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20 Aprile 2017 - 24 Nissan 5777
PAGINE EBRAICHE 24


ALEF / TAV DAVAR PILPUL
alef/tav


Elia Richetti,
rabbino
È universalmente noto che tutte le regole alimentari fanno parte di quelle regole che vanno accettate come sono, senza cercare un filo logico.
 
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
È stagione di commemorazioni e vale la pena di estrarre il quadernetto e cominciare a prendere appunti. Marine Le Pen, probabilmente una dei finalisti nella contesa presidenziale transalpina, dice in campagna elettorale che la Francia non è stata responsabile delle deportazioni degli ebrei francesi. Il Giorno della Memoria il presidente Trump non riesce a pronunciare la parola ebrei, e la scorsa settimana il suo portavoce dice che Hitler durante la Seconda guerra mondiale non ha usato gas (e comunque non contro i suoi connazionali) e che effettivamente ci sono stati in Germania dei Centri di Olocausto. A Roma il 25 aprile ci saranno due manifestazioni, una dell’Anpi con le bandiere dei palestinesi il cui capo durante la seconda guerra mondiale stava a Berlino, e una a ricordo del contributo della Brigata Palestinese alla vittoria nella medesima guerra. Il sindaco di Roma, la signora Raggi, parteciperà a entrambe. Il Partito dell’Uomo Qualunque è oggi il partito di una donna qualunque.
 
 
Gentiloni-Trump,
oggi l'incontro
Si terrà oggi (sera inoltrata in Italia) a Washington il primo incontro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Primo ministro italiano Paolo Gentiloni. A distanza di un mese dal vertice del G7 di Taormina – organizzato per fine maggio sotto la presidenza italiana – il Premier italiano sarà dunque ricevuto dal Presidente americano: sul tavolo, il ruolo della Nato – per cui Trump chiede un maggiore contributo economico da parte degli Stati membri – e questioni di politica internazionale. Secondo il Corriere, Gentiloni insisterà sull’impegno italiano nelle missioni di pace e proverà a spostare l’attenzione sul Mediterraneo e in particolare sulla Libia. Il presidente del Consiglio solleciterà un maggior appoggio americano nella mediazione tra Tripoli, Bengasi e le altre fazioni. Intanto gli Stati Uniti danno il via al riesame dell’intesa sul nucleare raggiunta sotto Obama con l’Iran: per il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, infatti, “un Iran incontrollato può diventare un’altra Corea del Nord. Va valutato se la sospensione delle sanzioni sia vitale per la nostra sicurezza” (Repubblica).
 
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  davar
lA NOSTRA intervista al presidente del senato
"Chi attacca la Brigata Ebraica

si pone fuori dal 25 Aprile"
“Il 25 Aprile non è solo un giorno di ricordo degli uomini e delle donne che rischiarono tutto per restituirci la libertà: è, anche e soprattutto, un monito, una fondamentale occasione per riflettere sul nostro presente e su come abbiamo intenzione di costruire il nostro domani”. Lo sottolinea in questa intervista al portale dell’ebraismo italiano www.moked.it il Presidente del Senato Pietro Grasso, la cui orazione aprirà il grande corteo in programma a Milano per la Festa della Liberazione. “Chiunque strumentalizzi per altri scopi questa giornata – afferma Grasso, con riferimento a chi infanga in queste ore la memoria della Brigata Ebraica – commette un grave errore perché nega la storia e la piega a interessi avulsi dallo spirito del 25 aprile”.

Presidente Grasso, cosa significa il 25 aprile per l’Italia? Quale lezione possiamo trarre dalle vicende che si ricordano in questa ricorrenza?
Il 25 aprile 1945 si chiuse una delle pagine più oscure della nostra storia – la dittatura fascista, le leggi razziali, la guerra mondiale – e iniziò quella più luminosa con l’affermazione di principi e valori che pongono la dignità dell’uomo e la sua libertà al centro dell’azione delle nostre istituzioni repubblicane. Pochi mesi più tardi, in un’Italia ancora ferita e provata, i padri costituenti, pur venendo da tradizioni culturali diversissime e sostenendo idee politiche molto spesso antitetiche, riuscirono nel difficilissimo compito di scrivere le regole fondamentali della neonata Repubblica. Il 25 aprile non è quindi solo un giorno di ricordo degli uomini e delle donne che rischiarono tutto per restituirci la libertà: è, anche e soprattutto, un monito, una fondamentale occasione per riflettere sul nostro presente e su come abbiamo intenzione di costruire il nostro domani. Credo sia davvero importante non dimenticare le nostre radici, il travaglio e gli ideali dei partigiani che seppero fare, in un tempo così difficile, scelte radicali e dolorose unendosi nel comune obiettivo di riscattare la nostra nazione. Sarebbe davvero importante tenere a mente il loro esempio nella nostra quotidianità e tutte le volte nelle quali teniamo più in considerazioni le ragioni che ci dividono rispetto a quelle che ci uniscono.


