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25 aprile 2016 - 17 Nissan 5776
PAGINE EBRAICHE 24

ALEF / TAV DAVAR PILPUL

alef/tav

Paolo Sciunnach,
insegnante
Negli scorsi giorni ci siamo occupati dell'eliminazione del Chametz per Pesach, abbiamo pulito ogni centimetro quadrato delle nostre abitazioni o proprietà. Stiamo attenti però al vero significato della preparazione per Pesach: Alla vigilia di Pesach il Rebbe di Ritzin spiegava le Halachoth sulla Ricerca e la Eliminazione del Chametz: questa notte cerchiamo tutto il Chametz, ma lo bruceremo solo al mattino. L’esilio è la Notte nella quale dobbiamo cercare dentro di noi nel buio della nostra anima l’istinto malvagio. Ma al mattino avviene l’eliminazione definitiva del male. La redenzione. D-o eliminerà la morte per sempre, asciugherà le lacrime da ogni volto. (Yeshayahu 25, 8). Leggi
 
Anna
Foa,
storica
“Giù le mani dal 25 aprile. Ai gruppi Propal. Non rubateci, con battaglie fuori tempo e luogo, il gioioso ricordo di quell’aprile 1945 che per noi deportati italiani nei Lager nazisti (ebrei, politici, militari, zingari, testimoni di G-ova, omosessuali) ancora vivi e in grado di provare emozioni, significava fine delle sofferenze e ritorno in Patria. Per quel 25 aprile, riconosciuto simbolo della Resistenza al nazifascismo noi non eravamo ancora tornati, però negli anni l’abbiamo adottato come speranza di un avvenire di pace, come festa per i nostri figli e nipoti da celebrarsi nel ricordo, nello stesso spirito di fratellanza di allora e nel rispetto della Storia.”
(Vera Michelin Salomon, condannata a 3 anni di carcere duro da scontarsi in Germania per aver distribuito dei volantini contro l’occupazione nazista a Roma, presidente onorario dell’ANED).
 
Una festa di tutti (o quasi)
Si festeggia in tutta Italia la Liberazione dal nazifascismo. A Milano i candidati sindaco parteciperanno al tradizionale corteo e sia Parisi (centrodestra) sia Sala (centrosinistra) hanno annunciato che sfileranno dietro ai vessilli della Brigata Ebraica, che come lo scorso anno sarà accompagnata da un cordone di sicurezza del Pd (Corriere Milano, Giornale Milano). Motivo, le vergognose contestazioni di cui da tempo è vittima la Brigata. Il corteo – anche quest’anno si preannunciano tensioni – partirà alle 14 da corso Venezia per arrivare a piazza Duomo dove dal palco parleranno, tra gli altri, il sindaco Giuliano Pisapia e Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi. Nella Capitale invece, sottolinea il Corriere nelle sue pagine romane, la Brigata Ebraica così come l’Aned, a causa delle contestazioni e tensioni, non parteciperanno al tradizionale corteo dal Colosseo a Porta San Paolo ma vi sarà un presidio alternativo in via Tasso, davanti al Museo della Resistenza. “Quelli che non vogliono la brigata ebraica alle manifestazioni del 25 aprile sono anche loro fascisti”, scrive il Messaggero. Intanto il Capo dello Stato Sergio Mattarella festeggerà il 25 aprile in Valsesia, una delle prime zone liberate dal nazifascismo nel 1944 (La Stampa). Il Movimento 5 Stelle ha scelto, invece, un’altra strada: una biclettata svoltasi ieri da piazza del Popolo alle Fosse Ardeatine (Corriere Roma).
 
