L'INTERVENTO 

Auto-celebrazione

Alcuni anni fa celebrai un matrimonio in un piccolo paese della collina torinese. In Italia le nozze aventi effetti civili devono essere registrate nel comune in cui hanno luogo, a prescindere dalla provenienza delle parti. In quell’occasione lo sposo era americano (extracomunitario!) e la sposa cittadina francese. Ma ciò che più fece letteralmente impazzire il segretario factotum del minuscolo municipio era che la cerimonia si sarebbe svolta non in una chiesa, neppure in un altro luogo di culto, ma… in una casa privata. Durai fatica a convincerlo che per legge la registrazione dell’atto spettava proprio a lui.
Stranezza per stranezza, assai più recentemente un giovane israeliano mi ha chiesto il permesso di essere lui a recitare le prime due benedizioni sotto la sua chuppah (gli erussin, o qiddushin) al posto del Rabbino. Per intenderci, il testo in cui si ringrazia D. di averci proibito determinate unioni (‘arayot) e di averci concesso solo le donne che abbiamo regolarmente sposato. Avrei dovuto vietarglielo, tacciandolo di eccessivo protagonismo proprio “nel giorno della gioia del suo cuore”? O viceversa acconsentirlo, al pensiero di quanto siano rare ormai le occasioni di un matrimonio ebraico? Nessuna considerazione del genere e neppure un ardito laboratorio innovativo. È un’antica questione squisitamente halakhica e la regola lo consente. Lo sposo è stato accontentato, dietro la sola condizione che la particolarità venisse illustrata al pubblico prima di cominciare la cerimonia.
Mi spiego meglio. Risale al Medioevo la discussione sull’esatta natura della Birkat erussin e dell’atto nuziale in sé. Secondo Maimonide matrimonio e procreazione costituiscono due precetti distinti e pertanto la benedizione in questione è una Birkat ha-Mitzwah a ogni effetto: lo confermerebbe l’inclusione delle parole asher qiddeshanu be-mitzwotaw… nel testo. Come tale dovrebbe essere recitata preferibilmente dal diretto interessato alla Mitzwah di sposarsi.

Rav Alberto Moshe Somekh

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IL CONCERTO PROMOSSO DALL'AMBASCIATA ISRAELIANA A ROMA

Israele, 75 anni di indipendenza
Una festa anche in musica

Fondata nel 1938, l’Orchestra Sinfonica di Gerusalemme è una delle eccellenze artistiche d’Israele. A condurla, da quasi 40 anni, è il Maestro Yeruham Scharovsky.
Uno dei protagonisti del concerto organizzato dall’ambasciata d’Israele a Roma per i 75 anni dello Stato ebraico, festeggiati all’auditorium Parco della Musica con l’esecuzione di brani di Bruch, Haydn e Mendelssohn. L’iniziativa è stata salutata da una lettera di apprezzamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A intervenire in sala, l’ambasciatore israeliano Alon Bar.

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LA PROIEZIONE A ROMA 

Edgardo Mortara, storia di un rapimento

Sono giornate intense per Marco Bellocchio, impegnato nella promozione del suo nuovo film “Rapito” nelle sale italiane. Da Bologna dove Edgardo Mortara era nato nel 1851 per arrivare ieri a Roma, la città in cui – dopo la sottrazione alla propria famiglia da parte della Gendarmeria pontificia – fu costretto a crescere come cristiano dalla Chiesa dell’ultimo papa re. Un film di grande forza storica ed emotiva. Tornato senza premi dal Festival di Cannes, dove era in concorso, ma con l’apprezzamento della critica sia italiana che internazionale. “Il fatto è che io non ho mai ricevuto nessun premio a Cannes, a parte la Palma d’Oro onoraria. Ma non cambierebbe nulla, anche se non venissi premiato in questa edizione. Semmai spero che qualche spettatore vada al cinema, questo è l’importante” le parole di Bellocchio, nel presentarsi sulla Croisette. Un messaggio ribadito nelle scorse ore, nel corso di un evento al Cinema Eden che ha rappresentato un’occasione d’incontro e confronto sui temi del suo film con il mondo ebraico, organizzata dalla Comunità di Roma.