Cosa vuol testimoniare con la sua partecipazione al corteo milanese?
Sono stato magistrato per quarantatré anni e, per tutta la vita, ho servito le istituzioni repubblicane nate proprio da quello scatto di orgoglio ispirato dalla Resistenza; credo fermamente nei valori e nei principi scanditi nella nostra Costituzione, redatta dagli uomini e dalle donne protagonisti di quella straordinaria vicenda. È naturale quindi, per me, sentirmi a casa in una manifestazione di gioia, di ricordo e di impegno come quella che si terrà a Milano il 25 aprile. Da quando mi sono spostato in politica e sono stato eletto presidente del Senato sento ancora più forte l’esigenza di trasmettere la vicinanza delle istituzioni ai cittadini.


Da diversi anni ormai c’è chi, a Roma ma non soltanto, cerca di oscurare il ricordo delle pagine di coraggio scritte dai combattenti della Brigata ebraica. Cosa si sente di dire al riguardo?
Il 25 aprile è la festa della Liberazione, di tutti gli uomini e di tutte le donne che parteciparono a quello straordinario risultato. Chiunque strumentalizzi per altri scopi questa giornata commette un grave errore perché nega la storia e la piega a interessi avulsi dallo spirito del 25 aprile. La Brigata Ebraica, una formazione militare composta da uomini provenienti da molte nazioni e inquadrata nell’esercito inglese, ha contribuito alla liberazione di alcune città: in provincia di Ravenna sono giustamente ricordati 45 suoi membri che morirono lì combattendo per liberare l’Italia dal nazifascismo. Per questa ragione credo che la Brigata debba essere considerata al pari di tutte le altre realtà della Resistenza. Ho apprezzato le recenti parole dell’Anpi nazionale e del Sindaco Sala che hanno ribadito con forza che l’assenza della Brigata Ebraica alle manifestazioni del 25 aprile sarebbe un inaccettabile attacco alla storia della Resistenza e al suo più intimo significato.


La memoria di quello che è stato, nel bene e nel male, è in pericolo? Quali rischi corre una società che dimentica il suo passato?
Un Paese che dimentica il proprio passato è purtroppo condannato a riviverlo. Io credo moltissimo nel valore pedagogico della Memoria, nella trasmissione di fatti, storie e vicende che raccontano di errori da non ricommettere e di esempi da cui attingere nel nostro quotidiano. Osservo con preoccupazione la qualità e i toni del dibattito pubblico intorno ad alcuni temi fondamentali e alle grandi sfide del nostro tempo: penso al destino dell’Unione Europea, alla difficile gestione del fenomeno delle grandi migrazioni, alla crisi economica globale, alle guerre più o meno vicine. Dobbiamo scegliere se dare valore concreto agli ideali che animarono la Resistenza, sui quali abbiamo costruito la nostra Repubblica e pacificato il nostro continente o se sacrificarli in nome della paura e dell’interesse; dobbiamo scegliere se la vita sia ancora e sempre un bene non negoziabile, e la sua difesa un valore assoluto, oppure no. Se solo ricordassimo meglio il nostro passato, sapremmo quali principi sono inderogabili mentre elaboriamo la miglior soluzione per ciascuno di questi grandi problemi.


Recentemente lo Yad Vashem ha riconosciuto come ‘Giusto tra le nazioni’ l’esponente fiorentino del Partito liberale Renato Fantoni, che salvò dalle persecuzioni un illustre collega di partito: l’ebreo Eugenio Artom, futuro membro della Consulta nazionale e senatore della Repubblica. Un riconoscimento che nasce da alcune rivelazioni pubblicate alcuni anni fa sul nostro mensile Pagine Ebraiche. Una pagina riscoperta della nostra Resistenza. Possono, le singole vicende, aiutarci a recuperare un rapporto più forte e consapevole con il nostro passato?
La storia della Resistenza si fa della narrazione delle vicende dei grandi protagonisti ma anche soprattutto di queste piccole ma straordinarie storie. È per questa ragione che lo studio e l’approfondimento del nostro passato non deve interrompersi e che ai più giovani deve essere sempre data l’opportunità di scoprirne il valore. Le azioni del liberale fiorentino – che avete avuto la bravura e la tenacia di far riemergere dall’oblio del tempo – ci aiutano a capire che ognuno, secondo le proprie possibilità e competenze, può contribuire a cambiare il mondo. Il Talmud dice che “chi salva una vita salva il mondo intero”: il coraggio di Renato Fantoni ne è una dimostrazione quanto mai viva e forte.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

