Jonathan Sacks, rabbino
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Anche
se ha ricevuto il premio Nobel per il suo impegno nel processo di pace
di Oslo, i più grandi successi di Shimon Peres sono arrivati verso la
fine della sua lunga carriera nella vita pubblica, in qualità di
Presidente dello Stato di Israele.
È in questa veste che è diventato uno dei più grandi statisti del
nostro tempo, l'incarnazione vivente delle parole del profeta Gioele
secondo cui "I vostri anziani sogneranno sogni", aiutando i giovani a
"vedere la visione". Peres, infatti, ha costruito una visione
convincente di speranza.
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Davide
Assael,
ricercatore
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C’è
sempre qualcuno a Nord di te, dice la saggezza popolare. Così come si è
sempre i meridionali di qualcuno. E non poteva esserci rappresentazione
più plastica del referendum del Canton Ticino, con cui si vorrebbe
porre un limite all’ingresso quotidiano di frontalieri proveniente
dall’Italia. Prima campagna politica in italiano rivolta contro gli
italiani stessi. Comica la reazione dei leghisti nostrani, a cui
beffardamente si è ispirata la Lega Ticinese protagonista della
battaglia xenofoba d’oltralpe: chi deve ammettere a denti stretti la
libertà degli svizzeri di decidere a casa loro (Salvini), chi difende i
diritti (e gli stipendi) dei frontalieri lombardi (Maroni).
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Italia e Israele, insieme
per la cyber-sicurezza
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Italia
e Israele insieme per la cyber-sicurezza. Prenderà il via domani a Roma
il forum che raduna esperti di fama internazionale dedicato alla
cybersecurity. Ad organizzarlo per la prima volta in Europa,
l'israeliana Cybertech Global Events in collaborazione con
Leonardo-Finmeccanica. “L'ultima edizione, svoltasi a Tel Aviv, -
racconta il quotidiano Italia Oggi - ha fatto registrare oltre 10 mila
delegati provenienti da 50 nazioni con centinaia di aziende
rappresentate”.
Il Congresso ebraico mondiale e l'incontro con Bergoglio.
Sull'Osservatore Romano un'ampia ricostruzione dell'incontro in
Vaticano con papa Bergoglio di una delegazione del Congresso ebraico
mondiale, guidata dal presidente Ronald Lauder, accompagnato – come ha
raccontato il Portale dell'ebraismo italiano - dalla presidente
dell'UCEI Noemi Di Segni. L’accoglienza degli immigrati e la loro piena
e reale integrazione, l’impegno per la pace in Medio Oriente, il
pericolo degli estremismi religiosi, il punto sul dialogo
interreligioso, sono alcuni dei temi toccati.
“Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione”. È il titolo della
densa due giorni di convegno, ideata e coordinato da Raffaella Di
Castro, che apre in queste ore al Centro Bibliografico dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane. L'obiettivo, quello di declinare la
sfida della traduzione in un contesto molto peculiare come quello
ebraico. Un'idea che nasce come risposta agli stimoli suscitati dalla
recente traduzione in italiano del primo trattato del Talmud babilonese
e dai temi sollevati in occasione dell’ultima Giornata Europea della
Cultura Ebraica, che aveva come tema “Lingue e dialetti ebraici”. Tanti
gli autorevoli relatori protagonisti tra oggi e domani del convegno.
Carlo De Benedetti e l'esempio di Israele. Intervista a tutto campo sul
Corriere della Sera all'imprenditore Carlo De Benedetti, che dipinge un
quadro preoccupante per il futuro dell'Europa tra populismi, spinte
verso l'estrema destra e crisi economica. “Siamo alla vigilia di una
nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine
delle democrazie, così come le abbiamo conosciute”, la pessimistica
previsione dell'imprenditore che poi, riflettendo sulla situazione
italiana, pone come modello da seguire lo Stato d'Israele: “L'energia
umana è molto più importante del petrolio.- afferma De Benedetti
- Ad esempio Israele ha un'intelligenza per centimetro quadrato
che non esiste in nessun'altra parte del mondo; con il servizio
militare che serve a educare i cittadini, a farli studiare, a formarli
all'uguaglianza. Un Paese naturalmente socialista”.