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  davar
25 aprile - la testimonianza
"Franco, il mio fratello eroe"
“Franco era proprio un bel bambino. Il volto simpatico e intelligente. Un vero monello”. Per lui la guerra era “quasi un gioco”. E in guerra, appena 13enne, perse la vita. Il più giovane partigiano d’Italia vittima del nazifascismo.
Franco Cesana (1931-1944) è ancora oggi un simbolo sangue versato dall’Italia ebraica per la liberazione del paese dal nazifascismo.
Sono passati 72 dalla sua uccisione, a Pescarola, provincia di Modena. Ma per Vittorio, il fratello oggi 98enne, è ancora come ieri. Ed è ancora nitido il ricordo dell’ultimo abbraccio. “Andava su per la collina, con la mantella. Partiva per fare il partigiano e sorrideva. Fu l’ultima volta che lo vidi” racconta a Pagine Ebraiche con l’aiuto della moglie Maria Luisa. Vittorio vive oggi a Napoli e pensa spesso a quei giorni. Anche se, spiega la compagna, l’amarezza prende spesso il sopravvento e lo porta a rifiutare la visione di film o documentari relativi al nazifascismo e alla lotta di Liberazione. “Il lutto, benché lontano nel tempo, è ancora una ferita viva” afferma Maria Luisa.
Ricordata oggi sulla prima pagina del Corriere da Aldo Cazzullo, la storia di Franco Cesana è un po’ l’archetipo di quella straordinaria stagione di impegno che vide protagonisti oltre 2mila ebrei italiani. Una memoria offesa da chi, oggi, a Roma ma anche in altre città, ha scelto di riscrivere la storia e le ragioni di chi fece scelte di campo ben diverse. Una ferita aperta anche a casa Cesana, dove ogni cosa parla di Franco e di quel passato.
Anche perché il 25 Aprile è, per Vittorio, un appuntamento irrinunciabile. Complici i molti ricordi che si rincorrono dell’emozionante giornata che segnò la liberazione di Bologna e l’ingresso dei soldati della Brigata Ebraica in città. Il ritorno alla vita e alla normalità. Emozioni indimenticabili. Anche se con lo straziante pensiero di non poter condividere la gioia della libertà ritrovata con quel fratellino conosciuto troppo poco, anche per via della considerevole differenza d’età (13 anni).
Si commuove anche una delle cugine di Franco, Ziva Modiano, che di Cesana ricorda il carattere solare e la straordinaria vivacità. Oltre al piacere di alcune giornate trascorse insieme a Roma, dove era stato inviato dalla madre affinché proseguisse gli studi. Alloggiato al Pitigliani, che svolgeva allora la funzione di orfanotrofio, Franco si distinse anche in quel caso per una certa intemperanza che gli costò, una volta, il divieto di lasciare l’istituto. Ziva sorride: “Aveva fatto a cuscinate con gli altri bambini. E al Pitigliani erano piuttosto severi. Ogni insistenza si rivelò inutile, l’uscita gli fu negata”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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25 APRILE - QUI ROMA
Protagonisti della libertà 
“La Resistenza, i partigiani e la brigata ebraica nella Liberazione dell’Italia”. È il tema dell’incontro in programma questa sera al Centro Pitigliani, organizzato in collaborazione con Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Associazione Nazionale Ex Deportati e Associazione Romana Amici di Israele. L’iniziativa avrà inizio alle 20 e sarà aperta dagli interventi del rav Riccardo Di Segni e di Roberto Olla, Samuele Rocca e Aldo Zargani. Ad arricchire la serata, inoltre, testimonianze, foto e filmati relativi al contributo ebraico in quei mesi segnati da coraggio e scelte impegnative. In esposizione anche alcuni pannelli della mostra “La brigata ebraica in Italia 1943 – 1945. Attraverso il Mediterraneo per la libertà” curata da Bice Migliau per il Centro di Cultura Ebraica.
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25 APRILE - QUI ROMA
"Da via Tasso un nuovo inizio"
L'appuntamento è davanti al Museo della Resistenza in via Tasso, uno dei luoghi simbolo della lotta al nazifascismo nella Capitale. È là che molte centinaia di romani scelgono di ritrovarsi per celebrare il 25 aprile.
Lontano dagli slogan di odio e dalle provocazioni dei gruppi propal che, ormai da molti anni, hanno reso insopportabile il tradizionale corteo per la Liberazione che, dal Colosseo, si snoda fino a Porta San Paolo.
In via Tasso c'è anche il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sottolinea come non ci siano molti altri luoghi in cui valga la pena essere oggi a Roma.
"Rinunciare al corteo è stata una decisione sofferta, ma inevitabile" spiega la presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello davanti alle mura di quello che fu luogo di segregazione, tortura, abiezione. E che torna oggi ad essere piazza "di tutti quei cittadini che si riconoscono nei valori del 25 Aprile".
Perché davanti a via Tasso nessuno si sente defraudato. "Essere qua oggi è una nostra libera scelta" afferma il vicepresidente Ruben Della Rocca. E perché, come sottolinea il Consigliere UCEI Victor Magiar, "non abbiamo alcuna intenzione di farci insegnare la storia dai nipotini del Gran Muftì di Gerusalemme, che fu alleato dei nazisti".
Arriva il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca e depone una corona alla memoria di chi perse la vita per la libertà e la democrazia. Sul manto stradale un grande striscione ricorda il contributo degli eroi della Brigata Ebraica, evocato anche da Flaminia Sabatello nel suo intervento.
"Oggi sia un giorno di festa per tutti" dice il presidente dell'Aned Roma Maurizio Ascoli. "Resistenza, un valore che deve unire" conferma il presidente del museo Antonio Parisella.
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25 aprile - qui milano
Passa la Brigata, violenti isolati
Come da tradizione, il corteo del 25 aprile a Milano parte dal corso Venezia per poi arrivare in piazza del Duomo. E tra i primi vessilli e bandiere che si scorgono nel fiume di persone in strada per festeggiare il 71esimo dalla Liberazione ci sono anche quelli, oramai d’obbligo, della Brigata Ebraica. L’ebraismo milanese – rappresentato tra gli altri, dal vicepresidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Roberto Jarach e dal copresidente della Comunità Raffaele Besso e da diversi consiglieri della Keillah – si è raccolto dietro allo striscione con la stella di Davide, simbolo del coraggio di migliaia di uomini che dalla Palestina mandataria partirono alla volta dell’Europa per liberarla dai nazifascisti. Quest’anno, a fare capolino tra le associazioni ebraiche e non – tra cui l’Unione giovani ebrei d’Italia, Hashomer Hatzair, Sinistra per Israele e Amici di Israele – anche i due principali candidati sindaco per Milano, per il centrodestra Stefano Parisi (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) e per il centrosinistra Beppe Sala (Pd). Dimostrazione della vicinanza del mondo politico – a cui si uniscono i volontari del gruppo Bella Ciao (Pd) che, come lo scorso anno, hanno organizzato un servizio d’ordine per garantire la sicurezza di chi sfila con la Brigata Ebraica, aiutati dai City Angels – ai valori che rappresenta il vessillo della Brigata. A rappresentare le istituzioni, tra gli altri, i deputati Emanuele Fiano e Lia Quartapelle.
La tensione è salita in piazza San Babila, dove ad attendere il corteo si sono posizionati, come già in passato, un gruppo di violenti che ha urlato i soliti vergognosi slogan contro Israele. ‎La situazione è comunque rimasta sotto controllo e la sfilata è andata avanti senza incidenti, raggiungendo piazza Duomo, ultima tappa delle celebrazioni.
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25 aprile - ITALIA EBRAICA
Verona, applausi per la Brigata Venezia, insieme per riflettere

