
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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All’indomani
del 2 giugno del 1946 gli italiani scoprirono che più della maggioranza
dei votanti del Sud Italia avevano preferito la monarchia. Per anni, in
molti luoghi napoletani, i monarchici organizzarono proteste,
inizialmente anche violente, contro l’idea che l’Italia fosse divenuta
una Repubblica. Dagli anni del 1950 fino ad almeno gli anni ’70 in
molti circoli sociali e in molti ambienti alto borghesi e nobili non
era raro che gli invitati ad una festa o a una mano di bridge
tornassero a casa, con nascosto nelle loro tasche, un biglietto che
diceva: “Ricordati che anche da Cascais il tuo Re ti guarda!”.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Accolgo
nella sinagoga di Padova un gruppo di ragazze di una scuola ebraica
ortodossa del centro Europa. Sono venute qui per visitare il museo,
vedere il Beit HaKnesset e pregare sul sepolcro del Maharam di Padova
nell'antico cimitero ebraico di via Wiel. È pomeriggio, ora della
preghiera di Minchà. L'insegnante mi chiede se possono pregare in
tempio. Rispondo che certamente sì. A quel punto la stessa insegnante
mi invita cortesemente a uscire dal Beit HaKnesset per fare spazio al
loro Miniàn femminile.
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Berlino sfida Ankara
"Armeni, fu genocidio"
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È
scontro a distanza tra Germania e Turchia. A far infuriare il
presidente turco Erdogan, la decisione del parlamento tedesco di
riconoscere ufficialmente il genocidio armeno. Ankara ha reagito
all'uso del termine, richiamando il proprio ambasciatore da Berlino e
ha convocato un rappresentante diplomatico tedesco per protestare. “La
cancelliera – spiega il Corriere - ha detto di sperare che la vicenda
non infici l'amicizia tra i due Paesi. Nel merito, i turchi sostengono
che parlare di genocidio è una falsificazione storica. Non negano i
massacri, anche se limitano il numero delle vittime. Dicono però che
usare per le vicende del 1915-1916 lo stesso termine che si usa per
l'Olocausto degli ebrei è insostenibile e mette una macchia ingiusta
sulla Turchia”. Si rompe il muro di silenzio ora esistiamo un po'
di più”, afferma invece Antonia Arslan, scrittrice italo-armena
intervistata da Repubblica sul voto del Bundestag. “Il voto tedesco è
molto importante, ma non per le conseguenze immediate: - afferma Arslan
- questi sono voti di principio, un riconoscimento dei fatti storici. È
importante perché la Germania è sempre stata alleata della Turchia,
anche ai tempi dell'Impero ottomano”.
1492, le migrazioni obbligate degli ebrei e l'attualità. Su Repubblica
Adriano Prosperi, tra gli ospiti del Festival Economia in corso a
Trento, ricorda l'espulsione degli ebrei dalla Spagna e la successiva
cacciata dei morescos, in cui “ritroviamo molti aspetti delle tragedie
attuali: navi affondate o respinte dai porti cristiani con un carico
umano esposto alla fame e alla peste, uomini, donne e bambini
abbandonati su coste ostili, esposti a finire sui mercati del lavoro
schiavile”. Come esempio positivo di integrazione, Prosperi porta
invece Livorno che accolse gli ebrei in fuga: Livorno ne ricavò uno
sviluppo economico e culturale che la rese il porto maggiore del
Mediterraneo e una vera capitale culturale aperta alle idee di
tolleranza dell'Illuminismo.
Milano, il predicatore anti-Israele. Stasera a Milano si terrà alla
Camera del Lavoro, il discusso convegno con Tariq Ramadan, figlio del
fondatore dei Fratelli musulmani ed espressosi in passato in modo
aspramente anti-israeliano. Per questo, sottolineano Repubblica e
Giornale nelle cronache milanesi, la Comunità ebraica della città ha
contestato l'invito rivolto dal Caim a Ramadan. “Ramadan manda un
messaggio contraddittorio”, afferma il Consigliere della Keillah
milanese Davide Romano.
Shoah in Polonia, due volte vittime. Così titola Avvenire la recensione
di Anna Foa all'ultimo lavoro del giornalista e scrittore Wlodek
Goldkorn, Il bambino nella neve (Feltrinelli). “Questo libro è il suo
viaggio nelle radici polacche ed ebraiche, nella sua famiglia, nel
comunismo e soprattutto nel grande buco nero della Shoah, sempre
presente nelle pagine, sia pur con riserbo e discrezione, senza
vittimismi”, scrive la storica.
