Paolo Sciunnach,
insegnante |
Uno spunto di riflessione. In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina (Bereshith 30, 21).
“In seguito” (VeAchar): “e dopo”: in seguito a cosa? Dopo che Lea
pronunciò un giudizio (Din) contro se stessa, dicendo: “Dodici tribù
devono nascere da Yaacov. Sei figli sono stati generati da me, altri
quattro dalle serve, in totale fanno dieci. Se questo bambino nascerà
maschio, mia sorella Rachel non sarà nemmeno equiparata a una delle
serve”. Lea quindi pregò riguardo a questo figlio, ed in seguito alla
sua preghiera il feto divenne una femmina e la chiamò Dina. (Rashi in
loco; Berachoth 60 a; Midrash Tanchumah Vayetzeh 8).
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Anna
Foa,
storica |
Ma
il "Mein Kampf" è davvero un libro? oppure è un arma carica che non può
essere maneggiata senza conoscenza dei suoi meccanismi? un mero
strumento di propaganda su come sterminare metà del mondo e lasciar
sopravvivere solo la "razza ariana"?
L'insegnante e gli allievi di una delle scuole che hanno scelto il Mein
Kampf come libro più "gradito" si difendono in un'intervista al
Giornale di ieri, non a caso quello che lo ha distribuito mesi fa
a tutti coloro che compravano il giornale, di fronte all'annuncio
dell'arrivo degli ispettori. "Altro che ispettori, dicono, dovrebbero
darci una medaglia per aver cercato di analizzare gli orrori del
nazismo! Mah! spero proprio che gli ispettori non si lasceranno
prendere in giro da questa debole scusa. Quel testo è un incitamento al
genocidio, un programma di morte. Leggerlo non basta certo a capire il
nazismo e i suoi crimini, a meno che gli insegnanti non abbiano avuto
la capacità di guidare gli studenti nella storia approfondita di quello
che è successo e non solo di quello che Hitler stava progettando: dalle
sterilizzazioni forzate già nel 1933, all'antisemitismo e alle leggi di
Norimberga, all'operazione T4, alla Shoah infine. Solo in un contesto
approfondito di conoscenze si può maneggiare questo "libro". Un libro,
ricordiamolo, sotto il nazismo distribuito in milioni di copie,
regalato ad ogni coppia di sposi, ai soldati al fronte. Un'arma carica,
lo ribadisco, che non può essere maneggiata senza precauzioni. Auspico
che gli ispettori almeno, visto che non lo sono stati i docenti, ne
siano consapevoli.
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Gentiloni a Palazzo Chigi: "Io qui per il dialogo"
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Molti
i ritratti dedicati oggi sui quotidiani a Paolo Gentiloni, al suo
impegno politico, alla sua rete di relazioni. Il Corriere ricorda tra
gli altri come, al Campidoglio, in occasione del Giubileo e in qualità
di assessore competente, strinse legami forti “con la Chiesa,
l’imprenditoria, i costruttori, il volontariato, la comunità ebraica, i
commercianti”. Titola il quotidiano di via Solferino: “Le tante vite di
Paolo il felpato: io qui per aiutare il dialogo”.
“L’augurio che rivolgiamo al Presidente del Consiglio incaricato
onorevole Paolo Gentiloni, nella speranza che dal Parlamento arrivi il
più ampio sostegno alle priorità indicate dal Quirinale e alla
compagine di governo che sarà proposta, è che il suo mandato a Palazzo
Chigi possa svolgersi in un clima politico disteso e di collaborazione
tra tutti i partiti e le componenti che credono nei valori della
Costituzione per affrontare al meglio le molte sfide che attendono il
paese” il messaggio inviato ieri dalla Presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.
“Istituzioni nazionali e internazionali, associazioni, comuni
cittadini: oggi più che mai – proseguiva il suo messaggio – c’è bisogno
di un argine democratico solido per rispondere con efficacia a diverse
insidie che mettono a rischio il nostro futuro. Dal terrorismo islamico
che minaccia i nostri valori e sbarra la strada alla crescita della
pace in Medio Oriente ai nuovi venti di odio che spirano in Occidente,
dalla violenza digitale al tentativo di disgregazione di intere
comunità. Gli ebrei italiani, come sempre, sono pronti a dare il
proprio leale contributo per tutelare i valori nazionali di libertà e
di democrazia”.
Il quotidiano Romano Il Tempo, tra gli altri, raccoglie diverse opinioni sull’argomento internamente alla Comunità ebraica.
