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28 settembre 2016 - 25 Elul 5776
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Jonathan Sacks, rabbino
Anche se ha ricevuto il premio Nobel per il suo impegno nel processo di pace di Oslo, i più grandi successi di Shimon Peres sono arrivati verso la fine della sua lunga carriera nella vita pubblica, in qualità di Presidente dello Stato di Israele.
È in questa veste che è diventato uno dei più grandi statisti del nostro tempo, l'incarnazione vivente delle parole del profeta Gioele secondo cui "I vostri anziani sogneranno sogni", aiutando i giovani a "vedere la visione". Peres, infatti, ha costruito una visione convincente di speranza.
 
Davide
Assael,
ricercatore
C’è sempre qualcuno a Nord di te, dice la saggezza popolare. Così come si è sempre i meridionali di qualcuno. E non poteva esserci rappresentazione più plastica del referendum del Canton Ticino, con cui si vorrebbe porre un limite all’ingresso quotidiano di frontalieri proveniente dall’Italia. Prima campagna politica in italiano rivolta contro gli italiani stessi. Comica la reazione dei leghisti nostrani, a cui beffardamente si è ispirata la Lega Ticinese protagonista della battaglia xenofoba d’oltralpe: chi deve ammettere a denti stretti la libertà degli svizzeri di decidere a casa loro (Salvini), chi difende i diritti (e gli stipendi) dei frontalieri lombardi (Maroni).
 
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Italia e Israele, insieme
per la cyber-sicurezza
Italia e Israele insieme per la cyber-sicurezza. Prenderà il via domani a Roma il forum che raduna esperti di fama internazionale dedicato alla cybersecurity. Ad organizzarlo per la prima volta in Europa, l'israeliana Cybertech Global Events in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica. “L'ultima edizione, svoltasi a Tel Aviv, - racconta il quotidiano Italia Oggi - ha fatto registrare oltre 10 mila delegati provenienti da 50 nazioni con centinaia di aziende rappresentate”.

Il Congresso ebraico mondiale e l'incontro con Bergoglio. Sull'Osservatore Romano un'ampia ricostruzione dell'incontro in Vaticano con papa Bergoglio di una delegazione del Congresso ebraico mondiale, guidata dal presidente Ronald Lauder, accompagnato – come ha raccontato il Portale dell'ebraismo italiano - dalla presidente dell'UCEI Noemi Di Segni. L’accoglienza degli immigrati e la loro piena e reale integrazione, l’impegno per la pace in Medio Oriente, il pericolo degli estremismi religiosi, il punto sul dialogo interreligioso, sono alcuni dei temi toccati.

“Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione”. È il titolo della densa due giorni di convegno, ideata e coordinato da Raffaella Di Castro, che apre in queste ore al Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'obiettivo, quello di declinare la sfida della traduzione in un contesto molto peculiare come quello ebraico. Un'idea che nasce come risposta agli stimoli suscitati dalla recente traduzione in italiano del primo trattato del Talmud babilonese e dai temi sollevati in occasione dell’ultima Giornata Europea della Cultura Ebraica, che aveva come tema “Lingue e dialetti ebraici”. Tanti gli autorevoli relatori protagonisti tra oggi e domani del convegno.

Carlo De Benedetti e l'esempio di Israele. Intervista a tutto campo sul Corriere della Sera all'imprenditore Carlo De Benedetti, che dipinge un quadro preoccupante per il futuro dell'Europa tra populismi, spinte verso l'estrema destra e crisi economica. “Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute”, la pessimistica previsione dell'imprenditore che poi, riflettendo sulla situazione italiana, pone come modello da seguire lo Stato d'Israele: “L'energia umana è molto più importante del petrolio.- afferma De Benedetti -  Ad esempio Israele ha un'intelligenza per centimetro quadrato che non esiste in nessun'altra parte del mondo; con il servizio militare che serve a educare i cittadini, a farli studiare, a formarli all'uguaglianza. Un Paese naturalmente socialista”.

