LA GIORNATA DI STUDIO PER CELEBRARE LA SINAGOGA PIEMONTESE

Il Tempio piccolo di Torino,
cinquant'anni di vita ebraica

Da mezzo secolo il Tempio piccolo di Torino rappresenta il cuore della vita religiosa della Comunità ebraica cittadina. Un progetto ideato dall'ingegner Giorgio Olivetti e inaugurato nel 1970. Qui, sotto alla sinagoga grande realizzata dopo l'Emancipazione e oggi usata per le principali festività religiose, da decenni gli ebrei torinesi si riuniscono per le tefillot (preghiere). Ci si trova attorno alla Tevah barocca proveniente dall'antico Tempio di Chieri per condividere passato, presente e futuro della Comunità. Una parte integrante dunque della storia recente dell'ebraismo torinese passa da questi banchi e per ricordarlo è stata organizzata una giornata di studi dedicata proprio alla piccola sinagoga. “Un santuario in miniatura” il titolo del convegno odierno che ha preso il via in queste ore ed è diviso in due sessioni (qui la diretta). La prima dedicata alla storia del progetto del tempio, con relatori Franco Lattes, Baruch Lampronti, Mariacristina Colli, David Cassuto, Pia Sarzina Sciacca e Franco Segre. La seconda sessione incentrata sull'uso e significato della sinagoga per l'ebraismo, con gli interventi di rav Alfonso Arbib, rav Alberto Moshe Somekh e rav Ariel Di Porto. Di seguito l'introduzione all'iniziativa a firma del presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni.

Ho il piacere di porgere il più caloroso benvenuto e ringraziamento della Comunità di Torino e della Scuola Rabbinica Margulies-Disegni agli illustri relatori di questo pomeriggio di studio in occasione dei 50 anni (per la verità 51, ma la pandemia non ci ha consentito un evento nello scorso anno) dall’inaugurazione del Tempio Piccolo e a tutti i partecipanti in questa sala e collegati da remoto da diverse città.
La realizzazione di questo splendido Beth ha-Keneseth negli ambienti ipogei dell’edificio che ospita la grande Sinagoga e la Comunità, un tempo dedicati al forno per la cottura del pane azzimo per la festività di Pesach, ha rappresentato, a partire dalla sua inaugurazione nel dicembre 1970, una svolta radicale per gli ebrei torinesi.
Il nuovo Tempio, realizzato con grande maestria e originalità dall’Ing. Giorgio Olivetti, è ispirato infatti a un ritorno ai canoni più aderenti alla tradizione ebraica, che prevede la collocazione della Tevah al centro del Beth haKeneseth, in modo che i fedeli raccolti intorno a essa siano più partecipi e coinvolti nella funzione religiosa. Un’impostazione di architettura sinagogale che ritroviamo in molte delle splendide sinagoghe piemontesi dell’epoca pre-emancipazione, quasi invisibili all’esterno e riccamente decorate all’interno, pervase da un senso di grande intimità e raccoglimento, con i membri della Comunità disposti sui loro banchi ad abbracciare, in un certo senso, la Tevah.

Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino 

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IL PRESIDENTE DELL'OSPEDALE BRUNO SED A PAGINE EBRAICHE

"Israelitico, una realtà al servizio di tutti
La pandemia un punto di svolta"

