
Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino
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Quando
Yaakov ed Esaù, i due fratelli gemelli, si incontrano dopo gli anni di
distanza e dopo l’odio dichiarato del secondo verso il primo, Esaù
bacia Yaakov. Nella scrittura del Sefer Torà questo atto è
caratterizzato da una punteggiatura superiore sulla parola, come a dire
che su questo bacio bisogna riflettere. I maestri si dividono tra
coloro che giudicano Esaù ancora una volta non sincero e che il suo
bacio era stato programmato come morso che solo un miracolo ha
trasformato in bacio e coloro, tra i quali rabbi Shimon Bar Yochai, che
affermano che in quel momento, nonostante l’odio naturale di Esaù per
Yaakov, il bacio fu sincero. Perché mai tutto questo rumore intorno ad
un bacio?
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Gadi
Luzzatto
Voghera,
storico
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Nel
mondo che ci troviamo ad abitare il concetto di diaspora va assumendo
un ruolo sempre più centrale. Su questo argomento il mondo ebraico
avrebbe molto da dire, e la sua storia di movimenti e transumanze, con
relativi incontri e/o scontri di civiltà è di certo da studiare e
meditare per gestire le attuali emergenze migratorie. Il prossimo anno
– 2017 – segna il cinquantesimo anniversario dell’ultima grande
diaspora che ha segnato l’ebraismo del ventesimo secolo; l’esodo
forzato degli ebrei di Libia, ultimi di una catena di fughe ed
espulsioni che negli anni precedenti aveva costretto quasi un milione
di ebrei residenti da millenni nei paesi arabi a fuggire dalle loro
case. Sono solo pochi anni, eppure già siamo in grado di ragionare
sulle dinamiche di quella migrazione, sui respingimenti e sulle
accoglienze, sui faticosi percorsi di integrazione, sulla perdita e sul
mantenimento di tradizioni secolari (rituali, alimentari,
linguistiche). Più rifletto sulla vicinanza di quegli eventi, e più mi
sembrano fuori luogo le dinamiche identitarie attuali. Da più parti ci
si vuole convincere che siamo parti di nazioni coese legate a uno
specifico territorio, irrinunciabile e atavico. E su questo paradigma
si costruiscono teorie politiche e si prospettano conflitti. Tutto
questo è sbagliato, e lo sappiamo bene. Quel che siamo, in fondo, ce lo
portiamo dentro, ovunque noi si vada. Il nazionalismo – che ha fatto
infiniti danni a partire dall’Ottocento e che ora torna a minacciare
l’Europa e le sue regioni – lasciamolo da parte, ché in fondo non si
tratta di un valore ma sembra ogni giorno di più una minaccia da cui
guardarsi.
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Aleppo, l'Europa è divisa
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Europa
spaccata sulla Siria e sul dramma di Aleppo. Scrive La Stampa: “Da
Bruxelles si è intensificato il pressing per richiedere i corridoi
umanitari: i Ventotto hanno fatto loro la dichiarazione franco-tedesca
dei giorni scorsi. Ma senza ventilare ‘misure restrittive’ nei
confronti degli alleati di Assad, dunque la Russia”.
Il primo ministro italiano Gentiloni ha confermato ‘che sono girate’
ipotesi di sanzioni, ma alla fine non se n’è fatto nulla. “L’Italia
resta contraria e anche gli Stati solitamente più ‘duri’, come i
Baltici, la Polonia, la Gran Bretagna e la Svezia, questa volta non
hanno insistito più di tanto”.
Hollande ha invece dichiarato che il Consiglio europeo “ha chiaramente identificato la responsabilità di Russia e Iran”.
Sulla linea dura anche Theresa May, secondo cui “il presidente siriano
Bashar al Assad, l’Iran e la Russia condividono la responsabilità di
quelle che sta succedendo ad Aleppo”.
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LA NOMINA DEL NUOVO AMBASCIATORE Israele, Trump sceglie Friedman:
"Lavorerò da Gerusalemme"
"Un
amico di lunga data e un fidato consigliere. Le sue forti relazioni in
Israele costituiranno le fondamenta della sua missione diplomatica e
saranno uno straordinario punto di riferimento per il nostro Paese".
Così Donald Trump definisce David Friedman, avvocato esperto in cause
finanziarie, 57 anni, appena designato nuovo ambasciatore degli Stati
Uniti in Israele.