“I milanesi recuperino la Memoria e vengano al Binario 21”. È l'appello della Testimone Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e deportata proprio da quel binario 21 della Stazione Centrale di Milano dove oggi sorge il Memoriale della Shoah. Un luogo, denuncia la Segre, ancora troppo poco conosciuto dai milanesi. “Ci vengono tanti studenti al Memoriale, certo. - sottolinea al Corriere Milano la Testimone – Ma la verità è che i milanesi, i miei concittadini, questo luogo della memoria non sanno che esiste. E se lo sanno non ci vengono. È questo che mi fa male. Perché la memoria è la cosa cui ho dedicato la vita. E questo invece è quello che vorrei fare in tempo a vedere, ormai che ho 86 anni: i milanesi che vengono qui, a vedere cosa era successo, ad ascoltare il nostro ricordo. Altrimenti quando fra un po' non ci sarò più, quando anche i pochissimi tra i pochissimi rimasti non ci saranno più, chi racconterà ciò che noi non potremo più raccontare?”.
 
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  davar
IL DOLORE DELL'ITALIA EBRAICA
Shimon Peres (1923-2016)
Numerose testimonianze di cordoglio nell'Italia ebraica per la scomparsa di Shimon Peres, il grande statista israeliano mancato nelle scorse ore all'età di 93 anni.
“Con Shimon Peres - afferma Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - scompare uno degli uomini che più ha segnato la storia del ventesimo e del ventunesimo secolo. Del moderno Stato di Israele è stato uno dei padri fondatori, una delle figure che maggiormente ne ha plasmato la storia, l’identità e la visione. Ma globali, nel solco di quell’impegno, sono stati il suo coraggio e il suo messaggio di fratellanza e amicizia tra i popoli. Un messaggio veicolato universalmente grazie a qualità e sensibilità fuori dal comune".
"La testimonianza tangibile dell’incisività del suo lavoro - aggiunge la presidente UCEI - nelle parole e nelle testimonianze di cordoglio che stanno arrivando da tutto il mondo e che descrivono l’intero arco di una vita straordinaria, segnata da grandi incontri ma anche da grandi complessità, e giustamente premiata con il Nobel per la Pace".
Nel giorno in cui molti fanno necessariamente riferimento alla sua figura di leader mondiale e al suo impegno per la pace fra i popoli, osserva ancora, "è giusto ricordare anche la sua maniera di intendere l’alto incarico di Presidente dello Stato di Israele". Essere Presidente, disse già al momento del suo insediamento nel più alto incarico dello Stato, significa infatti "essere il riferimento di un’intera società e impegnarsi nel difficile compito di ascoltare tutti, di rappresentare tutti, nessuno escluso". Un impegno sempre difficile, ma ancora più arduo se si tratta di rappresentare una società tanto complessa e ricca di idee e di umanità come è la società di Israele. "Gli ebrei italiani e l’umanità intera - si conclude la nota - piangono Shimon Peres: uomo di cultura, dialogo, coraggio, larga visione. Sia il suo insegnamento tramandato di generazione in generazione e il suo ricordo di benedizione per noi tutti”.
Dichiara invece tra gli altri Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica romana: “Si è spento questa notte Shimon Peres, nono presidente dello Stato di Israele e già premio Nobel per la pace. Un uomo coraggioso, che ha contributo con il suo impegno politico, e non solo, a rendere Israele una democrazia forte e matura. Ha sempre inseguito la pace, con tenacia e determinazione, consapevole che nessun compromesso dovesse mettere a rischio la sicurezza e l’integrità dello Stato ebraico. Amico della Comunità ebraica di Roma, alle nuove generazione di lui resterà l’insegnamento di un uomo la cui azione politica era sempre rivolta al futuro. Sia il suo ricordo benedizione ed esempio per tutti noi”.
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Shimon Peres (1923-2016) – Il ricordo di Gattegna 
“Molti incontri, molti progetti.
Resta una traccia indelebile” 

