 Alberto Sermoneta, rabbino
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"Vajokhal
vajesht vajaqom vajelakh vaivez 'Esav et ha bekhorà - e mangiò, bevve,
si alzò, se ne andò e disprezzò Esaù la primogenitura". Come mai Esaù,
prima disprezza la primogenitura e dopo che suo fratello Giacobbe
riceve la benedizione - berakhà - del primogenito al suo posto, si
adira? I commentatori, giocando sullo scambio di lettere, fanno notare
che (nella lingua ebraica) bekhorà e berakhà, si scrive con le stesse
lettere.
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Gadi
Luzzatto
Voghera, direttore
Fondazione CDEC
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Sono
stati rinvenuti di recente in un archivio dimenticato questi versi in
forma di sonetto che potrebbero suscitare una certa eco contemporanea.
Li offriamo al grezzo di come li abbiamo trovati, poiché sembrano
adatti a ragionare sull’Italia del 1938.
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Italia e le stime di crescita
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L’Italia
rimane il fanalino di coda in termini di crescita del Pil nella zona
euro e nell’Unione Europea, secondo le previsioni economiche d’autunno
pubblicate dalla Commissione europea. Il nostro Paese dovrebbe
registrare una crescita dell’1,1% nel 2018 e dell’1,2% nel 2019 contro
una media nella zona euro del 2,1% per quest’anno e dell’1,9% per il
prossimo. Critico rispetto a questi dati il ministro dell’Economia
Giovanni Tria perché frutto di “un’analisi non attenta e parziale” e
derivanti da una “défaillance tecnica”. Repubblica riporta che i
tecnici della Commissione “hanno spiegato le ragioni delle discrepanze
con Roma. Primo, per Bruxelles lo spread peserà di più sui conti.
Secondo, l’impatto delle misure della manovra sulla crescita sarà
inferiore a quanto ipotizzato dal Tesoro. Terzo, la spending review
difficilmente centrerà gli obiettivi dichiarati mentre la spesa
pubblica sarà superiore alle attese di Via XX Settembre”.
Auto a guida autonoma, accordo Adler in Israele. Adler Plastic, holding
presieduta da Paolo Scudieri a capo del gruppo italiano leader nella
componentistica automotive, e il governo israeliano hanno siglato a Tel
Aviv un protocollo d’intesa dedicato all’innovazione nell’ambito della
mobilità, compresa quella a guida autonoma, riportano oggi il Sole 24
Ore e Corriere. “L’intesa consentirà alla nostra attività di ricerca e
sviluppo di crescere fino a livelli che in passato avremmo solo potuto
immaginare”, il commento di Scudieri.
Luci accese per la Memoria. Diverse Comunità ebraiche italiane hanno
aderito all’iniziativa di tenere le luci delle sinagoghe accese ieri
per non dimenticare il buio della tragica Notte dei Cristalli di 80
anni fa. “La sinagoga di Torino si è illuminata nelle scorse ore –
racconta il dorso torinese del Corriere – per ricordare le vittime
della furia antisemita che tra il 9 e 10 novembre del 1938 portò alla
morte di quasi 200 ebrei e alla deportazione di circa 30 mila”.
Polemiche sul portavoce di Conte. Continua la polemica sul video di
ArcadeTv7, che risale a una lezione tenuta a studenti di una scuola di
giornalismo nel 2004, in cui Rocco Casalino, allora personaggio
televisivo e oggi portavoce di Palazzo Chigi, afferma il suo “fastidio”
e lo “schifo” per vecchi, ragazzi down e bambini, fino alla necessità
di “non semplificare la Seconda guerra mondiale con un “Hitler=Male” e
“Ebrei=Poveretti” (La Stampa).