Friedman, che è ebreo ortodosso e ha alle spalle un lungo impegno nelle
istituzioni comunitarie, ha promesso dal canto suo di lavorare "senza
tregua" per rafforzare i legami tra i due paesi e promuovere la pace
nella regione mediorientale.
Il neo ambasciatore ha inoltre affermato di non veder l'ora di lavorare
"nell'ambasciata americana nella capitale eterna di Israele,
Gerusalemme". Una chiara conferma quindi rispetto a quanto annunciato
di recente da Trump, che aveva espresso senza mezzi termini
l'intenzione di spostare la propria rappresentanza diplomatica da Tel
Aviv a Gerusalemme.
Una promessa fatta in particolare la scorsa estate al Congresso
dell’Aipac – la più grande organizzazione americana a sostegno
d’Israele. “Siamo fiduciosi che Trump continuerà a rinforzare la nostra
città, riaffermando la sua sovranità e spostando qui l’ambasciata Usa”,
il messaggio inviato al nuovo inquilino della Casa Bianca dal sindaco
della Capitale israeliana Nir Barkat poche ore dopo la sua elezione.
La notizia della nomina di Friedman è ampiamente trattata sulla stampa
israeliana. Per il Jerusalem Post, il premier Benjamin Netanyahu ha "un
ottimo motivo per festeggiare". E questo, analizza il quotidiano, in
ragione del profilo di un diplomatico "che mette in discussione la
soluzione dei due Stati, è favorevole alla costruzione di insediamenti,
vuol spostare l'ambasciata a Gerusalemme".
Il Times of Israel, tra gli altri, ricorda come il ruolo strategico
tenuto da Friedman durante la campagna elettorale gli abbia dato grande
visibilità e sottolinea l'opposizione alla nomina di gruppi ebraici
apertamente anti-Trump come J Street, intervenuto con un duro
comunicato di protesta.
Netta la posizione anti-Friedman di Haaretz, che lo definisce "radical-right ambassador".
"Quella
di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme è una
decisione coraggiosa, che non guarda ai diktat di Unesco e Onu e per la
quale non possiamo che esprimere piena soddisfazione. Vedremo se questa
decisione influenzerà quella di altri paesi" dichiara la Presidente
dell'Unione delle Comunità Ebraiche Noemi Di Segni.
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qui roma - fondazione museo della shoah Il comandante dell'Arma in visita
'Difendiamo insieme la Memoria'
"Ad accomunarci sono tanti ideali, tante passioni. La sfida di lavorare assieme per un futuro di pace tra i popoli”.
Lo ha affermato il comandante generale dell’Arma dei carabinieri,
Tullio Del Sette, visitando questa mattina la sede della Fondazione
Museo della Shoah di Roma presso la Casina dei Vallati, nel quartiere
ebraico della Capitale.
Una lunga visita per approfondire il lavoro della Fondazione, i suoi
obiettivi, la mostra dedicata al 16 ottobre che molte scolaresche hanno
già visitato in questi mesi di esposizione. “È un onore averla con noi,
in questo luogo così importante per tutta la città di Roma. Il lavoro è
tanto, gli obiettivi che ci poniamo sono alti. Fondamentale per una
realtà come la nostra è il lavoro dei volontari, senza i quali non
sarebbe davvero possibile andare avanti” ha sottolineato il presidente
Mario Venezia nel rappresentare le diverse attività messe in campo
dalla Fondazione.
Sotto la guida di Marcello Pezzetti, direttore scientifico della
Fondazione, il comandante Del Sette quindi ha visitato i vari ambienti
espositivi e, uscendo dalla Casina, ha infine assicurato un legame
sempre più stretto con l’Arma per quanto concerne progetti educativi e
formativi sulla Memoria.
