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28 Ottobre 2016 -  26 Tishri 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
Banale e granitico resta immutabile l’insegnamento di umiltà di Dio che al momento della creazione dell’uomo si consulta con gli angeli, così come interpreta Rashi il versetto: “Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”.
L’Onnipotente si consulta con chi è più piccolo di lui e lo coinvolge, anche solo simbolicamente, nella sua opera: a quanto pare per essere davvero a Sua immagine e a Sua somiglianza, basta ridurre i nostri ego con umiltà. Facile no? Quasi come creare il mondo.
 
Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
A dispetto del pregiudizio antisemita, che contrappone in maniera del tutto abusiva l’idea di elezione di Israele al concetto di universalismo, proprio l’universalismo è uno dei concetti fondativi della tradizione ebraica. Popolo diasporico per eccellenza – migrante si direbbe oggi – gli ebrei hanno fatto del loro cosmopolitismo, della capacità di adattamento, dell’uso di un continuo multilinguismo e multiculturalismo, una delle chiavi che hanno permesso di sviluppare strategie di sopravvivenza necessarie certamente, ma probabilmente anche fortemente ricercate e volute. Lo stesso ebraismo israeliano è nei fatti costituito da un sovrapporsi di diaspore che sul piano antropologico e culturale sono spesso difficilmente superabili, nonostante le numerose strategie tentate da diverse ideologie politiche che nel tempo hanno provato in vario modo a proporre forme di omologazione nazionale.
 
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Rivlin aspetta Mattarella:
"Un onore ospitarlo"
“Assurdo negare il legame tra ebrei e Gerusalemme”. È quanto afferma il presidente israeliano Reuven Rivlin, intervistato dal direttore de La Stampa Maurizio Molinari sul recente voto Unesco, ma anche sul futuro del negoziato e le prospettive di pace nella regione. Riguardo all’imminente missione nello Stato ebraico di Mattarella, inoltre, Rivlin dice: “Sarà un onore ospitarlo. Lo aspettiamo a cuore aperto e guardando con fiducia al futuro comune. I nostri popoli e le nostre nazioni hanno radici comuni, dunque sono convinto che abbiamo davanti una Storia da scrivere assieme. Così come la Storia passata, la stessa vissuta da Gesù, ci accomuna. Giuseppe Flavio ha scritto nella lingua dell’Impero romano, dunque universale, fatti chiari sui romani, gli ebrei e Gerusalemme”.
 
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  davar
la grande biblioteca ebraica in mostra
Il ritorno dei libri salvati