“I milanesi recuperino la Memoria e vengano al Binario 21”. È l'appello
della Testimone Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e deportata
proprio da quel binario 21 della Stazione Centrale di Milano dove oggi
sorge il Memoriale della Shoah. Un luogo, denuncia la Segre, ancora
troppo poco conosciuto dai milanesi. “Ci vengono tanti studenti al
Memoriale, certo. - sottolinea al Corriere Milano la Testimone – Ma la
verità è che i milanesi, i miei concittadini, questo luogo della
memoria non sanno che esiste. E se lo sanno non ci vengono. È questo
che mi fa male. Perché la memoria è la cosa cui ho dedicato la vita. E
questo invece è quello che vorrei fare in tempo a vedere, ormai che ho
86 anni: i milanesi che vengono qui, a vedere cosa era successo, ad
ascoltare il nostro ricordo. Altrimenti quando fra un po' non ci sarò
più, quando anche i pochissimi tra i pochissimi rimasti non ci saranno
più, chi racconterà ciò che noi non potremo più raccontare?”.
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IL DOLORE DELL'ITALIA EBRAICA
Shimon Peres (1923-2016)
Numerose
testimonianze di cordoglio nell'Italia ebraica per la scomparsa di
Shimon Peres, il grande statista israeliano mancato nelle scorse ore
all'età di 93 anni.
“Con Shimon Peres - afferma Noemi Di Segni, presidente dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane - scompare uno degli uomini che più ha
segnato la storia del ventesimo e del ventunesimo secolo. Del moderno
Stato di Israele è stato uno dei padri fondatori, una delle figure che
maggiormente ne ha plasmato la storia, l’identità e la visione. Ma
globali, nel solco di quell’impegno, sono stati il suo coraggio e il
suo messaggio di fratellanza e amicizia tra i popoli. Un messaggio
veicolato universalmente grazie a qualità e sensibilità fuori dal
comune".
"La testimonianza tangibile dell’incisività del suo lavoro - aggiunge
la presidente UCEI - nelle parole e nelle testimonianze di cordoglio
che stanno arrivando da tutto il mondo e che descrivono l’intero arco
di una vita straordinaria, segnata da grandi incontri ma anche da
grandi complessità, e giustamente premiata con il Nobel per la Pace".
Nel giorno in cui molti fanno necessariamente riferimento alla sua
figura di leader mondiale e al suo impegno per la pace fra i popoli,
osserva ancora, "è giusto ricordare anche la sua maniera di intendere
l’alto incarico di Presidente dello Stato di Israele". Essere
Presidente, disse già al momento del suo insediamento nel più alto
incarico dello Stato, significa infatti "essere il riferimento di
un’intera società e impegnarsi nel difficile compito di ascoltare
tutti, di rappresentare tutti, nessuno escluso". Un impegno sempre
difficile, ma ancora più arduo se si tratta di rappresentare una
società tanto complessa e ricca di idee e di umanità come è la società
di Israele. "Gli ebrei italiani e l’umanità intera - si conclude la
nota - piangono Shimon Peres: uomo di cultura, dialogo, coraggio, larga
visione. Sia il suo insegnamento tramandato di generazione in
generazione e il suo ricordo di benedizione per noi tutti”.
Dichiara invece tra gli altri Ruth Dureghello, presidente della
Comunità ebraica romana: “Si è spento questa notte Shimon Peres, nono
presidente dello Stato di Israele e già premio Nobel per la pace. Un
uomo coraggioso, che ha contributo con il suo impegno politico, e non
solo, a rendere Israele una democrazia forte e matura. Ha sempre
inseguito la pace, con tenacia e determinazione, consapevole che nessun
compromesso dovesse mettere a rischio la sicurezza e l’integrità dello
Stato ebraico. Amico della Comunità ebraica di Roma, alle nuove
generazione di lui resterà l’insegnamento di un uomo la cui azione
politica era sempre rivolta al futuro. Sia il suo ricordo benedizione
ed esempio per tutti noi”. Leggi
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Shimon Peres (1923-2016) – Il ricordo di Gattegna
“Molti incontri, molti progetti.