È il 1600 e da quasi mezzo secolo ormai Roma conosce l’infamia del ghetto quando una prima Opera Pia Ebraica vede la luce con l’obiettivo di assistere la popolazione vessata da quelle restrizioni e dall’impossibilità di accedere, salvo una sconfessione della propria identità, alle realtà sanitarie sotto il controllo della Chiesa. Resterà in funzione fino al 1884, quando l’amministrazione comunale si deciderà a un passo decisivo: la concessione, alla Comunità ebraica ancora fresca di emancipazione, di un vecchio convento adiacente alla chiesa di San Bartolomeo sull’Isola Tiberina. Due elementi dirimenti a orientare la scelta del Comune: la prossimità con l’area dell’ex ghetto, rimasta centrale anche sotto il nuovo corso politico; e la morte di un ebreo romano colto da malore che non fu accolto in strutture pubbliche. L’atto fondativo del nascente Ospedale Israelitico.
Riconosciuto con regio decreto nel 1911 e oggi parte integrante del sistema sanitario nazionale, si estenderà poi ulteriormente con l’inaugurazione di una nuova sede in zona Magliana (1970) che è oggi la prima erogatrice di prestazioni mediche. Sull’Isola Tiberina, oltre a uno dei poliambulatori, si trovano invece la sede legale e amministrativa dell’ente.
“Una lunga storia di impegno, fortemente impregnata di valori ebraici e al servizio di tutta la città” sottolinea Bruno Sed, che ne è il presidente dal 2016. Lo si è visto anche nella durissima prova della pandemia quando, rispondendo positivamente a una richiesta della Regione Lazio, l’Israelitico si è trasformato in Covid Hospital. Spiega Sed: “Sottrarsi a questa chiamata sarebbe stato impossibile da un punto di visita sia sociale che morale. Sapevamo che tutto ciò avrebbe avuto un costo, naturalmente non solo economico. Ma ci siamo adattati di buon grado a questa sfida, consapevoli dell’importanza di esserci e dare anche noi il nostro contributo. Due anni intensi e in cui si è lavorato con grande abnegazione. La Regione ha molto apprezzato”.
Un’occasione inoltre per dimostrare come dopo le traversie della precedente gestione oggetto di un procedimento giudiziario in corso e dopo la stagione ponte del commissariamento, l’Israelitico “ha avuto la capacità di rigenerarsi”. Non una novità per Sed: “Noi lo sapevamo già che la musica era cambiata rispetto al passato, ma la conclamazione di questo fatto è arrivata proprio adesso, durante la lotta alla pandemia. Un vero e proprio punto di svolta a livello di percezione”. 

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L'ANNUALE CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLA SICUREZZA

Dalla crisi ucraina al nucleare iraniano,
sul tavolo di Monaco le sfide del presente

Tanti incontri faccia a faccia alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera. In cima all'agenda internazionale c'è inevitabilmente la crisi tra Kiev e Mosca, con il pericolo di una imminente invasione russa. Da Monaco il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha lanciato un appello all'Europa e all'Occidente affinché aiuti le forze del suo paese di fronte alla minacce del Cremlino. “Questo è il vostro necessario contributo alla sicurezza dell'Europa e del mondo, per i quali l'Ucraina, negli ultimi 8 anni, ha fatto da scudo”, ha dichiarato Zelensky. Poco dopo la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, sempre da Monaco, ha risposto all'appello del presidente ucraino. Se Mosca supererà la linea rossa, gli Stati Uniti imporranno “sanzioni di vasta portata e controlli sulle esportazioni. Prenderemo di mira le istituzioni finanziarie e le industrie chiave della Russia. - le parole di Harris - E colpiremo coloro che sono complici e coloro che aiutano e favoriscono questa invasione non provocata”. Monaco è stata anche l'occasione per fare il punto su un'altro tema che preoccupa la comunità internazionale: il dossier Iran. Incontrando in un vertice in Germania la vicepresidente Harris (nell'immagine), il ministro della Difesa Benny Gantz ha ribadito che “anche se un accordo sul nucleare viene firmato con l'Iran, non deve essere la fine dell'impegno per impedire (a Teheran) di raggiungere la soglia nucleare e frenare la sua aggressione nella regione”.

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LA CITTADINANZA ONORARIA CONFERITA DA FORLÌ A RAV LUCIANO CARO 

“Impegno civico ed etico straordinario”

“Un amico di Forlì, che ha spinto per la riscoperta delle nostre radici ebraiche e ha contribuito a riportare alla luce una storia che si è persa”. Dal primo cittadino Gian Luca Zattini tutta la gratitudine di una comunità nel conferire a rav Luciano Meir Caro, rabbino capo di Ferrara, la cittadinanza onoraria del Comune romagnolo. “Uno straordinario impegno civico, culturale, pedagogico ed etico”, si legge nella motivazione ufficiale che va a ricordare tanti anni di incontri e impegno. Molto emozionato il rav, che opera sul territorio dai primi Anni Novanta. “Forlì è una città che ho imparato ad apprezzare fin dal mio arrivo in Romagna trent’anni fa. Da Forlì ho sempre ricevuto simpatia, che è da me ricambiata”, le sue parole nel corso della cerimonia.
Appena pochi giorni prima il rav era stato a Forlì per l’inaugurazione di dodici pietre d’inciampo in memoria di altrettante persone che furono vittime della persecuzione nazifascista. In seguito è stato invece a Bertinoro, altro Comune di cui è cittadino onorario, per parlare del tema “Ricordare per vigilare”.

