David
Sciunnach,
rabbino
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“Non
ho dato parte di essa ad un morto…” (Devarìm 26, 14). Ha detto il
commentatore Tiferet Shlomò: ‘Hanno scritto i nostri Maestri: colui che
adempie ad un precetto non in modo conforme, pensando ad un guadagno
personale, rafforzerà la sitrà acharà – la parte negativa che c’è nel
mondo’. Per questo c’è scritto: “Non ho dato parte di essa ad un
morto”, cioè "Non ho dato i Miei precetti alle forze del male e non ho
fatto di loro offerte ai morti".
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David
Assael,
ricercatore
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Molto
interessante lo scontro che si profila all’orizzonte fra una rediviva
Angela Merkel, forse memore delle decine di migliaia di profughi
scappati dalle dittature comuniste in cui anche lei ha vissuto, e
l’autocrate Viktor Orbàn. Fino a questo momento, il premier ungherese
aveva dimostrato sangue freddo nei confronti delle timide reazioni
europee di fronte alle sue politiche ipernazionaliste ed autoritarie,
ma questa volta tradisce nervosismo perché è ben cosciente che se la
Germania comanda, lui deve eseguire e stare zitto; il che lo metterebbe
in enorme difficoltà di fronte ad un’opinione pubblica da lui educata
all’intolleranza e alla xenofobia.
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Le ferite dell'Europa |
“Binari
evacuati. Viaggiatori bloccati. Centinaia di poliziotti alle pensiline.
Lacrimogeni e manganellate come alla frontiera macedone”. Così il
Corriere della sera racconta il caos alla stazione di Budapest,
‘assediata’ da centinaia di migranti che premono per oltrepassare il
confine ed andare in Germania dopo l’apertura della cancelliera Angela
Merkel verso i profughi siriani. Inflessibile la reazione ungherese che
ha fatto partire un blitz, impedendo ai migranti di salire sul treno e
lanciando, attraverso la sua classe politica, pesanti attacchi a
Berlino. Antal Rogan, uno degli uomini più in vista del premier Orban,
ha dichiarato: “Cittadini, volete forse che i vostri figli crescano in
un Califfato unico europeo? Io no, spieghiamolo alla cancelliera
Merkel”.
Le docce di Auschwitz.
Polemiche e sconcerto in tutto il mondo per la scelta del direttivo del
Museo di Auschwitz di mettere a disposizione dei visitatori delle
docce, nebulizzatori d’acqua, per contrastare il caldo estivo.
Un’immagine, quella delle docce, da molti definita agghiacciante. “La
discussione è in corso e probabilmente, come tutte le contese che
riguardano questo posto disgraziato e maledetto, durerà a lungo e
comunque farà parte della storia della costruzione di Auschwitz come
luogo per eccellenza della memoria”, si legge su Repubblica. Non
esprime contrarietà la Testimone della Shoah Halina Birenbaum, che alla
Stampa dichiara: “Scorgo la solita attitudine di chi cerca sempre la
polemica per rendere quel luogo così caricaturale da risultare
incredibile”. Alberto Sed, sopravvissuto romano, aggiunge: “Non ho mai
sentito caldo ad Auschwitz, solo un gelo terribile. Ma questo non
significa che chi vuole conoscere l’inferno debba sperimentarlo”.
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MIGRANTI – L’APPELLO DEI LEADER EBRAICI
“Il nostro sdegno deve risvegliare
tutte le forze della società civile”
Di
fronte al marchio impresso in territorio europeo a decine di profughi
che cercano di mettersi in salvo dalla realtà in fiamme dei loro luoghi
d’origine non basta lo sdegno, serve una reazione forte e unitaria.
Lo ha affermato il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna commentando le notizie provenienti dalla
Repubblica Ceca e annunciando l’intento di sollecitare un’ampia
mobilitazione della società civile proprio in occasione della Giornata
europea della cultura ebraica che si svolge questa domenica 6
settembre. Il tradizionale appuntamento in cui le sinagoghe e le
istituzioni ebraiche aprono le porte a tutta la cittadinanza non a caso
pone quest’anno al centro dell’attenzione la necessità di costruire i
ponti del dialogo e della solidarietà e di abbattere i muri
dell’isolamento e della discriminazione.
