
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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L’incontro
tra Yaakov ed Esaù termina con la loro separazione, con le parole di
Yaakov che dice di dover camminare più piano per seguire il “passo dei
bambini”, לרגל הילדים. (Genesi 34,14). E le nostre società con che passi
stanno camminando? Certamente non con quelli dei bambini, innocenti che
lasciamo morire tra spiagge, mare, guerre e fame. E dopo ne
condividiamo la tragica immagine tra giornali, sociale network e
WhatsApp.
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Il
Mediterraneo è sempre stato oggetto di ‘attraversamenti’. A volte
pacifici, con le rotte commerciali che si incrociavano fin
dall’antichità. Altre volte guerreschi, con sbarchi militari effettuati
in tutte le epoche. E anche disperati, come nel caso delle migrazioni.
Un bel documentario – Shores of Light, Salento 1945-47 – che nei
prossimi mesi verrà proiettato in diverse città italiane, ci parla dei
profughi ebrei reduci dallo sterminio che attendevano nei campi di
raccolta del Sud Italia per raggiungere la Palestina. Ci sono alcune
costanti che si ripetono nel tempo: la popolazione del Meridione
d’Italia, accogliente e curiosa. L’atteggiamento delle grandi potenze
(in primis gli inglesi del Libro Bianco in Palestina, e dei
respingimenti nell’Eurotunnel oggi). L’incapacità di gestire i flussi
di migranti.
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"Israele, la casa di tutti"
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Un
discorso sentito, lungamente applaudito, quello con cui il presidente
israeliano Reuven Rivlin testimonia la missione universale dello Stato
ebraico nella sua visita al Tempio Maggiore di Roma. Dalla difesa dei
valori democratici all’impegno nel processo di pace, dal dialogo
interreligioso ai rapporti tra Diaspora e Israele: molti i temi toccati
nel suo intervento. “Sin da piccolo – dice Rivlin – mi sono ripromesso
che se un giorno avessi ricoperto un incarico pubblico avrei difeso
fermamente alcuni valori: in prima istanza il diritto riconosciuto a
ogni cittadino di professare la religione in cui crede”. Ad accoglierlo
i vertici della Comunità ebraica romana, con la presidente Ruth
Dureghello e il rabbino capo Riccardo Di Segni, insieme al presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna.
L’importante appuntamento è però scarsamente ripreso sui quotidiani in
edicola.
Densa di eventi la prima giornata italiana del presidente Rivlin,
apertasi con un amichevole incontro in Vaticano con Bergoglio,
proseguita con un confronto a caldo sugli argomenti appena toccati con
la stampa israeliana (all’iniziativa ha preso parte anche la redazione
di Pagine Ebraiche) e con un successiva visita in Quirinale dal suo
omologo Sergio Mattarella.
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qui roma - la visita di rivlin in sinagoga
"Israele, la casa di tutti"
Un
discorso sentito, lungamente applaudito, quello con cui il presidente
israeliano Reuven Rivlin, testimonia la missione universale dello Stato
ebraico nella sua visita al Tempio Maggiore di Roma. Dalla difesa dei
valori democratici all’impegno nel processo di pace, dal dialogo
interreligioso ai rapporti tra Diaspora e Israele: molti i temi toccati
nel suo intervento. “Sin da piccolo – dice Rivlin – mi sono ripromesso
che se un giorno avessi ricoperto un incarico pubblico avrei difeso
fermamente alcuni valori: in prima istanza il diritto riconosciuto a
ogni cittadino di professare la religione in cui crede”. Ad accoglierlo
i vertici della Comunità ebraica romana, con la presidente Ruth
Dureghello e il rabbino capo Riccardo Di Segni, insieme al presidente
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. Al suo
fianco l'ambasciatore israeliano in Italia Naor Gilon.
Rivlin pone l’accento sui pericoli dell’accordo sul nucleare iraniano
siglato a Vienna. “La minaccia – il suo monito – è terrificante per il
mondo intero. Perché non può bastare una firma per trasformare l’Iran
in una socia onoraria delle nazioni. Un’estate di diplomazia non può
cambiare la realtà in modo così radicale”. Il futuro del negoziato,
l’esigenza di ristabilire un negoziato diretto con i palestinesi, sono
altre tematiche calde che il presidente affronta con passione. Così
come il rapporto tra Israele e Comunità della Diaspora. “Il nostro
invito a venire a vivere in Israele – puntualizza – non è una questione
politica. E non mette in discussione il diritto degli ebrei di vivere
da eguali in qualunque altro Paese”.
