
Elia Richetti,
rabbino
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È
universalmente noto che tutte le regole alimentari fanno parte di
quelle regole che vanno accettate come sono, senza cercare un filo
logico.
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Sergio
Della Pergola,
Università
Ebraica
di Gerusalemme
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È
stagione di commemorazioni e vale la pena di estrarre il quadernetto e
cominciare a prendere appunti. Marine Le Pen, probabilmente una dei
finalisti nella contesa presidenziale transalpina, dice in campagna
elettorale che la Francia non è stata responsabile delle deportazioni
degli ebrei francesi. Il Giorno della Memoria il presidente Trump non
riesce a pronunciare la parola ebrei, e la scorsa settimana il suo
portavoce dice che Hitler durante la Seconda guerra mondiale non ha
usato gas (e comunque non contro i suoi connazionali) e che
effettivamente ci sono stati in Germania dei Centri di Olocausto. A
Roma il 25 aprile ci saranno due manifestazioni, una dell’Anpi con le
bandiere dei palestinesi il cui capo durante la seconda guerra mondiale
stava a Berlino, e una a ricordo del contributo della Brigata
Palestinese alla vittoria nella medesima guerra. Il sindaco di Roma, la
signora Raggi, parteciperà a entrambe. Il Partito dell’Uomo Qualunque è
oggi il partito di una donna qualunque.
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Gentiloni-Trump,
oggi l'incontro
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Si
terrà oggi (sera inoltrata in Italia) a Washington il primo incontro
tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Primo ministro
italiano Paolo Gentiloni. A distanza di un mese dal vertice del G7 di
Taormina – organizzato per fine maggio sotto la presidenza italiana –
il Premier italiano sarà dunque ricevuto dal Presidente americano: sul
tavolo, il ruolo della Nato – per cui Trump chiede un maggiore
contributo economico da parte degli Stati membri – e questioni di
politica internazionale. Secondo il Corriere, Gentiloni insisterà
sull’impegno italiano nelle missioni di pace e proverà a spostare
l’attenzione sul Mediterraneo e in particolare sulla Libia. Il
presidente del Consiglio solleciterà un maggior appoggio americano
nella mediazione tra Tripoli, Bengasi e le altre fazioni. Intanto gli
Stati Uniti danno il via al riesame dell’intesa sul nucleare raggiunta
sotto Obama con l’Iran: per il segretario di Stato Usa Rex Tillerson,
infatti, “un Iran incontrollato può diventare un’altra Corea del Nord.
Va valutato se la sospensione delle sanzioni sia vitale per la nostra
sicurezza” (Repubblica).
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lA NOSTRA intervista al presidente del senato
"Chi attacca la Brigata Ebraica
si pone fuori dal 25 Aprile"
“Il
25 Aprile non è solo un giorno di ricordo degli uomini e delle donne
che rischiarono tutto per restituirci la libertà: è, anche e
soprattutto, un monito, una fondamentale occasione per riflettere sul
nostro presente e su come abbiamo intenzione di costruire il nostro
domani”. Lo sottolinea in questa intervista al portale dell’ebraismo
italiano www.moked.it il Presidente del Senato Pietro Grasso, la cui
orazione aprirà il grande corteo in programma a Milano per la Festa
della Liberazione. “Chiunque strumentalizzi per altri scopi questa
giornata – afferma Grasso, con riferimento a chi infanga in queste ore
la memoria della Brigata Ebraica – commette un grave errore perché nega
la storia e la piega a interessi avulsi dallo spirito del 25 aprile”.
Presidente Grasso, cosa
significa il 25 aprile per l’Italia? Quale lezione possiamo trarre
dalle vicende che si ricordano in questa ricorrenza?
Il 25 aprile 1945 si chiuse una delle pagine più oscure della nostra
storia – la dittatura fascista, le leggi razziali, la guerra mondiale –
e iniziò quella più luminosa con l’affermazione di principi e valori
che pongono la dignità dell’uomo e la sua libertà al centro dell’azione
delle nostre istituzioni repubblicane. Pochi mesi più tardi, in
un’Italia ancora ferita e provata, i padri costituenti, pur venendo da
tradizioni culturali diversissime e sostenendo idee politiche molto
spesso antitetiche, riuscirono nel difficilissimo compito di scrivere
le regole fondamentali della neonata Repubblica. Il 25 aprile non è
quindi solo un giorno di ricordo degli uomini e delle donne che
rischiarono tutto per restituirci la libertà: è, anche e soprattutto,
un monito, una fondamentale occasione per riflettere sul nostro
presente e su come abbiamo intenzione di costruire il nostro domani.
