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2 settembre 2015 - 18 Elul 5775
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav
David
Sciunnach,
rabbino
“Non ho dato parte di essa ad un morto…” (Devarìm 26, 14). Ha detto il commentatore Tiferet Shlomò: ‘Hanno scritto i nostri Maestri: colui che adempie ad un precetto non in modo conforme, pensando ad un guadagno personale, rafforzerà la sitrà acharà – la parte negativa che c’è nel mondo’. Per questo c’è scritto: “Non ho dato parte di essa ad un morto”, cioè "Non ho dato i Miei precetti alle forze del male e non ho fatto di loro offerte ai morti".
 
David
Assael,
ricercatore
Molto interessante lo scontro che si profila all’orizzonte fra una rediviva Angela Merkel, forse memore delle decine di migliaia di profughi scappati dalle dittature comuniste in cui anche lei ha vissuto, e l’autocrate Viktor Orbàn. Fino a questo momento, il premier ungherese aveva dimostrato sangue freddo nei confronti delle timide reazioni europee di fronte alle sue politiche ipernazionaliste ed autoritarie, ma questa volta tradisce nervosismo perché è ben cosciente che se la Germania comanda, lui deve eseguire e stare zitto; il che lo metterebbe in enorme difficoltà di fronte ad un’opinione pubblica da lui educata all’intolleranza e alla xenofobia.
 
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 Le ferite dell'Europa
“Binari evacuati. Viaggiatori bloccati. Centinaia di poliziotti alle pensiline. Lacrimogeni e manganellate come alla frontiera macedone”. Così il Corriere della sera racconta il caos alla stazione di Budapest, ‘assediata’ da centinaia di migranti che premono per oltrepassare il confine ed andare in Germania dopo l’apertura della cancelliera Angela Merkel verso i profughi siriani. Inflessibile la reazione ungherese che ha fatto partire un blitz, impedendo ai migranti di salire sul treno e lanciando, attraverso la sua classe politica, pesanti attacchi a Berlino. Antal Rogan, uno degli uomini più in vista del premier Orban, ha dichiarato: “Cittadini, volete forse che i vostri figli crescano in un Califfato unico europeo? Io no, spieghiamolo alla cancelliera Merkel”.

Le docce di Auschwitz. Polemiche e sconcerto in tutto il mondo per la scelta del direttivo del Museo di Auschwitz di mettere a disposizione dei visitatori delle docce, nebulizzatori d’acqua, per contrastare il caldo estivo. Un’immagine, quella delle docce, da molti definita agghiacciante. “La discussione è in corso e probabilmente, come tutte le contese che riguardano questo posto disgraziato e maledetto, durerà a lungo e comunque farà parte della storia della costruzione di Auschwitz come luogo per eccellenza della memoria”, si legge su Repubblica. Non esprime contrarietà la Testimone della Shoah Halina Birenbaum, che alla Stampa dichiara: “Scorgo la solita attitudine di chi cerca sempre la polemica per rendere quel luogo così caricaturale da risultare incredibile”. Alberto Sed, sopravvissuto romano, aggiunge: “Non ho mai sentito caldo ad Auschwitz, solo un gelo terribile. Ma questo non significa che chi vuole conoscere l’inferno debba sperimentarlo”.
 
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  davar
MIGRANTI – L’APPELLO DEI LEADER EBRAICI
“Il nostro sdegno deve risvegliare
tutte le forze della società civile”

