Jonathan
Sacks,
rabbino | Il
risultato più alto non è l'espressione di sé, ma l' autolimitazione:
fare spazio a qualcosa di altro rispetto a noi, di diverso da noi. I
matrimoni più felici sono quelli in cui ogni coniuge fa spazio affinché
l'altro possa essere se stesso.
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David
Bidussa,
storico sociale
delle idee | Da
stasera fino a domani sera l’Austria della coalizione del partito
popolare (ÖVP) del cancelliere Sebastian Kurz con l'estrema destra del
vicecancelliere H.C. Strache della FPÖ, ricorderà l’Anschluss -
l’unificazione dell’Austria alla Germania nazista (era il 12 marzo
1938) ma nessuno del governo riesce a dire la parola nazismo.
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Firenze in piazza per Idy
e per dire no al razzismo
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In
ricordo di Idy Diene e contro il razzismo. Le 10mila persone che ieri
hanno sfilato a Firenze, lo hanno fatto per ricordare Idy, il venditore
senegalese ucciso il 5 marzo scorso a colpi di pistola da Roberto
Pirrone, tipografo in pensione, e per dire no a ogni forma di razzismo.
“È stata una manifestazione pacifica e multicolore. – la ricostruzione
del Corriere – Bandiere italiane e del Senegal hanno sventolato insieme
ai vessilli della pace, dell’antifascismo, della concordia e della
solidarietà. Cori in più lingue, che inneggiavano all’amore verso il
prossimo e dicevano ‘no’ alla xenofobia, si sono unite in una babele
indecifrabile che invece di allontanare ha unito. Si è marciato
pregando, ognuno come meglio ha creduto, ma si sono anche urlati slogan
contro la cultura razzista senza però la rabbia delle prime ore dopo il
delitto”. “Ho parlato con la moglie e con i familiari di Idy – ha detto
il sindaco di Firenze Nardella – e abbiamo deciso che anche a Firenze
ci sarà una cerimonia funebre per lui. Gli sarà dedicata una giornata e
proclameremo il lutto cittadino”.
L’ex stratega di Trump vuole salvare il Front National. “Vi chiamino
pure razzisti e xenofobi: è un distintivo d’onore… vi chiamano così
perché non sanno rispondere alle domande fondamentali che state
ponendo”, a parlare dal palco del Congresso del Front National a Lille
è Steve Bannon, ex stratega del Presidente Usa Donald Trump, un tempo
alla guida del sito vicino all’alt-right americana Breitbart. Molti gli
applausi riservarti a Bannon dalla platea della ultradestra francese:
per il vicepresidente del Front National, l’ex consulente di Trump –
considerato uno dei motivi della vittoria dell’attuale presidente Usa –
“incarna il rigetto per l’establishment, di cui uno dei peggiori
simboli è l’Unione europea, e ha compreso, come Trump e Salvini, la
volontà dei popoli di riprendere in mano il proprio destino”
(Repubblica). Proprio a Bannon, racconta il Fatto, Marine Le Pen ha
chiesto consiglio per recuperare i consensi persi dopo la dura
sconfitta con Macron, che ha portato a divisioni interne. Intanto il
Quotidiano nazionale da voce a chi del Front National non fa più parte:
il fondatore nonché noto antisemita Jean Marie Le Pen, padre di Marine.
La Memoria in Polonia. “Auschwitz alle guide polacche”: è la scritta
apparsa venerdì notte sul muro della casa di Cracovia dove vive Diego
Audero, italiano di 35 anni che accompagna i visitatori nel campo di
sterminio nazista. “Una provocazione – riporta Repubblica – che segue
di poco le affermazioni su Twitter di Barbara Nowak, responsabile
dell’educazione della Malopolska secondo cui nel museo ‘serve personale
polacco che protegga l’integrità della Polonia’. E se da tempo anche il
direttore del Museo, Piotr Cywinski, è nel mirino degli
ultranazionalisti che ne criticano l’operato, anche la scritta sembra
iscriversi nel clima di tensione legato anche alla controversa legge
sulla Shoah entrata in vigore il 1 marzo che prevede pene per chiunque
affermi che la Polonia è responsabile o co-responsabile di crimini
commessi dai nazisti”.
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la seconda edizione della rassegna milanese
A Tempo di Libri con il Talmud
e le storie di Vittorio Giardino
"Dopo
il primo anno di rodaggio Tempo di Libri vince la sfida e alla sua
seconda edizione fa registrare una grande partecipazione di pubblico.