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QUI MILANO - LA MOSTRA Chanukkah, una luce per tutti
Si
inaugura domani in serata al Triennale Design Museum di Milano la
grande mostra Lumi di Chanukkah. Tra storia, arte e design che porta
sulla scena oltre 40 chanukkiot, i candelabri rituali ebraici a nove
braccia, disegnati da artisti e designer e parte della vasta collezione
della Comunità ebraica di Casale Monferrato.
Ad aprire il percorso espositivo, curato da Elio Carmi e Antonio
Recalcati, tre candelabri antichi che seguono le forme della tradizione
e rappresentano il modello da cui i diversi artisti sono partiti per
dare poi la loro peculiare interpretazione. Ebrei ma anche cattolici,
ma anche evangelici, protestanti, musulmani, hanno raccolto
l'affascinante sfida di tradurre concetti come identità, libertà,
riaffermazione di sé in oggetti d'arte.
Nel corso della mattinata la mostra sarà presentata in anteprima ai
giornalisti, che saranno accolti dall’ufficio stampa dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane che ha lavorato a stretto contatto e in
sinergia con l’ufficio stampa del prestigioso Triennale Design Museum.
Ai giornalisti saranno forniti i dettagli sull’esposizione. Sarà
un’occasione importante e straordinaria, nella cornice internazionale
della Triennale, per comunicare il messaggio della festa di Channukkah,
i valori ebraici che rappresenta e per farli conoscere al grande
pubblico. Leggi
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qui pisa - il convegno Europa, laicità, integrazione "Religioni difendano libertà"
L’Europa che cambia. Politiche di integrazione nella prospettiva di uno Stato laico.
È il tema di un convegno in svolgimento a Pisa, organizzato dal
Consiglio dell’Ordine degli Avvocati in collaborazione con
l’associazione culturale Sound’s Good, cui partecipa tra gli altri
anche la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi
Di Segni con una riflessione sul tema “Identità nazionale o identità
religiosa?”.
“La storia ci ha ampiamente insegnato i pericoli insiti
nell’imposizione di un modello totalitario, e nostro dovere, come ebrei
italiani, e anche insieme alle altre religioni e minoranze, è vigilare
affinché le derive xenofobe e razziste siano contrastate nel modo più
severo possibile. In questo periodo storico in cui in diverse parti del
mondo gli estremismi e i nazionalismi sembrano prevalere, un fenomeno
da cui l’Italia non è per nulla estranea, il nostro stato d’allerta
deve essere massimo” ha sottolineato la Presidente UCEI nel suo
intervento, che ha aperto il convegno e che pubblichiamo integralmente.
“In questa direzione – ha poi aggiunto – il tema del rapporto tra
identità religiosa e identità nazionale assume un significato ancora
diverso e nuovo e su scala europea. Proprio le religioni devono oggi
dare esempio di essere causa di unificazione e non di guerre, causa di
crescita e sviluppo e non di distruzione, causa di difesa anche
dell’altrui laicità, in un sistema che riconosce e difende le libertà”.
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giorgio albertini in francia con chronosquad Angouleme, in corsa per vincere
la matita di Pagine Ebraiche
“È
stata davvero una sorpresa. Ovviamente ci speravamo, ma magari l’anno
successivo, dopo l’uscita degli altri volumi di Chronosquad.” È molto
evidentemente a corto di parole Giorgio Albertini, lo storico
collaboratore di Pagine Ebraiche autore di tanti disegni: essere nella selezione
ufficiale per i Grand Prix di Angoulême non è cosa da poco, e se ci si
arriva come sceneggiatore del proprio primo albo, disegnato dall’amico
e collega Grégory Panaccione, la soddisfazione è ancora maggiore.
Festival International de la Bande Dessinée di Angoulême, la cui
quarantaquattresima edizione si terrà dal 26 al 29 gennaio
2017, ha reso pubblico negli scorsi giorni l’elenco dei fumetti
selezionati, divisi nelle quattro categorie Sélection officielle (dove
si trova Chronosquad), Sélection Patrimoine, Sélection Jeunesse e
Sélection Polar. Tra i candidati sono solo due gli autori
italiani: oltre a Albertini vi compare Zerocalcare, con la traduzione
francese di Kobane Calling pubblicata da Cambourakis, mentre l’edizione
italiana è di Bao Publishing.
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QUI FERRARA - L'INIZIATIVA DEL MEIS "Ecco, questa era la mia cella"
Debenedetti torna a Piangipane
È
infaticabile, Israel Corrado Debenedetti, ebreo ferrarese classe 1927.