l'iniziativa dei giovani ebrei francesi
"Il nostro no a Marine Le Pen

con Tintin e Asterix il gallo"
“È fondamentale che Marine Le Pen non arrivi al secondo turno. Ci appelliamo pertanto a tutta la Francia, a tutti quei cittadini che vogliono difendere la Repubblica”.
La voce dei giovani studenti ebrei di Francia torna a levarsi a pochi giorni dal voto per le elezioni presidenziali che designeranno il successore di Hollande all’Eliseo. Appuntamento nell’urna che, come noto, rischia di registrare un’importante affermazione dell’estrema destra guidata da Marine Le Pen.
Anche per questo la UEJF, la Union des Etudiants Juifs de France, ha lanciato una campagna di comunicazione un po’ diversa dal solito, per smascherare il pericolo che si cela nella scelta di una simile forza politica attraverso simboli potenti, attraverso figure familiari a milioni di persone in tutto il paese e in tutte le fasce sociali.
Protagonisti di alcuni film di largo consumo come la fortunata saga di Harry Potter, ma anche personaggi del leggendario fumetto francofono come l’invincibile guerriero gallo Asterix o come Tintin, il giovane reporter belga che gira il mondo insieme al suo fedele cagnolino Milou. I loro volti, accompagnati da brevi messaggi che ironizzano sulle proposte elettorali della Le Pen e dei suoi sodali, campeggiano su centinaia di manifesti che sono stati affissi domenica scorsa nel centro e nella periferia di Parigi. Nella parte bassa dai manifesti, un appello: “Ne votons pas Front National”.
Si legge in una nota diffusa attraverso i social network dalla UEJF: “Per L’Unione dei giovani studenti ebrei l’arte e la cultura, cui il Fronte Nazionale vorrebbe mettere la museruola, costituiscono un mezzo di espressione forte per lottare contro un partito che vuole mettere in discussione le libertà fondamentali dei cittadini francesi”.

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qui milano - tempo di libri
Da Israele al Talmud tradotto,

cultura ebraica protagonista
Ha preso il via ieri la prima edizione di Tempo di Libri, la Fiera dedicata a libri e autori che fino a domenica metterà al centro del palcoscenico milanese l’universo legato ai lettori. “Ogni volta visitare una fiera di libri è un’emozione diversa: si attraversano storie vere, fatte dei successi dei grandi, delle sfide eroiche dei piccoli, di una missione comune, e soprattutto in ogni libro c’è un mondo, una vita, delle persone che diventano reali per chi li scrive e li legge”, ha commentato il ministro della Cultura Dario Franceschini durante l’inaugurazione. Un primo giorno iniziato un po’ in sordina per una rassegna che, negli auspici degli organizzatori vuole diventare punto di riferimento a livello internazionale per quanto riguarda la cultura del libro. Tanti gli appuntamenti previsti, tra cui, come accade in altre manifestazioni di primo piano, ampio è lo spazio dedicato a temi legati al mondo ebraico e a Israele.
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moked 2017 - ebraismo a colori
Essere "misrachi" in Israele
Sallah Shabati era il celebre personaggio interpretato nell’omonimo film di Ephraim Kishon dal grande attore israeliano Chaim Topol. Un gioco di parole che richiama alla mente la frase in ebraico, slicha shebati, ovvero “scusate se sono venuto”: un titolo ironico per raccontare il complesso rapporto tra Sallah, padre di una famiglia ebraica “tipicamente” misrachi e la sua nuova vita da immigrato nel neonato Stato d’Israele. Attraverso lo sguardo ironico del suo film, Kishon racconta un tema ancora oggi attuale: il rapporto tra mondo ashkenazita e misrachi in Israele, le difficoltà del secondo a integrarsi pienamente dopo il lungo esodo dalle nazioni d’origine (i paesi arabi e l’Iran), le conflittualità, i successi, gli stereotipi. Temi di cui si parlerà anche al Moked, il tradizionale momento di incontro aperto all’Italia ebraica che si svolgerà dal 28 aprile al Primo maggio a Milano Marittima e che è promosso dall’Area Cultura e Formazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane diretta dal rav Roberto Della Rocca. Al centro della convention dell’ebraismo italiano, proprio il cinquantesimo anniversario della fuga degli ebrei dei paesi arabi e il complesso rapporto tra ebrei e musulmani nel corso dei secoli, con uno sguardo anche alla situazione italiana, grazie agli interventi di storici ed esperti dell’argomento.