Un successo per Milano, città che ama i libri e la lettura”. A parlare
il sindaco di Milano Giuseppe Sala commentando positivamente i numeri
di questo secondo anno della rassegna milanese dedicata a libri e
scrittori, che ha visto – grazie anche a una scelta diversa di location
e di date – una maggiore affluenza rispetto alla prima edizione. Cinque
giorni in cui anche la voce ebraica, attraverso diverse vie, non fa
sentire la sua mancanza. Domani ad esempio, sarà presentato il Trattato
Berakhòt del Talmud Babilonese tradotto in italiano dal curatore del
Progetto rav Gianfranco Di Segni, coordinatore del Collegio rabbinico
italiano, assieme al rabbino capo di Milano rav Alfonso Arbib e allo
studioso Stefano Levi Della Torre. Nelle
scorse ore invece, un applauditissimo Vittorio Giardino
(nell'immagine), tra i maestri italiani del fumetto, ha presentato
l’ultimo capitolo di una saga che ha collezionato ammiratori in tutto
il monda: Jonas Fink – Una vita sospesa. Dai giorni
dell’oppressione sovietica alla Primavera di Praga, il giovane ebreo
Jonas Fink diventa la lente per capire una storia poco nota del
Novecento europeo. Leggi
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qui parma - la giornata di studio
“Preghiera, risposta al caos”
È
in corso a Parma una intensa giornata di studio dedicata al significato
della preghiera, organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane. Numerosi i rabbini e studiosi a confronto sul concetto di
preghiera (Tefillah) nell’ebraismo, chiamati a raccolta da un comitato
scientifico formato da rav Roberto Della Rocca, direttore Area Cultura
e Formazione UCEI; David Meghnagi, assessore alla cultura dell’Unione;
Riccardo Joshua Moretti, coordinatore della Commissione Cultura UCEI e
vicepresidente della Comunità di Parma, e rav Gadi Piperno,
responsabile UCEI Progetto Meridione e rabbino di riferimento della
Comunità di Casale Monferrato.
Ad aprire la giornata di studi una introduzione musicale di rav David
Sciunnach, presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia e
rabbino di riferimento della Comunità di Parma. Dopo i saluti del
presidente della Comunità di Parma Giorgio Yehudah Giavarini, il primo
tavolo di relatori – moderato dal Maestro Moretti – ha visto gli
interventi dell’assessore Meghnagi e dei rabbini capo di Milano, rav
Alfonso Arbib, e Roma, rav Riccardo Di Segni. Nel pomeriggio, moderati
da Giavarini, gli interventi del rav Della Rocca, del rav Piperno e del
rav Avraham Hazan, direttore del Merkos L’Inyonei Chinuch. Leggi
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demenza digitale - i post della vergogna
Veleno antisemita e complottista dalla neosenatrice a 5 Stelle
Con
i sui post sui social network, la neoletta senatrice del Movimento
Cinque Stelle Marinella Pacifico dimostra di sposare la peggiore
retorica complottista e antisemita. E le sue posizioni generano
preoccupazione e sdegno nel mondo ebraico italiano. Sul suo profilo
Facebook, la neosenatrice, insegnante in un liceo di Latina, ha infatti
pubblicato - e ora cancellato - post contro la “sionista” Presidente
uscente della Camera Laura Boldrini e contro il “massone” e “sionista”
scrittore Roberto Saviano, hanno raccontato i media nazionali nelle
scorse ore. Non solo, scorrendo il suo profilo, la redazione di Pagine
Ebraiche ha trovato ulteriori post chiaramente antisemiti (anche questi
cancellati ma fotografati dalla redazione): in uno del 29 dicembre
2017, Pacifico scrive “vuoi potere fama e ricchezza? Diventa massone =
sionista. Ecco la classe politica che ci ha governato”. Il commento è
collegato a un post dello stesso tenore delle parole di Pacifico: una
carrellata di immagini postate da un altro utente in cui si vedono le
più alte cariche dello Stato italiano, e non solo, in visita a
sinagoghe o allo Yad Vashem di Gerusalemme, corredate dal commento
“Servi dai loro padroni sionisti”. In un altro post (7 dicembre 2017),
la neosenatrice Cinque Stelle rilancia un delirante articolo in cui si
accusa il “macro-patronato israeliano” di essere responsabile degli
attentati a Parigi del 13 novembre 2015. Leggi
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Il tempo dell’incertezza |
Ci
troviamo dinanzi ad una tale inflazione di sgradevoli notizie che,
anche avendone la voglia, viene quasi a mancare il tempo per
commentarle. Con quali parole, poi? Di deprecazione, di sconcerto, di
accusa o che altro? Verificatosi un episodio deprimente o angosciante
(in genere entrambe le cose nella medesima misura, l’una fronte e la
seconda retro di una stessa medaglia) se ne avvicenda un altro per poi
proseguire con l’ennesimo ancora. Si tratta di una successione
pressoché interminabile, una sequela senza fine, una sequenza
ininterrotta. Dopo di che, fatta la tara di una disposizione d’animo
forse pessimista, va riconosciuto l’improbabilità che il tempo che
stiamo vivendo sia necessariamente, se non esclusivamente, peggiore di
altri già trascorsi. Ovvero, non risponde al riscontro dei fatti
storici l’impressione, altrimenti piuttosto diffusa, che le cose oggi
vadano in un verso più oscuro e brutale rispetto ad altre epoche. Il
tasso di aggressività così come quello di prevaricazione non sono di
certo una prerogativa del presente. Hanno solide radici in ciò che è
stato. Plausibilmente, avranno un futuro, anche se ci auguriamo che i
fatti a venire possano smentirci.
Claudio Vercelli
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