"Giornata storica per Firenze"
Rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cultura, comuni cittadini.
Doveva essere una festa di tutta Firenze. E così è stato.
Il grande ritorno in città dei libri ebraici alluvionati, nella mostra “E le acque si calmarono” inaugurata ieri alla Biblioteca Nazionale Centrale, non ha tradito le aspettative.
Sala gremita per la prestigiosa tavola rotonda che ha aperto il pomeriggio. E sala gremita anche più tardi, quando la mostra, organizzata dalla Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia con la collaborazione della Nazionale e della Comunità ebraica fiorentina, si è offerta in tutta la sua suggestione al folto pubblico accorso in via Magliabechi.
Una giornata che inizia nel segno della solidarietà, con un pensiero alle vittime del terremoto che una nuova volta ha colpito il Centro Italia a due mesi dal terribile sisma di questa estate. Il rapporto dell’uomo con le catastrofi naturali segna inevitabilmente questa iniziativa, che oltre a portare all’attenzione del pubblico i tesori degli ebrei fiorentini restaurati vuole lasciare un messaggio profondo.
A questo tema si riallaccia Dario Disegni, presidente della Fondazione Beni Culturali Ebraici, che ricorda l’angoscia del nonno, suo omonimo, che era nato a Firenze. Angoscia per la devastazione portate dall’acqua dell’Arno, ma anche sollievo per la straordinaria prova di altruismo che fece confluire a Firenze, da oltre 50 paesi, quelli che sarebbero stati definiti “angeli del fango”.
“A tutti coloro che con grande competenza e autentica passione civile hanno lavorato alla realizzazione di questa straordinaria operazione culturale, destinata a lasciare un segno più che mai duraturo, alle istituzioni che con il loro generoso contributo l’hanno sostenuta – spiega Disegni – va l’espressione della più sentita gratitudine della Fondazione”.
“Oggi più che mai la parola ‘libro’, la parola ‘storia’, la parola ‘documento’ hanno e assumono un significato preciso e profondo. La nostra storia, come popolo, come Comunità, ciascuna con le sue ricche e speciali tradizioni, è tutta racchiusa e trasmessa attraverso i testi e i preziosi manoscritti” sottolinea la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
È visibilmente emozionato Renzo Funaro, vicepresidente della Fondazione, che ha promosso e coordinato l’iniziativa insieme a Silvia Alessandri della Biblioteca Nazionale. “Oggi – afferma
scriviamo una pagina importante nella storia di questa Comunità, con la speranza che l’antica biblioteca ebraica alluvionata possa fare gradualmente ritorno da queste parti”.
Condivide l’importanza del momento Dario Bedarida, presidente della Comunità ebraica fiorentina. “È un momento importante, in cui una parte della nostra vita, della nostra cultura, della nostra storia torna disponibile. Non possiamo fermarci, dovremo continuare questa attività di recupero, ma guardiamo con soddisfazione – scrive nel catalogo della mostra – all’enorme lavoro svolto e al percorso positivo per comporre la lunga catena tra passato, presente e futuro”.
I
l rabbino Amedeo Spagnoletto, curatore della mostra assieme a Milka Ventura, Dora Liscia Bemporad e Gisella Guasti, apre la tavola rotondo ricordando due figure indimenticabili. Quella di Luciano Camerino, Testimone romano della Shoah che fu angelo del fango e che dopo aver visto la devastazione in sinagoga fu colto da un malore fatale. E quella dell’ingegnere Giuseppe Viterbo, da poco scomparso, che fu testimone oculare di quelle ore drammatiche e di cui è pubblicato un ricordo nel catalogo (edito da Angelo Pontecorboli) che accompagna l’esposizione.
Grande orgoglio anche nelle parole del direttore della Biblioteca Nazionale Luca Bellingeri e dei rappresentanti istituzionali intervenuti, dalla vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni alla vicesindaca Cristina Giachi.
Preziosi inoltre i contributi, nella tavola rotonda che ha preceduto l’inaugurazione della mostra, di rav Joseph Levi, don Pier Francesco Fumagalli, Rachel Sarfati, Ida Zatelli, Piero Scapecchi.
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la grande festa del fumetto al via
A Lucca con Pagine Ebraiche
Il dossier Comics&Jews, attualmente in distribuzione con il numero di novembre del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche, è protagonista nella giornata d’apertura dell’edizione gold di Lucca Comics and Games, in occasione del cinquantesimo compleanno di una manifestazione che negli anni, insieme alla bolognese BilBOlBul, ha saputo imporsi come riferimento per tutti gli appassionati del fumetto e dell’espressione visiva di qualità. Mentre la città toscana inizia a riempirsi di decine di migliaia di giovani provenienti da tutta Italia e i cosplayer spuntano in ogni angolo per cambiarsi e invadere allegramente le strade e le piazze della cittadina toscana, la redazione giornalistica dell’Unione presenta il dossier dedicato al rapporto tra fumetto e cultura ebraica curato da Ada Treves. Ospiti del direttore della redazione Guido Vitale, che modera l’incontro, i direttori dei due grandi festival italiani dedicati al fumetto – Giovanni Russo per Lucca Comics e Emilio Varrà per BilBOlBul – insieme all’autore fiorentino Fausto Gelormini, che ha realizzato un graphic novel dedicato alla storia della Shoah e al processo Eichmann.