Credo sia davvero importante non dimenticare le nostre radici, il
travaglio e gli ideali dei partigiani che seppero fare, in un tempo
così difficile, scelte radicali e dolorose unendosi nel comune
obiettivo di riscattare la nostra nazione. Sarebbe davvero importante
tenere a mente il loro esempio nella nostra quotidianità e tutte le
volte nelle quali teniamo più in considerazioni le ragioni che ci
dividono rispetto a quelle che ci uniscono.
Cosa vuol testimoniare con la sua partecipazione al corteo milanese?
Sono stato magistrato per quarantatré anni e, per tutta la vita, ho
servito le istituzioni repubblicane nate proprio da quello scatto di
orgoglio ispirato dalla Resistenza; credo fermamente nei valori e nei
principi scanditi nella nostra Costituzione, redatta dagli uomini e
dalle donne protagonisti di quella straordinaria vicenda. È naturale
quindi, per me, sentirmi a casa in una manifestazione di gioia, di
ricordo e di impegno come quella che si terrà a Milano il 25 aprile. Da
quando mi sono spostato in politica e sono stato eletto presidente del
Senato sento ancora più forte l’esigenza di trasmettere la vicinanza
delle istituzioni ai cittadini.
Da
diversi anni ormai c’è chi, a Roma ma non soltanto, cerca di oscurare
il ricordo delle pagine di coraggio scritte dai combattenti della
Brigata ebraica. Cosa si sente di dire al riguardo?
Il 25 aprile è la festa della Liberazione, di tutti gli uomini e di
tutte le donne che parteciparono a quello straordinario risultato.
Chiunque strumentalizzi per altri scopi questa giornata commette un
grave errore perché nega la storia e la piega a interessi avulsi dallo
spirito del 25 aprile. La Brigata Ebraica, una formazione militare
composta da uomini provenienti da molte nazioni e inquadrata
nell’esercito inglese, ha contribuito alla liberazione di alcune città:
in provincia di Ravenna sono giustamente ricordati 45 suoi membri che
morirono lì combattendo per liberare l’Italia dal nazifascismo. Per
questa ragione credo che la Brigata debba essere considerata al pari di
tutte le altre realtà della Resistenza. Ho apprezzato le recenti parole
dell’Anpi nazionale e del Sindaco Sala che hanno ribadito con forza che
l’assenza della Brigata Ebraica alle manifestazioni del 25 aprile
sarebbe un inaccettabile attacco alla storia della Resistenza e al suo
più intimo significato.
La
memoria di quello che è stato, nel bene e nel male, è in pericolo?
Quali rischi corre una società che dimentica il suo passato?
Un Paese che dimentica il proprio passato è purtroppo condannato a
riviverlo. Io credo moltissimo nel valore pedagogico della Memoria,
nella trasmissione di fatti, storie e vicende che raccontano di errori
da non ricommettere e di esempi da cui attingere nel nostro quotidiano.
Osservo con preoccupazione la qualità e i toni del dibattito pubblico
intorno ad alcuni temi fondamentali e alle grandi sfide del nostro
tempo: penso al destino dell’Unione Europea, alla difficile gestione
del fenomeno delle grandi migrazioni, alla crisi economica globale,
alle guerre più o meno vicine. Dobbiamo scegliere se dare valore
concreto agli ideali che animarono la Resistenza, sui quali abbiamo
costruito la nostra Repubblica e pacificato il nostro continente o se
sacrificarli in nome della paura e dell’interesse; dobbiamo scegliere
se la vita sia ancora e sempre un bene non negoziabile, e la sua difesa
un valore assoluto, oppure no. Se solo ricordassimo meglio il nostro
passato, sapremmo quali principi sono inderogabili mentre elaboriamo la
miglior soluzione per ciascuno di questi grandi problemi.
Recentemente
lo Yad Vashem ha riconosciuto come ‘Giusto tra le nazioni’ l’esponente
fiorentino del Partito liberale Renato Fantoni, che salvò dalle
persecuzioni un illustre collega di partito: l’ebreo Eugenio Artom,
futuro membro della Consulta nazionale e senatore della Repubblica. Un
riconoscimento che nasce da alcune rivelazioni pubblicate alcuni anni
fa sul nostro mensile Pagine Ebraiche. Una pagina riscoperta della
nostra Resistenza. Possono, le singole vicende, aiutarci a recuperare
un rapporto più forte e consapevole con il nostro passato?
