
Elia Richetti,
rabbino
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Nella
Parashà di questa settimana, Tetzaveh, il nome di Moshè non compare
mai. Il Bà’al Ha-Turìm spiega che ciò dipende dal fatto che Moshè,
dimostrandosi pronto al sacrificio per difendere Israel dalla
distruzione minacciata a seguito del vitello d’oro, ha detto a
Ha-Qadòsh Barùkh Hu “Se Tu distruggi il popolo, cancellami dal Tuo
libro”. Da qui i Maestri ricavano che anche se il fine è lodevole, è
vietato invocare su se stessi una maledizione. È cosa buona e giusta
occuparsi del bene comune, ma non bisogna mai annullarsi completamente
per esso.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
Di Gerusalemme
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Il
rapporto fra società civile e terrorismo è complesso. Anche in Italia
conosciamo persone ineccepibili che mantengono rapporti di amicizia o
di sostegno morale nei confronti di persone che hanno compiuto delitti
o hanno ideato stragi – in nome di una condivisa solidarietà con ideali
politici o con un progetto di società ritenuti più puri e più giusti.
In Israele il problema è reso più attuale dal quotidiano stillicidio di
atti di violenza contro la popolazione civile israeliana da parte di
terroristi palestinesi che ritengono con questa metodologia di
avvicinare la sperata indipendenza e sovranità statale. Finora senza
alcun successo. In questi giorni alcuni deputati arabi della Knesset
hanno espresso la loro solidarietà alle famiglie di terroristi
palestinesi, per lo più giovani, che hanno ucciso o tentato di uccidere
dei cittadini israeliani. L’immunità parlamentare copre questi gesti
populisti. Ora il governo Netanyahu avanza una nuova proposta di legge
che permetterebbe a una maggioranza del 75% dei deputati di sospendere
dalla Knesset un parlamentare che abbia espresso appoggio al terrorismo
o abbia compiuto altri atti manifestamente contrari a un comportamento
civilmente appropriato. Il Presidente di Israele Ruvi Rivlin si è
espresso fortemente contro questa proposta di legge. Per Rivlin, il
titolare della sovranità non è il Parlamento, bensì è il popolo che la
esercita attraverso i suoi rappresentanti eletti.
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I deliri di Caracciolo
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Il
Tempo regala oggi al prof negazionista Antonio Caracciolo una nuova
ribalta mediatica. In un’ampia intervista che appare sul quotidiano
romano Caracciolo, appena escluso dalla corsa per le “Comunarie” dal
Movimento Cinquestelle, afferma: “Mi hanno fatto uno scherzetto ma non
la prendo come un’offesa personale. Sono anni che mi ostacolano in
parecchi a causa della mia battaglia contro l’introduzione del reato di
negazionismo”. E l’accusa di essere lui stesso un negazionista?
“Respingo il termine. È soltanto un concetto polemico che vuole
denigrare e intimidire le persone”. C’è stato l’Olocausto?, gli viene
poi chiesto dal giornalista (Alberto Di Majo). “Non le rispondo né sì
né no” dice Caracciolo.
Il portavoce della presidente della Camera, Roberto Natale, riflette
con il Corriere sul significativo passo avanti compiuto attraverso la
divulgazione del materiale raccolto dalla commissione parlamentare
d’inchiesta sull’armadio della vergogna. “Un materiale cospicuo –
scrive il portavoce – che si offre ai giornalisti, agli storici e a
tutti i cittadini. E che sta riscuotendo un grande interesse, visto che
nei primi due giorni sono stati già 12mila gli utenti che hanno
contattato il sito dell’archivio storico della Camera”.
Il periodo nazifascista continua ad essere oggetto di approfondimento
sui principali quotidiani. Sulla Stampa lo storico Amedeo Osti
Guerrazzi racconta ad esempio i destini degli oltre 20mila italiani che
scelsero di arruolarsi nelle SS. “Impiegati all’inizio contro gli
alleati – si legge – furono presto dirottati nella guerra contro i
partigiani dove si distinsero per la loro crudeltà”. Sullo stesso
quotidiano Francesco Grignetti riporta le rivelazioni della controversa
scrittrice Mary Pace, che racconta: “Una rete di ex nazisti aiutò
Priebke”.
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QUI ROMA Stormfront, confermate le pene "Affermato principio giuridico"
“Piena
soddisfazione”. Ad esprimerla è la dirigenza della Comunità ebraica
romana, in una nota diffusa a commento della sentenza della Corte di
Cassazione che ha confermato le condanne agli imputati del processo
Stormfront, incriminati per incitamento all’antisemitismo e all’odio
etnico e razziale.