Ogni stagione porta il segno dell'immagine

Basta guardare anche poco oltre confine per capire come la stagione del fumetto non si possa considerare conclusa nelle poche settimane che racchiudono prima Lucca Comics and Games e poi BilBOlBul, a Bologna, le due manifestazioni che in Italia propongono il meglio della produzione mondiale. Si fa appena in tempo a scordare i festival italiani che è ora di partire per Angoulême, luogo che il famoso Festival International de la Bande Dessiné ha ormai trasformato in una vera e propria “Cité internationale de la bande dessinée et de l’image” dove oltre al festival sono assolutamente da visitare museo, biblioteca e libreria specializzate. Di lì a poche settimane, ci si sposta a Lucerna, dove in primavera si tiene Fumetto.ch, altro festival internazionale immancabile. Ed è stato l’ospite principale della presentazione a Lucca della sesta edizione di Comics&Jews nel 2015, Asaf Hanuka, a portare la redazione, proprio ad Angoulême, da Koren Shadmi, autore israeliano da anni trasferitosi a Brooklyn e candidato quest’anno, con Abaddon, al premio che viene assegnato proprio a Lucca, il Gran Guinigi. E Koren Shadmi, a sua volta, è stato tramite di un altro incontro, sempre ad Angoulême: la sua casa editrice francese, Ici Même, è la stessa che pubblica Simon Schwartz, altro autore presente in queste pagine. E allora non può essere solo una coicidenza il fatto che proprio Ici Même sia anche l’editore francese di Paolo Bacilieri, altro autore straordinario e da sempre amico e collaboratore di Pagine Ebraiche, per cui ha disegnato la testata di DafDaf, il giornale ebraico dei bambini.
A Lucerna, poi, uno dei grandi protagonisti dell’edizione 2016 era il grande Lorenzo Mattotti, che nel giorno dell’apertura di Lucca Comics “gold”, cinquantesimo anniversario della presenza del fumetto nella città toscana, sarà vicino a Udine, a Villa Manin, per l’inaugurazione di una sua grande mostra. Perché in Italia il fumetto non ama le grandi città: preferisce attrarre gli appassionati in luoghi in cui si arriva portati dall’amore per le storie disegnate e non dalla volontà di visitare un’altra capitale, un ennesimo museo. La stessa cosa succede in Francia, ad Angoulême, e in Svizzera, a Fumetto.ch perché anche se la tribù degli appassionati e dei professionisti è sempre più numerosa, resta il gusto di conoscersi di persona, e il piacere di incrociarsi e reincrociarsi magari più volte nella stessa giornata, oltre che dandosi appuntamento da un’occasione di incontro a un’altra. E allora questo settimo dossier Comics&Jews, dedicato come sempre al rapporto tra fumetto e cultura ebraica, di fianco ai grandissimi, da Robert Crumb e Aline Kominsky Crumb a Joann Sfar, ha scelto di dedicare spazio ad autori sicuramente meno noti, per lo meno in Italia, ma che meritano attenzione, incontrati o scoperti grazie ai festival e ai suggerimenti di chi del fumetto fa la sua occupazione principale. E sono Giorgio Albertini e Grégory Panaccione, autore e illustratore dell’appena pubblicato Chronosquad i primi da citare, perché oltre ad avere dato da poco alle stampe a un fumetto già definito dai critici “una piccola meraviglia” sono sempre una guida fondamentale a un mondo tanto appassionante quanto imprevedibilmente complesso. La loro cura quasi maniacale per i dettagli delle tavole del primo volume di quella che è una serie assolutamente da seguire la si ritrova anche nel lavoro di Simon Schwartz, giovane autore tedesco non ancora tradotto in Italia che in Atlas Obscura ha raccontato le vite straordinarie di personaggi dalle storie talmente stravaganti che è difficile credere siano tutte vere. E cerca un editore il lavoro di Fausto Gelormini, che racconta la storia della Shoah e di Eichmann. A Lucca sono candidati al premio anche Joe Kubert, con Yossel, e Walter Chendi, con Maledetta balena mentre Asaf Hanuka, il cui terzo volume di KO a Tel Aviv è stato da poco pubblicato da Bao non sarà presente: è impegnatissimo su quella che sarà la grande novità del 2017. Un graphic novel, per Bao, che firmerà insieme a Roberto Saviano.

Ada Treves, Pagine Ebraiche novembre 2016
israele-santa sede
Vaticano, il nuovo ambasciatore ricevuto da papa Bergoglio

Incontro in Vaticano tra il neo ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Oren David e papa Bergoglio, che ha accolto le sue Lettere Credenziali.
Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, Oren ha alle spalle una lunga carriera diplomatica (in particolare negli Stati Uniti e in Canada), è stato ministro-consigliere della Missione Permanente d’Israele presso le Nazioni Unite a New York e ambasciatore dello Stato ebraico in Romania, Moldavia e a Malta.
Succede in questo suo nuovo incarico a Zion Evrony.