Resta una traccia indelebile”
“Ho
avuto il privilegio di incontrarlo varie volte nella mia vita, sia in
Italia che in Israele. Conservo di quegli incontri e di quelle molte
conversazioni un ricordo indelebile, che porterò sempre con me. Con
Shimon Peres scompare un gigante. L’ultimo, il più longevo dei
fondatori dello Stato ebraico. Un uomo che come pochi altri ha saputo
impersonare la fedeltà ai principi fondanti della democrazia
israeliana, l’amore per la vita, la difesa del futuro, il rispetto dei
diritti umani e di tutte le minoranze” sottolinea l’ex presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
“Il suo legame con l’Italia – aggiunge Gattegna – è sempre stato
fortissimo: in particolare voglio ricordare l’amicizia fraterna con
Giorgio Napolitano, con cui ebbe a condividere tanti importanti
iniziative e riconoscimenti. E voglio anche ricordare le attività del
Centro Peres per la Pace fondato a Tel Aviv, che costituisce un punto
di riferimento per lo studio e l’approfondimento delle sfide della
mediazione. Una mediazione in cui entrano in gioco non solo parole ma
soprattutto i fatti, convinto com’era che un progresso economico
condiviso avrebbe portato benefici a tutti i paesi della regione. Il
Centro a lui intitolato, ma anche la sua abitazione privata, sono stati
fino all’ultimo meta incessante di tutti i governanti, i capi di Stato,
i rappresentanti diplomatici in visita in Israele che nel grande
statista hanno visto e continueranno a vedere un punto di riferimento
imprescindibile. Sia per la sua visione di largo respiro, sia per
l’incrollabile ottimismo che ha sempre animato ogni suo gesto e ogni
sua parola”.
(Nell’immagine l’ex presidente UCEI Renzo Gattegna consegna un
riconoscimento a Shimon Peres in occasione dei 60 anni dello Stato di
Israele) Leggi
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shimon peres (1923-2016) - Il ricordo di barnea
"Assieme a Rabin e Ben Gurion,
Shimon è tra i grandi della Terra"
Si
sono incontrati molte volte. Di fronte sempre lo stesso uomo ma con
incarichi diversi: ministro della Difesa, delle Finanze, degli Esteri,
Primo ministro, Presidente d'Israele. “Per un giornalista come me,
anche volendo, sarebbe stato impossibile non entrare in contatto con
Shimon Peres. Con lui ho coltivato negli anni un rapporto speciale ma i
ricordi personali li tengo per me”. A parlare è Nahum Barnea, decano
del giornalismo israeliano, che a Pagine Ebraiche offre una sua
valutazione del ruolo del grande statista israeliano scomparso nella
notte. Per Barnea, “Peres è riuscito con il tempo, nel corso di una
lunga carriere, a entrare a far parte dell'élite politica mondiale. In
pochissimi possono iscriversi a questo club speciale, direi che ne
fanno parte solo una trentina di persone. E lui, assieme a David Ben
Gurion e Yitzhak Rabin, è una delle tre figure israeliane ad esserci
riuscite”. E questo nonostante in patria a lungo non sia stato così
popolare.
(Nell'immagine, in primo piano David Ben Gurion, a sinistra, discute con un giovane Shimon Peres, a destra)
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SHIMON PERES (1923-2016) - L'ULTIMO SALUTO
Rivlin: “Shimon era Israele”
I
grandi di tutto il mondo ai solenni funerali di Stato in programma a
Gerusalemme venerdì mattina. Da Barack Obama ad Angela Merkel, da
Francois Hollande al principe Carlo. E ancora Bill e Hillary Clinton,
John Kerry, Justin Trudeau. E la lista inevitabilmente si allungherà
nelle prossime ore.
L’ultimo saluto al cimitero del Monte Herzl, dove sono seppelliti i grandi di Israele.
