LE DICHIARAZIONI DI NETANYAHU DOPO GLI SCONTRI CON HEZBOLLAH

"Israele pronto a qualsiasi scenario"

“Non auguro a nessuno un confronto con Israele e con il suo esercito”. All’indomani del tentativo di infiltrazione di un gruppo armato, smentito per il momento da Hezbollah, il premier israeliano Benjamin Netanyahu punta nuovamente il dito non solo contro il gruppo terroristico libanese ma anche con chi ne tiene le redini a distanza: il regime iraniano. “Israele – le parole con cui il Primo ministro ha commentato i fatti delle scorse ore – continuerà a contrastare i tentativi dell’Iran di imporsi nella nostra zona. Siamo pronti a qualunque scenario e faremo tutto il possibile per difenderci. Il mio suggerimento a Hezbollah è che prenda nota”. Parlando ieri degli scontri avvenuti al confine tra Israele e Libano, Netanyahu aveva sottolineato l'attitudine del nemico a “giocare con il fuoco” e si era detto pronto a rispondere con la massima forza a ogni attacco allo Stato ebraico. “Israele è determinato come non mai a prevenire ogni minaccia contro la sua sovranità, i suoi soldati e i suoi civili” aveva poi affermato il suo ministro della Difesa (ed ex rivale alle elezioni) Benny Gantz.

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IL CICLO DI INCONTRI PROMOSSO DA UCEI E AME 

Etica medica ebraica, un impegno per la vita

Prende avvio oggi un ciclo sul tema dell’Etica Medica, organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con l’Associazione Medica Ebraica. Una decina di incontri durante i quali si toccheranno alcuni tra i temi di maggior attualità della bioetica ebraica quali i diritti del malato, trapianti di organi, dna mitocondriale e attestazione di ebraicità, ma anche questioni dalle sfumature più filosofiche come il valore della vita e il rispetto dell’Halakah.
È proprio sull’importanza data dall’ebraismo al valore della vita che il dottor Giorgio Mortara, vicepresidente UCEI, pone l’accento nella sue parole di introduzione al corso (ideato da Fabio Gaj e dal rav Roberto Della Rocca, con il supporto dello staff coinvolto nella produzione e nella messa in rete degli incontri).
“Scegli la vita” afferma Mortara nel riprendere il versetto del Deutereonomio (30/19) quale imperativo della Torah.”Questo ciclo di incontri non è rivolto soltanto a medici e operatori sanitari”, sottolinea Gaj. “Vogliamo raggiungere un pubblico più ampio perché gli argomenti affrontati sono tematiche di interesse sociale”. Conferma il rav Della Rocca: “Gli incontri hanno come filo conduttore l’interrogativo che ciascuno di noi si pone su quale sia il senso della vita: ci sono vari livelli di approccio, dal più semplice, quello dell’uomo della strada che si basa su problemi quotidiani di esistenza, a quello nichilista secondo il quale la vita non ha senso, oppure quello dell’esistenzialista per il quale non esisterebbe un senso a priori della vita, ma è ciascuno di noi che crea i propri valori”.
Ciascuna lezione sarà messa in onda nella pagina social UCEI il martedì sera alle 21.15 e replicata il mercoledì alle 18, per poi essere pubblicata anche su Vimeo e come podcast.

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IL VIA NEL SEGNO DI DANIELA MISUL A UN ANNO DALLA SCOMPARSA

Il Covid non ferma il Balagan Café

L’emergenza sanitaria non ferma il Balagan Cafè, tradizionale momento di incontro tra la Comunità ebraica e tutta la città di Firenze. Giunto all’ottava edizione, il festival sarà infatti sulla scena con quattro appuntamenti dedicati a mondi in dialogo, cultura dell’incontro, sfida della convivenza. Temi che sono stati al centro dell’attività di Daniela Misul, indimenticabile presidente della Comunità ebraica fiorentina scomparsa un anno fa, cui è dedicata la serata inaugurale di giovedì 6 agosto con un concerto di tradizioni ebraiche e rom che avrà come protagonisti Santino Spinelli, Enrico Fink e i solisti di Alexian Group e dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. Ne abbiamo parlato nel videopilpul trasmesso nelle scorse ore con ospite l’autrice teatrale e drammaturga Laura Forti, assessore alla Cultura della Comunità ebraica fiorentina.
A Daniela la Comunità ha voluto anche dedicare un limmud, che avrà luogo stasera, con interventi degli ex rabbini capo rav Joseph Levi e rav Amedeo Spagnoletto, Shulamit Furstenberg e Patricia Tayar. 

