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  12 Dicembre 2016 - 12 Kislev 5777
PAGINE EBRAICHE 24
ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav
Paolo Sciunnach,
insegnante
Uno spunto di riflessione. In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina (Bereshith 30, 21).
“In seguito” (VeAchar): “e dopo”: in seguito a cosa? Dopo che Lea pronunciò un giudizio (Din) contro se stessa, dicendo: “Dodici tribù devono nascere da Yaacov. Sei figli sono stati generati da me, altri quattro dalle serve, in totale fanno dieci. Se questo bambino nascerà maschio, mia sorella Rachel non sarà nemmeno equiparata a una delle serve”. Lea quindi pregò riguardo a questo figlio, ed in seguito alla sua preghiera il feto divenne una femmina e la chiamò Dina. (Rashi in loco; Berachoth 60 a; Midrash Tanchumah Vayetzeh 8).
 
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Anna
Foa,
storica
Ma il "Mein Kampf" è davvero un libro? oppure è un arma carica che non può essere maneggiata senza conoscenza dei suoi meccanismi? un mero strumento di propaganda su come sterminare metà del mondo e lasciar sopravvivere solo la "razza ariana"?
L'insegnante e gli allievi di una delle scuole che hanno scelto il Mein Kampf come libro più "gradito" si difendono in un'intervista al Giornale di ieri, non  a caso quello che lo ha distribuito mesi fa a tutti coloro che compravano il giornale, di fronte all'annuncio dell'arrivo degli ispettori. "Altro che ispettori, dicono, dovrebbero darci una medaglia per aver cercato di analizzare gli orrori del nazismo! Mah! spero proprio che gli ispettori non si lasceranno prendere in giro da questa debole scusa. Quel testo è un incitamento al genocidio, un programma di morte. Leggerlo non basta certo a capire il nazismo e i suoi crimini, a meno che gli insegnanti non abbiano avuto la capacità di guidare gli studenti nella storia approfondita di quello che è successo e non solo di quello che Hitler stava progettando: dalle sterilizzazioni forzate già nel 1933, all'antisemitismo e alle leggi di Norimberga, all'operazione T4, alla Shoah infine. Solo in un contesto approfondito di conoscenze si può maneggiare questo "libro". Un libro, ricordiamolo, sotto il nazismo distribuito in milioni di copie, regalato ad ogni coppia di sposi, ai soldati al fronte. Un'arma carica, lo ribadisco, che non può essere maneggiata senza precauzioni. Auspico che gli ispettori almeno, visto che non lo sono stati i docenti, ne siano consapevoli.
 
Gentiloni a Palazzo Chigi: "Io qui per il dialogo"
Molti i ritratti dedicati oggi sui quotidiani a Paolo Gentiloni, al suo impegno politico, alla sua rete di relazioni. Il Corriere ricorda tra gli altri come, al Campidoglio, in occasione del Giubileo e in qualità di assessore competente, strinse legami forti “con la Chiesa, l’imprenditoria, i costruttori, il volontariato, la comunità ebraica, i commercianti”. Titola il quotidiano di via Solferino: “Le tante vite di Paolo il felpato: io qui per aiutare il dialogo”.
“L’augurio che rivolgiamo al Presidente del Consiglio incaricato onorevole Paolo Gentiloni, nella speranza che dal Parlamento arrivi il più ampio sostegno alle priorità indicate dal Quirinale e alla compagine di governo che sarà proposta, è che il suo mandato a Palazzo Chigi possa svolgersi in un clima politico disteso e di collaborazione tra tutti i partiti e le componenti che credono nei valori della Costituzione per affrontare al meglio le molte sfide che attendono il paese” il messaggio inviato ieri dalla Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
“Istituzioni nazionali e internazionali, associazioni, comuni cittadini: oggi più che mai – proseguiva il suo messaggio – c’è bisogno di un argine democratico solido per rispondere con efficacia a diverse insidie che mettono a rischio il nostro futuro. Dal terrorismo islamico che minaccia i nostri valori e sbarra la strada alla crescita della pace in Medio Oriente ai nuovi venti di odio che spirano in Occidente, dalla violenza digitale al tentativo di disgregazione di intere comunità. Gli ebrei italiani, come sempre, sono pronti a dare il proprio leale contributo per tutelare i valori nazionali di libertà e di democrazia”.
Il quotidiano Romano Il Tempo, tra gli altri, raccoglie diverse opinioni sull’argomento internamente alla Comunità ebraica.
 