“Ho avuto il privilegio di incontrarlo varie volte nella mia vita, sia in Italia che in Israele. Conservo di quegli incontri e di quelle molte conversazioni un ricordo indelebile, che porterò sempre con me. Con Shimon Peres scompare un gigante. L’ultimo, il più longevo dei fondatori dello Stato ebraico. Un uomo che come pochi altri ha saputo impersonare la fedeltà ai principi fondanti della democrazia israeliana, l’amore per la vita, la difesa del futuro, il rispetto dei diritti umani e di tutte le minoranze” sottolinea l’ex presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
“Il suo legame con l’Italia – aggiunge Gattegna – è sempre stato fortissimo: in particolare voglio ricordare l’amicizia fraterna con Giorgio Napolitano, con cui ebbe a condividere tanti importanti iniziative e riconoscimenti. E voglio anche ricordare le attività del Centro Peres per la Pace fondato a Tel Aviv, che costituisce un punto di riferimento per lo studio e l’approfondimento delle sfide della mediazione. Una mediazione in cui entrano in gioco non solo parole ma soprattutto i fatti, convinto com’era che un progresso economico condiviso avrebbe portato benefici a tutti i paesi della regione. Il Centro a lui intitolato, ma anche la sua abitazione privata, sono stati fino all’ultimo meta incessante di tutti i governanti, i capi di Stato, i rappresentanti diplomatici in visita in Israele che nel grande statista hanno visto e continueranno a vedere un punto di riferimento imprescindibile. Sia per la sua visione di largo respiro, sia per l’incrollabile ottimismo che ha sempre animato ogni suo gesto e ogni sua parola”.

(Nell’immagine l’ex presidente UCEI Renzo Gattegna consegna un riconoscimento a Shimon Peres in occasione dei 60 anni dello Stato di Israele)
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shimon peres (1923-2016) - Il ricordo di barnea
"Assieme a Rabin e Ben Gurion,
Shimon è tra i grandi della Terra"

Si sono incontrati molte volte. Di fronte sempre lo stesso uomo ma con incarichi diversi: ministro della Difesa, delle Finanze, degli Esteri, Primo ministro, Presidente d'Israele. “Per un giornalista come me, anche volendo, sarebbe stato impossibile non entrare in contatto con Shimon Peres. Con lui ho coltivato negli anni un rapporto speciale ma i ricordi personali li tengo per me”. A parlare è Nahum Barnea, decano del giornalismo israeliano, che a Pagine Ebraiche offre una sua valutazione del ruolo del grande statista israeliano scomparso nella notte. Per Barnea, “Peres è riuscito con il tempo, nel corso di una lunga carriere, a entrare a far parte dell'élite politica mondiale. In pochissimi possono iscriversi a questo club speciale, direi che ne fanno parte solo una trentina di persone. E lui, assieme a David Ben Gurion e Yitzhak Rabin, è una delle tre figure israeliane ad esserci riuscite”. E questo nonostante in patria a lungo non sia stato così popolare.

(Nell'immagine, in primo piano David Ben Gurion, a sinistra, discute con un giovane Shimon Peres, a destra)
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SHIMON PERES (1923-2016) - L'ULTIMO SALUTO
Rivlin: “Shimon era Israele”
I grandi di tutto il mondo ai solenni funerali di Stato in programma a Gerusalemme venerdì mattina. Da Barack Obama ad Angela Merkel, da Francois Hollande al principe Carlo. E ancora Bill e Hillary Clinton, John Kerry, Justin Trudeau. E la lista inevitabilmente si allungherà nelle prossime ore.
L’ultimo saluto al cimitero del Monte Herzl, dove sono seppelliti i grandi di Israele.
“Non c’è un capitolo nella storia di questo paese in cui Shimon non abbia avuto un ruolo. Ci ha fatto guardare al futuro, e lo abbiamo amato tutti per questo. Per averci fatto immaginare la strada giusta per questo paese ” afferma commosso il suo successore, l’attuale presidente israeliano Reuven Rivlin.
“A poca distanza da dove sono adesso – ha detto Rivlin dall’Ucraina, dove si trovava per una missione diplomatica – nasceva nel 1923 a Vishnyeva, in Bielorussia, con il nome di Szymon Perski. Un giovane di belle speranze, con grandi sogni, che dall’Europa dell’Est è emigrato verso la Terra d’Israele. E da allora non ha mai smesso di lavorare per la causa sionista, per lo Stato di Israele, per il popolo ebraico”.
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shimon peres (1923-2016) - storia di un leader
“Perché ho scelto l’ottimismo”
“La cosa più importante nella vita è osare. La più complicata del mondo è avere paura. La più intelligente è provare a vivere secondo la morale”. È seguendo questi principi che ha vissuto Shimon Peres (1923-2016), ex primo ministro e presidente israeliano, deceduto nelle scorse ore al Tel HaShomer Medical Center di Gerusalemme all’età di 93 anni. Peres, l’ultimo esponente della generazione dei padri dello Stato ebraico, è stato parlamentare alla Knesset per 48 anni consecutivi. È stato ministro in 12 gabinetti di cui due da capo del governo, per poi essere eletto nel 2007 come capo dello Stato. Colonna del partito laburista, eterno avversario nella sua leadership di Ytzhak Rabin, con cui alla fine ha vinto un premio Nobel per la Pace, da anni promotore di iniziative in favore del dialogo e dello sviluppo delle relazioni, ma soprattutto volto storico di Israele, uno di quelli che lavorò alla sua fondazione dagli albori. “Il contributo più grande degli ebrei alla storia è l’insoddisfazione”, diceva. “Siamo una nazione nata per essere insoddisfatta. Qualunque cosa esista crediamo possa essere resa migliore”.