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NEL SEGNO DEL FORUM DEL MEDITERRANEO A FIRENZE

"La Pira, mio padre e la sfida del dialogo"

“Un doppio appuntamento storico, mai avvenuto prima, che avviene in un momento cruciale per le sorti della pace”. Così il sindaco di Firenze Dario Nardella nel presentare l’incontro tra vescovi e sindaci del Mediterraneo che si terrà nei prossimi giorni nel capoluogo toscano (24-27 febbraio) con protagonisti anche l’ebraismo italiano e alcune realtà istituzionali israeliane. In evidenza anche l’impegno profuso dal servizio sanitario dello Stato ebraico durante i due anni di pandemia.
Il vertice internazionale, nella cui occasione sarà inaugurata una mostra del regista israeliano Amos Gitai in Palazzo Vecchio, vedrà illustri partecipanti: tra gli altri papa Bergoglio, il presidente Mattarella e il premier Draghi. Ad ispirarne l’organizzazione la visione di Giorgio La Pira, uno dei grandi sindaci del dopoguerra, che fu il padre dei Colloqui Mediterranei e tra i fondatori dell’Amicizia ebraico-cristiana di Firenze al fianco di Aldo Neppi Modona. Riportiamo al riguardo una testimonianza della figlia Lionella.


Mio padre, Aldo Neppi Modona, fin da giovanissimo appassionato studioso degli etruschi, per molti decenni, subito dopo il congedo militare e la laurea, ha tenuto corsi estivi di etruscologia presso l’Università per Stranieri di Perugia, riprendendoli subito dopo la forzata interruzione per le Leggi razziste, fino al pensionamento. Questo gli ha dato il modo di conoscere vari studiosi stranieri, anche del continente americano, stringendo con loro rapporti culturali e di amicizia. Fin dal 1945, quasi subito dopo il ritorno nella nostra abitazione fiorentina, fu contattato da conoscenti americani dello ”International Council of Christian and Jews”, che avevano già aperto una sezione in Francia. Aldo fu ben lieto di cooperare con loro trovando subito vari amici favorevoli a questa associazione, primi fra tutti Giacomo Devoto e Angelo Orvieto ai quali si unirono Giorgio Spini, Raffaele Del Re, il filosofo Arrigo Levasti, lo psicologo Roberto Assagioli, Ines Zilli Gay, Flora Aghib Levi D’Ancona e con molto entusiasmo anche Giorgio La Pira, membro della comunità domenicana di San Marco e docente alla facoltà di legge fiorentina. Eletto deputato nel 1948, carica che tenne per due anni, dal 1951 sarà poi per sei anni sindaco di Firenze.

(Nell'immagine: Aldo Neppi Modona)

Lionella Neppi Modona Viterbo

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Mai smettere di chiedere conto
Non soccombere al dogmatismo e al fanatismo. Perciò: mai smettere di fare domande, di pretendere spiegazioni, di "chieder conto". Non riguarda saperne di più, ma assumere un costume volto a far arretrare la soglia di ciò che diamo per scontato.
                                                                         David Bidussa
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Sette riflessioni
L’amico Alberto Cavaglion nel suo ultimo ticketless ritorna sui temi (e i problemi) sollevati dal Giorno del Ricordo, ovvero soprattutto dal suo uso pubblico (se in tali termini ci si può riferire rimandando ad una ricorrenza del calendario civile), spesso assai discutibile. Articola in sette passaggi “qualche osservazione sparsa”, trovandomi in sostanziale accordo.
Quest’anno le polemiche, tanto stanche quanto basate su un’inesorabile inerzia, dove la ripetitività dei cliché è l’anima della manipolazione, hanno veramente toccato il fondo. Chi segue per tutto l’anno le traiettorie di certe contrapposizioni non ne è rimasto sorpreso. Rimane il fatto che la consapevolezza preventiva di certe cose non costituisca un mezzo gaudio e ancora meno un risarcimento, neanche parziale.
                                                                          Claudio Vercelli
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