Solo applausi e nessuna contestazione a Verona, dove le insegne della Brigata Ebraica hanno sfilato in testa al corteo del 25 Aprile insieme a quelle delle altre realtà e associazioni protagoniste della Resistenza. Un risultato che è frutto di un impegno di sensibilizzazione condotto da anni dalla Comunità ebraica cittadina assieme alle istituzioni e che ha fatto sì che quella di oggi “si confermasse per quello che deve essere: una festa di tutti”. Così il Consigliere UCEI Roberto Israel, tra i più attivi in questo percorso.
A ricordare il contributo degli ebrei italiani e dei volontari della Brigata il presidente della Comunità ebraica Bruno Carmi, intervenuto dopo la deposizione di una corona in ricordo di Rita Rosani, giovane ed eroica partigiana uccisa a soli 24 anni. A recitare una preghiera in memoria delle vittime del nazifascismo il rav Yosef Labi.
“Noi ricordiamo oggi tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita contro il tiranno, contro una politica di esclusione e di morte voluta da altri e propagata da un regime che proclamava valori di odio e segregazione, di esclusione e di morte, contraria ai valori antichi dei profeti d’Israele che insegnavano la solidarietà, l’aiuto e la vicinanza a chi soffre, al povero, alle vedove e agli orfani” ha affermato il rabbino capo di Firenze Joseph Levi. In corteo anche i rappresentanti dell’associazione Italia-Israele, che hanno voluto omaggiare la figura di Enzo Sereni.
Significative, tra le altre, anche le iniziative svoltesi a Venezia e Livorno. L’appuntamento nella città lagunare è stato in Campo di Ghetto Novo, simbolo per antonomasia di una libertà troppo a lungo negata. A fare gli onori di casa, alla presenza delle più alte autorità cittadine, il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati. La bandiera della Brigata in bella vista anche nella città labronica.

(Nelle immagini il corteo a Verona e l’intervento del presidente Gnignati a Venezia)
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MELAMED - prosegue la collaborazione
Bologna, le pagine dei ragazzi raccontate da Rai e DafDaf
Non manca un ringraziamento alla redazione di DafDaf nella presentazione dell’ultima puntata de “Il Sabbatico”, la trasmissione di RaiNews24 condotta da Alberto Melloni che ogni settimana porta i telespettatori in una diversa libreria, accompagnati da un esperto che ne racconta la storia e sceglie qualche volume, e presenta un libro uscito da poco insieme al suo autore. L’occasione era in effetti speciale e la collaborazione di DafDaf con la troupe Rai dopo la prima puntata dedicata ai libri per bambini naturale: alla Bologna Children’s Book Fair, dove sono state distribuite a cura dell’ufficio stampa centinaia di copie di Pagine Ebraiche con lo speciale Leggere per crescere e DafDaf, le pareti della grande libreria internazionale esponevano il meglio dell’illustrazione italiana. Curata da Silvana Sola e dall’amica e sostenitrice di DafDaf Anna Castagnoli – il suo blog di studi e ricerca sull’illustrazione, LeFiguredeiLibri, è un punto di riferimento sia per gli esperti del settore che per i giovani illustratori – la mostra “Eccellenze Italiane” è ora a Berlino ma viene mostrata nella puntata de Il Sabbatico che dopo i consigli di Anna Castagnoli presenta “Crescendo”, l’ultimo libro illustrato da Alessandro Sanna, che ne racconta la storia a Fabio Nardelli, anima insieme a Melloni della trasmissione di RaiNews24.

