Paolo Sciunnach, insegnante | L’errore
di Pinchas: Il Signore disse a Moshe: "Pinchas, figlio di Elazar,
figlio di Aron HaCohen, ha risposto con la mia ira ai figli di Israele,
con il mio zelo in loro, e io nella mia gelosia non ho potuto
sterminare i figli di Israele. Perciò digli che io stabilisco con lui
un'alleanza di pace, e sarà per lui e per la sua stirpe dopo di lui
un'alleanza di un sacerdozio perenne, al posto di aver avuto zelo per
il suo D-o e aver espiato per i figli di Israele" (Bemidbar 25, 10 - 13)
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Anna
Foa,
storica |
Credo
che le parole della Presidente Di Segni in occasione dell’80°
anniversario della pubblicazione del Manifesto della Razza esprimano
meglio di ogni altre l’allarme per il crescere del razzismo, la perdita
del rispetto dell’altro, il richiamo a valori più alti di quelli
proposti da chi ci governa. E invito tutti a rileggere per intero il
suo testo, pubblicato il 13 luglio su Pagine Ebraiche 24 e a meditarlo
con la dovuta attenzione:
Cosa resta oggi, qual è il lascito di quella terribile narrazione?
Quanto si è riusciti a realizzare in questi lunghi anni un percorso che
portasse dalla “difesa della razza” alla tutela dei diritti? Quanto si
è radicato nella cultura della nostra società, italiana ed europea, il
rispetto per il diritto alla vita, della dignità umana,
dell’uguaglianza degli esseri umani non solo dinanzi alla legge ma
anche dinanzi agli uomini?
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Gaza, la tregua violata
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Duecento
i razzi lanciati e i colpi di mortaio esplosi nel solo fine settimana
da Gaza contro Israele. Il bilancio è di quattro feriti, con le sirene
d’allarme che sono risuonate a lungo nelle città meridionali del paese.
Nel timore di una recrudescenza dei combattimenti con Hamas, spiega La
Stampa, “Israele ha richiamato in servizio riservisti addetti alle
postazioni dello scudo anti-missili”. Il governo ha anche dato
indicazioni alle forze armate di impedire (“anche con il fuoco, se
necessario”) ulteriori lanci di aquiloni incendiari.
Confronto aperto in Israele sulla cosiddetta “Legge della nazione”,
dedicata al tema dell’identità ebraica del paese. Scrive al riguardo
Repubblica: “C’è chi ha paragonato questo disegno di legge
‘all’apartheid sudafricana’. Altri addirittura alla ‘fine della
democrazia in Israele’. Ma il premier Benjamin Netanyahu l’ha ripetuto
più volte: ‘È la maggioranza che decide’. Da giorni in Israele si
litiga”.
C’è un passaggio della legge, viene scritto, “che ha allarmato in
molti”. E cioè quello in cui si afferma il seguente concetto:
“Autorizzare una comunità composta da persone che hanno la stessa fede
e nazionalità a mantenere il carattere esclusivo di quella comunità”. A
detta dei suoi critici, “aprirebbe la strada a quartieri ‘per soli
ebrei’, a segregazioni, a discriminazioni religiose e razziali,
soprattutto nei confronti della comunità araba in Israele e
Cisgiordania”.
Il maxi trafugamento di documenti segreti sul programma atomico
iraniano, realizzato in gennaio dal Mossad, torna d’attualità.
“Un’azione coordinata al secondo, con gli 007 israeliani impegnati a
superare porte blindate, allarmi e le corazze di 32 casseforti con una
lancia termica capace di raggiungere i 3.600 gradi” scrive il Corriere.
Negli scorsi giorni alcuni giornali, tra cui il New York Times, hanno
potuto esaminare una selezione del materiale sottratto a Teheran. “II
quotidiano Usa ne riferisce dettagliatamente facendo però notare come i
documenti, giudicati autentici dalle intelligence Usa e britannica, si
riferiscano al passato, agli anni precedenti l’accordo siglato a Vienna
nel 2015 e che dopo quella data tutto si sarebbe fermato. Ma –
sottolinea il Corriere – il condizionale è d’obbligo”.
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il laboratorio giornalistico ucei
Da Trieste al Meis di Ferrara,
Redazione Aperta al via
Al
via nelle prossime ore una nuova edizione di Redazione Aperta, il
laboratorio giornalistico organizzato dalla redazione dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane giunto quest’anno al decimo appuntamento.
Trieste il cuore dei lavori dell’edizione 2018, che si aprirà nel
pomeriggio nella città giuliana per concludersi venerdì 27 luglio a
Ferrara, nella sede del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della
Shoah, con una riflessione sul tema dei diritti e delle minoranze.
Dal
2009 ad oggi Redazione Aperta è stato luogo di incontro e confronto da
cui sono transitati innumerevoli intellettuali, protagonisti della
cultura, dello spettacolo e dell’informazione, i vertici dell’ebraismo
italiano e delle istituzioni dei giornalisti italiani. Ed è il luogo in
cui si sono formati nove praticanti giornalisti, entrati poi nel mondo
del professionismo, oltre alle studentesse della prestigiosa scuola di
traduzione di Trieste che proprio all’interno della redazione UCE da
alcuni anni svolgono il loro tirocinio.
A
Redazione Aperta, tra gli altri, ha preso il via l’avventura del
giornale ebraico dei e per i bambini DafDaf. E dal confronto interno
tra colleghi e in conseguenza del proficuo dialogo con i tanti amici
transitati dal laboratorio sono scaturiti numerosi altri impegni che
hanno portato la redazione ad essere sempre più percepita nel mondo
dell’informazione attraverso i suoi notiziari quotidiani online, i
periodici cartacei, una presenza ragionata sui social network, i
seminari di formazione con l’Ordine dei giornalisti e molto altro
ancora. Leggi
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Oltremare - Polmoni |
C’è
una canzone israeliana che mi piace molto, una specie di dialogo
telefonico fra un lui che vive da qualche parte nel mondo, lontano, e
una lei israeliana che gli dice che fra di loro non c’è futuro, non ha
senso che lui venga a trovarla, qui c’è il chamsin e la guerra, stai
dove sei. Ma in realtà è semplicemente passata ad altro non è
innamorata e usa le parti oggettivamente difficili di Israele per
scoraggiare il poverino. Ecco, Israele è un po’ così, come il famoso
sabra, il fico d’india che dà il nome a quelli che sono nati qui:
bisogna superare parecchie spine per arrivare al frutto dolce. Per
questo ci sono due categorie principali di persone che arrivano in
Israele e probabilmente resteranno, o ritorneranno se sono turisti:
quelli che hanno una fortissima motivazione, e quelli che la prendono
parecchio, ma parecchio alla leggera.
Daniela Fubini, Tel Aviv
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