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la mobilitazione dei gruppi ebraici lgbt
"Cecenia, basta indifferenza"
"A 70 anni dal periodo buio del nazifascismo assistiamo ancora oggi alla pratica orrenda della persecuzione e deportazione in difesa della purezza della razza e salvaguardia della società. In Cecenia gli omosessuali oggi vengono internati in campi di concentramento e torturati allo scopo di essere riabilitati socialmente, guarire dalla depravazione della omosessualità e omoaffettività. Ci uniamo al movimento LGBT italiano nella protesta contro la persecuzione omofobica che ancora oggi non trova soluzione né fine". È quanto si legge in una nota di Magen David Keshet Italia, gruppo ebraico LGBT affiliato al World Congress of LGBT Jews  e alla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili.
"Aderiamo a tutte le iniziative politiche, sociali e solidali, in particolare alla raccolta fondi lanciata da allout.org per sostenere gli omosessuali ceceni. Chiediamo con forza a tutte le Istituzioni e Comunità Ebraiche Italiane ad unirsi alla nostra protesta perché ciò che ricordiamo ogni anno il 27 gennaio - viene scritto ancora nella nota - non si ripeta mai più per nessuno".

il ritorno di lanzmann
JCiak - Napalm
A 91 anni Claude Lanzmann (nell’immagine) continua a far parlare di sé. Il grande cineasta francese autore di Shoah, pietra miliare nella ricostruzione dello sterminio ebraico, sarà al Festival del cinema di Cannes con un nuovo lavoro di stupefacente attualità intitolato Napalm. Il film, che sarà presentato in una sessione speciale, è dedicato alla Corea del Nord, in questi giorni alla ribalta per le tensioni con gli USA e la minaccia nucleare, dove Lanzmann è stato quattro volte a partire dal 1958. Napalm, ha detto Lanzmann, “è un film importante e bello”.

Daniela Gross
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  pilpul
Setirot - 25 Aprile
Il 25 aprile, a Milano, ci aspetta un altro corteo all’insegna di tensioni per la annunciata intenzione di partecipare da parte di alcune sigle pro BDS e sedicenti gruppi “filopalestinesi”. L’ANPI locale ha preso una posizione chiara e netta bollando come provocazione da respingere queste presenze e le inaccettabili contestazioni all’indirizzo della Brigata Ebraica (posizione ribadita dal sindaco Sala). Il presidente provinciale della Associazione partigiani, Roberto Cenati, ancora una volta ha tenuto la barra dritta rispetto a indecenti “scivoloni” in cui altre sezioni continuano a incorrere. «Bisogna con forza ribadire che chi offende il simbolo della Brigata Ebraica ingiuria l’intero patrimonio storico della Resistenza italiana che è stata un grande moto unitario di popolo e di Combattenti per la Libertà», ha detto Cenati. Le bandiere della Brigata saranno anche questa volta protette dai volontari del Partito democratico.
Ora c’è da augurarsi che dietro allo striscione principale della Brigata Ebraica sfilino coloro che quella storia vogliono onorare senza tanti egocentrici personalismi di etichetta “politica”. Senza insomma cercare di appropriarsi di una gloria che appartiene all’intera Resistenza ebraica.
Buon 25 aprile.


Stefano Jesurum, giornalista

In ascolto - Il Principe e la Shoah
All’Einav Culture Center di Tel Aviv va in scena “La Shoah e il Piccolo Principe”, un’opera scritta, prodotta e diretta da Sara Shoham. La compositrice e pianista israeliana, a cui sono stati conferiti molti premi importanti tra cui il Prime Minister’s Prime for Composition (2002) e il Paul Ben Haim Prize for Lifetime Achievement in Music dalla ACUM (2013), offre una rilettura assolutamente personale e originale del celebre racconto di Saint-Exupéry in cui la musica dal vivo dialoga con la proiezione di immagini artistiche e spezzoni di documentari sulla Seconda guerra mondiale.

Maria Teresa Milano
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La festa non è vostra
25 aprile. Una grande festa, ma non una festa di tutti. Perché tutti significa nessuno, e allora è come cancellare con un colpo di spazzola la festa, questa festa.
Ci sono quelli che affermano che i morti sono tutti uguali, dimenticando però che i vivi non lo sono, quando fanno scelte diverse. Chi crede che il passato sia finito, chiuso: oggetto di storia, se va bene, non di memoria viva qui e ora.


Giorgio Berruto
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Pasqua del 1847
Quando il 14 di Nissan dell’anno 5608, un lunedì, il bambino più piccolo di ogni casa ebraica iniziò ad intonare Ma Nishtanà, quella notte, per alcuni, sembrò in tutto diversa non solo dalle altre sere dell’anno, ma anche da qualsiasi Seder celebrato in passato.
Come nel Pesach che abbiamo appena trascorso, anche quell’anno ci fu sovrapposizione con la Pasqua cristiana, che cadde il sesto giorno di Pesach.


Sara Valentina Di Palma
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