Profonda gratitudine per la visita e il suo significato, alle porte di
un nuovo anno ebraico che si annuncia ricco di sfide, è testimoniata in
tutti e tre gli interventi che precedono le sue parole. L’evento,
condotto dall’assessore alle relazioni istituzionali Ruben Della Rocca,
segue una giornata densa di eventi: l’amichevole incontro in Vaticano
con Bergoglio, il confronto a caldo sugli argomenti appena toccati con
la stampa israeliana (iniziativa cui ha preso parte anche la redazione
di Pagine Ebraiche), la successiva visita in Quirinale dal suo omologo
italiano Sergio Mattarella.
Clicca qui per leggere l'intervento di rav Riccardo Di Segni
Clicca qui per leggere l'intervento di Ruth Dureghello
Clicca qui per leggere l'intervento di Renzo Gattegna
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l'ebraismo italiano a porte aperte
Dal Trentino alla Sicilia,
la Giornata dei ponti
C’è
chi vi ha sciacquato i panni della lingua italiana. E c’è chi continua
a rimirarlo languido al tramonto. Fosse solo per la lunghezza sarebbe
da classificare tra i corsi di media importanza. Ma guai a fidarsi
delle impressioni perché tutti, prima o poi, si sono dovuti confrontare
con il suo incommensurabile peso specifico. L’Arno e i suoi ponti,
simbolo di una città – Firenze – che sta tornando a recitare il ruolo
che le compete nella storia, non solo capitale di bellezza, ma anche
luogo internazionale di incontro e di risoluzione di controversie.
Proprio Firenze è città capofila per l’Italia in questa edizione della
Giornata Europea della Cultura Ebraica, che si propone al pubblico con
un tema particolarmente attuale: Ponti e AttraversaMenti.
L’appuntamento è per domenica 6 settembre: 72 le località territoriali
coinvolte, 30 invece i paesi europei che saranno protagonisti con
incontri, concerti, mostre, tavole rotonde. “Tante le possibili
declinazioni per un tema complesso e affascinante. Sono certo che anche
questa Giornata si rivelerà all’altezza” sottolinea Roberto Jarach,
vicepresidente UCEI con delega alla manifestazione. Molteplici i fronti
aperti anche su scala nazionale. Jarach coglie in particolare un fatto,
ed è la conferma dell’attivismo di centri del Meridione dove la cultura
ebraica torna a intercettare curiosità e interesse. “Segnali
importanti, altamente strategici. Anche perché – afferma – dopo tanti
anni un po’ di stanchezza è inevitabile”.
Pagine Ebraiche, settembre 2015
Clicca qui per lo speciale di Pagine Ebraiche dedicato alla Giornata
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qui bologna - la mostra dei progetti
Zachor, la Memoria viva
Nuova
tappa nel percorso di avvicinamento che porterà la città di Bologna ad
avere il suo Memoriale della Shoah, prossimamente incastonato nel
crocevia tra via Carracci e il ponte di via Matteotti che sorge nei
pressi della stazione ferroviaria.
Lanciato dalla locale Comunità
ebraica e promosso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dalla
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, dal Comune di Bologna,
dall’Ordine degli Architetti e dalle Ferrovie dello Stato, il progetto
sarà interamente illustrato all’interno dell’esposizione
Zachor/Ricorda, che aprirà i battenti alla Salaborsa in concomitanza
con l’avvio delle iniziative per la Giornata Europea della Cultura
Ebraica.
“In fondo – dice Daniele De Paz, presidente della Comunità
ebraica bolognese – questo progetto non è altro che il simbolo di un
ponte: un ponte che ha creato una comunicazione tra architetti e
artisti italiani ed internazionali, che ha coinvolto ebrei e non ebrei.
Ed è interessante notare anche come la location stessa non sia casuale:
il Memoriale verrò costruito sul ponte della stazione, un luogo che
collega due parti diverse di Bologna”. “Zachor” ripercorrerà le tappe
che hanno portato alla definizione del progetto architettonico, dal
bando alla scelta del team dei vincitori.