Hanno preso parte alla visita anche la Presidente dell’Unione delle
Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni e la Presidente della
Comunità ebraica romana Ruth Dureghello. Leggi
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lo studio DI ALBERTO CAVAGLION Ebrei in Piemonte, un libro
per costruire nuovi orizzonti
Sala
gremita a Palazzo Lascaris, a Torino, per la presentazione del volume
“Gli ebrei in Piemonte. Lezioni di Alberto Cavaglion” (Editrice
Impressioni Grafiche, 2016), testo che si presenta come una
rielaborazione di più di venti incontri tra lezioni, conferenze, tavole
rotonde promosse dall’Amicizia
Ebraico-Cristiana di Torino, ente che ne ha curato la pubblicazione,
con il sostegno della Comunità ebraica di Torino e del Consiglio
Regionale, rappresentato dal vicepresidente Nino Boeti. Filo rosso di
questi incontri, oggi messi nero su bianco, è il tema della presenza
ebraica in Piemonte e la direzione seguita per lo studio di tale
fenomeno è quella dello storico Arnaldo Momigliano: esiste una via
piemontese alla storia delle idee.
libro“Estremamente agile e perfettamente adeguato per intenti
divulgativi e didattici, il volume presenta un quadro molto accurato e
al tempo stesso di piacevolissima lettura della vicenda storica degli
Ebrei in Piemonte dal XV secolo ai giorni nostri” commenta Dario
Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino.
Alice Fubini Leggi
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Eletti dal popolo
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In
questi ultimi giorni abbiamo visto la caduta di un governo e la nascita
del successivo; tutto, ovviamente, secondo le modalità previste dalla
nostra Costituzione, quella stessa Costituzione che una schiacciante
maggioranza di italiani ha dimostrato di voler difendere con le unghie
e con i denti (o, per lo meno, questo in teoria dovrebbe essere il
senso dell’esito del referendum del 4 dicembre). Eppure, molti tra
coloro che più accanitamente sembravano voler difendere la Costituzione
hanno contestato a gran voce (fino al punto di non partecipare al voto
sulla fiducia) la legittimità di un governo designato secondo le
modalità e le procedure previste dalla Costituzione. Confesso che
faccio un po’ fatica a capire la logica che sta dietro a queste
contestazioni. Si parla di leader illegittimi perché non scelti dal
popolo. Ma chi è il popolo? E con quali modalità si esprime?
Anna SegreLeggi
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Le ragioni del No
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Il
risultato del referendum del 4 Dicembre è stato accolto, anche su
queste pagine, con timore e inquietudine quasi in maniera univoca.
Sinceramente sento di condividere solo in parte queste sensazioni, fin
dall’inizio non sono riuscito ad identificarmi in nessuno dei due
fronti e nella loro campagna, e ciò che mi ha condotto infine ad
esprimere un voto contrario sulla riforma costituzionale, è stato
soltanto la riforma stessa, – la quale, come hanno sostenuto una buona
parte dei sostenitori del Sì “lasciava comunque a desiderare” o “poteva
esser fatta meglio” – e la percezione del rischio che essa un giorno
avrebbe attribuito un eccessivo potere ad un qualunque futuro premier e
al suo partito vincente, depotenziando così il Parlamento.
Francesco Moises BassanoLeggi
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Eroismo biblico |
Secondo
il rav Soloveitchik l’angelo che attacca Yaakov nella notte è un
possente guerriero. Yaakov, inerme, lo affronta senza arrendersi,
scegliendo così la soluzione meno ovvia e razionale. Yaakov agisce da
eroe: l’eroismo biblico, contrariamente a quello classico, non è
drammatico e spettacolare, ma silente e segnato da uno strano senso di
tranquillità; non è sporadico e impressionante, ma costante e
contemplativo. Leitmotiv della nostra esistenza, esso è “semplicemente”
un modo di vivere.
Ilana Bahbout
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Il privilegio di studiare
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Vienna
1938. È un umido mattino di fine maggio e in via Bergasse 19 si
chiudono alacremente gli ultimi bauli. Casa Freud è costantemente
sorvegliata dalla Gestapo. Sono giorni che il professor Sigmund non
dice più una parola, pietrificato all’idea del viaggio: detesta i
treni, il caos delle stazioni, la velocità, ma stavolta non può
evitarlo, non può tergiversare. Neppure la sua fama lo protegge più.
Con i nazionalsocialisti alle porte deve scappare a Londra, dove c’è la
bella casa di Hampstead che lo aspetta, o almeno così gli hanno detto.
Non è un momento qualsiasi: Freud, già provato dalla malattia, si volge
indietro e guarda negli occhi, forse per la prima volta, quell’ebraismo
a cui appartiene e che oggi lo sta costringendo a scappare.
Fiona DiwanLeggi
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