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IL CICLO DI STUDI SOTTO LA GUIDA DEL RAV DAYAN

Alessandria d’Egitto onora Maimonide 
"Lo studio della Torah è vita”

Si è concluso, nella sinagoga di Alessandria d’Egitto, un ciclo di studi in onore di uno dei più illustri personaggi della storia dell’ebraismo mondiale, attivo a lungo nella stessa Alessandria: Mosè Maimonide, il grande rabbino e pensatore noto anche come Rambam.
Un significativo evento condotto sotto la guida di rav Avraham Dayan, già rabbino capo della città e attuale rabbino capo di Livorno, oltre che membro dell’Unione dei Rabbini nei Paesi islamici. Tra gli intervenuti l’ambasciatore israeliano nel Paese Amira Oron, l’ex rabbino capo di Alessandria rav Yosef Nefusi Shlita, il rav Yosef Hillel Shlita di Gerusalemme e alcuni rabbini del Movimento Chabad giunti dall’Italia e dalla Francia.

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IL CONVEGNO DEDICATO A JACOB MANTINO

Un rabbino in Sapienza, nella Roma sospesa
tra Rinascimento e Controriforma

Nel 1553 Paolo IV, all’anagrafe Gian Pietro Carafa, segregava gli ebrei romani in un Ghetto. Quattordici anni prima, in una Roma che si avviava spedita verso la Controriforma e le sue restrizioni, ma in cui era ancora vivo il messaggio di apertura del Rinascimento, saliva in cattedra allo “Studium urbis” (la futura Università Sapienza) un intellettuale di gran fama: Jacob Mantino. Rabbino, medico e traduttore. Ponte tra gli altri con rilevanti figure del mondo islamico come Averroè e Avicenna. E soprattutto suo primo docente ebreo.
Una figura affascinante sotto vari aspetti, ma ancora poco conosciuta. A riportarla al centro dell’attenzione un convegno che ha preso il via in queste ore presso il Dipartimento di Filosofia dell’ateneo, organizzato dai docenti Chiara Adorisio e Giovanni Licata. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, la prima nel suo genere dedicata a questo personaggio e al suo lascito, quella di indagare le condizioni politiche e sociali “che hanno fatto sì che Mantino sia stato il primo studioso ebreo a insegnare in forma ufficiale in una Università europea”.

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LA RASSEGNA A CASALE MONFERRATO

Musica in sinagoga, al via l’undicesima edizione

Una giornata dedicata all’arte per i ragazzi quella svoltasi ieri nel complesso ebraico di Casale. Dopo aver inaugurato una mostra a cura di Ada Treves e Paolo Cesari, con le opere di tre illustratori di Orecchio Acerbo, casa editrice impegnata a raccontare ai più giovani molte storie legate all’ebraismo, un concerto nel pomeriggio ha ribadito come anche la musica possa essere uno strumento fondamentale per trasmettere parole che le giovani generazioni non possono ignorare.
L’evento ha costituito anche l’apertura per l’XI stagione di Musica in Sinagoga, rassegna di concerti curata dell’Associazione Compositori Associati in collaborazione con la Comunità ebraica di Casale, ma soprattutto è stata l’occasione per un viaggio “intorno al mondo con Italo Calvino, nel centenario della nascita” (questo il titolo del concerto), compiuto insieme ai ragazzi del Coro Ghescer, ai solisti dell’Opera dei Ragazzi e ai giovanissimi di Musicainsieme (espressione della scuola primaria San Paolo), sotto l’attenta direzione di Erika Patrucco.

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L'INIZIATIVA PER LA SCUOLA EBRAICA DI TORINO

Aleph Factor, giovani talenti sul palco

Si è svolta a Torino la prima edizione dell’Aleph Factor, contest ideato per scoprire i talenti che si nascondono tra i banchi della scuola ebraica cittadina. Oltre cinquanta partecipanti – dalla materna alla terza media – si sono cimentati, con impegno e grande disinvoltura, sul palco del Teatro Maffei in 29 esibizioni di canto, danza, teatro e musica. Le performance – sorprendenti, emozionanti e divertenti – sono state valutate e premiate da una giuria tecnica di qualità, costituita da professionisti del settore artistico di livello nazionale. La manifestazione è stata organizzata dall’Asset (Associazione ex allievi e amici della Scuola Ebraica di Torino), con l’obiettivo di raccogliere fondi per la scuola, coinvolgendo i ragazzi e le loro famiglie in un pomeriggio di allegria e di emozioni.

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