“I segnali registrati in queste drammatiche ore che ci arrivano dalla
Repubblica Ceca – commenta il presidente UCEI – dove decine di profughi
sono stati letteralmente marchiati come fossero bestiame al macello,
richiamando inevitabilmente il periodo più oscuro della storia
contemporanea, sono soltanto l'ultimo di una serie di inquietanti
accadimenti contro i quali ferma deve sentirsi la voce di tutte le
società civili e progredite. È un fatto gravissimo quello che si
registra in queste ore. Come gravissima è l'immagine di un'Europa che
appare sempre più fragile e incapace di affrontare le sfide che la
investono".
“Serve una reazione forte e unitaria - aggiunge Gattegna - ed è
necessario che le realtà ebraiche mettano a disposizione di tutti la
loro esperienza di amore per la convivenza e per la diversità, di
tutela identitaria, di rigoroso rispetto per i diritti civili e le
esigenze dei più deboli. Perché il nostro futuro, il futuro dei valori
in cui crediamo e in cui ci riconosciamo, mai come adesso è posto a
rischio”.
“La Storia – conclude Gattegna - ci ha insegnato che l'indifferenza non è una scelta accettabile”.
Sullo stesso argomento da registrare anche una presa di posizione della
Presidente della Comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello: “Le
informazioni che arrivano dal confine tra l’Austria e la Repubblica
Ceca – afferma - sono inaccettabili. Gli agenti stanno segnando con un
numero sul braccio tutti i rifugiati. È un’immagine che non possiamo
sopportare, che riporta alla mente le procedure d’ingresso ai campi di
sterminio nazisti, quando milioni di uomini, donne e bambini venivano
marchiati con un numero, come animali, per poi essere mandati a morire.
Dopo 70 anni da quell’orrore non possiamo restare indifferenti di
fronte a una procedura disumana e chi rimarrà in silenzio rischierà di
essere complice di questi fatti. È ora che l’Europa capisca
che il fenomeno dell’immigrazione, seppur complesso, non può essere
affrontato con metodi repressivi e offensivi della dignità umana.
L’accoglienza prima e l’integrazione dopo sono le politiche su cui i
governi devono lavorare. Se continueremo ad assistere indifferenti a
scene come quelle di oggi allora l’anima dell’Europa nata dalle ceneri
di Auschwitz sarà svuotata di ogni suo valore fondamentale”.
(Nell'immagine
i fiori in memoria dei 71 migranti abbandonati e trovati morti negli
scorsi giorni in un automezzo lungo l'autostrada Vienna-Bratislava).
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la partnership ucei-matan
Il valore delle donne
Crescere,
capire il valore delle donne nell’ebraismo, applicare gli insegnamenti
e trasmetterli alle generazioni future: si condensa così il Bat Mitzvah
Program, il progetto realizzato dal Matan Institute, la scuola
israeliana di studi ebraici dedicata alle donne, portato a Roma
dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Inaugurato gli scorsi 30
e 31 agosto alla presenza di Oshra Koren, direttore del Matan Hasharon,
il corso di formazione è stato indirizzato alle insegnanti ed
educatrici delle diverse comunità e aveva come scopo quello di
esportare corsi di Bat Mitzvah aperti a madri e figlie nei quali venga
valorizzato il ruolo della donna attraverso la riscoperta delle figure
femminili dell’ebraismo e che faccia acquisire la conoscenza dei
diritti e doveri di una donna rispetto a se stessa e al popolo ebraico
una volta varcata la soglia della maggiorità religiosa.
Tra le 12 partecipanti provenienti da Roma, Torino e Firenze, Gaia
Piperno, morah alla scuola elementare romana ha raccontato: “Ho trovato
il seminario molto interessante e soprattutto coinvolgente. Attraverso
l’educazione informale, ci hanno fatto scegliere una figura femminile
dell’ebraismo, aiutandoci poi ad attualizzarla”.
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firenze - l'eredità della prestigiosa rivista
Il Ponte, una storia da leggere
“Ricordo
come fosse ieri l’immagine di mia madre seduta a leggere Il Ponte. La
rivista ha segnato una generazione di famiglie ebraiche fiorentine e
non posso che provare per essa un immenso affetto. Per questo quando
dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è arrivata la proposta di
celebrarla durante la settimana che precede la Giornata Europea della
Cultura Ebraica, dedicata ai Ponti & AttraversaMenti e di cui siamo
la città capofila, ne sono stata felicemente sorpresa”, racconta Sara
Cividalli, presidente della Comunità ebraica fiorentina.