(Nell'immagine pubblicata dall'Osservatore Romano, l'ambasciatore dona una Chanukkiah a Bergoglio)

QUI ROMA - TRECCANI
Dialogo e nuovi scenari di crisi,

quali prospettive per le religioni
“Sul fondo della coscienza – Il dialogo religioso e i conflitti contemporanei”. Tema quanto mai attuale quello sviluppato ieri nella sede dell’Enciclopedia Treccani, nella prestigiosa Sala Igea di Palazzo Mattei di Paganica.
A trent’anni esatti dalla Giornata mondiale di preghiera per la Pace che si tenne ad Assisi il 27 ottobre 1986, un’occasione per continuare a parlare di incontro e confronto tra le fedi, con un particolare focus sui conflitti che insanguinano il mondo, troppo spesso di matrice religiosa.
L’evento è stato introdotto dal direttore della Treccani Massimo Bray, che ha sottolineato come l’Istituto abbia avviato la piattaforma Treccani Scuola, anche nell’ottica di proporre “una serie di riflessioni su quale ruolo la cultura possa avere oggi nel superamento dei conflitti”.

Punto di partenza del convegno il film Il profumo al tempo delle favole di Mauro Caputo (a sua volta tratto dal libro Sulla Fede di Giorgio Pressburger).
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qui roma - segnalibro
"Speranza, il bene più prezioso"
Mai perdere la fiducia. Mai perdere la speranza in un futuro di pace, dialogo, fratellanza.
La vita e il quotidiano impegno di Angelica Edna Calò Livne (nell'immagine) attraverso la fondazione Beresheet La Shalom, attiva da anni per sviluppare occasioni di incontro tra giovani israeliani e palestinesi, sono una chiara dimostrazione in questo senso. Esperienze, incontri, piccole e grandi sfide che Angelica si è trovata ad affrontare in questi anni tornano intensamente nel suo libro Memorie di un angelo custode (ed. Cantagalli), presentato ieri a Roma alla Biblioteca Marconi.
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MELAMED
Laurea UCEI in studi ebraici

nel segno della scuola triestina
“La scuola della Comunità ebraica di Trieste durante la Prima Guerra Mondiale”. Questo il titolo della tesi con cui Liora Zeira Misan ha conseguito ieri a Roma il Diploma universitario triennale in Studi Ebraici al Collegio Rabbinico.
La neo dottoressa, che in questi anni ha seguito il corso di studi da Trieste, limitando le sue presenze a Roma grazie alla possibilità di assistere alle lezioni in streaming, ha brillantemente superato l’esame con votazione 107/110.
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pilpul
Capanna di pace
In apparenza le risoluzioni dell’Unesco e il rituale di Hoshanah Rabbah sono due cose piuttosto diverse; eppure a guardar bene quest’anno avevano un elemento in comune: in entrambi i casi si invocava, con toni accorati e in un linguaggio deciso (e anche un po’ ridondante), la salvezza di un luogo di grande rilevanza per le tre religioni monoteiste. Questo, infatti, è in sostanza il contenuto del testo cantato domenica scorsa durante il terzo giro dei sefarim (almeno, secondo l’uso torinese; confesso di non ricordare se sia lo stesso anche altrove). Girare cantando con i sefarim e con il lulav o approvare risoluzioni non è esattamente la stessa cosa, ma in sostanza il luogo di cui si auspicava l’integrità era lo stesso. Un luogo che può assumere molti nomi diversi, addirittura - nell’inno cantato a Hoshanah Rabbah - uno per ogni lettera dell’alfabeto: la pietra Scetia, luogo di predilezione, l’aia di Aravnà, il Santuario più riposto, il monte Morià, il monte sul quale sei apparso, il Tempio della Tua gloria, città dove David piantò la sua tenda, delizie del Libano, bella contrada su in alto, la città delizia di tutta la terra, corona di bellezza, sede di giustizia, dimora Tua prediletta, sede di quiete, capanna di pace, luogo di pellegrinaggio per le tribù di Israele, angolo prezioso, Sion famosa, Luogo Santissimo, ricamo d’amore, sede della Tua gloria, riparo di difesa.
Nomi molto diversi tra loro, alcuni difficili di decifrare, alcuni legati strettamente alla storia ebraica (del resto stiamo parlando della liturgia ebraica, non di una risoluzione approvata da un organismo internazionale); altri - direi la maggioranza - potrebbero essere agevolmente condivisi da chiunque. Del resto l’uso stesso dell’acrostico alfabetico, ventidue lettere che esprimono l’intera realtà, sembra voler abbracciare tutti i nomi possibili, anche eventualmente quelli usati da altri. Perché non è detto che condividere in poco spazio gli stessi luoghi sacri debba essere necessariamente occasione di tensioni e di ostilità. Anzi, potrebbe essere considerata una benedizione, un valore aggiunto. Perché Gerusalemme possa essere davvero per tutti sede di giustizia e capanna di pace.


