di quartiere di una città, La Spezia, orgogliosa del proprio passato. La vicenda è presto detta, riguarda il Molo Pagliari e il supporto fornito nel 1946 a migliaia di profughi ebrei sopravvissuti alla Shoah che dalla Liguria partirono alla volta della Palestina mandataria per dare vita al sogno di uno Stato ebraico. Una solidarietà di massa che valse a La Spezia la medaglia d’oro al valore civile e la possibilità di organizzare il premio annuale Exodus.
Per questo Italia Nostra, dopo approfondite indagini sulla corrispondenza tra l’attuale molo Pagliari e il luogo in cui per più di due mesi si accamparono i sopravvissuti in attesa di imbarcarsi, ha chiesto di sottoporre la calata a vincolo. Vincolo per altro arrivato nel 2012. Peccato che – come spiegano a Italia Nostra – pochi mesi prima “la potentissima Autorità portuale avesse ottenuto l’autorizzazione ad avviare lavori che ne cambierebbero radicalmente faccia. Vale a dire un porticciolo turistico con pontili galleggianti che saturerebbero lo specchio d’acqua di fronte al molo e la costruzione di variopinte cabine in vetroresina sulla superficie del molo, che in tal modo verrebbe riempito”. Secondo i cittadini organizzati in comitato, invece, il molo riqualificato dovrebbe diventare una piazza aperta sul mare e rimanere uno spazio inviolato in cui conservare, anche con elementi museali, il ricordo della Storia.
A proposito di come “rivitalizzare” il Giorno della Memoria… di battaglie piccole e grandi da sostenere ce ne sarebbero parecchie.


Stefano Jesurum, giornalista 

In ascolto - It's all right
Ho ritrovato, quasi per caso, un canzone che avevo temporaneamente dimenticato: “Don’t think twice, it’s all right”, brano del 1962 firmato da Bob Dylan, nato Robert Allen Zimmerman; i nonni paterni erano ebrei di Odessa, quelli materni erano ebrei lituani e tutti e quattro erano giunti negli Stati Uniti agli inizi del ‘900. Dylan lo compose per la fidanzata di allora, rimaneggiando una canzone di Paul Clayton, etnomusicologo e performer, figura centrale nel revival folk degli anni ’60 in America.

Maria Teresa Milano
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Non ci resta che ridere (di noi)
"Le persone felici si assomigliano, perché ridono di se; quelle infelici no, perché ridono degli altri”. Forse qualche Custode del Tempio aggrotterà le sopracciglia, per questa mia storpiatura del celeberrimo incipit di Anna Karenina. Ma mi sono troppo arrabbiato, questa settimana, e troppo spesso, per non aver dovuto ricorrere – come fosse un salvagente – all’umorismo di me. Non temete, non vi rovescerò dunque addosso i miei Piccoli & Grandi Dolori; non parteciperò alla lamento-gara IoStoPeggioDiTe che, dopo millenni di oneste partite fra seniores – dai tempi delle panchine sotto alle piramidi a quelli dei cantieri in costruzione all’ombra dei telefonini – ha tracimato sui social network, praticato ormai anche da juniores-vecchietti di meno di trent’anni.

Valerio Fiandra
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La lingua del male
Ragazzini di una terza media coinvolti da un’insegnante di italiano e storia (a detta della quale la classe è apatica e poco partecipe) incalzano di domande: come facciamo a stabilire se quello che sta facendo l’Isis in Siria è un genocidio, soprattutto se prendiamo la Shoah come modello interpretativo? Come e perché l’Isis educa i bambini alla violenza? Che cosa vuol dire sostenere che il nazismo era in lotta contro i principali sistemi educativi alternativi, ovvero la famiglia e le chiese, per il monopolio sulle menti giovani? In che senso questo lavoro operò anche sulla lingua?

Sara Valentina Di Palma
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