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giannini e gattegna in israele
Arabi ed ebrei, la convivenza
si impara sui banchi di scuola
Prosegue
ai più alti livelli la missione del ministro dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, in Israele per
celebrare i 15 anni dall’accordo di cooperazione scientifica con
l’Italia e stabilire nuove collaborazioni in ambito scientifico e
culturale. Come testimonia la folta delegazione di rettori italiani, la
più nutrita di sempre, impegnata negli scorsi giorni in numerose
iniziative e convegni insieme tra gli altri a Università di Tel Aviv,
Idc di Herzlyia e Technion di Haifa.
Una presenza sottolineata con particolare apprezzamento dal presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, che il
ministro Giannini ha voluto al suo fianco in questa importante
missione, secondo cui mai come oggi sarebbe fondamentale “rafforzare i
rapporti, la miglior risposta a chi oggi promuove iniziative di odio e
di boicottaggio”.
Fitta l’agenda di queste ore, dopo che già nella giornata di ieri
molteplici erano state le occasioni di incontro. Un’affollata
conferenza al Centro Peres per la pace, un confronto con l’ex capo di
Stato, il punto sull’agenda educativa con il ministro Naftali Bennett
(cui è stata donata una copia del Talmud tradotto in italiano, presenti
Clelia Piperno e il rav Riccardo Di Segni, rispettivamente
coordinatrice e presidente del progetto). Ma anche la partecipazione
alla grande festa organizzata in serata dall’ambasciata italiana in
Israele per il 2 giugno, festa della Repubblica. Leggi
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pagine ebraiche a trento economia
Migranti, le risposte nella Storia
Il 1492 e il tragico esodo ebraico
Nel
giorno in cui l'Italia festeggiava la Repubblica, a Trento prendeva il
via il Festival Economia, rassegna che raccoglie alcune delle voci più
autorevoli del panorama italiano e mondiale per riflettere, sotto
diverse prospettive, sui principali temi economici e sociali. “Il
Festival, ma anche il territorio che lo ospita, sono un laboratorio
significativo per tutto il Paese”, ha dichiarato durante
l'inaugurazione di Trento Economia il direttore scientifico della
rassegna Tito Boeri.
L'edizione di quest'anno è dedicata ai “Luoghi della crescita”, luoghi
di cui l'Italia può dire di far parte ma deve, ha sostenuto l'editore
Giuseppe Laterza – tra i promotori della rassegna – acquisire maggiore
fiducia in se stessa, nei propri mezzi e soprattutto nei propri
talenti. “Il Paese ha molte potenzialità nella misura in cui investe
nella scuola, nella ricerca, nello sviluppo e quindi nella conoscenza”,
ha sottolineato Laterza. Altro tema di questa undicesima edizione del
Festival, le migrazioni di chi fugge da conflitti e carestie verso
l'Europa, verso quelli che dovrebbero essere i luoghi della crescita.
"Dobbiamo tenere presente che spesso quelli che emigrano non sono i più
diseredati, ma i più intraprendenti. - ha dichiarato Innocenzo
Cipoletta, presidente dell'Università di Trento - Persone che hanno
superato ostacoli fortissimi per migliorare le proprie condizioni di
vita, e che possono essere una risorsa anche per i paesi che le
accolgono. In fin dei conti è quello che è successo negli Stati Uniti
d'America. Gli immigrati hanno creato attività, imprese. Perciò queste
persone possono venire da noi, soprattutto se noi sapremo investire su
di loro”. E di migrazioni ha parlato nelle scorse ore a Trento lo
storico Adriano Prosperi, portando ad esempio il caso degli ebrei
sefarditi cacciati dalla Spagna (1492) e dal Portogallo e dei morescos,
che subirono la stessa fine. 