Anna Segre, insegnante

Non passa lo straniero
“Non passa lo straniero...” non è il Piave che mormora questa volta, ma il grido degli abitanti di Gorino davanti alle telecamere delle TV nazionali. Lo straniero invasore non è neppure un riesumato Impero Austro-Ungarico, ma 12 pericolose donne e 8 minacciosi bambini di origine africana da fronteggiare con l'innalzamento delle barricate.
Difficile in realtà demonizzare o altrimenti glorificare i “pescatori patrioti” - come sono stati definiti da troppi - della frazione di Goro. Essi non hanno niente di diverso e di così valoroso rispetto ad altri, sono soltanto l'espressione più manifesta di quella paura che in tutta Europa sta generando avversione e impassibilità nei confronti dell'altro. In altri termini, i “patrioti” di Gorino sono le vittime che subiscono sicuramente la crisi, la disoccupazione, l'impoverimento della propria zona rurale con il conseguente abbandono da parte delle istituzioni, e contemporaneamente, rivestono il mesto ruolo di dominatori, poiché anche l'ultimo degli oppressi si sentirà sempre su un gradino superiore rispetto ad un altro oppresso. Il timore è quello di dover rinunciare a quel poco di “benessere” o tranquillità raggiunta negli anni, illusoria o meno. Manca totalmente quella solidarietà o quell'empatia, creduta possibile dall'internazionalismo di inizio secolo scorso, tra due differenti tipologie di “sfruttati”. Ed ecco che allora acquista forza il populismo, e il patriottismo becero, come unica arma da ostentare per sopperire alla propria emarginazione. Dovrebbe colpire poi che il tutto accada non nella ricca Brianza, ma nel Polesine, il “meridione” dell'Italia settentrionale, terra di alluvioni e di sfollati, dove fino a trent'anni fa regnava quasi incontrastato il PCI.
L'ospite in molte culture europee e asiatiche è D-o stesso, la sua epifania, come nel concetto greco di “theoxenia”. Non è poi così diverso nell'ebraismo, dove oltre a ricordare costantemente di “non angustiare lo straniero”, viene sottolineata l'importanza dell'accoglienza, come in Va-Jerà quando D-o si manifestò ad Abramo sotto le sembianze di tre uomini. Certo, anche l'ospite ha dei doveri nei confronti dell'ospitante e non sempre ha buone intenzioni, ma come è possibile accertare la sua sincerità se alla sua richiesta di ospitalità e di incontro gli viene direttamente chiusa la porta e sbarrata la strada?


Francesco Moises Bassano


La vita dell'uomo
D. creò Adam e poi lo “pose” nel Gan Eden. La vita dell’uomo si sviluppa dentro i confini di una determinata condizione, a partire da una origine e da un “fuori” di cui è consapevole e con cui è sempre in relazione. Questa è l’esistenza umana.

Ilana Bahbout

Amami amami
L'ultima volta che il Molleggiato e la Tigre di Cremona si incontrarono in sala incisione, Titanic riceveva undici premi Oscar e J.K. Rowling pubblicava il secondo volume della saga più amata di tutti i tempi. Correva l'anno 1998. La collaborazione fu quanto di più eclatante accadde nella storia della musica italiana, un connubio imbattibile di tecnica ed interpretazione. Un incontro straordinario di arte e amicizia.
Le loro voci - dolci e graffianti, grezze e raffinate - ci dissetarono con l'intramontabile "Acqua e sale", ci fecero volteggiare sulle note di "Brivido felino" ed infiammarono le classifiche discografiche italiane, aggiudicandosi un primato ancora oggi imbattuto: un milione e seicento mila copie di dischi venduti.
Da allora il loro capolavoro ci accompagna con il tepore di un'opera che non ha età, conquistando grandi e piccini, uomini e donne, intonati e stonati.
Poi, dopo un lungo periodo di silenzio da parte di entrambi gli artisti, ecco la grande notizia.


David Zebuloni



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