PAGINE EBRAICHE APRILE 2022
Ucraina, cultura contro l'aggressione

A Mariupol da metà marzo teatri, musei ed edifici storici sono stati sbriciolati, insieme all’umanità che vi cercava rifugio. A fine mese ad essere colpita è stata la memoria della strage di Drobytsky Yar, nei pressi di Kharkiv, dove la grande menorah che la ricorda è stata danneggiata. Stessa sorte negli stessi giorni per la sinagoga corale di Kharkiv. L’orrore della guerra distrugge anche questo: Storia, Memoria, Cultura.
È il tema del dossier “Ucraina” sul numero di aprile di Pagine Ebraiche in distribuzione, incentrato sulle testimonianze d’identità e arte in pericolo. “Questa guerra è un attacco alle vite degli ucraini, ma anche alla nostra identità, alla nostra cultura” ricorda tra gli altri Konstantin Akinsha, storico dell’arte nato a Kiev, impegnato da settimane con editoriali, interviste e convegni per portare all’attenzione di istituzioni e opinione pubblica questo tema. Da Leopoli a Odessa, pagine dense di riferimenti che ci aiutano a capire quello che l’ebraismo ha dato e continua a dare a questa terra.
Il giornale si apre con l’impegno di solidarietà delle istituzioni dell’ebraismo italiano a livello sia nazionale che locale. Uno slancio che sta trovando diversi modi di esprimersi, come nel caso di una recente raccolta nello spazio antistante il Memoriale della Shoah di Milano. Ma è in tutto il Paese che ci si è messi in moto, con iniziative che guardano a chi più soffre e in particolare all’infanzia.
Tra i temi che si affrontano nella prima parte del mensile l’impegno, nel nome di Evelyne Aouate, per portare al traguardo l’obiettivo di una sinagoga a Palermo; il conseguimento del titolo rabbinico maggiore da parte di rav Paolo Sciunnach e rav Ariel Finzi; un approfondimento su come l’Italia guarda (in modo distorto) ai numeri e all’identità delle minoranze.
L’intervista del mese è a David Hirsch, l’architetto a capo del progetto per il rinnovamento dello stadio di Firenze. Una vita in movimento. Uno sguardo aperto al mondo che, sottolinea, gli deriva anche dalla formazione nelle file dell’Hashomer Hatzair che già ragazzino gli ha fatto comprendere l’importanza di ampliare il proprio bagaglio di incontri e prospettive.
Nelle pagine di Eretz ci si sofferma sulle parole di Zelensky alla Knesset, il Parlamento d’Israele: un intervento che ha suscitato varie reazioni. Mentre in Orizzonti, ancora in tema Ucraina, si racconta cosa ha messo in campo il rabbino capo rav Michael Schudrich. Dall’Italia a Israele fino agli Stati Uniti: in Economia il progetto di due giovani americani che hanno ideato una piattaforma, dall’enorme successo, per facilitare l’accoglienza. A proposito di accoglienza: il ritratto del mese è dedicato alla figura di Sergio Piperno Beer, che svolse un ruolo determinante nell’emigrazione e nell’inserimento in Italia degli ebrei di origine libica.
La cultura si apre con la presentazione di un nuovo libro, una serie di lezioni sulla Torah magistralmente curate dal rav Alberto Moshe Somekh. Molti gli spunti dall’ultima Berlinale, il prestigioso festival cinematografico. Tra tante pellicole da non perdere diverse, nella loro trama, si intrecciano con l’ebraismo e con le vicende del “secolo breve”: in alcune pagine speciali ve ne presentiamo le più significative.
Nelle pagine di Sport le emozioni dell’ultima Maratona di Gerusalemme: un’edizione indimenticabile per una lunga serie di ragioni, non solo sportive.
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L'INFANZIA SOTTO ATTACCO
I bambini, il trauma della guerra
e quegli abbracci tra Israele e Ucraina