Fondata
nel 1945 dall’avvocato e politico Piero Calamandrei e dedicata ai temi
della politica e della letteratura, la rivista Il Ponte è stata al
centro dell’incontro di ieri alla Biblioteca Nazionale, animato
dall’antropologo Ugo Caffaz, coordinatore degli eventi toscani per il
Giorno della Memoria, dal direttore della testata Marcello Rossi e Rino
Genovese oltre che dalla direttrice della Biblioteca Maria Letizia
Sebastiani. La rivista, ancora in pubblicazione, affronta da
settant’anni i temi d’attualità più rilevanti (per ultima la crisi in
Grecia), coinvolgendo firme prestigiose ed è stata segnata da tre fasi:
la direzione di Calamandrei, quella di Enriques Agnoletti e quella
attuale, distinguendosi per la scelta di portare avanti il proprio
lavoro attraverso il contributo degli abbonati e raramente con la
pubblicità. Nato a Firenze nel 1889, Piero Calamandrei, dopo la laurea
in Giurisprudenza venne inserito nella sottocommissione che negli anni
’20 doveva riformare il codice di procedura penale e fu poi uno dei
principali ispiratori del nuovo codice di procedura civile. Allo
scoppio della Seconda guerra mondiale si impegnò nell’associazione
antifascista Italia libera che avrebbe ispirato il movimento di
Giustizia e Libertà e il Partito d’Azione, di cui fu uno dei fondatori
nel 1942. Una volta sciolto il Partito d’Azione, divenne deputato del
Partito socialdemocratico e poi del movimento di Unità popolare con
Ferruccio Parri.
(Nella
foto, pubblicata sulla pagina Facebook Firenze Ebraica, da sinistra la
direttrice della Biblioteca Nazionale Maria Letizia Sebastiani, il
direttore de Il Ponte Marcello Rossi e l’antropologo Ugo Caffaz).
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FIRENZE - L'OMAGGIO AL CRITICO GUIDO FINK
I ponti culturali di un pioniere,
tra cinema, arte e letteratura
Tra
cinema e letteratura, storia e teatro, nella carriera del critico Guido
Fink non sono certo mancati i ponti. Lo sottolinea il figlio Enrico,
assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Firenze, nel
raccontare quello di cui si tratterà questa sera nel corso
dell'incontro intitolato “Nel segno di Proteo: da Shakespeare a
Bassani”, all'auditorium Stensen nel capoluogo toscano. L'evento è
stato organizzato nell'ambito della Giornata Europea della Cultura
Ebraica, il cui tema quest'anno è “Ponti & AttraversaMenti”, per
celebrare tra l'altro anche gli ottant'anni di Guido Fink, in un
omaggio che prenderà le mosse dalla presentazione dell'omonimo libro
pubblicato a giugno da Guaraldi, un'antologia di suoi scritti curata da
Roberto Barbolini.
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roma, Al via il festival di letteratura Le domande del futuro
L’ottava
edizione del Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica,
promosso dalla Comunità Ebraica di Roma e curato da Ariela Piattelli,
Marco Panella, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann si svolge a
Roma dal 5 al 9 settembre. Il Festival apre sabato 5 settembre con La
Notte della Cabbalà, una maratona serale di eventi culturali dedicata
alla mistica ebraica, con incontri, lezioni, mostre, musica,
degustazioni, che si alterneranno dalle ore 21 alle 01.30 nella zona
del quartiere ebraico, tra il lungotevere De’ Cenci, via del Portico
D’Ottavia e via Arenula. Caratterizzato da un sorprendente e sempre
maggiore successo di pubblico, una forte presenza di ospiti
internazionali e una proposta culturale in cui tradizione ed
innovazione spaziano dalla letteratura all’arte, dalla danza al teatro,
dal cinema alla musica e alla tecnologia, il Festival Internazionale di
Letteratura e Cultura Ebraica si affida anche quest’anno alla
narrazione e alle performance di scrittori, artisti, filosofi, attori e
giornalisti, per intraprendere un percorso affascinante alla ricerca
del futuro. “Around the Future” è infatti il tema scelto dall’ottava
edizione del Festival per offrire al pubblico una lettura culturale
dell’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana e sulla sua
aspettativa di miglioramento per il futuro.