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  davar
QUI MILANO - LA MOSTRA
Chanukkah, una luce per tutti
Si inaugura domani in serata al Triennale Design Museum di Milano la grande mostra Lumi di Chanukkah. Tra storia, arte e design che porta sulla scena oltre 40 chanukkiot, i candelabri rituali ebraici a nove braccia, disegnati da artisti e designer e parte della vasta collezione della Comunità ebraica di Casale Monferrato.
Ad aprire il percorso espositivo, curato da Elio Carmi e Antonio Recalcati, tre candelabri antichi che seguono le forme della tradizione e rappresentano il modello da cui i diversi artisti sono partiti per dare poi la loro peculiare interpretazione. Ebrei ma anche cattolici, ma anche evangelici, protestanti, musulmani, hanno raccolto l'affascinante sfida di tradurre concetti come identità, libertà, riaffermazione di sé in oggetti d'arte.
Nel corso della mattinata la mostra sarà presentata in anteprima ai giornalisti, che saranno accolti dall’ufficio stampa dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che ha lavorato a stretto contatto e in sinergia con l’ufficio stampa del prestigioso Triennale Design Museum. Ai giornalisti saranno forniti i dettagli sull’esposizione. Sarà un’occasione importante e straordinaria, nella cornice internazionale della Triennale, per comunicare il messaggio della festa di Channukkah, i valori ebraici che rappresenta e per farli conoscere al grande pubblico.
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qui pisa - il convegno
Europa, laicità, integrazione
"Religioni difendano libertà"

L’Europa che cambia. Politiche di integrazione nella prospettiva di uno Stato laico.
È il tema di un convegno in svolgimento a Pisa, organizzato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati in collaborazione con l’associazione culturale Sound’s Good, cui partecipa tra gli altri anche la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni con una riflessione sul tema “Identità nazionale o identità religiosa?”.
“La storia ci ha ampiamente insegnato i pericoli insiti nell’imposizione di un modello totalitario, e nostro dovere, come ebrei italiani, e anche insieme alle altre religioni e minoranze, è vigilare affinché le derive xenofobe e razziste siano contrastate nel modo più severo possibile. In questo periodo storico in cui in diverse parti del mondo gli estremismi e i nazionalismi sembrano prevalere, un fenomeno da cui l’Italia non è per nulla estranea, il nostro stato d’allerta deve essere massimo” ha sottolineato la Presidente UCEI nel suo intervento, che ha aperto il convegno e che pubblichiamo integralmente.
“In questa direzione – ha poi aggiunto – il tema del rapporto tra identità religiosa e identità nazionale assume un significato ancora diverso e nuovo e su scala europea. Proprio le religioni devono oggi dare esempio di essere causa di unificazione e non di guerre, causa di crescita e sviluppo e non di distruzione, causa di difesa anche dell’altrui laicità, in un sistema che riconosce e difende le libertà”.

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giorgio albertini in francia con chronosquad
Angouleme, in corsa per vincere

la matita di Pagine Ebraiche
“È stata davvero una sorpresa. Ovviamente ci speravamo, ma magari l’anno successivo, dopo l’uscita degli altri volumi di Chronosquad.” È molto evidentemente a corto di parole Giorgio Albertini, lo storico collaboratore di Pagine Ebraiche autore di tanti disegni: essere nella selezione ufficiale per i Grand Prix di Angoulême non è cosa da poco, e se ci si arriva come sceneggiatore del proprio primo albo, disegnato dall’amico e collega Grégory Panaccione, la soddisfazione è ancora maggiore. Festival International de la Bande Dessinée di Angoulême, la cui quarantaquattresima edizione si terrà dal 26  al 29  gennaio 2017, ha reso pubblico negli scorsi giorni l’elenco dei fumetti selezionati, divisi nelle quattro categorie Sélection officielle (dove si trova Chronosquad), Sélection Patrimoine, Sélection Jeunesse e Sélection Polar. Tra i candidati  sono solo due gli autori italiani: oltre a Albertini vi compare Zerocalcare, con la traduzione francese di Kobane Calling pubblicata da Cambourakis, mentre l’edizione italiana è di Bao Publishing.

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QUI FERRARA - L'INIZIATIVA DEL MEIS
"Ecco, questa era la mia cella"

Debenedetti torna a Piangipane
È infaticabile, Israel Corrado Debenedetti, ebreo ferrarese classe 1927. Già ieri, al convegno sul tema “Gli ebrei italiani e il sionismo: tra ricerca storica e testimonianze”, promosso dal Meis nella Sala dei Comuni del Castello Estense di Ferrara, con i toni appassionati e ironici di chi ha vissuto sulla propria pelle, traendone un’energia speciale, alcune delle pagine più dolorose della nostra storia recente, Debenedetti ha raccontato la sua vicenda di ebreo sedicenne perseguitato, poi incarcerato (nel novembre del 1943), quindi in fuga in Romagna con la famiglia sotto falso nome, fino alla liberazione e alla scelta di trasferirsi in un kibbutz, in Israele. E questa mattina, per la prima volta dopo oltre settant’anni, Israel Corrado ha potuto rimettere piede nella cella in cui per due mesi fu recluso, nelle ex carceri di Via Piangipane, a Ferrara, dove ora sta sorgendo il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.