(Nell'immagine, Shimon Peres assieme a Yitzhak Rabin durante la cerimonia di conferimento del Nobel per la Pace)
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Qui Roma - la due giorni di convegno
Tradurre, oltre ogni barriera
La grande sfida dell’ebraico

La traduzione come processo linguistico ma soprattutto filosofico, che implica una costante rilettura di testi millenari e anche il superamento di barriere culturali. Un concetto che si intreccia strettamente con le vicende dei testi sacri dell’ebraismo, e che dà vita a riflessioni sempre attuali che sono l’argomento del convegno in svolgimento al Centro bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dal titolo “Yafet nelle tende di Shem. L’ebraico in traduzione”, ideato e organizzato da Raffaella Di Castro.
Una sfida che nasce come risposta agli stimoli suscitati dalla recente traduzione in italiano del primo trattato del Talmud babilonese e dagli stimoli dell’ultima Giornata Europea della Cultura Ebraica, che aveva come tema “Lingue e dialetti ebraici”.
Ad aprire l’intensa due giorni, i saluti della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, del segretario generale Gloria Arbib, dell’assessore ai beni culturali dell’Unione Gianni Ascarelli.
“Lo studio nell’ebraismo – afferma il presidente dell’Unione – è sempre anche traduzione, per riprendere il tema del nostro convegno: traduzione dal passato al presente, da una generazione all’altra, dal pensiero all’azione e viceversa, dalla legge alla sua applicazione”. Arbib sottolinea l’importanza di questo evento, anche in funzione di un ragionamento ampio sui temi sollevati che non può necessariamente risolversi nell’arco di una giornata ma costituire uno stimolo continuo alla riflessione. L’assessore Ascarelli, citando il caso di un antenato vissuto nell’Ottocento nella Roma papalina che si distende giovanissimo per il valore dei suoi studi, ricorda appunto come lo studio e il tentativo di comprensione di realtà diverse costituiscano una fonte inesauribile che accompagna la storia ebraica nel corso dei secoli.
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IL DIBATTITO ALL'EUROPARLAMENTO
'Ebrei in Europa, futuro a rischio
Servono azioni più incisive'

