L'AVVERTIMENTO DI ISRAELE DOPO LE TENSIONI SUL CONFINE CON IL LIBANO
"Hezbollah non ci metta alla prova"

Se non bastasse il coronavirus a preoccupare le autorità, ora in cima all'agenda in Israele torna anche il tema sicurezza. In queste ore a Petah Tikvah un uomo di trentacinque anni è stato accoltellato a morte in quello che la polizia israeliana ritiene essere stato un attacco terroristico. I servizi segreti hanno fermato un palestinese di quarantasei anni con regolare permesso di lavoro in Israele, ritenuto responsabile dell'attacco. Le dinamiche dell'attentato sono ancora da chiarire ma l'episodio scuote la città. Intanto anche nel Nord del paese la situazione non è tranquilla: il gruppo terroristico di Hezbollah ha sparato alcuni colpi nella notte contro alcune truppe israeliane che operavano lungo la frontiera con il Libano. Nessun soldato è rimasto ferito e le forze di difesa israeliane hanno reagito con attacchi aerei sui posti di osservazione di Hezbollah lungo il confine. “Non permetteremo che Nasrallah faccia del male ai nostri soldati o al nostro Paese. Risponderemo con forza a qualsiasi incidente sul nostro confine”, ha dichiarato il ministro della Difesa Benny Gantz, riferendosi al leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, che a più riprese ha minacciato di distruggere Israele.
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PAGINE EBRAICHE - L'INTERVISTA ALLO STORICO BENNY MORRIS
"L’unica cosa che conta è la verità"

“Quello che mi interessa è la verità, non la giustizia. Ho ovviamente una mia visione personale di cosa sia giusto e cosa no ma nel mio lavoro di storico cerco di mettere in fila i fatti, di capire come sono andate le cose studiando i documenti. L’ho fatto con i miei libri sul conflitto tra arabi e israeliani, l’abbiamo fatto assieme al collega Dror Zeevi nel lavoro sul genocidio dei cristiani in Turchia”. La ricerca della verità, spiega lo storico israeliano Benny Morris a Pagine Ebraiche, è quello che ha guidato la sua carriera. “L’uso politico che fanno altri del mio lavoro non mi interessa”. Per questo ha sempre tirato dritto nonostante sia stato accusato da destra e da sinistra di essere un traditore o un ipocrita. Refusnik durante la prima Intifada (si rifiutò di servire nell’esercito perché considerava “legittima la lotta per lo più pacifica dei palestinesi contro l’occupazione israeliana”), dopo la violenza della seconda, con migliaia di morti israeliani assassinati dal terrorismo palestinese, i fatti ai suoi occhi sono cambiati e si è convinto che i palestinesi mai saranno veramente pronti alla pace. Parte della generazione che lui stesso ha definito dei nuovi storici, Morris, scavando assieme ai colleghi negli archivi israeliani, ha messo in crisi con le sue ricerche la narrazione degli storici sionisti della prima ora “secondo cui nel conflitto gli ebrei avevano tutte le ragioni e gli arabi tutti i torti”. Un lavoro che non ha mai rinnegato, anzi. Ma la violenza della seconda Intifada e i ripetuti no palestinesi alle proposte di una soluzione a due Stati lo hanno portato ad essere pessimista e a considerare i palestinesi come essenzialmente contrari alla pace e all’idea di una convivenza con lo Stato d’Israele. “L’ho capito studiando i documenti e le testimonianze: per i palestinesi noi siamo comunque degli intrusi, dei ladri che gli hanno espropriato la terra”, ha più volte ribadito. Nell’ultimo periodo il suo focus, dal punto di vista lavorativo, si è spostato: dopo decenni dedicati al conflitto arabo-israeliano, nell’ultimo anno ha fatto uscire un libro a quattro mani scritto con lo storico Dror Zeevi e dedicato a un tema comunque scottante: il genocidio dei cristiani sotto l’Impero ottomano. O, come recita il titolo del libro pubblicato in Italia da Rizzoli, Il genocidio dei cristiani. 1894-1924. La guerra dei turchi per creare uno stato islamico puro. Uno studio attuale e necessario per capire le basi su cui è nata la Turchia di oggi e le radici su cui si muove la politica dell’attuale presidente Recep Erdogan.