Di fronte al marchio impresso in territorio europeo a decine di profughi che cercano di mettersi in salvo dalla realtà in fiamme dei loro luoghi d’origine non basta lo sdegno, serve una reazione forte e unitaria.
Lo ha affermato il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna commentando le notizie provenienti dalla Repubblica Ceca e annunciando l’intento di sollecitare un’ampia mobilitazione della società civile proprio in occasione della Giornata europea della cultura ebraica che si svolge questa domenica 6 settembre. Il tradizionale appuntamento in cui le sinagoghe e le istituzioni ebraiche aprono le porte a tutta la cittadinanza non a caso pone quest’anno al centro dell’attenzione la necessità di costruire i ponti del dialogo e della solidarietà e di abbattere i muri dell’isolamento e della discriminazione.
“I segnali registrati in queste drammatiche ore che ci arrivano dalla Repubblica Ceca – commenta il presidente UCEI – dove decine di profughi sono stati letteralmente marchiati come fossero bestiame al macello, richiamando inevitabilmente il periodo più oscuro della storia contemporanea, sono soltanto l'ultimo di una serie di inquietanti accadimenti contro i quali ferma deve sentirsi la voce di tutte le società civili e progredite. È un fatto gravissimo quello che si registra in queste ore. Come gravissima è l'immagine di un'Europa che appare sempre più fragile e incapace di affrontare le sfide che la investono".
“Serve una reazione forte e unitaria - aggiunge Gattegna - ed è necessario che le realtà ebraiche mettano a disposizione di tutti la loro esperienza di amore per la convivenza e per la diversità, di tutela identitaria, di rigoroso rispetto per i diritti civili e le esigenze dei più deboli. Perché il nostro futuro, il futuro dei valori in cui crediamo e in cui ci riconosciamo, mai come adesso è posto a rischio”.
“La Storia – conclude Gattegna - ci ha insegnato che l'indifferenza non è una scelta accettabile”.
Sullo stesso argomento da registrare anche una presa di posizione della Presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello: “Le informazioni che arrivano dal confine tra l’Austria e la Repubblica Ceca – afferma - sono inaccettabili. Gli agenti stanno segnando con un numero sul braccio tutti i rifugiati. È un’immagine che non possiamo sopportare, che riporta alla mente le procedure d’ingresso ai campi di sterminio nazisti, quando milioni di uomini, donne e bambini venivano marchiati con un numero, come animali, per poi essere mandati a morire. Dopo 70 anni da quell’orrore non possiamo restare indifferenti di fronte a una procedura disumana e chi rimarrà in silenzio rischierà di essere complice di questi fatti.  È  ora che l’Europa capisca che il fenomeno dell’immigrazione, seppur complesso, non può essere affrontato con metodi repressivi e offensivi della dignità umana. L’accoglienza prima e l’integrazione dopo sono le politiche su cui i governi devono lavorare. Se continueremo ad assistere indifferenti a scene come quelle di oggi allora l’anima dell’Europa nata dalle ceneri di Auschwitz sarà svuotata di ogni suo valore fondamentale”.


(Nell'immagine i fiori in memoria dei 71 migranti abbandonati e trovati morti negli scorsi giorni in un automezzo lungo l'autostrada Vienna-Bratislava).
israele
La legge che combatte i terroristi
Il parlamento israeliano è chiamato in queste ore a votare un discusso progetto di legge che riorganizza la normativa antiterrorismo. Il provvedimento, come spiega la stampa israeliana, è da tempo in attesa di essere votato alla Knesset e il suo obiettivo è una ridefinizione del concetto di terrorismo e delle attività ad esso legato. Secondo i critici, la nuova normativa – che cancella tra le altre cose alcune leggi risalenti al mandato britannico – rende troppo generiche le fattispecie di reato ricollegabili al terrorismo, allargando  le maglie dell'applicabilità della sanzione penale.