Un cagnolino di pezza con gli occhi tristi emerge da una scatola di cartone, e fa da ponte fra Shoham, il bambino che lo ha ricevuto e accudito durante una delle guerre che ha coinvolto l’Otef Gaza, la zona tutta intorno a Gaza, territorio israeliano civile attaccato regolarmente da Hamas, e un bambino ucraino, in un campo profughi, che lo riceverà a breve. Non è un cagnolino qualsiasi: è un Hibuki (abbraccio), con il velcro sulle zampette anteriori per fissarsi dietro al collo del bambino cui viene regalato. Un abbraccio che aiuta i bambini in momenti di crisi post traumatica, inventato in Israele nel 2006, durante la seconda guerra del Libano, e distribuito a bambini in zone particolarmente sotto pressione poi anche in occasione delle guerre successive. Questo Hibuki porta il nome Shoham ricamato sommariamente su una zampa, e quando è emerso dallo scatolone delle donazioni per bambini ucraini al punto di smistamento ospitato dal centro Immigrazione di Ashkelon, Dafna Sharon-Maksimov ha ricevuto quasi subito una telefonata seguita dalla foto del cagnolino di pezza che sta per attraversare il mare. Dafna è una psicologa dell’educazione ed è responsabile per il progetto, nato da un’idea di Shai Hen Gal, che nel 2006 era il direttore della divisione di psicologia del ministero israeliano per gli affari sociali ed era a capo di Telem, organizzazione per l’assistenza psicologica della popolazione.

All’epoca, mentre il nord di Israele era bombardato, nella zona di Nitzanim, sulla costa sud fra Ashdod ed Ashkelon, era stato allestito un campo per ospitare temporaneamente cittadini del nord in cerca di calma e sicurezza. Shai Hen Gal, davanti a oltre tremila bambini che facevano comprensibilmente fatica a gestire le loro emozioni, pensò di creare un mezzo che permettesse loro di esprimere le paure e le ansie, e trasformarle in cura, affetto, per un cagnolino di pezza con l’aria triste come loro. Da allora, Hibuki è arrivato a 110.000 bambini, e non solo in Israele, da nord a sud, nei luoghi attaccati da Hezbollah prima e da Hamas poi, ma anche in Giappone, dopo lo tsunami del 2011. Ed è stato oggetto di pubblicazione da parte di “Pediatrics”, il giornale americano di pediatria, nel 2008, perché pur essendo un semplice animale di pezza, Hibuki – Huggy Puppy fuori da Israele, porta con sè un allegato importante: una guida all’uso da parte di educatori e terapeuti, e una lettera personale per il bambino che dovrà occuparsi di lui. La sua utilità nella gestione del post trauma infantile è riconosciuta da psicologi e educatori.
Da quando è iniziata la guerra in Ucraina, Dafna e Shai si sono attivati per far arrivare quanti più abbracci ai bambini ucraini nei campi profughi. E dopo averne mandati pochi per volta nel bagaglio dei rappresentanti dell’agenzia Ebraica o del Joint, si sono presto resi conto che gli Hibuki disponibili in Israele non sono assolutamente abbastanza in numero e non è possibile farne produrre in tempi brevi in Cina, luogo originario della produzione. Dafna ha pensato allora di farli produrre localmente: dopo tutto, ci sono parti dell’Ucraina in cui le fabbriche funzionano regolarmente e così, incredibilmente, le poste. Un benefattore americano ha pagato per i primi mille cagnolini da produrre in Ucraina, dando così lavoro a sarte locali e organizzando una rete per fare arrivare gli Hibuki ucraini ai bambini anche nei luoghi di accoglienza all’interno del paese, pressoché irraggiungibili se non attraverso corridoi umanitari.
Shoam, nel regalare il suo Hibuki personalizzato ad un bambino sconosciuto, ha probabilmente fatto un grande passo avanti nella risoluzione dei suoi traumi, riportati durante le guerre di Hamas contro i vicini israeliani. Nei prossimi giorni un bambino o una bambina riceveranno il suo abbraccio inaspettato, e se lo terranno stretto finché ne avranno bisogno, raccontandogli tutte le loro paure e le storie terribili di cui sono stati testimoni. Hibuki non può risolvere crisi internazionali, o riportare a casa milioni di profughi a case che in moltissimi casi non esistono neanche più. Ma sa ascoltare, e con i suoi occhi tristi lascia che la tristezza dei bambini diventi la sua, e li guarda poi ritornare a giocare allegri.
(Nelle immagini: due bambini ucraini rifugiati a Budapest con il loro Hibuki; mamma con bambino e Hibuki ad Ashdod, durante un recente lancio di missili da parte di Hamas)
Daniela Fubini
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L'INIZIATIVA DI WALTER ARBIB CON IL SOSTEGNO UCEI
Quattro tonnellate di medicinali,
solidarietà concreta per chi soffre

