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La festa non è vostra

Giorgio Berruto25 aprile. Una grande festa, ma non una festa di tutti. Perché tutti significa nessuno, e allora è come cancellare con un colpo di spazzola la festa, questa festa.
Ci sono quelli che affermano che i morti sono tutti uguali, dimenticando però che i vivi non lo sono, quando fanno scelte diverse. Chi crede che il passato sia finito, chiuso: oggetto di storia, se va bene, non di memoria viva qui e ora. Alcuni danno per assodato che la memoria del passato autorizzi all’indifferenza nel presente e tengono a rimarcare le sofferenze proprie, ma spesso ignorano quelle altrui. Chi dice che i caduti per un ideale sono tutti da ricordare, da onorare in pari grado, dimenticando però di sottoporre a giudizio quell’ideale. Chi, per tutto questo, persegue la riabilitazione di coloro che combatterono, nella Repubblica Sociale, con la Germania nazista e vorrebbe annullare il significato del 25 aprile facendone una ricorrenza cimiteriale, svuotata, un omaggio ai morti anziché un’occasione di riflessione sulle ragioni per cui combatterono e morirono alcuni vivi. Questa festa, io credo, non può essere vostra.
Poi ci sono quelli che fanno della lotta di Liberazione un termine di comparazione universale, applicato con disinvoltura in ogni situazione. Il comparativismo da strumento di ricerca si tramuta in fine, esasperato conduce a un’attualizzazione della festa, ma anche a una perdita del suo significato: uno schiaffo dato da una maestra a un bambino non può essere catalogato come “fascismo” o la difesa di privilegi corporativi come “Resistenza”. E c’è infine chi completa il rovesciamento, e allora magari ritiene che il fascismo oggi sia Israele, epitome dell’ebreo, e Resistenza l’opera di quella porzione di arabi palestinesi che combatte, con le parole e con le armi, per l’abbattimento dell’ “entità sionista” tramite l’annientamento dei suoi abitanti. Anche in questo caso, la festa non è vostra.

Giorgio Berruto

(20 aprile 2017)