Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui      8 Luglio 2020 - 16 Tamuz 5780
IL PROGETTO DI AMPLIAMENTO E RIQUALIFICAZIONE

“Lavori al Museo ebraico di Venezia,
un dono per le generazioni future”

I lavori partiranno in autunno, al termine delle festività ebraiche. Nell’arco di tre anni l’obiettivo è quello di dar vita a un luogo ancora più all’altezza del suo compito, non solo più sicuro ma anche più moderno e coinvolgente. 
Adottato dalla giunta comunale, il progetto di ampliamento e riqualificazione del Museo ebraico di Venezia presentato nelle scorse ore rappresenta una nuova avvincente sfida. Sia architettonica che culturale. Sarà quello, è stato sottolineato nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’amministrazione cittadina cui è anche intervenuto il sindaco Luigi Brugnaro, il più importante cantiere operativo in Laguna. Un’occasione di rilancio che lega ancora di più Venezia alla storia e ai destini della sua componente ebraica.
Interamente finanziato da privati (per ora solo stranieri), il progetto “farà del bene a tutta Venezia”. Ne è convinto il presidente della Comunità ebraica Paolo Gnignati, che ha parlato di “grandissimo team al lavoro” e di percorso elaborato “con consapevolezza”. La riqualificazione, ha detto Gnignati, “guarda al turismo internazionale ma anche alla città e ai suoi residenti“. 
“La parola chiave sarà apertura verso l’esterno; il museo si aprirà simbolicamente agli affacci del campo e alla città“, l’annuncio della direttrice del Museo Marcella Ansaldi. Il ghetto, ha poi aggiunto, “è di per sé un museo diffuso, e anche noi vogliamo partecipare a questa sfida”. Un’apertura che sarà caratterizzata dalla riqualificazione degli spazi esistenti e dall’inglobamento di unità finora non utilizzate. 

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LA CONFERENZA STAMPA ORGANIZZATA DALL'AGENZIA EBRAICA

"Italia ebraica, esempio di resilienza"

“Le Comunità della Diaspora hanno sempre dato un contributo essenziale a Israele. Ora è il momento di fare qualcosa anche in senso opposto”. Isaac Herzog, il presidente dell’Agenzia Ebraica (nell'immagine), ha scelto di introdurre con queste parole la presentazione di una serie di iniziative volte ad offrire un sostegno a tutte quelle realtà ebraiche che, dall’America all’Europa, per arrivare al Sud Africa, si trovano ad affrontare molte sfide. Di natura economica ma non solo. 
L’occasione è stata una conferenza stampa organizzata in virtuale, con la partecipazione tra gli altri della Presidente UCEI Noemi Di Segni che per prima, tra i leader ebraici internazionali coinvolti nell’iniziativa, è stata chiamata ad esporre le maggiori criticità affrontate durante e dopo il lockdown. Un’opportunità anche per parlare del grande sforzo di resilienza profuso dall’Unione, dei numerosi servizi erogati per fare aggregazione, rafforzare il senso di comunità e non lasciare nessuno indietro. Sotto ogni punto di vista.

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MELAMED

Dove può arrivare l'educazione a distanza

Nel corso degli ultimi mesi l’uso e la fiducia verso lo strumento informatico sono cresciuti. La comunicazione resa possibile dal mezzo ne ha favorito la diffusione. Le proposte sull’integrazione tra educazione a distanza e forme tradizionali di didattica “face to face” trovano un significativo consenso. Per questo può essere utile porsi alcune domande.
La fiducia verso l’educazione a distanza è ben riposta? Il computer può sostituire in modo significativo la relazione diretta tra persone? Quali sono le potenzialità e i limiti?
Brian Cantwell Smith, uno studioso del settore, in una pubblicazione recente (The Promise of Artificial Intelligence. Rechoning and Judgment, The MIT Press, 2019) fa chiarezza su una questione che ha un significativo impatto sulle possibili risposte ai quesiti posti.

Saul Meghnagi, Consigliere UCEI

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"PAGINE E SVOLTE" CON DAVID BIDUSSA

Ernest Renan e il significato di essere nazione

Verso la fine dell'Ottocento la Francia si ritrova, dopo secoli da protagonista, ad avere un ruolo marginale in Europa. Ha perso il conflitto con la Prussia, porta i segni dello scontro civile e ha impressa nella memoria l'umiliante richiesta d'aiuto agli stessi nemici prussiani per reprimere la Comune di Parigi. Il paese è in cerca di se stesso e di consolazione. Ed è in questo clima che il filosofo francese Ernest Renan scrive e pronuncia nel 1882 il suo discorso “Che cos'è una nazione”. “Una riflessione ad alta voce ad un pubblico che ha bisogno di ascoltare parole di conforto”, spiega lo storico sociale delle idee David Bidussa nella nuova puntata di “pagine e svolte”. Un discorso, quello di Renan, profondamente attuale, che spiega cosa significa per una nazione saper fare i conti con la propria debolezza.