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Miriam peretz, la madre coraggio d’Israele
"Scegliete sempre la vita"
Nel
2018 vince il Pras Israel, il più prestigioso riconoscimento conferito
dallo Stato di Israele, ma non ne capisce proprio il motivo, dice di
non meritarselo. “Sono una donna semplice”. Nel 2014 viene scelta per
accendere una delle dodici fiaccole in onore della Festa d’Indipendenza
israeliana, ma racconta di aver temuto per un attimo di non farcela. “I
miei figli mi hanno dato la forza”. Nel 2011 pubblica un’autobiografia
che vende migliaia di copie in Israele e nel mondo, ma confessa che
quel libro in realtà era destinato a rimanere nascosto nel suo
cassetto. “Più mi nascondo e più Dio mi scopre”. Miriam Peretz è una
delle figure più amate, apprezzate, citate e studiate all’interno della
società israeliana. Tutto ha inizio nel 1998, quando il suo primogenito
Uriel viene ucciso durante un combattimento in Libano. Il marito
Eliezer non riesce a sopportare il dolore della perdita e poco dopo
viene a mancare a causa di un infarto, all’età di 56 anni. La tragedia
culmina nel 2010 quando il secondogenito Eliraz viene ucciso durante la
prima guerra con Gaza lasciando così, oltre che la madre, anche la
moglie e quattro figli. Da allora Miriam dedica le sue giornate ad
incontrare il popolo israeliano in tutte le sue infinite sfumature. 
“Non
parlo mai di morte, al contrario, parlo di vita. Di amore per la vita.
Cerco di spiegare a chi mi ascolta che svegliarsi la mattina è il più
grande dei regali”. Uriel e Eliraz, entrambi ufficiali dell’esercito
israeliano, vengono ricordati come due eroi e Miriam... Beh, Miriam
diventa la madre del popolo ebraico, l’essenza del Sionismo, l’emblema
della forza, del coraggio, della fede. Una donna che ha saputo tradurre
il dolore in parole, toccando così i cuori di milioni di persone in
tutto il mondo. “Darei qualsiasi cosa pur di tornare nell’anonimato e
riavere indietro i miei figli”. La incontro un venerdì mattina a casa
sua, a Ghivat Zeev. Mi racconta subito del suo viaggio a Roma, di aver
sentito l’abbraccio caldo della Comunità ebraica e mi confessa che
desidera tanto tornarci.
David Zebuloni, Pagine Ebraiche Novembre 2018 Leggi
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IL SEMINARIO A ROMA
“Dignità e giustizia un pilastro,
mondo ebraico sia protagonista”
Vanno
concludendosi i lavori della conferenza in tre giornate sul
multiculturalismo organizzata a Roma dalla International Association of
Jewish Lawyers and Jurists (realtà che ha tra i suoi vicepresidenti
l’italiano Maurizio Ruben). A portare un contributo, nella giornata
conclusiva, anche il vicepresidente UCEI Giulio Disegni. Un intervento
che è stato pronunciato anche a nome della neonata Associazione
italiana Avvocati e Giuristi ebrei presieduta da Giorgio Sacerdoti.
“Il convegno che si chiude oggi – ha affermato Disegni, rivolgendosi ai
partecipanti – affronta uno dei temi più attuali e importanti della
società moderna: il multiculturalismo, che è anche una delle principali
sfide in cui tutti noi oggi siamo coinvolti come cittadini, come ebrei
e come avvocati e giuristi”.
“Non possiamo dimenticare – ha poi proseguito – che proprio in questo
mese di novembre di 80 anni fa in Italia furono emesse, non le prime,
ma le più gravi normative contro gli ebrei, ossia le leggi razziste,
precedute nel luglio 1938 dal Manifesto della Razza, che tendeva ad
escludere gli ebrei italiani dai diritti e da ogni forma di
partecipazione alla vita civile, sociale, lavorativa, politica ed
economica del Paese”. Leggi
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a 80 anni dalla notte dei cristalli
Berlino, la Merkel in sinagoga:
"La democrazia fermi l'odio"
“Le
nostre istituzioni democratiche sono abbastanza forti per prevenire il
riaffacciarsi dell'antisemitismo?”. È l'interrogativo lanciato dalla
cancelliera Angela Merkel nel corso della cerimonia in ricordo
dell'ottantesimo anniversario della Notte dei cristalli, organizzata
nella sinagoga centrale di Berlino. “Lo Stato non può mostrare alcuna
tolleranza quando qualcuno viene attaccato per la sua fede o per il
colore della sua pelle. Lavoriamo insieme in modo quanto accaduto
80 anni fa non si ripeta mai più”, ha detto Merkel, definendo i progrom
nazisti della Notte dei cristalli come un momento chiave nel
“fallimento della civiltà” culminato con la Shoah e con l'assassinio di
6 milioni di ebrei. “Il terrore nazista non è nato in una notte”, ha
ricordato la cancelliera sottolineando come la macchina nazista sfruttò
l'antisemitismo, già presente nella Germania di allora, per consolidare
il suo potere mentre la maggioranza della società tedesca accettava
questa retorica, la tollerava o comunque rimaneva indifferente.