In
una sala gremita e che gli tributato un lungo applauso al termine
dell'intervento, Prosperi ha ricordato come allora le grande nazioni –
la Spagna su tutte ma non solo – perseguirono il proprio progetto di
unificazione identitaria cancellando l'altro, eliminando le diversità
in favore di una presunta purezza religiosa: i primi a subirne le
conseguenze furono gli ebrei. E analizzarne il tragico esodo del 1492,
ha spiegato lo storico, è utile per capire fenomeni migratori del
presente e i loro possibili effetti (“Al passato rivogliamo domande sul
presente e vi cerchiamo risposte”, ha sostenuto Prosperi). Leggi
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qui parma - melamed
Shevilim, ponti di conoscenza
Si
avvia alla conclusione una nuova edizione di Shevilim, il premio per le
scuole pensato e promosso dalla Comunità ebraica di Parma. Anche
quest’anno molteplici gli istituti del territorio che hanno
partecipato, con lavori di gruppo o individuali, ricerche presentate su
creativi cartelloni o su supporti digitali al concorso. L’appuntamento
con la cerimonia di assegnazione del riconoscimento è per il pomeriggio
di domenica 5 giugno, nelle sale del Museo ebraico Fausto Levi di
Soragna. Ad essere premiata la classe 2°C della scuola Secondaria di
Primo Grado dell’I.C. Loris Malaguzzi di Felino, per l’elaborato Il
Giubileo Ebraico, sotto la guida dell’insegnante Maria Luisa Zavaroni.
“Si tratta di un lavoro che colpito la commissione per l’attualità del
tema proposto. Gli alunni, partendo dall’istituzione del Giubileo
cattolico si sono interrogati sul senso e sul significato della parola
giubileo. Hanno dunque lavorato sulle origini ebraiche di questa
tradizione e lo hanno fatto molto bene, con passione ed in maniera
approfondita”, commenta Giorgio Yehuda Giavarini, Presidente della
Comunità ebraica di Parma e Consigliere UCEI oltre che presidente della
commissione che ha valutato gli elaborati. Leggi
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Contare e non contare
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Da
settant’anni il 2 giugno viene celebrato come festa della Repubblica.
L’anniversario del voto alle donne è sempre stato, a quanto ricordo, un
tema secondario (altrimenti le parate militari sarebbero parse del
tutto fuori luogo, soprattutto nei primi anni di vita della repubblica,
quando la carriera militare era riservata agli uomini). Quest’anno
abbiamo assistito ad un completo rovesciamento e il voto femminile è
diventato il tema portante. Non è detto che sia un bene, anzi; qualcuno
potrebbe ipotizzare che la repubblica sia ormai un fatto acquisito
mentre il cammino delle donne verso la parità è ancora lungo e
tortuoso, ben lontano dall’essere compiuto. In effetti le complicate
regole previste per le preferenze nelle imminenti elezioni comunali
sembrano confermare che c’è ancora qualcosa che non funziona. Può darsi
che queste regole siano l’unico mezzo per garantire una presenza
femminile non irrisoria nelle nostre istituzioni, ma dal punto di vista
simbolico sono comunque un grave segno di debolezza per le donne,
percepite, se non come una minoranza, come una categoria debole e
bisognosa di protezione.
Anna Segre, insegnante
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L'astratta eguaglianza |
"L'argomento
corrente della tolleranza, per cui tutti gli uomini, tutte le razze
sarebbero uguali, è un boomerang, in quanto si presta alla facile
confutazione dei sensi; e anche la dimostrazione antropologica più
rigorosa che gli ebrei non sono una razza, non cambia nulla al fatto
che, nel caso di un pogrom, i totalitari sanno benissimo chi vogliono
uccidere e chi no. [...].
Che tutti gli uomini si assomigliassero, è proprio ciò che essa [la
società] vorrebbe. Essa considera le differenze effettive o immaginarie
come macchie ignominiose, che dimostrano che non si è ancora andati
abbastanza avanti: che qualcosa è ancora sottratto al meccanismo, e non
è ancora completamente determinato dalla totalità.
Francesco Moises Bassano
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Diario di un soldato - Usa la testa |
Seppur
più giovane e più piccolo rispetto ai suoi corrispettivi all'estero,
l'esercito israeliano vanta da sempre svariati primati.
Tecnologie avanzate e soldati ben addestrati, tuttavia, non sono gli
unici elementi che caratterizzano una delle più temibili potenze
militari al mondo.
Il popolo ebraico, il popolo del libro, seguendo la sua tradizione
millenaria, decide di investire sull'unica vera forza di cui l'uomo
dispone: la testa, non il braccio.
David Zebuloni
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