La storia della Resistenza si fa della narrazione delle vicende dei
grandi protagonisti ma anche soprattutto di queste piccole ma
straordinarie storie. È per questa ragione che lo studio e
l’approfondimento del nostro passato non deve interrompersi e che ai
più giovani deve essere sempre data l’opportunità di scoprirne il
valore. Le azioni del liberale fiorentino – che avete avuto la bravura
e la tenacia di far riemergere dall’oblio del tempo – ci aiutano a
capire che ognuno, secondo le proprie possibilità e competenze, può
contribuire a cambiare il mondo. Il Talmud dice che “chi salva una vita
salva il mondo intero”: il coraggio di Renato Fantoni ne è una
dimostrazione quanto mai viva e forte.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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l'iniziativa dei giovani ebrei francesi
"Il nostro no a Marine Le Pen
con Tintin e Asterix il gallo"
“È
fondamentale che Marine Le Pen non arrivi al secondo turno. Ci
appelliamo pertanto a tutta la Francia, a tutti quei cittadini che
vogliono difendere la Repubblica”.
La voce dei giovani studenti ebrei di Francia torna a levarsi a pochi
giorni dal voto per le elezioni presidenziali che designeranno il
successore di Hollande all’Eliseo. Appuntamento nell’urna che, come
noto, rischia di registrare un’importante affermazione dell’estrema
destra guidata da Marine Le Pen.
Anche per questo la UEJF, la Union des Etudiants Juifs de France, ha
lanciato una campagna di comunicazione un po’ diversa dal solito, per
smascherare il pericolo che si cela nella scelta di una simile forza
politica attraverso simboli potenti, attraverso figure familiari a
milioni di persone in tutto il paese e in tutte le fasce sociali.
Protagonisti di alcuni film di largo consumo come la fortunata saga di
Harry Potter, ma anche personaggi del leggendario fumetto francofono
come l’invincibile guerriero gallo Asterix o come Tintin, il giovane
reporter belga che gira il mondo insieme al suo fedele cagnolino Milou.
I loro volti, accompagnati da brevi messaggi che ironizzano sulle
proposte elettorali della Le Pen e dei suoi sodali, campeggiano su
centinaia di manifesti che sono stati affissi domenica scorsa nel
centro e nella periferia di Parigi. Nella parte bassa dai manifesti, un
appello: “Ne votons pas Front National”.
Si legge in una nota diffusa attraverso i social network dalla UEJF:
“Per L’Unione dei giovani studenti ebrei l’arte e la cultura, cui il
Fronte Nazionale vorrebbe mettere la museruola, costituiscono un mezzo
di espressione forte per lottare contro un partito che vuole mettere in
discussione le libertà fondamentali dei cittadini francesi”.
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qui milano - tempo di libri
Da Israele al Talmud tradotto,
cultura ebraica protagonista
Ha
preso il via ieri la prima edizione di Tempo di Libri, la Fiera
dedicata a libri e autori che fino a domenica metterà al centro del
palcoscenico milanese l’universo legato ai lettori. “Ogni volta
visitare una fiera di libri è un’emozione diversa: si attraversano
storie vere, fatte dei successi dei grandi, delle sfide eroiche dei
piccoli, di una missione comune, e soprattutto in ogni libro c’è un
mondo, una vita, delle persone che diventano reali per chi li scrive e
li legge”, ha commentato il ministro della Cultura Dario Franceschini
durante l’inaugurazione. Un primo giorno iniziato un po’ in sordina per
una rassegna che, negli auspici degli organizzatori vuole diventare
punto di riferimento a livello internazionale per quanto riguarda la
cultura del libro. Tanti gli appuntamenti previsti, tra cui, come
accade in altre manifestazioni di primo piano, ampio è lo spazio
dedicato a temi legati al mondo ebraico e a Israele.
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moked 2017 - ebraismo a colori
Essere "misrachi" in Israele
Sallah
Shabati era il celebre personaggio interpretato nell’omonimo film di
Ephraim Kishon dal grande attore israeliano Chaim Topol. Un gioco di
parole che richiama alla mente la frase in ebraico, slicha shebati,
ovvero “scusate se sono venuto”: un titolo ironico per raccontare il
complesso rapporto tra Sallah, padre di una famiglia ebraica
“tipicamente” misrachi e la sua nuova vita da immigrato nel neonato
Stato d’Israele. Attraverso lo sguardo ironico del suo film, Kishon
racconta un tema ancora oggi attuale: il rapporto tra mondo ashkenazita
e misrachi in Israele, le difficoltà del secondo a integrarsi
pienamente dopo il lungo esodo dalle nazioni d’origine (i paesi arabi e
l’Iran), le conflittualità, i successi, gli stereotipi. Temi di cui si
parlerà anche al Moked, il tradizionale momento di incontro aperto
all’Italia ebraica che si svolgerà dal 28 aprile al Primo maggio a
Milano Marittima e che è promosso dall’Area Cultura e Formazione
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane diretta dal rav Roberto
Della Rocca. Al centro della convention dell’ebraismo italiano, proprio
il cinquantesimo anniversario della fuga degli ebrei dei paesi arabi e
il complesso rapporto tra ebrei e musulmani nel corso dei secoli, con
uno sguardo anche alla situazione italiana, grazie agli interventi di
storici ed esperti dell’argomento.