I due storici sono andati in particolare a scavare nella storia turca e nei documenti d’archivio e per la prima volta hanno messo in fila tre eventi spesso analizzati in modo distinto: l’uccisione ed espulsione di massa degli armeni, degli assiri e dei greci. Tre crimini che secondo Morris e Zeevi fanno parte di un unico piano.
Qual è la novità della vostra tesi?
Non siamo ovviamente i primi storici a studiare questi argomenti, prima di noi lo hanno fatto studiosi armeni, turchi, americani, britannici. Ma quasi nessuno ha scritto delle azioni contro le tre grandi comunità come se fossero parte di un progetto di cancellazione unico. Noi abbiamo messo tutto insieme e spiegato che non c’era un sentimento solamente anti-armeno, anti-greco o anti-assiro, ma in generale anti-cristiano. Si voleva creare uno stato omogeneo, senza una minoranza cristiana vista come una quinta colonna, come una spina nel fianco di un progetto di Turchia puramente musulmana. E così a partire dalla fine dell’Ottocento iniziarono le uccisioni di massa e le deportazioni.
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LA RASSEGNA CURATA DAL CDEC
Cinema ebraico e di Israele,
suggestioni anche in streaming

Sbarca per la prima volta online la rassegna del Nuovo cinema ebraico e israeliano organizzato dalla Fondazione Cdec in collaborazione con la Fondazione Cineteca italiana. Dal 5 al 10 settembre: sei proiezioni nell’arco di sei giornate per scoprire, anche a distanza, i grandi temi che attraversano il cinema d’Israele e quello che ha per oggetto i temi dell’identità ebraica. Il via con una prima assoluta, The Dead of Jaffa di Ram Loevy, che narra la vicenda di tre bambini della Cisgiordania introdotti clandestinamente nello Stato ebraico.
Il terrorismo e i suoi risvolti psicologici, la violenza, le aspettative dei genitori sui figli e la sessuologia: di questo e di molto altro si parlerà anche nelle successive proiezioni (a differenza della prima, disponibile gratuitamente, le altre saranno acquistabili per una durata di 24 ore a partire dalle ore 21 di ogni giorno di programmazione).
I film saranno in streaming su www.cinetecamilano.it.
Clicca qui per leggere il dossier “Cinema” su Pagine Ebraiche di luglio, con molte anticipazioni dalla manifestazione del Cdec.
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Rassegna stampa
Pompeo, il falco della diplomazia
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Ticketless – Lodo
 ‘Lodo’ è una parola del vocabolario politico intraducibile. Apparentato con le ‘convergenze parallele’. Credo risalga agli anni Ottanta e appartenga a quel lessico surreale cui allude scherzando nelle sue memorie Henry Kissinger quando descrive i suoi incontri a Roma. Del Lodo Moro, cioè del segreto patto fra OLP e governo italiano, si parla a bassa voce da anni come di una possibile causa delle stragi rimaste senza colpevoli (Bologna, Italicus, Ustica). Poco rilievo i giornali hanno dato alla notizia che la presidenza del Consiglio ha ribadito la volontà di prorogare di un altro decennio il segreto di Stato sulla corrispondenza intercorsa agli inizi degli anni Ottanta fra il Centro del Sismi a Beirut e il Sismi stesso.
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Un Medio Oriente diverso
 Ne ha parlato la settimana scorsa Valentino Baldacci e non si può che concordare sulla portata storica dell’accordo, ancora da formalizzare, fra Israele e Emirati Arabi Uniti. Un accordo con molte conseguenze di carattere geopolitico, che comunque crea un chiaro asse anti-Iran in Medio Oriente. Viene così ribaltata la strategia obamiana: il Medio Oriente sì cambia, ma la novità non è la reintroduzione dell’antica Persia negli equilibri della regione, bensì l’alleanza strategica fra Israele e mondo arabo.
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Periscopio - Guarisci presto Israele
 Le immagini trasmesse dalla televisione, con la folla di dimostranti inferociti davanti all’abitazione privata del Premier Netanyahu, impegnati in una manifestazione di protesta tutt’altro che pacifica e civile, con la polizia costretta frenare, in qualche modo, le intemperanze dei presenti, suscitano grande sconcerto, amarezza, delusione, e rappresentano un ennesimo colpo di piccone all’idea (in cui molti, evidentemente ingenuamente, avevano creduto) secondo cui Israele sarebbe un Paese diverso dagli altri, contrassegnato – pur nella vivacità del dibattito politico – da fermi valori di dialogo, democrazia, rispetto del diritto e delle leggi, libero e sereno confronto tra opinioni diverse.
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