Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui   25 Gennaio 2022 - 23 Shevat 5782

LA NUOVA INDAGINE DI SWG IN COLLABORAZIONE CON PAGINE EBRAICHE

 Gli italiani e il Giorno della Memoria,
sul ricordo pesa l'effetto pandemia

Il Giorno della Memoria è un appuntamento ormai familiare a un gran numero di italiani. Una conquista valoriale di una certa consistenza ma che non si può fare l’errore di dare per scontata, per definitivamente acquisita. Se il ricordo non si mantiene costante, il rischio è infatti che l’attenzione sull’evento in sé ma anche su tutte le tematiche correlate possa calare in modo anche vistoso uscendo sempre di più – secondo l’espressione usata dal sociologo Riccardo Grassi – “dalla testa e dai cuori”. È quanto si evince dalla nona indagine su “Gli italiani e il Giorno della Memoria” realizzata dall’istituto di ricerca SWG con la collaborazione della redazione di Pagine Ebraiche. Una fotografia nel tempo, diacronica, per cogliere l’evoluzione di questa percezione dal 2014 ad oggi. “La pandemia ha condizionato la maggior parte degli aspetti della vita quotidiana nell’ultimo biennio. Ad emergere, con riferimento al Giorno della Memoria, è un leggero calo sia del ricordo spontaneo che del corretto riconoscimento della ricorrenza” ha evidenziato Grassi illustrando i risultati dell’indagine nell’ambito di un confronto con la redazione UCEI e con il suo direttore Guido Vitale cui sono anche intervenute la Presidente dell’Unione Noemi Di Segni e la sociologa Betti Guetta dell’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC. La pandemia, quindi, come “grande buco nero che rischia di far passare in secondo piano tutti gli altri temi, inclusa la Memoria della Shoah”. In calo rilevante, attesta l’indagine, la percentuale di chi identifica autonomamente “quale commemorazione ricorre il 27 gennaio”. Si passa infatti dal 55,6% del 2021 al 52,3% registrato quest’anno. Ancor più inquietante il decremento di chi, davanti a più opzioni esplicitate, sceglie quella corretta. In questo caso si scende, in appena dodici mesi, dal 57,9% al 49,5% del totale. Stabile invece il dato personale sul coinvolgimento, che tocca i due terzi degli intervistati (67%). Lo stesso resta prevalente, fa notare Grassi, “la percezione che, al di là della situazione personale, gli italiani non siano molto coinvolti”. Lo sostiene il 58% del campione.



A confermarsi è una tendenza già registrata nel 2020 e 2021, con una crescita considerevole del gruppo di chi ritiene innanzitutto “giusto” celebrare il Giorno della Memoria. Il segno, si spiega nel rapporto, “di uno scarto semantico rispetto al passato e di una nuova attualizzazione dei contenuti legati al 27 gennaio”.
Il Giorno della Memoria sarebbe “giusto” per il 39% degli italiani, “formativo” per il 37%, “dovuto” e “necessario” per il 33%. Il 10% lo definisce invece “retorico”, mentre il 5% “inutile”. Per il 23% degli intervistati, uno dei dati più allarmanti in assoluto, il Giorno della Memoria “non servirebbe più a nulla”.
Un elemento di analisi è la diversa affiliazione e simpatia politica degli intervistati. Tra gli elettori di Lega e Fratelli d’Italia, “per quanto prevalga la percezione che sia giusto ricordare questa ricorrenza, è molto elevata la percentuale di chi attribuisce un valore retorico”. Ciononostante, si sottolinea, “è in aumento anche all’interno di questo elettorato la percentuale di chi ritiene che in Italia l’antisemitismo sia diffuso, anche se continua a prevalere un divario rispetto alle altre formazioni politiche”. Tra gli elettori del M5S è invece massima la percezione “che si tratti di un atto dovuto oltre che giusto, mentre è particolarmente bassa la percentuale di chi lo ritiene un atto necessario e formativo”. Tra gli elettori del PD uno su due attribuisce al Giorno della Memoria “innanzitutto un significato necessario, e a seguire dovuto e giusto”. Gli indecisi politicamente sembrano avere le idee meno chiare. Segno forse, si afferma, “di una più generale disaffezione a questo tipo di tematiche”.