“Non c’è un capitolo nella storia di questo paese in cui Shimon non
abbia avuto un ruolo. Ci ha fatto guardare al futuro, e lo abbiamo
amato tutti per questo. Per averci fatto immaginare la strada giusta
per questo paese ” afferma commosso il suo successore, l’attuale
presidente israeliano Reuven Rivlin.
“A poca distanza da dove sono adesso – ha detto Rivlin dall’Ucraina,
dove si trovava per una missione diplomatica – nasceva nel 1923 a
Vishnyeva, in Bielorussia, con il nome di Szymon Perski. Un giovane di
belle speranze, con grandi sogni, che dall’Europa dell’Est è emigrato
verso la Terra d’Israele. E da allora non ha mai smesso di lavorare per
la causa sionista, per lo Stato di Israele, per il popolo ebraico”.
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shimon peres (1923-2016) - storia di un leader
“Perché ho scelto l’ottimismo”
“La
cosa più importante nella vita è osare. La più complicata del mondo è
avere paura. La più intelligente è provare a vivere secondo la morale”.
È seguendo questi principi che ha vissuto Shimon Peres (1923-2016), ex
primo ministro e presidente israeliano, deceduto nelle scorse ore al
Tel HaShomer Medical Center di Gerusalemme all’età di 93 anni. Peres,
l’ultimo esponente della generazione dei padri dello Stato ebraico, è
stato parlamentare alla Knesset per 48 anni consecutivi. È stato
ministro in 12 gabinetti di cui due da capo del governo, per poi essere
eletto nel 2007 come capo dello Stato. Colonna del partito laburista,
eterno avversario nella sua leadership di Ytzhak Rabin, con cui alla
fine ha vinto un premio Nobel per la Pace, da anni promotore di
iniziative in favore del dialogo e dello sviluppo delle relazioni, ma
soprattutto volto storico di Israele, uno di quelli che lavorò alla sua
fondazione dagli albori. “Il contributo più grande degli ebrei alla
storia è l’insoddisfazione”, diceva. “Siamo una nazione nata per essere
insoddisfatta. Qualunque cosa esista crediamo possa essere resa
migliore”.
(Nell'immagine, Shimon Peres assieme a Yitzhak Rabin durante la cerimonia di conferimento del Nobel per la Pace)
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Qui Roma - la due giorni di convegno
Tradurre, oltre ogni barriera
La grande sfida dell’ebraico
La
traduzione come processo linguistico ma soprattutto filosofico, che
implica una costante rilettura di testi millenari e anche il
superamento di barriere culturali. Un concetto che si intreccia
strettamente con le vicende dei testi sacri dell’ebraismo, e che dà
vita a riflessioni sempre attuali che sono l’argomento del convegno in
svolgimento al Centro bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane, dal titolo “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in
traduzione”, ideato e organizzato da Raffaella Di Castro.
Una sfida che nasce come risposta agli stimoli suscitati dalla recente
traduzione in italiano del primo trattato del Talmud babilonese e dagli
stimoli dell’ultima Giornata Europea della Cultura Ebraica, che aveva
come tema “Lingue e dialetti ebraici”.
Ad aprire l’intensa due giorni, i saluti della presidente dell’Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, del segretario
generale Gloria Arbib, dell’assessore ai beni culturali dell’Unione
Gianni Ascarelli.
“Lo studio nell’ebraismo – afferma il presidente dell’Unione – è sempre
anche traduzione, per riprendere il tema del nostro convegno:
traduzione dal passato al presente, da una generazione all’altra, dal
pensiero all’azione e viceversa, dalla legge alla sua applicazione”.
Arbib sottolinea l’importanza di questo evento, anche in funzione di un
ragionamento ampio sui temi sollevati che non può necessariamente
risolversi nell’arco di una giornata ma costituire uno stimolo continuo
alla riflessione. L’assessore Ascarelli, citando il caso di un antenato
vissuto nell’Ottocento nella Roma papalina che si distende giovanissimo
per il valore dei suoi studi, ricorda appunto come lo studio e il
tentativo di comprensione di realtà diverse costituiscano una fonte
inesauribile che accompagna la storia ebraica nel corso dei secoli.