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IL PROGETTO HOMES4ALL

Da Torino, l'impegno per garantire a tutti una casa

Torino è una delle città dove il problema abitativo è particolarmente critico. Basti guardare i dati sugli sfratti: uno ogni 241 famiglie rispetto alla media italiana che si assesta a quota uno ogni 419 nuclei. Una vera emergenza che con la crisi innescata dalla pandemia rischia di aggravarsi ulteriormente. Un'emergenza a cui il progetto Homes4All, che vede la collaborazione di pubblico e privato, cerca di dare risposte concrete, in particolare lavorando affinché ci siano meno case vuote e meno persone senza casa. “Il progetto nasce per la città di Torino ed è stato ideato dalla società Brainscapital a cui si è unita Homers - spiega a Pagine Ebraiche Federico Disegni, direttore generale di Homes4All s.r.l. - Si tratta di una start up a impresa sociale e promuove una strategia innovativa volta all'individuazione di blocchi di proprietà liberi o occupati, che possono provenire da diversi ambiti, da aste giudiziarie come acquisiti nel libero mercato. In caso di alloggi vuoti, Homes4all li ristruttura e poi li mette a disposizione dei canali di affitto sociale. In caso di alloggi occupati, c'è un lavoro volto a supportare gli inquilini in casi di situazioni debitorie o anche fragili tramite un accompagnamento sociale”.

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IL PROGRAMMA DI INIZIATIVE DEL MUSEO EBRAICO DELLA CITTÀ 

A caccia di storie, i segni della Bologna ebraica

Dentro e fuori le proprie mura, il Museo ebraico di Bologna propone per i prossimi mesi molteplici attività. Come a “Caccia di storie”, un format itinerante alla scoperta di antichi e più recenti segni. Il via ieri sera, con una conversazione per le strade del capoluogo emiliano condotta dalla direttrice Vincenza Maugeri. Un’occasione per parlare di oggetti, tradizioni, storie degli ebrei a Bologna e nel mondo.

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Rassegna stampa

Il virus e la rinascita europea
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Ticketless - Come un ciononostante
Si susseguono con ritmo incalzante i libretti contro le cattive memorie. S’intitola proprio così l’ultimo saggio di Marcello Flores, Cattiva memoria. Lo ha appena mandato in libreria il Mulino. Flores raccoglie il testimone da Valentina Pisanty. Il ruolo della memoria è cresciuto a dismisura negli ultimi vent’anni e il cortocircuito con il generale clima di intolleranza che si respira nel paese è sotto i nostri occhi. In un certo senso Pisanty e Flores sfondano una porta aperta. Su questo portale Anna Foa si è domandata, lecitamente, quale livello di barbarie avremmo raggiunto se la memoria non fosse stata coltivata per nulla.  
Alberto Cavaglion
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Periscopio - Celan e l'esistenza
Quest'anno, 2020, cade, com'è noto, il centesimo anniversario della nascita e il cinquantesimo della tragica morte di Paul Celan, uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, straordinario testimone dell'abisso della Shoah (che inghiottì, com’è noto, entrambi i suoi genitori), interprete ineguagliabile dello strazio del popolo ebraico e del cupo destino dell'umanità tutta. Eppure, ciò nonostante, indomito alfiere di speranza, di resistenza, autore di versi indimenticabili, intrisi di dolore ma anche di domanda, di attesa, nei quali è possibile scorgere, anche nelle tenebre più fitte, il tremore di una pallida, lontanissima luce.
Francesco Lucrezi
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Danzare sui binari
Nell’aprile 1940 il Reich aprì un Ghetto presso la zona nordorientale di Łódź, città polacca annessa al Warthegau e, durante l’occupazione tedesca, rinominata Litzmannstadt in onore del generale tedesco Karl Litzmann che la occupò durante la Prima Guerra Mondiale; dopo Varsavia, Łódź era il secondo più grande Ghetto in territorio polacco occupato o incorporato, ivi confluirono 250.000 civili dei quali 160.000 ebrei provenienti da Germania, Austria, Protettorato di Boemia e Moravia, Lussemburgo e Warthegau nonché 5.000 Roma del Burgenland austriaco.
Francesco Lotoro
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Il Maestro e le storie ebraiche
La notizia della scomparsa di Ennio Morricone ha avuto grande risalto. Probabilmente, come hanno evidenziato molti commentatori, dovuto alla genialità del Maestro nel sapere suscitare emozioni che soltanto la magistrale articolazione delle note può causare. Pensavo nelle ultime ore al rapporto diretto che ha avuto l’eccelso compositore romano con le storie ebraiche.
Jonatan Della Rocca
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