“Il cinquanta per cento degli ebrei in Europa ha subito aggressioni verbali o fisiche, che diventano ogni giorno sempre più numerose. La popolazione ebraica nel continente è calata dai quattro milioni del 1945 al milione o poco più di oggi. Cosa ci deve insegnare ciò? Che i comunicati da soli non bastano, e che servono invece al più presto azioni concrete. L’Europa deve essere una patria migliore per i suoi cittadini ebrei”.
Una presa di posizione ferma e significativa quella del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, intervenuto ieri nel corso di una conferenza sull’antisemitismo e le prospettive per le comunità ebraiche d’Europa nella sede dell’Assemblea Ue a Bruxelles partecipata da molti ospiti illustri. Ad aprire l’iniziativa le parole di Antonio Tajani, vicepresidente del Parlamento con delega al dialogo interreligioso.
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pilpul
RiMEIScolando - Peres e l'Italia
Tel Aviv, ore 7.05. I figli, Zvia, Chemi e Yoni, ai quali va il nostro abbraccio e il sostegno, hanno appena annunciato al popolo di Israele e al mondo che Shimon Peres ci ha lasciati. Aveva 93 anni, ma sembrava eterno.“La grande perdita tocca tutti - ha detto Chemi - perché lui ha dedicato la vita intera a Israele”. Scorrono dentro i ricordi di un uomo speciale, che ha accompagnato anche la mia vita per oltre trent'anni. Mentre la sua voce inconfondibile ci parla ancora da Kol Israel, la radio israeliana, decido di rendergli omaggio condividendo su Pagine Ebraiche alcuni momenti in cui il nono Presidente dello Stato d’Israele ha lanciato dei messaggi sull’Italia e sull’ebraismo italiano.
Gli incontri con lui sono stati tanti, come giornalista, come direttore dell’Istituto italiano di Cultura, come Consigliere dell’Ambasciatore d’Italia, ma anche sul piano semplicemente personale
.

Simonetta Della Seta,
direttore del Museo Nazionale del'Ebraismo e della Shoah

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Ticketless - Traduzioni
Il tema delle traduzioni, cui è dedicato il convegno presso il Centro bibliografico di questi giorni, a prima vista appartiene ad una judaica minore, ma non è così. Se, come scriveva Anatole France, non esiste lettura più rasserenante di un catalogo editoriale, si può fare un esperimento, che è non solo rasserenante, ma anche istruttivo. Proviamo a sfogliare le traduzioni dall’ebraico comprese nella prestigiosa collana della “Cultura dell’Anima” (editore Carabba) coordinata da Prezzolini e Papini. S’inizia con Il libro di Job, versione di David Castelli (1916), si procede con il Sefer Jetzirah (versione di Savino Savini,1919) per concludersi nel 1931 con le Pagine di morale ebraica coordinate da Yoseph Colombo. Il cammino è in discesa, sia detto senza offesa per Colombo e Savini. Sia per dottrina che per qualità Castelli è imbattibile, ma la discesa è indizio di un declino e fa problema.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Fuori dal coro
Tutti gli organi di informazione, come si è visto, hanno dato ampio risalto al recente, consueto incontro interreligioso per la pace di Assisi, promosso dalla Diocesi locale, dalla Comunità di Sant'Egidio e dalle Famiglie Francescane, in occasione del quale i rappresentanti dei vari culti si sono profusi in un profluvio di dichiarazioni di belle intenzioni. Abbiamo così sentito ripetere, in tutte le lingue, da autorevoli personaggi, rivestiti dei più diversi paludamenti religiosi, che le religioni, tutte, vogliono sempre e solo la pace, che ogni guerra di religione è una guerra contro la religione, che religione e guerra sono sempre inconciliabili, che chiunque usi la religione per fare la guerra compie peccato ecc.

Francesco Lucrezi, storico
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La parola e l’ebraismo
La giornata europea della cultura ebraica, imperniata questo anno sulla tematica di Lingue e Dialetti ebraici, si è svolta a Roma con profondo interesse, con interventi che hanno trattato ampie e svariate tematiche, spaziando dalla funzione scientifica alla funzione poetica del linguaggio, dal significato recondito delle parole con le loro radici semantiche al Talmud e alla poesia, e - immancabilmente - trattando l’origine del dialetto giudaico-romanesco. Questa interessante rassegna ha messo in evidenza i compositi aspetti del linguaggio che spesso risultano inafferrabili nel loro insieme poiché, come dice Saussure: "Chi si pone dinnanzi all’oggetto complesso come è il linguaggio per farne il suo studio, si avvicinerà ad esso da questo o quel lato, che tuttavia non sarà mai tutto il linguaggio”.

Antonella Castelnuovo, docente di Pedagogia ebraica
Master in Cultura ebraica e Comunicazione

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