
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
|
Banale
e granitico resta immutabile l’insegnamento di umiltà di Dio che al
momento della creazione dell’uomo si consulta con gli angeli, così come
interpreta Rashi il versetto: “Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra
immagine, a nostra somiglianza”.
L’Onnipotente si consulta con chi è più piccolo di lui e lo coinvolge,
anche solo simbolicamente, nella sua opera: a quanto pare per essere
davvero a Sua immagine e a Sua somiglianza, basta ridurre i nostri ego
con umiltà. Facile no? Quasi come creare il mondo.
|
|
Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
|
A
dispetto del pregiudizio antisemita, che contrappone in maniera del
tutto abusiva l’idea di elezione di Israele al concetto di
universalismo, proprio l’universalismo è uno dei concetti fondativi
della tradizione ebraica. Popolo diasporico per eccellenza – migrante
si direbbe oggi – gli ebrei hanno fatto del loro cosmopolitismo, della
capacità di adattamento, dell’uso di un continuo multilinguismo e
multiculturalismo, una delle chiavi che hanno permesso di sviluppare
strategie di sopravvivenza necessarie certamente, ma probabilmente
anche fortemente ricercate e volute. Lo stesso ebraismo israeliano è
nei fatti costituito da un sovrapporsi di diaspore che sul piano
antropologico e culturale sono spesso difficilmente superabili,
nonostante le numerose strategie tentate da diverse ideologie politiche
che nel tempo hanno provato in vario modo a proporre forme di
omologazione nazionale.
|
|
Leggi
|
 |
Rivlin aspetta Mattarella:
"Un onore ospitarlo"
|
“Assurdo
negare il legame tra ebrei e Gerusalemme”. È quanto afferma il
presidente israeliano Reuven Rivlin, intervistato dal direttore de La
Stampa Maurizio Molinari sul recente voto Unesco, ma anche sul futuro
del negoziato e le prospettive di pace nella regione. Riguardo
all’imminente missione nello Stato ebraico di Mattarella, inoltre,
Rivlin dice: “Sarà un onore ospitarlo. Lo aspettiamo a cuore aperto e
guardando con fiducia al futuro comune. I nostri popoli e le nostre
nazioni hanno radici comuni, dunque sono convinto che abbiamo davanti
una Storia da scrivere assieme. Così come la Storia passata, la stessa
vissuta da Gesù, ci accomuna. Giuseppe Flavio ha scritto nella lingua
dell’Impero romano, dunque universale, fatti chiari sui romani, gli
ebrei e Gerusalemme”.
| |
Leggi
|
|
|
la grande biblioteca ebraica in mostra Il ritorno dei libri salvati
"Giornata storica per Firenze"
Rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cultura, comuni cittadini.
Doveva essere una festa di tutta Firenze. E così è stato.
Il grande ritorno in città dei libri ebraici alluvionati, nella mostra
“E le acque si calmarono” inaugurata ieri alla Biblioteca Nazionale
Centrale, non ha tradito le aspettative.
Sala gremita per la prestigiosa tavola rotonda che ha aperto il
pomeriggio. E sala gremita anche più tardi, quando la mostra,
organizzata dalla Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia con la
collaborazione della Nazionale e della Comunità ebraica fiorentina, si
è offerta in tutta la sua suggestione al folto pubblico accorso in via
Magliabechi.
Una giornata che inizia nel segno della solidarietà, con un pensiero
alle vittime del terremoto che una nuova volta ha colpito il Centro
Italia a due mesi dal terribile sisma di questa estate. Il rapporto
dell’uomo con le catastrofi naturali segna inevitabilmente questa
iniziativa, che oltre a portare all’attenzione del pubblico i tesori
degli ebrei fiorentini restaurati vuole lasciare un messaggio profondo.
A questo tema si riallaccia Dario Disegni, presidente della Fondazione
Beni Culturali Ebraici, che ricorda l’angoscia del nonno, suo omonimo,
che era nato a Firenze. Angoscia per la devastazione portate dall’acqua
dell’Arno, ma anche sollievo per la straordinaria prova di altruismo
che fece confluire a Firenze, da oltre 50 paesi, quelli che sarebbero
stati definiti “angeli del fango”.
“A tutti coloro che con grande competenza e autentica passione civile
hanno lavorato alla realizzazione di questa straordinaria operazione
culturale, destinata a lasciare un segno più che mai duraturo, alle
istituzioni che con il loro generoso contributo l’hanno sostenuta –
spiega Disegni – va l’espressione della più sentita gratitudine della
Fondazione”.