Conferma
così della pena di due anni e sei mesi di reclusione per Daniele
Scarpino, ritenuto l’ideologo del gruppo, e a due anni e due mesi per
Diego Masi, Luca Ciampaglia e Mirko Viola.
I
quattro estremisti, viene spiegato nella sentenza, “sono accomunati da
una vocazione ideologica d’estrema destra nazionalsocialista” e si sono
associati al fine “di commettere più delitti di diffusione d’idee
online e tramite volantinaggio, fondati sulla superiorità della razza
bianca, sull’odio razziale, etnico e d’incitamento a commettere atti di
discriminazione e di violenza per motivi razziali e etnici”.
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Setirot
- La Memoria in porto
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Da
una parte il progetto di un porticciolo turistico, senza dubbio
portatore di turismo e di attività commerciali. Dall’altra la Memoria e
la volontà di preservarla da parte di Italia Nostra e dei comitati di
quartiere di una città, La Spezia, orgogliosa del proprio passato. La
vicenda è presto detta, riguarda il Molo Pagliari e il supporto fornito
nel 1946 a migliaia di profughi ebrei sopravvissuti alla Shoah che
dalla Liguria partirono alla volta della Palestina mandataria per dare
vita al sogno di uno Stato ebraico. Una solidarietà di massa che valse
a La Spezia la medaglia d’oro al valore civile e la possibilità di
organizzare il premio annuale Exodus.
Per questo Italia Nostra, dopo approfondite indagini sulla
corrispondenza tra l’attuale molo Pagliari e il luogo in cui per più di
due mesi si accamparono i sopravvissuti in attesa di imbarcarsi, ha
chiesto di sottoporre la calata a vincolo. Vincolo per altro arrivato
nel 2012. Peccato che – come spiegano a Italia Nostra – pochi mesi
prima “la potentissima Autorità portuale avesse ottenuto
l’autorizzazione ad avviare lavori che ne cambierebbero radicalmente
faccia. Vale a dire un porticciolo turistico con pontili galleggianti
che saturerebbero lo specchio d’acqua di fronte al molo e la
costruzione di variopinte cabine in vetroresina sulla superficie del
molo, che in tal modo verrebbe riempito”. Secondo i cittadini
organizzati in comitato, invece, il molo riqualificato dovrebbe
diventare una piazza aperta sul mare e rimanere uno spazio inviolato in
cui conservare, anche con elementi museali, il ricordo della Storia.
A proposito di come “rivitalizzare” il Giorno della Memoria… di
battaglie piccole e grandi da sostenere ce ne sarebbero parecchie.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - It's all right
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Ho
ritrovato, quasi per caso, un canzone che avevo temporaneamente
dimenticato: “Don’t think twice, it’s all right”, brano del 1962
firmato da Bob Dylan, nato Robert Allen Zimmerman; i nonni paterni
erano ebrei di Odessa, quelli materni erano ebrei lituani e tutti e
quattro erano giunti negli Stati Uniti agli inizi del ‘900. Dylan lo
compose per la fidanzata di allora, rimaneggiando una canzone di Paul
Clayton, etnomusicologo e performer, figura centrale nel revival folk
degli anni ’60 in America.
Maria Teresa Milano
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Non ci resta che ridere (di noi)
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"Le
persone felici si assomigliano, perché ridono di se; quelle infelici
no, perché ridono degli altri”. Forse qualche Custode del Tempio
aggrotterà le sopracciglia, per questa mia storpiatura del celeberrimo
incipit di Anna Karenina. Ma mi sono troppo arrabbiato, questa
settimana, e troppo spesso, per non aver dovuto ricorrere – come fosse
un salvagente – all’umorismo di me. Non temete, non vi rovescerò dunque
addosso i miei Piccoli & Grandi Dolori; non parteciperò alla
lamento-gara IoStoPeggioDiTe che, dopo millenni di oneste partite fra
seniores – dai tempi delle panchine sotto alle piramidi a quelli dei
cantieri in costruzione all’ombra dei telefonini – ha tracimato sui
social network, praticato ormai anche da juniores-vecchietti di meno di
trent’anni.
Valerio Fiandra
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La lingua del male
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Ragazzini
di una terza media coinvolti da un’insegnante di italiano e storia (a
detta della quale la classe è apatica e poco partecipe) incalzano di
domande: come facciamo a stabilire se quello che sta facendo l’Isis in
Siria è un genocidio, soprattutto se prendiamo la Shoah come modello
interpretativo? Come e perché l’Isis educa i bambini alla violenza? Che
cosa vuol dire sostenere che il nazismo era in lotta contro i
principali sistemi educativi alternativi, ovvero la famiglia e le
chiese, per il monopolio sulle menti giovani? In che senso questo
lavoro operò anche sulla lingua?
Sara Valentina Di Palma
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