a.t twitter @atrevesmoked

pilpul
 Oltremare - La bussola
In occasione della mia laurea, ormai molti anni fa, un amico di famiglia mi regalò una bussola portatile, con l’augurio che io sapessi sempre dove mi trovo e verso dove dirigermi. È un oggetto piccolo e facilmente trasportabile, e anche per questo la bussola è poi venuta con me nei vari trasferimenti, e segna il nord adesso nella mia casetta di Tel Aviv. Nella stessa occasione, avevo ricevuto dalle amiche un quadro con il globo terrestre stilizzato, coloratissimo e allegro, sospeso in uno spazio grigio argento. Il biglietto diceva qualcosa come vai, il mondo è tuo. Il quadro però è rimasto fermo a Torino. In questi anni turbolenti dall’11 settembre 2001 in poi, mi sono chiesta spesso se il mondo non stia perdendo completamente la bussola, e se non fosse il caso di riunire quei due regali, come atto minimo e un po’ superstizioso.

Daniela Fubini, Tel Aviv
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Un fiore per Geo Josz
Un 25 aprile dominato dalla figura del sindaco-museografo? Se io fossi sindaco di Ferrara, in occasione della festa della Liberazione, farei lo sgambetto al sindaco di Predappio e invece di un museo del Fascismo che non si farà mai, chiederei soldi (pochi) per scoprire una lapide in via Mazzini. Un solo nome inciso sopra. Geo Josz, il protagonista della “storia ferrarese” di Giorgio Bassani, forse la cosa più bella scritta dall’autore di cui si va a celebrare – fino a oggi in sordina – il centenario della nascita. Lettura salubre, priva di inutili scenografie museali, utile a un giovane per capire che cosa sia stato davvero il fascismo per gli italiani. Non chiede Geo un museo, ma nemmeno una statuetta in bronzo come lo Svevo-Schmitz che incontriamo per la strada a Trieste, anche se nel finale del racconto bassaniano aleggia con chiarezza la memoria del finale della Coscienza. Non esplode infatti a Ferrara un “ordigno”, collocato da una mente più di altre malata, ma l’urlo “furibondo” di Geo, collocato anch’esso in un punto così alto che tutta la città lo possa udire con orrore per secoli e secoli. L’urlo furibondo di Geo dovrebbe risultare oggi da un lapide silente, una lapide-monito, priva di testo. Servirebbe da antidoto contro la epigrafia retorica dei nostri 27 gennaio.

Alberto Cavaglion
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Liberazione o amputazione?
Sulle manifestazioni del 25 aprile, data altrimenti fondamentale nel calendario non solo italiano ma anche europeo (indipendentemente dal fatto che non sia festeggiata la ricorrenza), ci sarebbe poco da dire se non che si stanno rivelando, sempre più spesso, una sconfitta dell’intelligenza. A parte gli stanchi ritualismi, che si trascinano di anno in anno, creando e rafforzando una cortina di indifferenza in quanti si escludono da sé dall’esecuzione di un esercizio privo di immedesimazione, negli ultimi tempi si sono sommate quelle tensioni che ci sono ben note. Nella migliore delle ipotesi la presenza della componente ebraica, quand’essa non si “sciolga” individualmente nel flusso delle iniziative (cortei, raduni, commemorazioni e così via) viene tollerata. In altri casi, e gli eventi ripetutisi negli anni trascorsi, soprattutto a Milano ma non solo stanno lì a dircelo, il rifiuto si fa netto. Quanto meno da una parte dei partecipanti, che “attualizzano” il messaggio resistenziale sovrapponendolo alla “lotta di liberazione della Palestina”. Va da sé che se queste sono le premesse, la presenza delle bandiere e delle insegne della Brigata ebraica siano volutamente fraintese (sia concesso il gioco di parole): esse rimanderebbero all’aborrita “entità sionista” (così si definisce Israele, sempre e comunque), di cui sarebbero diretta ed immediata espressione, senza soluzione di continuità. Ed il sionismo è, in un gioco di tanto facili quanto deliranti equazioni, il “nuovo nazismo”.

Claudio Vercelli
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