Il nome di Walter Arbib è, da vari anni ormai, un sinonimo di solidarietà e iniziative umanitarie senza confini. Lo conferma l’ultima operazione andata in porto in queste ore: l’invio di oltre quattro tonnellate di medicinali alla popolazione ucraina in sofferenza, dislocati in sette diversi ospedali. Un’iniziativa cui ha preso parte anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con sette casse stipate di materiale, attraverso un coordinamento avviato tra lo stesso Arbib e il vicepresidente UCEI Milo Hasbani. “Ci è arrivata una richiesta dall’alto, dal ministero della Salute di Kiev. Una sorta di wishlist in cui si elencava tutto quello di cui c’era bisogno. Abbiamo cercato di attivarci nel più rapido e nel più efficace dei modi” racconta Arbib, 81 anni, nato in una famiglia ebraica di Tripoli e fondatore di una società specializzata in situazioni di emergenza e missioni di pace che si muove con grandi apprezzamenti e riconoscimenti nel mondo intero.
A coadiuvarlo in questo impegno, sotto la bandiera di “Momentum”, c’era anche il figlio Stephen. Dal Canada dove Arbib risiede da svariati decenni all’Italia ebraica con cui i rapporti sono rimasti intensi, una collaborazione che vuole portare una speranza, un sostegno concreto. I medicinali sono rivolti soprattutto ai bambini, tra le prime vittime di questo come di ogni altro conflitto di cui ha scelto di occuparsi. “Non hanno nessuna colpa, eppure in guerra pagano sempre un prezzo atroce. I miei occhi, in tutti questi anni, hanno testimoniato cose terribili: bambini senza gambe, bambini senza braccia” sottolinea con dolore il filantropo, che tra tante onorificenze può vantare anche il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana.
Visioni che gli hanno ricordato come, davanti alle ingiustizie e al richiamo di chi soffre, esistano due possibilità: “Prendere dei sonniferi e provare a dormire, oppure tenere gli occhi bene aperti”. La seconda opzione è quella che Arbib pratica da sempre, muovendosi in scenari di estrema complessità.
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L'INQUIETANTE INTERVENTO DEL PRIMO MINISTRO UNGHERESE DOPO LA CONFERMA
Attacchi a Europa, Zelensky e Soros:
Viktor Orban, un discorso al veleno

Mentre nel mondo venivano diffuse le terribili immagini di Bucha e delle stragi commesse dai russi contro gli ucraini, il Primo ministro ungherese Viktor Orban è salito sul palco a Budapest per festeggiare la propria vittoria. Davanti ai suoi sostenitori, Orban ha scelto di celebrare la sua netta riconferma (il suo partito Fidesz ha preso il 53,1 per cento dei voti), attaccando quelli che considera i suoi nemici, annoverando tra questi anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Elencando i suoi avversari infatti, il Premier ungherese ha sostenuto di aver battuto “la sinistra interna, la sinistra internazionale, i burocrati di Bruxelles, i soldi dell’impero Soros, i media internazionali e persino il presidente ucraino”.
Questo attacco così diretto, proprio nelle ore in cui emergevano le testimonianza su Bucha, ha sorpreso molti analisti. E evidenziato ancor di più la distanza tra Budapest e il resto dell’Europa rispetto all’aggressione russa. Nonostante Orban abbia condannato l’invasione decisa da Vladimir Putin e sostenuto il primo blocco di sanzioni dell’UE, si è opposto alla fornitura di armi a Kiev. Una scelta pubblicamente stigmatizzata da Zelensky, a cui ora Orban ha replicato scegliendo di porlo tra i suoi avversari.
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IL CONVEGNO INTERNAZIONALE PROMOSSO DAL MUSEO EBRAICO DI ROMA
Sinagoghe, chiese, moschee: edifici in dialogo

Approfondire e indagare lo studio delle tipologie architettoniche delle tre principali religioni monoteiste con il proposito di non considerarle come fenomeni isolati e distinti “ma di analizzarne gli scambi, le contaminazioni, l’adozione di antichi prototipi" e oltre a ciò "i dolorosi e sacrileghi processi di adattamento al nuovo culto, con particolare attenzione alle metodologie di restauro e ripristino di edifici religiosi non più in uso o depredati”. Ad avviare una riflessione di respiro internazionale il Museo ebraico di Roma attraverso il convegno “Synagogue-Church-Mosque. Connections, interactions and transformation strategies” che ha preso il via in queste ore.
(Nell'immagine l'avvio dei lavori della conferenza con la presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, il rabbino capo rav Riccardo Di Segni, la direttrice del Museo Olga Melasecchi e Sabine Frommel di EPHE-PSL - Parigi)
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IL CONCERTO AL PITIGLIANI
Note ed emozioni, nel nome di Alisa