“Oggi
più che mai la parola ‘libro’, la parola ‘storia’, la parola
‘documento’ hanno e assumono un significato preciso e profondo. La
nostra storia, come popolo, come Comunità, ciascuna con le sue ricche e
speciali tradizioni, è tutta racchiusa e trasmessa attraverso i testi e
i preziosi manoscritti” sottolinea la presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
È visibilmente emozionato Renzo Funaro, vicepresidente della
Fondazione, che ha promosso e coordinato l’iniziativa insieme a Silvia
Alessandri della Biblioteca Nazionale. “Oggi – afferma –
scriviamo una pagina importante nella storia di questa Comunità, con la
speranza che l’antica biblioteca ebraica alluvionata possa fare
gradualmente ritorno da queste parti”.
Condivide l’importanza del momento Dario Bedarida, presidente della
Comunità ebraica fiorentina. “È un momento importante, in cui una parte
della nostra vita, della nostra cultura, della nostra storia torna
disponibile. Non possiamo fermarci, dovremo continuare questa attività
di recupero, ma guardiamo con soddisfazione – scrive nel catalogo della
mostra – all’enorme lavoro svolto e al percorso positivo per comporre
la lunga catena tra passato, presente e futuro”.
I l
rabbino Amedeo Spagnoletto, curatore della mostra assieme a Milka
Ventura, Dora Liscia Bemporad e Gisella Guasti, apre la tavola rotondo
ricordando due figure indimenticabili. Quella di Luciano Camerino,
Testimone romano della Shoah che fu angelo del fango e che dopo aver
visto la devastazione in sinagoga fu colto da un malore fatale. E
quella dell’ingegnere Giuseppe Viterbo, da poco scomparso, che fu
testimone oculare di quelle ore drammatiche e di cui è pubblicato un
ricordo nel catalogo (edito da Angelo Pontecorboli) che accompagna
l’esposizione.
Grande orgoglio anche nelle parole del direttore della Biblioteca
Nazionale Luca Bellingeri e dei rappresentanti istituzionali
intervenuti, dalla vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni
alla vicesindaca Cristina Giachi.
Preziosi inoltre i contributi, nella tavola rotonda che ha preceduto
l’inaugurazione della mostra, di rav Joseph Levi, don Pier Francesco
Fumagalli, Rachel Sarfati, Ida Zatelli, Piero Scapecchi. Leggi
|
la grande festa del fumetto al via A Lucca con Pagine Ebraiche
Il
dossier Comics&Jews, attualmente in distribuzione con il numero di
novembre del giornale dell’ebraismo italiano Pagine Ebraiche, è
protagonista nella giornata d’apertura dell’edizione gold di Lucca
Comics and Games, in occasione del cinquantesimo compleanno di una
manifestazione che negli anni, insieme alla bolognese BilBOlBul, ha
saputo imporsi come riferimento per tutti gli appassionati del fumetto
e dell’espressione visiva di qualità. Mentre la città toscana inizia a
riempirsi di decine di migliaia di giovani provenienti da tutta Italia
e i cosplayer spuntano in ogni angolo per cambiarsi e invadere
allegramente le strade e le piazze della cittadina toscana, la redazione
giornalistica dell’Unione presenta il dossier dedicato al rapporto tra
fumetto e cultura ebraica curato da Ada Treves. Ospiti del direttore
della redazione Guido Vitale, che modera l’incontro, i direttori dei
due grandi festival italiani dedicati al fumetto – Giovanni Russo per
Lucca Comics e Emilio Varrà per BilBOlBul – insieme all’autore
fiorentino Fausto Gelormini, che ha realizzato un graphic novel
dedicato alla storia della Shoah e al processo Eichmann.
Ogni stagione porta il segno dell'immagine
Basta
guardare anche poco oltre confine per capire come la stagione del
fumetto non si possa considerare conclusa nelle poche settimane che
racchiudono prima Lucca Comics and Games e poi BilBOlBul, a Bologna, le
due manifestazioni che in Italia propongono il meglio della produzione
mondiale. Si fa appena in tempo a scordare i festival italiani che è
ora di partire per Angoulême, luogo che il famoso Festival
International de la Bande Dessiné ha ormai trasformato in una vera e
propria “Cité internationale de la bande dessinée et de l’image” dove
oltre al festival sono assolutamente da visitare museo, biblioteca e
libreria specializzate. Di lì a poche settimane, ci si sposta a
Lucerna, dove in primavera si tiene Fumetto.ch, altro festival
internazionale immancabile. Ed è stato l’ospite principale della
presentazione a Lucca della sesta edizione di Comics&Jews nel 2015,
Asaf Hanuka, a portare la redazione, proprio ad Angoulême, da Koren
Shadmi, autore israeliano da anni trasferitosi a Brooklyn e candidato
quest’anno, con Abaddon, al premio che viene assegnato proprio a Lucca,
il Gran Guinigi. E Koren Shadmi, a sua volta, è stato tramite di un
altro incontro, sempre ad Angoulême: la sua casa editrice francese, Ici
Même, è la stessa che pubblica Simon Schwartz, altro autore presente in
queste pagine. E allora non può essere solo una coicidenza il fatto che
proprio Ici Même sia anche l’editore francese di Paolo Bacilieri, altro
autore straordinario e da sempre amico e collaboratore di Pagine
Ebraiche, per cui ha disegnato la testata di DafDaf, il giornale
ebraico dei bambini.
