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Ricordiamoci dei dissidenti

Si fa un gran parlare della cultura russa e di Dostoevskij. Giusto, giustissimo. La guerra indecente di Putin non c’entra nulla con la cultura russa e la sua grandezza. Ricordiamoci però di più di chi in Russia, in una dittatura che sempre più assomiglia allo stalinismo, si oppone con grande coraggio allo zar e alla sua cricca. Con difficoltà sempre maggiori, dal momento che gli spazi di libertà, sia pur minimi, si sono ormai tutti chiusi, dalla messa fuorilegge di Memorial alla censura sui social, sui media, sui giornali. Ricordiamoci dei dissidenti, molti dei quali stanno cercando rifugio, come gli ucraini, in Occidente. Ricordiamoci, quando ne parliamo, che si tratta di una cultura censurata, repressa in mille modi, anche assassinata con le armi e col veleno. Abbiamo già in passato, sotto Breznev in particolare, lasciato al loro destino i dissidenti dell’Est Europa, stringendo accordi di vertice solo con i governi, in nome di una distensione che non interferiva con la repressione all’Est. Un equilibrio che evitava la guerra aperta ma che lasciava i popoli ai loro oppressori. Ricordiamoci, insieme al popolo ucraino massacrato da Putin, anche di chi in Russia mette in gioco la sua libertà e la sua vita in nome degli stessi principi.

Anna Foa, storica

(4 aprile 2022)