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qui roma - kicking out shoshana
Israele sul grande schermo,
un sorriso contro l'intolleranza
“Ci
ha fatto divertire e riflettere. I suoi personaggi, pur paradossali,
rispecchiano in qualche modo la società israeliana”, commentano a caldo
Eleonora e Laura, che in Israele hanno vissuto per motivi di studio;
mentre si accendono le luci dell’Isola del Cinema e i titoli di coda
scorrono sullo schermo incastonato nel Tevere.
Protagonista
della serata, la commedia “Kicking out Shoshana”, regia di Shay Kanot,
scelta per dare un’assaggio della prossima edizione del Pitigliani
Kol’noa Festival, la kermesse dedicata al cinema israeliano e
organizzata dal Centro Ebraico Il Pitigliani che tornerà a Roma alla
fine di ottobre. Il pubblico esprime giudizi generalmente positivi
sulla pellicola che affronta in maniera leggera e surreale il dibattuto
tema dei diritti civili, della libertà sessuale e della complessa
identità della società israeliana. Al centro della scena, un calciatore
della fantomantica squadra del Bnei Yerushalaim (liberamente ispirata
al Beitar Yerushalaim, noto anche per le imtemperanze di alcuni suoi
tifosi) che, per una serie di rocamboleschi eventi, viene costretto da
un improbabile mafioso a dichiarare pubblicamente la propria (falsa)
omosessualità.
Il
giovane si troverà a quel punto rifiutato dai compagni e dai supporter,
ma rinascerà come icona gay dedita a incontri nelle scuole sulla
tolleranza e l’accettazione del diverso, in una Gerusalemme multicolor.
A dare il proprio saluto prima della proiezione, l’ambasciatore
israeliano Naor Gilon, accolto dal direttore artistico dell’Isola del
Cinema Giorgio Ginori: “Questo – ha dichiarato Gilon – è uno dei
momenti di incontro in cui Italia e Israele si rafforzano attraverso la
cultura, usando la lingua comune del cinema. La trama, partendo dallo
stereotipo della virilità ostentata presente nel mondo del calcio vuole
far capire come l’intolleranza e la non conoscenza siano alla base di
tutti i problemi”.
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Ticketless
- Contro i minimalisti |
Da
non perdere l’intervista di Paolo Di Stefano al decano dei nostri
italianisti (La lettura, 23 agosto scorso). Pier Vincenzo Mengaldo, da
sempre un’anima libera, sgombra di pregiudizi (ricordiamo il suo saggio
su memorialistica, deportazione e letteratura, Bollati Boringhieri),
pungolato dal suo interlocutore, non fa sconti a nessuno, soprattutto
ai critici dell’ultima generazione. Minimalisti, dice, bravi soltanto a
guardarsi l’ombelico. Per amor di patria nessun nome, ma chi conosce il
piccolo mondo della critica letteraria capisce di quali ombelichi si
favelli. Già in altre sedi, questa volta con maggiore energia, Mengaldo
dice di riuscire a leggere soltanto gialli o narrativa israeliana: “La
narrativa migliore nasce in Paesi in cui la società e la politica
pongano seri problemi nazionali, per esempio contrasti etnici,
religiosi, politici. Paesi in cui le lacerazioni sono profonde, come
Israele. Alla letteratura non fa bene un tipo di società omogeneizzata,
come sono quella italiana o quella francese”.
Alberto Cavaglion
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Periscopio
- Suspense |
Come
grande ammiratore di Stieg Larsson, e avido lettore della trilogia di
Millennium, sono tra coloro che si sono precipitati ad acquistare – lo
stesso giorno di agosto in cui, in tutto il mondo, è stato pubblicato –
il quarto volume della serie, ove sono raccontate le nuove, emozionanti
avventure dei due noti protagonisti, il giornalista d’inchiesta Mikael
Blomkvist, indomito ricercatore delle verità nascoste dei 'poteri
forti', e la hacker solitaria Lisbeth Salander, genio dell’informatica
e spietata vendicatrice delle donne offese. Com’è noto, la morte
prematura di Larsson ha reso necessaria la prosecuzione della serie
attraverso la penna di un altro autore, dietro accordo con i titolari
dei diritti (il padre e il fratello, non vantando la sua compagna un
titolo legale). La scelta è caduta su David Lagercrantz, versatile e
prolifico scrittore svedese, e, senza voler fare pubblicità, mi pare
che sia stata senz’altro felice. Lagercrantz è molto bravo, e non
tradisce le attese: la sua suspense è la stessa di Larsson, come anche
il ritmo incalzante del suo racconto.
Francesco Lucrezi, storico
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