Di contro, i sostenitori affermano che il nuovo assetto – ispirato anche a normative di altri paesi – renderà più efficaci le misure di contrasto al terrorismo, anche sul fronte interno.
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la partnership ucei-matan
Il valore delle donne
Crescere, capire il valore delle donne nell’ebraismo, applicare gli insegnamenti e trasmetterli alle generazioni future: si condensa così il Bat Mitzvah Program, il progetto realizzato dal Matan Institute, la scuola israeliana di studi ebraici dedicata alle donne, portato a Roma dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Inaugurato gli scorsi 30 e 31 agosto alla presenza di Oshra Koren, direttore del Matan Hasharon, il corso di formazione è stato indirizzato alle insegnanti ed educatrici delle diverse comunità e aveva come scopo quello di esportare corsi di Bat Mitzvah aperti a madri e figlie nei quali venga valorizzato il ruolo della donna attraverso la riscoperta delle figure femminili dell’ebraismo e che faccia acquisire la conoscenza dei diritti e doveri di una donna rispetto a se stessa e al popolo ebraico una volta varcata la soglia della maggiorità religiosa.
Tra le 12 partecipanti provenienti da Roma, Torino e Firenze, Gaia Piperno, morah alla scuola elementare romana ha raccontato: “Ho trovato il seminario molto interessante e soprattutto coinvolgente. Attraverso l’educazione informale, ci hanno fatto scegliere una figura femminile dell’ebraismo, aiutandoci poi ad attualizzarla”.
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firenze - l'eredità della prestigiosa rivista
Il Ponte, una storia da leggere
“Ricordo come fosse ieri l’immagine di mia madre seduta a leggere Il Ponte. La rivista ha segnato una generazione di famiglie ebraiche fiorentine e non posso che provare per essa un immenso affetto. Per questo quando dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è arrivata la proposta di celebrarla durante la settimana che precede la Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata ai Ponti & AttraversaMenti e di cui siamo la città capofila, ne sono stata felicemente sorpresa”, racconta Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica fiorentina. 
Fondata nel 1945 dall’avvocato e politico Piero Calamandrei e dedicata ai temi della politica e della letteratura, la rivista Il Ponte è stata al centro dell’incontro di ieri alla Biblioteca Nazionale, animato dall’antropologo Ugo Caffaz, coordinatore degli eventi toscani per il Giorno della Memoria, dal direttore della testata Marcello Rossi e Rino Genovese oltre che dalla direttrice della Biblioteca Maria Letizia Sebastiani. La rivista, ancora in pubblicazione, affronta da settant’anni i temi d’attualità più rilevanti (per ultima la crisi in Grecia), coinvolgendo firme prestigiose ed è stata segnata da tre fasi: la direzione di Calamandrei, quella di Enriques Agnoletti e quella attuale, distinguendosi per la scelta di portare avanti il proprio lavoro attraverso il contributo degli abbonati e raramente con la pubblicità. Nato a Firenze nel 1889, Piero Calamandrei, dopo la laurea in Giurisprudenza venne inserito nella sottocommissione che negli anni ’20 doveva riformare il codice di procedura penale e fu poi uno dei principali ispiratori del nuovo codice di procedura civile. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si impegnò nell’associazione antifascista Italia libera che avrebbe ispirato il movimento di Giustizia e Libertà e il Partito d’Azione, di cui fu uno dei fondatori nel 1942. Una volta sciolto il Partito d’Azione, divenne deputato del Partito socialdemocratico e poi del movimento di Unità popolare con Ferruccio Parri.

(Nella foto, pubblicata sulla pagina Facebook Firenze Ebraica, da sinistra la direttrice della Biblioteca Nazionale Maria Letizia Sebastiani, il direttore de Il Ponte Marcello Rossi e l’antropologo Ugo Caffaz).
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FIRENZE - L'OMAGGIO AL CRITICO GUIDO FINK
I ponti culturali di un pioniere,
tra cinema, arte e letteratura

Tra cinema e letteratura, storia e teatro, nella carriera del critico Guido Fink non sono certo mancati i ponti. Lo sottolinea il figlio Enrico, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Firenze, nel raccontare quello di cui si tratterà questa sera nel corso dell'incontro intitolato “Nel segno di Proteo: da Shakespeare a Bassani”, all'auditorium Stensen nel capoluogo toscano. L'evento è stato organizzato nell'ambito della Giornata Europea della Cultura Ebraica, il cui tema quest'anno è “Ponti & AttraversaMenti”, per celebrare tra l'altro anche gli ottant'anni di Guido Fink, in un omaggio che prenderà le mosse dalla presentazione dell'omonimo libro pubblicato a giugno da Guaraldi, un'antologia di suoi scritti curata da Roberto Barbolini.
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roma, Al via il festival di letteratura
Le domande del futuro
L’ottava edizione del Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica, promosso dalla Comunità Ebraica di Roma e curato da Ariela Piattelli, Marco Panella, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann si svolge a Roma dal 5 al 9 settembre. Il Festival apre sabato 5 settembre con La Notte della Cabbalà, una maratona serale di eventi culturali dedicata alla mistica ebraica, con incontri, lezioni, mostre, musica, degustazioni, che si alterneranno dalle ore 21 alle 01.30 nella zona del quartiere ebraico, tra il lungotevere De’ Cenci, via del Portico D’Ottavia e via Arenula. Caratterizzato da un sorprendente e sempre maggiore successo di pubblico, una forte presenza di ospiti internazionali e una proposta culturale in cui tradizione ed innovazione spaziano dalla letteratura all’arte, dalla danza al teatro, dal cinema alla musica e alla tecnologia, il Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica si affida anche quest’anno alla narrazione e alle performance di scrittori, artisti, filosofi, attori e giornalisti, per intraprendere un percorso affascinante alla ricerca del futuro. “Around the Future” è infatti il tema scelto dall’ottava edizione del Festival per offrire al pubblico una lettura culturale dell’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana e sulla sua aspettativa di miglioramento per il futuro.
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qui roma - kicking out shoshana
Israele sul grande schermo,

un sorriso contro l'intolleranza
“Ci ha fatto divertire e riflettere. I suoi personaggi, pur paradossali, rispecchiano in qualche modo la società israeliana”, commentano a caldo Eleonora e Laura, che in Israele hanno vissuto per motivi di studio; mentre si accendono le luci dell’Isola del Cinema e i titoli di coda scorrono sullo schermo incastonato nel Tevere.