Applausi ed emozioni al Centro Ebraico Il Pitigliani di Roma per il primo concerto dei giovani musicisti dell’Ensemble da Camera del centro diretta dal Maestro Eduardo Hubert. Nel repertorio proposto ieri sera brani, tra gli altri, di Haydn, Mozart, Paganini, Rachmaninov. E una dedica speciale in memoria di Alisa Coen, giovane ebrea romana rimasta tragicamente uccisa in un incidente stradale nel 2016. La sua grande passione era proprio la musica, come testimonia l’associazione Suoniamo Insieme per Alisa che ha collaborato alla realizzazione dell’evento e che nel suo nome promuove da tempo iniziative volte “a ricordarla ogni giorno e ricreare quell’ambiente speciale che tanto aveva contribuito al suo fiorire”.
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L'INIZIATIVA DELL'AREA EDUCAZIONE E CULTURA UCEI
Torà, studiare per la consapevolezza
Ideato da rav Raphael Zarum, attuale direttore della London School of Jewish Studies, Torà la’am (“La Torà per tutti”) è un corso diffuso a livello internazionale. Un viaggio affascinante che permette da un lato di scoprire la struttura della Torà, dei diversi livelli e temi che la compongono, e dall’altro di apprendere un metodo che, viene spiegato, “consente di essere autonomo nella preparazione e nella produzione di brevi lezioni e discorsi in pubblico”.
Quattro i moduli avviati dall’area Educazione e Cultura UCEI, l’ultimo dei quali sta concludendosi proprio in queste settimane, con gruppi anche molto eterogenei partecipi e protagonisti del percorso tracciato dai tre docenti Gaia Piperno, Alfonso Sassun e Daniele Cohenca. Tra cui un gruppo di 54 donne torinesi. Cinquantaquattro, si ricorda, come le parashot. E cioè le porzioni settimanali in cui è suddivisa la Torà.
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I PROGETTI DELL'AMMINISTRAZIONE REGIONALE
"Turismo ebraico, risorsa per la Calabria"
Allargare, rafforzare il turismo ebraico. È l’obiettivo del governatore della Calabria Roberto Occhiuto, espressosi su questo tema nel corso degli “Stati generali del turismo” che hanno visto istituzioni e operatori del settore a confronto sulle potenzialità del territorio.
“Siamo impegnati a realizzare un progetto per attirare il turismo ebraico. Siamo la Regione che ha più giudecche in Italia. Andrò dal ministro Franceschini, per vedere se il Pentateuco che è custodito a Parma riescono a farcelo avere qui in Calabria”, l’annuncio di Occhiuto. Che ha poi aggiunto: “Abbiamo il cedro, abbiamo molti cognomi calabresi che sono fra i più importanti della comunità ebraica”.
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Ricordiamoci dei dissidenti

Si fa un gran parlare della cultura russa e di Dostoevskij. Giusto, giustissimo. La guerra indecente di Putin non c’entra nulla con la cultura russa e la sua grandezza. Ricordiamoci però di più di chi in Russia, in una dittatura che sempre più assomiglia allo stalinismo, si oppone con grande coraggio allo zar e alla sua cricca. Con difficoltà sempre maggiori, dal momento che gli spazi di libertà, sia pur minimi, si sono ormai tutti chiusi, dalla messa fuorilegge di Memorial alla censura sui social, sui media, sui giornali. Ricordiamoci dei dissidenti, molti dei quali stanno cercando rifugio, come gli ucraini, in Occidente. Ricordiamoci, quando ne parliamo, che si tratta di una cultura censurata, repressa in mille modi, anche assassinata con le armi e col veleno.
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Storie di Libia - Flavio Hannuna

Flavio Hannuna, ebreo italiano. A Tripoli viveva con la famiglia in Via Del Corso.
La famiglia Hannuna era di origine spagnola. Ci sono documenti che a metà dell’Ottocento mostrano la nascita di un Hannuna del ramo di Flavio a Livorno. Molti di loro si trasferirono in altre parti del mondo.
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Uno Shabbat a Venezia

Shabbat al Palazzo…non è il titolo di un nuovo romanzo best-seller, ma la bellissima serata di Shabbat che abbiamo trascorso a Venezia.
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