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PAGINE DI STORIA CON ANNA FOA

Quegli uomini comuni che divennero carnefici

È l’alba del 13 luglio 1942 quando il Battaglione 101 della Riserva di Polizia tedesca entra nel villaggio polacco di Józefów: i soldati rastrellano circa 1800 ebrei, la gran parte dei quali (compresi donne, vecchi e bambini) sono subito uccisi. A compiere il massacro, il primo di una lunga serie, sono uomini non necessariamente nazisti e neanche fanatici antisemiti. Ciò non impedì loro di uccidere molti altri ebrei e di contribuire alla loro deportazione nei campi di sterminio.
Cosa pensavano, mentre partecipavano alla soluzione finale? Come giustificavano il proprio comportamento? E soprattutto, per quale motivo furono cosí spietatamente efficienti nell’eseguire gli ordini? Per fede nell’autorità, per paura della punizione? Nel suo libro Uomini comuni, pubblicato in Italia da Einaudi e presentato da Anna Foa nel nuovo appuntamento con “pagine di storia”, lo storico americano Christopher Browning dà questa spiegazione: un uomo comune può diventare il peggior assassino per puro spirito di emulazione e desiderio di carriera. Sentimenti solo in apparenza innocui e invece determinanti nell’evoluzione del progetto di annientamento ebraico per mano nazifascista. 

(Nell’immagine, conservata allo United States Holocaust Memorial Museum di Washington, un gruppo di appartenenti al Battaglione 101)

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UNA STRAORDINARIA CARRIERA INIZIATA IN UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO

Gianrico Tedeschi (1920-2020)

Decano del teatro italiano, Gianrico Tedeschi aveva da poco compiuto cento anni. Un traguardo festeggiato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in aprile gli aveva fatto pervenire un messaggio di auguri nel quale, ricordando le sue grandi interpretazioni, lo ringraziava per una vita interamente dedicata all’arte.
Una vita nel segno del teatro, ma anche di scelte coraggiose. Come quella giovanile di rifiutarsi di aderire alla Repubblica di Salò che ebbe come conseguenza la deportazione come IMI nei campi di Beniaminovo, Sandbostel e Wietzendorf. Esperienze durissime cui sopravvisse grazie anche alla recitazione: proprio a Sandbostel, con il concorso di compagni di prigionia come Giovanni Guareschi ed Enzo Paci, portò per la prima volta in scena l’Enrico IV. “Sono diventato attore – avrebbe poi raccontato – perché sono stato in campo di concentramento”.

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Rassegna stampa

"Hezbollah gioca con il fuoco"
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La politica e gli argomenti seri
Il paese sta attraversando una crisi economica quale mai forse si era visto prima. Non si sa se il peggio debba ancora arrivare. Un numero inimmaginabile di serrande rimane ancora abbassato. Molti esercizi commerciali non le solleveranno più. Molte famiglie non arrivano alla fine del mese. Gente sul lastrico. E la politica non trova nulla di meglio che litigare sulle mascherine, perché – si dice – le mascherine riducono lo spazio della libertà.
 
Dario Calimani
Su quadri e cornici
Francesco Lucrezi pubblica il 24 giugno su questi notiziari un bel pezzo intitolato “Nell’interesse d’Israele”, contrario all’estensione della giurisdizione israeliana su alcuni insediamenti ebraici nell’area “C” cisgiordana.
Il 5 luglio, Yair Lapid pubblica sul Corriere della Sera un articolo dal titolo “No alle annessioni di Israele. Ma le sanzioni sono un errore”.
Emanuele Calò
Ebraismo, la vera risorsa
Siamo tutti testimoni personalmente coinvolti di un’epoca di incertezza, di smarrimento, nella quale mancano orizzonti chiari e precisi cui affidarci. Il cataclisma provocato dal Covid-19 e l’incertezza che il virus ha gettato sul presente e sul futuro generando una sorta di “sospensione del tempo” nel periodo (ancora difficile da quantificare) della pandemia hanno enormemente accentuato la percezione di questa fragilità.
David Sorani
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