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RIUNITO A BOLOGNA IL NUOVO CONSIGLIO
Ugei 2017, assegnate le cariche

"Tante idee in circolazione"
“C’è tanta energia, ci sono tante idee e circolazione. Il Consiglio è nel suo complesso molto ben assortito e lascia quindi ben sperare per il futuro. Sono ottimista”.
Così Ariel Nacamulli, romano, confermato nelle scorse ore alla guida dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia anche per il 2017. “Quello in arrivo – prosegue – è per l’Ugei un anno molto importante. Vogliamo tornare a fare politica attiva, ad essere ancora di più luogo di incontro e di aggregazione. Servirà l’impegno di tutti, nelle piccole come nelle grandi comunità”.
La riunione di assegnazione delle cariche, svoltasi ieri a Bologna nei locali della Comunità ebraica, sede due settimane fa del Congresso nazionale Ugei, ha portato Nacamulli ad assumere il coordinamento delle attività su Milano (città in cui studia) e delle associazioni giovanili ebraiche. Tre i vicepresidenti designati: Giorgio Berruto, con la responsabilità su Hatikwa e sito; Ruben Spizzichino, responsabile politico, comunicazione e rapporti internazionali; Filippo Tedeschi, dialogo interreligioso e Memoria. In Consiglio anche Elena Gai (Tesoriere e coordinamento Roma), Matteo Israel (Piccole Comunità) e Benedetto Sacerdoti (Coordinamento giovani nelle Commissioni UCEI).


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qui roma - molte iniziative in città
Alisa, una luce sempre accesa
A dieci giorni dalla scomparsa, sono ancora molte le iniziative intraprese in ricordo di Alisa Coen, 18enne romana rimasta tragicamente uccisa in un incidente stradale nella Capitale.
Sala gremita ieri sera al Tempio Beth Michael per un limmud, una commemorazione a più voci, cui sono intervenuti tra gli altri il rabbino capo Riccardo Di Segni, il rav Roberto Colombo e il maskil Gadi Piperno. “Torà e unità sono sempre la miglior risposta alle nostre domande” il titolo dell’affollata serata, svoltasi in un clima di grande commozione.
Sul luogo dell’incidente, come raccontano i quotidiani romani, sono in tanti a raccogliersi ogni giorno, a depositare un fiore, a lasciare un pensiero. Un grande atto d’amore di tutta Roma nei confronti della famiglia di Alisa.
Da alcuni giorni inoltre il Keren Kayemeth Le Israel ha aperto una sottoscrizione per piantare un bosco alla sua memoria in Israele.
La causale è “In ricordo di Alisa”, l’IBAN cui donare è invece IT05Y0335901600100000122860

inFORMAZIONE - INTERNATIONAL EDITION
I pericoli dell'odio in rete
Lo stato della politica e della società, in Italia e nel mondo, e le avanzate del populismo sono al centro di molte spunti proposti dall’odierna uscita di Pagine Ebraiche International Edition. Uno sguardo all’Italia dove è nata, all’America dove ha trascorso alcuni anni, e a Israele dove attualmente vive è offerto da Daniela Fubini nel suo Double Life, che racconta come ultimamente la sua bacheca di Facebook si sia trasformata in un fiume in piena di pazzie, insulti e manifestazioni di intolleranza. Tra l’altro, a riflettere sulla questione dell’odio in rete è stato in un’intervista al New York Times Simon Milner, policy director di Facebook per Gran Bretagna, Medio Oriente e Africa.


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pilpul
Oltremare - Fuori porta
Quando ci lamentiamo che Israele è un paese così piccolo che in poche ore di macchina si possono raggiungere le sue estremitá e propaggini più lontane, dovremmo ricordarci di tutte quelle volte che abbiamo cercato una gita fuori porta e l’abbiamo trovata senza fare nessuna fatica. Israele ha una rete di parchi nazionali che fa impallidire persino una come me, che ha passato l’infanzia a rincorrere stambecchi sul Gran Paradiso in Val d’Aosta. Parchi piccoli, nella maggior parte, ma tutti molto ben tenuti e segnalati. Si entra sempre attraverso un passaggio con sbarra, si riceve con il biglietto un dépliant e la mappa del parco e spiegazioni di ogni punto di interesse e pietra di archeologica rilevanza. Questi parchi appartengono alla stessa mentalitá, fortemente zabar, del Shvil Israel, quella striscia camminabile che a volte prende la forma di un sentiero, a volte di una autostrada della camminata, a volte di un lungomare di sabbia chiara, e che collega l’estremo nord di Israele con Eilat: sono egualmente utilizzati da ogni famiglia israeliana come il giardino di casa.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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