Già ieri, al convegno sul tema “Gli ebrei italiani e il sionismo: tra
ricerca storica e testimonianze”, promosso dal Meis nella Sala dei
Comuni del Castello Estense di Ferrara, con i toni appassionati e
ironici di chi ha vissuto sulla propria pelle, traendone un’energia
speciale, alcune delle pagine più dolorose della nostra storia recente,
Debenedetti ha raccontato la sua vicenda di ebreo sedicenne
perseguitato, poi incarcerato (nel novembre del 1943), quindi in fuga
in Romagna con la famiglia sotto falso nome, fino alla liberazione e
alla scelta di trasferirsi in un kibbutz, in Israele. E questa mattina,
per la prima volta dopo oltre settant’anni, Israel Corrado ha potuto
rimettere piede nella cella in cui per due mesi fu recluso, nelle ex
carceri di Via Piangipane, a Ferrara, dove ora sta sorgendo il Museo
Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.
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RIUNITO A BOLOGNA IL NUOVO CONSIGLIO Ugei 2017, assegnate le cariche
"Tante idee in circolazione"
“C’è
tanta energia, ci sono tante idee e circolazione. Il Consiglio è nel
suo complesso molto ben assortito e lascia quindi ben sperare per il
futuro. Sono ottimista”.
Così Ariel Nacamulli, romano, confermato nelle scorse ore alla guida
dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia anche per il 2017. “Quello in arrivo
– prosegue – è per l’Ugei un anno molto importante. Vogliamo tornare a
fare politica attiva, ad essere ancora di più luogo di incontro e di
aggregazione. Servirà l’impegno di tutti, nelle piccole come nelle
grandi comunità”.
La riunione di assegnazione delle cariche, svoltasi ieri a Bologna nei
locali della Comunità ebraica, sede due settimane fa del Congresso
nazionale Ugei, ha portato Nacamulli ad assumere il coordinamento delle
attività su Milano (città in cui studia) e delle associazioni giovanili
ebraiche. Tre i vicepresidenti designati: Giorgio Berruto, con la
responsabilità su Hatikwa e sito; Ruben Spizzichino, responsabile
politico, comunicazione e rapporti internazionali; Filippo Tedeschi,
dialogo interreligioso e Memoria. In Consiglio anche Elena Gai
(Tesoriere e coordinamento Roma), Matteo Israel (Piccole Comunità) e
Benedetto Sacerdoti (Coordinamento giovani nelle Commissioni UCEI).
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qui roma - molte iniziative in città Alisa, una luce sempre accesa A
dieci giorni dalla scomparsa, sono ancora molte le iniziative
intraprese in ricordo di Alisa Coen, 18enne romana rimasta tragicamente
uccisa in un incidente stradale nella Capitale.
Sala gremita ieri sera al Tempio Beth Michael per un limmud, una
commemorazione a più voci, cui sono intervenuti tra gli altri il
rabbino capo Riccardo Di Segni, il rav Roberto Colombo e il maskil Gadi
Piperno. “Torà e unità sono sempre la miglior risposta alle nostre
domande” il titolo dell’affollata serata, svoltasi in un clima di
grande commozione.
Sul luogo dell’incidente, come raccontano i quotidiani romani, sono in
tanti a raccogliersi ogni giorno, a depositare un fiore, a lasciare un
pensiero. Un grande atto d’amore di tutta Roma nei confronti della
famiglia di Alisa.
Da alcuni giorni inoltre il Keren Kayemeth Le Israel ha aperto una
sottoscrizione per piantare un bosco alla sua memoria in Israele.
La causale è “In ricordo di Alisa”, l’IBAN cui donare è invece IT05Y0335901600100000122860
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Oltremare - Fuori porta
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Quando
ci lamentiamo che Israele è un paese così piccolo che in poche ore di
macchina si possono raggiungere le sue estremitá e propaggini più
lontane, dovremmo ricordarci di tutte quelle volte che abbiamo cercato
una gita fuori porta e l’abbiamo trovata senza fare nessuna fatica.
Israele ha una rete di parchi nazionali che fa impallidire persino una
come me, che ha passato l’infanzia a rincorrere stambecchi sul Gran
Paradiso in Val d’Aosta. Parchi piccoli, nella maggior parte, ma tutti
molto ben tenuti e segnalati. Si entra sempre attraverso un passaggio
con sbarra, si riceve con il biglietto un dépliant e la mappa del parco
e spiegazioni di ogni punto di interesse e pietra di archeologica
rilevanza. Questi parchi appartengono alla stessa mentalitá, fortemente
zabar, del Shvil Israel, quella striscia camminabile che a volte prende
la forma di un sentiero, a volte di una autostrada della camminata, a
volte di un lungomare di sabbia chiara, e che collega l’estremo nord di
Israele con Eilat: sono egualmente utilizzati da ogni famiglia
israeliana come il giardino di casa.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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