Guardando all'attualità, in una sinagoga gremita, Merkel ha celebrato
il fatto che la Comunità ebraica tedesca sia rinata e rimarcato la
necessità di un impegno comune, in tutta Europa, contro
l'antisemitismo. La cancelliera ha poi invitato a contrastare chi oggi
usa la retorica populista e cerca di dare risposte semplici a problemi
complessi: “Semplici risposte che troppo spesso arrivano dalla
brutalizzazione del linguaggio, per le strade così come sulla rete.
Questo è l'inizio di qualcosa a cui doppiamo opporci strenuamente”. Leggi
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Pagine Ebraiche e i divisivi |
Dal
mio punto di vista di ebrea periferica, che ha poche occasioni di
confrontarsi faccia a faccia con gli appartenenti ad altre Comunità, ho
trovato estremamente interessante l’incontro di venerdì scorso dedicato
alla comunicazione nell’ambito degli stati generali dell’UCEI.
Impossibile dare conto di tutto ciò che è stato detto, dei numerosi
interventi che hanno espresso apprezzamento per Pagine Ebraiche e per
il lavoro della redazione, delle critiche che sono state mosse e delle
interessanti proposte che sono state avanzate. Vorrei soffermarmi in
particolare su un aggettivo che è stato usato: divisivo.
Divisivo è (secondo il vocabolario Treccani) “ciò che crea divisioni o
contrapposizioni, impedendo di preservare o di raggiungere un'unità di
punti di vista e di intenti”. Una cosa – è stato detto – che l’ebraismo
italiano deve assolutamente evitare, e di conseguenza sulle testate
dell’UCEI non devono trovar posto articoli “divisivi”. Sono d’accordo.
Purché ci si intenda su cosa è divisivo.
Anna Segre, insegnante
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Antisemitismi |
Per
quanto l’antisemitismo “classico” di destra o quello jihadista siano
facilmente identificabili, resta forse più complesso tracciare le altre
tipologie di antisemitismo, come quello di sinistra di cui giustamente
si discute molto negli ultimi anni. Forse perché si ritiene più
insolito che un pensiero, che in maniera più o meno sfumata, è
proiettato verso l’uguaglianza sociale di tutti gli esseri umani possa
contenere sentimenti razzistici. Qualche giorno fa un video di una
pagina dal titolo voxkomm, condiviso da alcuni contatti, riprendeva un
audio del 1919 dove Vladimir Lenin denunciava a chiare lettere
l’antisemitismo. Qualche utente nei commenti interni alla pagina ha
naturalmente storto la bocca con il solito “ma…”, i più hanno
apprezzato (almeno a parole). Eppure, il rapporto con gli ebrei, dei
successori di Lenin, a cominciare da Iosif Stalin, è stato segnato
dall’ostilità se non da vera e propria intolleranza, per quanto ciò sia
negato o resti ignoto a molti nostalgici del regime sovietico.
Francesco Moises Bassano
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Liceo Manzoni 1938-1945 |
Il
7 novembre scorso, nell'Aula magna del Liceo classico Manzoni, è stata
presentata la nuova edizione del libro “Andavamo a scuola in via
Orazio”, promossa dall'Anpi Provinciale di Milano, con il patrocinio
del Municipio 1, sulla storia degli studenti ebrei del Manzoni dal 1938
al 1945. Uno dei primi provvedimenti adottati dal regime fascista–
Regio decreto del 5 settembre 1938 - fu quello che vietava agli ebrei
l’accesso alle scuole pubbliche e alle università. E’ questo il primo
violento segnale che poneva fine a una condizione di normalità che
nessuno aveva mai pensato che potesse essere messa in dubbio.
Relativamente all’esclusione degli studenti ebrei dalle scuole
pubbliche, l’Italia fascista precedette la stessa Germania nazista, la
quale solo dopo il sanguinoso pogrom del 9-10 novembre 1938 prese
questa misura.
Roberto Cenati, Presidente Anpi Provinciale di Milano
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