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RiMEIScolando - Peres e l'Italia |
Tel
Aviv, ore 7.05. I figli, Zvia, Chemi e Yoni, ai quali va il nostro
abbraccio e il sostegno, hanno appena annunciato al popolo di Israele e
al mondo che Shimon Peres ci ha lasciati. Aveva 93 anni, ma sembrava
eterno.“La grande perdita tocca tutti - ha detto Chemi - perché lui ha
dedicato la vita intera a Israele”. Scorrono dentro i ricordi di un
uomo speciale, che ha accompagnato anche la mia vita per oltre
trent'anni. Mentre la sua voce inconfondibile ci parla ancora da Kol
Israel, la radio israeliana, decido di rendergli omaggio condividendo
su Pagine Ebraiche alcuni momenti in cui il nono Presidente dello Stato
d’Israele ha lanciato dei messaggi sull’Italia e sull’ebraismo italiano.
Gli incontri con lui sono stati tanti, come giornalista, come direttore
dell’Istituto italiano di Cultura, come Consigliere dell’Ambasciatore
d’Italia, ma anche sul piano semplicemente personale.
Simonetta Della Seta,
direttore del Museo Nazionale del'Ebraismo e della Shoah
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Ticketless - Traduzioni
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Il
tema delle traduzioni, cui è dedicato il convegno presso il Centro
bibliografico di questi giorni, a prima vista appartiene ad una judaica
minore, ma non è così. Se, come scriveva Anatole France, non esiste
lettura più rasserenante di un catalogo editoriale, si può fare un
esperimento, che è non solo rasserenante, ma anche istruttivo. Proviamo
a sfogliare le traduzioni dall’ebraico comprese nella prestigiosa
collana della “Cultura dell’Anima” (editore Carabba) coordinata da
Prezzolini e Papini. S’inizia con Il libro di Job, versione di David
Castelli (1916), si procede con il Sefer Jetzirah (versione di Savino
Savini,1919) per concludersi nel 1931 con le Pagine di morale ebraica
coordinate da Yoseph Colombo. Il cammino è in discesa, sia detto senza
offesa per Colombo e Savini. Sia per dottrina che per qualità Castelli
è imbattibile, ma la discesa è indizio di un declino e fa problema.
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Fuori dal coro
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Tutti
gli organi di informazione, come si è visto, hanno dato ampio risalto
al recente, consueto incontro interreligioso per la pace di Assisi,
promosso dalla Diocesi locale, dalla Comunità di Sant'Egidio e dalle
Famiglie Francescane, in occasione del quale i rappresentanti dei vari
culti si sono profusi in un profluvio di dichiarazioni di belle
intenzioni. Abbiamo così sentito ripetere, in tutte le lingue, da
autorevoli personaggi, rivestiti dei più diversi paludamenti religiosi,
che le religioni, tutte, vogliono sempre e solo la pace, che ogni
guerra di religione è una guerra contro la religione, che religione e
guerra sono sempre inconciliabili, che chiunque usi la religione per
fare la guerra compie peccato ecc.
Francesco Lucrezi, storico
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La parola e l’ebraismo
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La
giornata europea della cultura ebraica, imperniata questo anno sulla
tematica di Lingue e Dialetti ebraici, si è svolta a Roma con profondo
interesse, con interventi che hanno trattato ampie e svariate
tematiche, spaziando dalla funzione scientifica alla funzione poetica
del linguaggio, dal significato recondito delle parole con le loro
radici semantiche al Talmud e alla poesia, e - immancabilmente -
trattando l’origine del dialetto giudaico-romanesco. Questa
interessante rassegna ha messo in evidenza i compositi aspetti del
linguaggio che spesso risultano inafferrabili nel loro insieme poiché,
come dice Saussure: "Chi si pone dinnanzi all’oggetto complesso come è
il linguaggio per farne il suo studio, si avvicinerà ad esso da questo
o quel lato, che tuttavia non sarà mai tutto il linguaggio”.
Antonella Castelnuovo, docente di Pedagogia ebraica
Master in Cultura ebraica e Comunicazione
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