(Nell’immagine il progetto vincitore)
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FONDAZIONE BENI CULTURALI EBRAICI IN ITALia Radici, un patrimonio comune
Siti
antichi, pieni di storia e di bellezza, ma vuoti e abbandonati, edifici
preziosi minacciati dalla furia delle guerre e del terrorismo, luoghi
un tempo sede di felici commistioni culturali oggi ridotti in macerie.
Sono i protagonisti dell'iniziativa della Fondazione per i Beni
Culturali Ebraici in Italia per la Giornata Europea della Cultura
Ebraica, il cui tema “Ponti & AttraversaMenti” è stato inteso come
un'occasione per proporre “un momento di riflessione sui beni culturali
ebraici, cristiani e islamici a rischio nel mondo per incuria,
problemi economici e, per quanto riguarda il Medio Oriente, minacciati
di distruzione da parte dei fanatici seguaci del sedicente Califfato”,
come spiega il presidente Dario Disegni. A tale scopo, nel giardino del
Tempio ebraico di Firenze, designata come città capofila della
Giornata, sarà presente uno stand che attraverso un percorso
fotografico e multimediale porterà alla scoperta di tali luoghi,
allestito in collaborazione con esponenti del mondo cattolico e
islamico.
(Nella foto Renzo Funaro, architetto e vicepresidente della Fbcei, monsignor Timothy Verdon e l’architetto Osama Rashid).
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qui firenze
"Dialogo? Esperienza concreta"
La
relazione è prima di tutto esperienza concreta. Fatta di saluti,
incontri, difficoltà da superare assieme. Questo lo spirito con cui
donne di diverse estrazioni culturali e religiose si sono riunite ieri
presso la comunità islamica di Firenze per una riflessione, informale e
a più voci, sul tema. Un evento tra i più carichi di significato nel
percorso che porterà all’avvio delle celebrazioni per la Giornata
Europea della Cultura Ebraica di domenica.
“Era importante esserci, anche alla luce del luogo particolare in cui
ci troviamo. Un’esperienza da non mancare” sottolinea la presidente
della Comunità ebraica Sara Cividalli, il cui intervento si è
focalizzato sull’esigenza di superare le barriere e rafforzare i
linguaggi e i codici comuni. “Pensando a questo incontro – le sue
parole – ci siamo chieste se siamo ponti all’interno della nostra
Comunità. È una sfida, ma è anche una necessità. Questo percorso è una
necessità. Se aderenti a se stesse, centrate, noi donne siamo anche
capaci di usare consapevolmente e interpretare il linguaggio maschile,
oltre al nostro simbolico linguaggio femminile. Le donne sono bilingui".
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qui bologna
Sulle note del Jewish Jazz
“Jewish
Jazz, dagli Stati Uniti all’Italia passando per Berlino” è il titolo
del festival, ospitato nel cortile del museo ebraico, che da domani
sera svelerà al pubblico bolognese lo stretto legame che intercorre tra
musica ed ebraismo. Inserito nel cartellone di eventi di
“Bèbolognaestate”, il Jewish Jazz animerà anche le serate di martedì 8
e giovedì 10 accogliendo artisti dai background differenti, col
patrocinio di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna e UCEI. Si
inizia domani il Gabriele Coen Quintet (“Oramai un ospite fisso”,
commenta il presidente della Comunità ebraica bolognese Daniele De
Paz), che suonerà alla ricerca delle note del compositore Kurt Weill,
figlio del primo cantore della sinagoga di Dessau e noto ai più per la
collaborazione con il drammaturgo Bertold Brecht.
(Nell'immagine, Gabriele Coen)
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la rassegna settimanale di melamed
Un bimbo, un maestro e un libro possono cambiare il mondo
Melamed
è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo
italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a
educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna
viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno
responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune
settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità
Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione
settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate
sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter
settimanale di melamed cliccare qui.