A Lucerna, poi, uno dei grandi protagonisti dell’edizione 2016 era il
grande Lorenzo Mattotti, che nel giorno dell’apertura di Lucca Comics
“gold”, cinquantesimo anniversario della presenza del fumetto nella
città toscana, sarà vicino a Udine, a Villa Manin, per l’inaugurazione
di una sua grande mostra. Perché in Italia il fumetto non ama le grandi
città: preferisce attrarre gli appassionati in luoghi in cui si arriva
portati dall’amore per le storie disegnate e non dalla volontà di
visitare un’altra capitale, un ennesimo museo. La stessa cosa succede
in Francia, ad Angoulême, e in Svizzera, a Fumetto.ch perché anche se
la tribù degli appassionati e dei professionisti è sempre più numerosa,
resta il gusto di conoscersi di persona, e il piacere di incrociarsi e
reincrociarsi magari più volte nella stessa giornata, oltre che dandosi
appuntamento da un’occasione di incontro a un’altra. E allora questo
settimo dossier Comics&Jews, dedicato come sempre al rapporto tra
fumetto e cultura ebraica, di fianco ai grandissimi, da Robert Crumb e
Aline Kominsky Crumb a Joann Sfar, ha scelto di dedicare spazio ad
autori sicuramente meno noti, per lo meno in Italia, ma che meritano
attenzione, incontrati o scoperti grazie ai festival e ai suggerimenti
di chi del fumetto fa la sua occupazione principale. E sono Giorgio
Albertini e Grégory Panaccione, autore e illustratore dell’appena
pubblicato Chronosquad i primi da citare, perché oltre ad avere dato da
poco alle stampe a un fumetto già definito dai critici “una piccola
meraviglia” sono sempre una guida fondamentale a un mondo tanto
appassionante quanto imprevedibilmente complesso. La loro cura quasi
maniacale per i dettagli delle tavole del primo volume di quella che è
una serie assolutamente da seguire la si ritrova anche nel lavoro di
Simon Schwartz, giovane autore tedesco non ancora tradotto in Italia
che in Atlas Obscura ha raccontato le vite straordinarie di personaggi
dalle storie talmente stravaganti che è difficile credere siano tutte
vere. E cerca un editore il lavoro di Fausto Gelormini, che racconta la
storia della Shoah e di Eichmann. A Lucca sono candidati al premio
anche Joe Kubert, con Yossel, e Walter Chendi, con Maledetta balena
mentre Asaf Hanuka, il cui terzo volume di KO a Tel Aviv è stato da
poco pubblicato da Bao non sarà presente: è impegnatissimo su quella
che sarà la grande novità del 2017. Un graphic novel, per Bao, che
firmerà insieme a Roberto Saviano.
Ada Treves, Pagine Ebraiche novembre 2016
|
Capanna di pace
|
In
apparenza le risoluzioni dell’Unesco e il rituale di Hoshanah Rabbah
sono due cose piuttosto diverse; eppure a guardar bene quest’anno
avevano un elemento in comune: in entrambi i casi si invocava, con toni
accorati e in un linguaggio deciso (e anche un po’ ridondante), la
salvezza di un luogo di grande rilevanza per le tre religioni
monoteiste. Questo, infatti, è in sostanza il contenuto del testo
cantato domenica scorsa durante il terzo giro dei sefarim (almeno,
secondo l’uso torinese; confesso di non ricordare se sia lo stesso
anche altrove). Girare cantando con i sefarim e con il lulav o
approvare risoluzioni non è esattamente la stessa cosa, ma in sostanza
il luogo di cui si auspicava l’integrità era lo stesso. Un luogo che
può assumere molti nomi diversi, addirittura - nell’inno cantato a
Hoshanah Rabbah - uno per ogni lettera dell’alfabeto: la pietra Scetia,
luogo di predilezione, l’aia di Aravnà, il Santuario più riposto, il
monte Morià, il monte sul quale sei apparso, il Tempio della Tua
gloria, città dove David piantò la sua tenda, delizie del Libano, bella
contrada su in alto, la città delizia di tutta la terra, corona di
bellezza, sede di giustizia, dimora Tua prediletta, sede di quiete,
capanna di pace, luogo di pellegrinaggio per le tribù di Israele,
angolo prezioso, Sion famosa, Luogo Santissimo, ricamo d’amore, sede
della Tua gloria, riparo di difesa.
