DA UN LATO ORBAN CON LE SUE CAMPAGNE ANTI-SOROS, DALL'ALTRO JOBBIK

Ungheria al voto, con lo spettro dell'antisemitismo

Da una parte un leader autoritario e nazionalista che ha suscitato allarme anche per le sue campagne, infarcite di veleno e pregiudizio, contro George Soros. Dall’altra un eterogeneo schieramento che guardando sia a sinistra che destra si propone di andare oltre l’attuale Primo ministro, aprendo una nuova fase politica per il Paese dopo anni di “lavaggio del cervello”. Ma forte in ciò del sostegno di un gruppo connotato da forti pulsioni neonaziste, soprattutto nella sua prima fase, come Jobbik.
È uno dei temi delle elezioni che si stanno svolgendo in queste ore in Ungheria nel segno della sfida tra Viktor Orban e Peter Marki-Zay. Le prime a presentarsi con un certo livello di incertezza dopo tre tornate vinte con facilità da Orban (che potrebbe ora pagare la sua amicizia con Vladimir Putin). Alcuni media descrivono una comunità ebraica che appare inquieta, tormentata anche fra chi si oppone a Orban all’idea di sostenere una coalizione che ha in Jobbik uno degli apici. Tra tante incognite una certezza: l’antisemitismo, in Ungheria, resta un problema molto significativo.

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L'AMBASCIATORE EYDAR A CONFRONTO CON LA MILANO EBRAICA

"Dalla pandemia alla crisi ucraina,
Israele in prima fila per aiutare"

Dall’impegno nel sostenere la popolazione ucraina alla lotta al terrorismo, dal lavoro diplomatico per dare una svolta all’orientamento dell’Italia nelle sedi internazionali alla cooperazione con il governo e con le comunità ebraiche italiane sul fronte della pandemia. In chiusura della sua tre giorni di visita alla Milano ebraica, Dror Eydar ha colto l’occasione per fare un bilancio del lavoro svolto alla guida dell’ambasciata d’Israele in Italia. Il suo mandato terminerà in estate e l’ambasciatore, incontrando al Tempio maggiore di via Guastalla diversi esponenti della Comunità ebraica, ha sottolineato le tante sfide di questi anni, segnati dalla crisi sanitaria e ora dall’invasione russa dell’Ucraina. “Non abbiamo fatto in tempo a vedere la fine della tragedia della pandemia che siamo finiti in un altro dramma, quello ucraino" ha rimarcato il diplomatico, accolto, tra gli altri, dal rabbino capo Alfonso Arbib, dal presidente della Comunità Walker Meghnagi e dal vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Milo Hasbani. "Israele - ha poi aggiunto Eydar - è impegnata a sostenere a livello umanitario le vittime del conflitto: abbiamo inviato oltre 100 tonnellate di aiuti umanitari e attrezzature mediche, da Roma sono partiti sei enormi generatori per alimentare gli ospedali di Leopoli e una settimana fa è entrato in funzione il nostro ospedale da campo che ha già curato migliaia di ucraini”.

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OLTRE DUECENTO PACCHI ALIMENTARI IN PARTENZA

Pesach, l'iniziativa dell'UCEI 
perché nessuno resti indietro

Non lasciare nessuno indietro, far sì che anche chi ha meno possibilità riesca a celebrare la festa di Pesach in arrivo nel migliore dei modi. Sono in partenza all’incirca 240 pacchi alimentari realizzati per tutta l’Italia ebraica sotto l’egida dell’UCEI.
Un’iniziativa che – sottolinea Milo Hasbani, vicepresidente dell’Unione con delega all’Affari sociali – “si inserisce sulla scia di quanto intrapreso in passato dall’ex assessore UCEI Jacqueline Fellus: d’accordo con l’assessore agli Affari Religiosi rav Giuseppe Momigliano i pacchi saranno distribuiti alle singole Comunità, che poi tramite volontari e assistenti sociali li distribuiranno direttamente a casa delle famiglie e persone interessate”.

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L'INIZIATIVA SOTTO GLI AUSPICI DELLA COMUNITÀ EBRAICA 

Torino e le pietre d'inciampo, i giovani raccontano

La città di Torino ha accolto ad oggi un totale di 130 pietre d’inciampo. Un monumento diffuso e un patrimonio di storie e memorie sempre più vivo grazie al coinvolgimento degli istituti scolastici del territorio. È il senso di due recenti iniziative che hanno visto la partecipazione della classe 4D del Liceo delle scienze umane Regina Margherita e delle classi 3 H e 3 I della scuola media Calamandrei. Con la prima impegnata a ricostruire la vicenda umana di una giovane vittima della persecuzione, Oreste Ezechiele Levi, idealmente riaccompagnato a casa all’interno di un percorso didattico che ha visto anche approfondire la condizione della comunità ebraica italiana tra metà dell’Ottocento e metà del Novecento. Le seconde invece che hanno proposto un lavoro sui fratelli Aldo e Mario Fubini: il primo assassinato in campo di sterminio, il secondo rimasto ucciso durante una delle famigerate “marce della morte”. Ad esprimere l’apprezzamento della Comunità ebraica torinese il suo presidente Dario Disegni, presente ad entrambe le iniziative.

 

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AL VIA A BOLOGNA UN NUOVO CICLO DI APPUNTAMENTI 

Il Museo ebraico e l'invito ai laureati: 
"Ridiscutete da noi le vostre tesi"

Dare ai giovani laureati in materie inerenti alla cultura ebraica la possibilità di esprimersi davanti a un pubblico esponendo i contenuti della propria ricerca; avvicinare i giovani all’interesse per la cultura ebraica stessa; incentivare le tesi di argomento ebraico e, di conseguenza, la fruizione della biblioteca del museo; veicolare i contenuti in maniera innovativa, invertendo i ruoli consueti di oratore e pubblico.
Al Museo ebraico di Bologna torna protagonista “Oggi mi laureo al MEB”, un’iniziativa molto apprezzata negli ambienti accademici con l’obiettivo di fare di questa struttura un laboratorio permanente dell’Università su questi temi.

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Alle soglie della dissoluzione
A lungo, a partire dagli inizi del secolo scorso, abbiamo pensato che se non c’è catastrofe apocalittica, se non c’è rottura radicale della realtà data, se non c’è abisso da attraversare, non ci sarà futuro. Ovvero che la condizione per pensare un nuovo inizio occorresse essere sempre alle soglie della dissoluzione. Ecco ci siamo, forse. Ma non si vede offerta di futuro. Non ci sono più le dissoluzioni di una volta.

                                                                         David Bidussa
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Le parole concave 
Non esiste parola altrettanto inflazionata quanto il termine “identità”. Del pari, in Italia, si trovano soltanto i rimandi ossessivi alla libertà e, forse, alla Costituzione. Inutile aggiungere che un tale lemma, tanto più è utilizzato incautamente quanto meno è conosciuto nelle sue tante sfaccettature. Poiché chi lo richiama quasi sempre parte dal presupposto che abbia un significato non solo certo, in quanto circoscrivibile, bensì condiviso nonché rigorosamente univoco. Invece, molto spesso non è così. 
                                                                          Claudio Vercelli
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