Scuola al via: “Un bambino, un insegnante e un libro possono cambiare il mondo”
Torna a criticare quello che definisce conservatorismo dei docenti che
“Temono la valutazione dei test”, Roger Abravanel, saggista e
osservatore, che ha spesso delle riserve sul sistema scolastico
italiano e che spiega: “I 7.000 ex precari francamente non fanno la
differenza: se la loro passione è insegnare, cambiare città è
nell’ordine delle cose”. E, aggiunge “Nella scuola si è tentato lo
scambio tra la riduzione del precariato e la responsabilizzazione dei
presidi, con l’obiettivo di dare un servizio migliore ai clienti della
scuola, ai ragazzi”. Agli insegnanti che si oppongono alla valutazione
del proprio lavoro Abravanel, sostenitore convinto dei test Invalsi e
Pisa, risponde: “I test si fanno in tutto il mondo e hanno un
vantaggio: ci liberano dall’autovalutazione. La quale può andare bene
in Finlandia dove le scuole sono tutte buone ma non in un posto come
l’Italia, con forti differenze tra un istituto e l’altro, dove
insegnanti mediocri e presidi mediocri dovrebbero valutare la scuola
dove lavorano. Addirittura ci sono insegnanti che suggeriscono agli
studenti le risposte dei test Invalsi pur di non sottoporsi a una
valutazione. Le famiglie per fortuna si stanno aprendo. In Italia e in
Grecia ancora non si può, ma nel resto d’Europa un genitore ha il
diritto di sapere qual è il punteggio medio ottenuto nei test da una
determinata scuola. In attesa delle riforme che verranno, tocca a
ciascuno di noi attivarsi per iscrivere i nostri figli nelle scuole
migliori. E questo aiuterà anche le scuole a migliorarsi”.
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Ponti e ponti |
“…
Io ho sempre pensato che i ponti è il più bel lavoro che ci sia: perché
si è sicuri che non ne viene del male a nessuno, anzi del bene, perché
sui ponti passano le strade e senza le strade saremmo ancora come i
selvaggi; insomma perché i ponti sono come l’incontrario delle
frontiere e le frontiere è dove nascono le guerre.” Non sempre le cose
sono così semplici, e molti esempi potrebbero smentire le parole di
Faussone, protagonista della Chiave a stella di Primo Levi. Del resto
il ponte di cui narra (nel racconto intitolato appunto “Il ponte”) sarà
destinato a crollare. Ricordiamo peraltro che Faussone è un montatore e
parla di ponti reali, non di metafore.
Anna Segre, insegnante
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Kibbutz |
Forse
sarà stata una dimenticanza, quella di cui parla Anna Segre nel suo
ultimo intervento “Ci siamo persi il Kibbutz?”, dove raccontando la sua
visita all’Expo, si domandava dell’assenza dell’esperienza dei
kibbutzim nel padiglione dedicato ad Israele. Anche se più che un
revisionismo proprio del moderno Israele, sembra piuttosto che nel
mondo contemporaneo ogni cosa assimilabile al socialismo o al
collettivismo sia messa da tempo alla berlina, assumendo talvolta
un’accezione negativa. Il socialismo è stato ormai contaminato dalla
realtà delle dittature comuniste che sorsero da Cuba al Vietnam, dal
dogmatismo ateistico e dall’intolleranza di molti presunti socialisti
di oggi e di allora, o dall’inconciliabilità con il sistema
politico-economico moderno.
Francesco Moises Bassano, studente
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Rinnovare la Memoria |
Finalmente
il Memoriale italiano di Auschwitz, realizzato da Lodovico Belgiojoso,
Primo Levi e altri, torna a casa. Affermo questo perché la Memoria
della Shoah va trasmessa innanzitutto con dati, notizie, fotografie e
tutta la documentazione storica necessaria per sensibilizzare il
visitatore, come da decenni avviene negli spazi dei diversi Paesi
situati nella parte museale del lager nazista.
Jonatan Della Rocca
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Riti di passaggio |
“Serve
un intero villaggio per crescere un bambino” dice un vecchio proverbio
africano. Quanto ne siamo consapevoli nell’Italia di oggi? Secondo lo
psicologo di comunità David Blumenkrantz – in visita nelle Comunità
ebraiche italiane la prossima settimana – per millenni, le civiltà in
tutto il mondo hanno accompagnato i ragazzi all’età adulta attraverso
“i riti di passaggio”.
Ilana Bahbout
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