Nomi molto diversi tra loro, alcuni difficili di decifrare, alcuni
legati strettamente alla storia ebraica (del resto stiamo parlando
della liturgia ebraica, non di una risoluzione approvata da un
organismo internazionale); altri - direi la maggioranza - potrebbero
essere agevolmente condivisi da chiunque. Del resto l’uso stesso
dell’acrostico alfabetico, ventidue lettere che esprimono l’intera
realtà, sembra voler abbracciare tutti i nomi possibili, anche
eventualmente quelli usati da altri. Perché non è detto che condividere
in poco spazio gli stessi luoghi sacri debba essere necessariamente
occasione di tensioni e di ostilità. Anzi, potrebbe essere considerata
una benedizione, un valore aggiunto. Perché Gerusalemme possa essere
davvero per tutti sede di giustizia e capanna di pace.
Anna Segre, insegnante
|
Non passa lo straniero
|
“Non
passa lo straniero...” non è il Piave che mormora questa volta, ma il
grido degli abitanti di Gorino davanti alle telecamere delle TV
nazionali. Lo straniero invasore non è neppure un riesumato Impero
Austro-Ungarico, ma 12 pericolose donne e 8 minacciosi bambini di
origine africana da fronteggiare con l'innalzamento delle barricate.
Difficile in realtà demonizzare o altrimenti glorificare i “pescatori
patrioti” - come sono stati definiti da troppi - della frazione di
Goro. Essi non hanno niente di diverso e di così valoroso rispetto ad
altri, sono soltanto l'espressione più manifesta di quella paura che in
tutta Europa sta generando avversione e impassibilità nei confronti
dell'altro. In altri termini, i “patrioti” di Gorino sono le vittime
che subiscono sicuramente la crisi, la disoccupazione, l'impoverimento
della propria zona rurale con il conseguente abbandono da parte delle
istituzioni, e contemporaneamente, rivestono il mesto ruolo di
dominatori, poiché anche l'ultimo degli oppressi si sentirà sempre su
un gradino superiore rispetto ad un altro oppresso. Il timore è quello
di dover rinunciare a quel poco di “benessere” o tranquillità raggiunta
negli anni, illusoria o meno. Manca totalmente quella solidarietà o
quell'empatia, creduta possibile dall'internazionalismo di inizio
secolo scorso, tra due differenti tipologie di “sfruttati”. Ed ecco che
allora acquista forza il populismo, e il patriottismo becero, come
unica arma da ostentare per sopperire alla propria emarginazione.
Dovrebbe colpire poi che il tutto accada non nella ricca Brianza, ma
nel Polesine, il “meridione” dell'Italia settentrionale, terra di
alluvioni e di sfollati, dove fino a trent'anni fa regnava quasi
incontrastato il PCI.
L'ospite in molte culture europee e asiatiche è D-o stesso, la sua
epifania, come nel concetto greco di “theoxenia”. Non è poi così
diverso nell'ebraismo, dove oltre a ricordare costantemente di “non
angustiare lo straniero”, viene sottolineata l'importanza
dell'accoglienza, come in Va-Jerà quando D-o si manifestò ad Abramo
sotto le sembianze di tre uomini. Certo, anche l'ospite ha dei doveri
nei confronti dell'ospitante e non sempre ha buone intenzioni, ma come
è possibile accertare la sua sincerità se alla sua richiesta di
ospitalità e di incontro gli viene direttamente chiusa la porta e
sbarrata la strada?
Francesco Moises Bassano
|
La vita dell'uomo
|
D.
creò Adam e poi lo “pose” nel Gan Eden. La vita dell’uomo si sviluppa
dentro i confini di una determinata condizione, a partire da una
origine e da un “fuori” di cui è consapevole e con cui è sempre in
relazione. Questa è l’esistenza umana.
Ilana Bahbout
|
Amami amami
|
L'ultima
volta che il Molleggiato e la Tigre di Cremona si incontrarono in sala
incisione, Titanic riceveva undici premi Oscar e J.K. Rowling
pubblicava il secondo volume della saga più amata di tutti i tempi.
Correva l'anno 1998. La collaborazione fu quanto di più eclatante
accadde nella storia della musica italiana, un connubio imbattibile di
tecnica ed interpretazione. Un incontro straordinario di arte e
amicizia.
Le loro voci - dolci e graffianti, grezze e raffinate - ci dissetarono
con l'intramontabile "Acqua e sale", ci fecero volteggiare sulle note
di "Brivido felino" ed infiammarono le classifiche discografiche
italiane, aggiudicandosi un primato ancora oggi imbattuto: un milione e
seicento mila copie di dischi venduti.
Da allora il loro capolavoro ci accompagna con il tepore di un'opera
che non ha età, conquistando grandi e piccini, uomini e donne, intonati
e stonati.
Poi, dopo un lungo periodo di silenzio da parte di entrambi gli artisti, ecco la grande notizia.
David Zebuloni
|
|
|