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“Hezbollah non ci metta alla prova”

Se non bastasse il coronavirus a preoccupare le autorità, ora in cima all’agenda in Israele torna anche il tema sicurezza. In queste ore a Petah Tikvah, un uomo di trentacinque anni è stato accoltellato a morte in quello che la polizia israeliana ritiene essere stato un attacco terroristico. I servizi segreti hanno fermato un palestinese di quarantasei anni con regolare permesso di lavoro in Israele, ritenuto responsabile dell’attacco. Le dinamiche dell’attentato sono ancora da chiarire ma l’episodio scuote la città. Intanto anche nel Nord del paese la situazione non è tranquilla: il gruppo terroristico di Hezbollah ha sparato alcuni colpi nella notte contro alcune truppe israeliane che operavano lungo la frontiera con il Libano. Nessun soldato è rimasto ferito e le forze di difesa israeliane hanno reagito con attacchi aerei sui posti di osservazione di Hezbollah lungo il confine. “Non permetteremo che Nasrallah faccia del male ai nostri soldati o al nostro Paese. Risponderemo con forza a qualsiasi incidente sul nostro confine”, ha dichiarato il ministro della Difesa Benny Gantz, riferendosi al leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, che a più riprese ha minacciato di distruggere Israele. “Raccomando a Hezbollah di non mettere alla prova la forza di reazione di Israele. Hezbollah sta mettendo di nuovo a rischio il Libano a causa della sua aggressività”, ha rincarato il Premier Benjamin Netanyahu. Il movimento sciita libanese per il momento non ha commentato. Dopo l’esplosione che ha distrutto Beirut, Nasrallah e i suoi sono stati fortemente criticati nelle manifestazioni di piazza perché si ritiene che l’esplosivo conservato al porto – epicentro della detonazione – fosse riconducibile a Hezbollah. Il potere dell’organizzazione terroristica rimane saldo e i colpi di ieri potrebbero essere stati un diversivo, un modo per dare presunti segnali di forza. Un conflitto aperto con Israele però, come spiegano gli esperti, è altamente improbabile: il Libano è in ginocchio tra le macerie dell’esplosione e della crisi economica e una guerra è l’ultima cosa di cui ha bisogno. Anche per Gaza si potrebbe dire lo stesso, da dove continuano a partire però palloncini incendiari che bruciano il Sud d’Israele. “Ieri sera le sfide alla nostra sicurezza sono continuate, sia sul fronte settentrionale sia su quello meridionale. Continueremo a lavorare per ripristinare la completa tranquillità nella nostra regione meridionale”, ha dichiarato Gantz.