Protagonista della serata, la commedia “Kicking out Shoshana”, regia di Shay Kanot, scelta per dare un’assaggio della prossima edizione del Pitigliani Kol’noa Festival, la kermesse dedicata al cinema israeliano e organizzata dal Centro Ebraico Il Pitigliani che tornerà a Roma alla fine di ottobre. Il pubblico esprime giudizi generalmente positivi sulla pellicola che affronta in maniera leggera e surreale il dibattuto tema dei diritti civili, della libertà sessuale e della complessa identità della società israeliana. Al centro della scena, un calciatore della fantomantica squadra del Bnei Yerushalaim (liberamente ispirata al Beitar Yerushalaim, noto anche per le imtemperanze di alcuni suoi tifosi) che, per una serie di rocamboleschi eventi, viene costretto da un improbabile mafioso a dichiarare pubblicamente la propria (falsa) omosessualità.
Il giovane si troverà a quel punto rifiutato dai compagni e dai supporter, ma rinascerà come icona gay dedita a incontri nelle scuole sulla tolleranza e l’accettazione del diverso, in una Gerusalemme multicolor. A dare il proprio saluto prima della proiezione, l’ambasciatore israeliano Naor Gilon, accolto dal direttore artistico dell’Isola del Cinema Giorgio Ginori: “Questo – ha dichiarato Gilon – è uno dei momenti di incontro in cui Italia e Israele si rafforzano attraverso la cultura, usando la lingua comune del cinema. La trama, partendo dallo stereotipo della virilità ostentata presente nel mondo del calcio vuole far capire come l’intolleranza e la non conoscenza siano alla base di tutti i problemi”.
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pilpul
Ticketless - Contro i minimalisti
Da non perdere l’intervista di Paolo Di Stefano al decano dei nostri italianisti (La lettura, 23 agosto scorso). Pier Vincenzo Mengaldo, da sempre un’anima libera, sgombra di pregiudizi (ricordiamo il suo saggio su memorialistica, deportazione e letteratura, Bollati Boringhieri), pungolato dal suo interlocutore, non fa sconti a nessuno, soprattutto ai critici dell’ultima generazione. Minimalisti, dice, bravi soltanto a guardarsi l’ombelico. Per amor di patria nessun nome, ma chi conosce il piccolo mondo della critica letteraria capisce di quali ombelichi si favelli. Già in altre sedi, questa volta con maggiore energia, Mengaldo dice di riuscire a leggere soltanto gialli o narrativa israeliana: “La narrativa migliore nasce in Paesi in cui la società e la politica pongano seri problemi nazionali, per esempio contrasti etnici, religiosi, politici. Paesi in cui le lacerazioni sono profonde, come Israele. Alla letteratura non fa bene un tipo di società omogeneizzata, come sono quella italiana o quella francese”.

Alberto Cavaglion
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Periscopio - Suspense
Come grande ammiratore di Stieg Larsson, e avido lettore della trilogia di Millennium, sono tra coloro che si sono precipitati ad acquistare – lo stesso giorno di agosto in cui, in tutto il mondo, è stato pubblicato – il quarto volume della serie, ove sono raccontate le nuove, emozionanti avventure dei due noti protagonisti, il giornalista d’inchiesta Mikael Blomkvist, indomito ricercatore delle verità nascoste dei 'poteri forti', e la hacker solitaria Lisbeth Salander, genio dell’informatica e spietata vendicatrice delle donne offese. Com’è noto, la morte prematura di Larsson ha reso necessaria la prosecuzione della serie attraverso la penna di un altro autore, dietro accordo con i titolari dei diritti (il padre e il fratello, non vantando la sua compagna un titolo legale). La scelta è caduta su David Lagercrantz, versatile e prolifico scrittore svedese, e, senza voler fare pubblicità, mi pare che sia stata senz’altro felice. Lagercrantz è molto bravo, e non tradisce le attese: la sua suspense è la stessa di Larsson, come anche il ritmo incalzante del suo racconto.

Francesco Lucrezi, storico
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