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la mobilitazione dei gruppi ebraici lgbt
"Cecenia, basta indifferenza"
"A
70 anni dal periodo buio del nazifascismo assistiamo ancora oggi alla
pratica orrenda della persecuzione e deportazione in difesa della
purezza della razza e salvaguardia della società. In Cecenia gli
omosessuali oggi vengono internati in campi di concentramento e
torturati allo scopo di essere riabilitati socialmente, guarire dalla
depravazione della omosessualità e omoaffettività. Ci uniamo al
movimento LGBT italiano nella protesta contro la persecuzione omofobica
che ancora oggi non trova soluzione né fine". È quanto si legge in una
nota di Magen David Keshet Italia, gruppo ebraico LGBT affiliato al
World Congress of LGBT Jews e alla Coalizione Italiana Libertà e
Diritti Civili.
"Aderiamo a tutte le iniziative politiche, sociali e solidali, in
particolare alla raccolta fondi lanciata da allout.org per sostenere
gli omosessuali ceceni. Chiediamo con forza a tutte le Istituzioni e
Comunità Ebraiche Italiane ad unirsi alla nostra protesta perché ciò
che ricordiamo ogni anno il 27 gennaio - viene scritto ancora nella
nota - non si ripeta mai più per nessuno".
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Setirot
- 25 Aprile
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Il
25 aprile, a Milano, ci aspetta un altro corteo all’insegna di tensioni
per la annunciata intenzione di partecipare da parte di alcune sigle
pro BDS e sedicenti gruppi “filopalestinesi”. L’ANPI locale ha preso
una posizione chiara e netta bollando come provocazione da respingere
queste presenze e le inaccettabili contestazioni all’indirizzo della
Brigata Ebraica (posizione ribadita dal sindaco Sala). Il presidente
provinciale della Associazione partigiani, Roberto Cenati, ancora una
volta ha tenuto la barra dritta rispetto a indecenti “scivoloni” in cui
altre sezioni continuano a incorrere. «Bisogna con forza ribadire che
chi offende il simbolo della Brigata Ebraica ingiuria l’intero
patrimonio storico della Resistenza italiana che è stata un grande moto
unitario di popolo e di Combattenti per la Libertà», ha detto Cenati.
Le bandiere della Brigata saranno anche questa volta protette dai
volontari del Partito democratico.
Ora c’è da augurarsi che dietro allo striscione principale della
Brigata Ebraica sfilino coloro che quella storia vogliono onorare senza
tanti egocentrici personalismi di etichetta “politica”. Senza insomma
cercare di appropriarsi di una gloria che appartiene all’intera
Resistenza ebraica.
Buon 25 aprile.
Stefano Jesurum, giornalista
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In ascolto - Il Principe e la Shoah
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All’Einav
Culture Center di Tel Aviv va in scena “La Shoah e il Piccolo
Principe”, un’opera scritta, prodotta e diretta da Sara Shoham. La
compositrice e pianista israeliana, a cui sono stati conferiti molti
premi importanti tra cui il Prime Minister’s Prime for Composition
(2002) e il Paul Ben Haim Prize for Lifetime Achievement in Music dalla
ACUM (2013), offre una rilettura assolutamente personale e originale
del celebre racconto di Saint-Exupéry in cui la musica dal vivo dialoga
con la proiezione di immagini artistiche e spezzoni di documentari
sulla Seconda guerra mondiale.
Maria Teresa Milano
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La festa non è vostra
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25
aprile. Una grande festa, ma non una festa di tutti. Perché tutti
significa nessuno, e allora è come cancellare con un colpo di spazzola
la festa, questa festa.
Ci sono quelli che affermano che i morti sono tutti uguali,
dimenticando però che i vivi non lo sono, quando fanno scelte diverse.
Chi crede che il passato sia finito, chiuso: oggetto di storia, se va
bene, non di memoria viva qui e ora.
Giorgio Berruto
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Pasqua del 1847
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Quando
il 14 di Nissan dell’anno 5608, un lunedì, il bambino più piccolo di
ogni casa ebraica iniziò ad intonare Ma Nishtanà, quella notte, per
alcuni, sembrò in tutto diversa non solo dalle altre sere dell’anno, ma
anche da qualsiasi Seder celebrato in passato.
Come nel Pesach che abbiamo appena trascorso, anche quell’anno ci fu
sovrapposizione con la Pasqua cristiana, che cadde il sesto giorno di
Pesach.
Sara Valentina Di Palma
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