Numeri che nel loro insieme costituiscono una base di appoggio preziosa per elaborare interventi e strategie di ampio respiro. A detta della Presidente Di Segni, uno sforzo necessario alla luce dei tanti inciampi per la maturazione di una vera Memoria consapevole. Insidioso in particolare il tentativo di chi, attraverso l’accostamento ad altre “Memorie” e vicende, provoca crescente confusione e smarrimento nell’opinione pubblica. “Credo sia importante capire il più possibile quanto tutto ciò sia frutto di una ignoranza ‘benevola’ o se invece dietro ci sia ben altro. Un presupposto necessario – le sue parole – per capire come e in che direzione lavorare”. Per Betti Guetta il fronte più caldo è quello di una “retorica complottista in forte aumento, nel segno di vere e proprie voragini di senso”. Lo si apprende anche dall’ultimo rapporto annuale dell’Osservatorio Antisemitismo da oggi in rete. L’universo dell’odio antiebraico, nelle sue molteplici varianti e sfaccettature, appare nella sua valutazione come “un mondo di una complessità, di una ambivalenza e purtroppo anche di un livello di pericolosità mai visto”. Gratitudine è stata espressa dal direttore Vitale per questa proficua collaborazione e per “la stabilità di un’iniziativa che, proprio per la sua natura, consente una efficace misurabilità delle variazioni che avvengono di anno in anno”.

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PROTAGONISTA DI UNA STAGIONE DEL DIRITTO E DI ISRAELE

 Miriam Naor (1947-2022)

“Israele può essere orgogliosa dell’indipendenza della sua magistratura, che non teme altro che la legge. L’indipendenza giudiziaria, tuttavia, non deve essere data per scontata. Dobbiamo proteggerla”. Sono le parole con cui la giudice Miriam Naor si era congedata nel 2017 dal suo ruolo di Presidente della Corte Suprema israeliana. “Un gigante del mondo legale d’Israele” l’ha definita nelle scorse ore il Presidente Isaac Herzog, esprimendo il proprio cordoglio per la morte di Naor. Per quattordici anni giudice dell’Alta Corte, per il Procuratore Generale Avichai Mendelblit rappresentava “un faro di giustizia, saggezza e valori”.
“La sua impressionante eredità nel promuovere il dialogo e mantenere la separazione dei poteri, nel suo impegno per una società giusta ed equa in Israele e nel portare avanti i valori di verità e giustizia, rimarrà con noi per sempre”, le parole di Mandeblit.

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LA NUOVA MOSTRA ONLINE DELLA FONDAZIONE CDEC

 Ferramonti, musica di libertà

Ferramonti, in Calabria, è stato uno dei più grandi campi di internamento italiani della seconda guerra mondiale. Tra il il giugno 1940 e il settembre 1943 vi transitarono oltre 3.000 ebrei stranieri e apolidi e, in numero ridotto, altri cittadini stranieri. In questo luogo desolato di confino, tra carenza di cibo e malattie, decine di internati trovarono la forza e l’entusiasmo di continuare a suonare, comporre, e persino organizzare concerti. Una vicenda tornata alla luce negli ultimi anni e al centro della nuova mostra online del Cdec “Tradotti agli estremi confini. Musica e musicisti nel campo di Ferramonti” (1940-1943) a cura di Laura Brazzo e Raffaele Deluca.
“Questi musicisti scrivevano musica e facevano concerti per ricostruire, nel nulla in cui si trovavano, un’identità culturale. – racconta a Pagine Ebraiche Deluca, docente di discipline musicologiche al Conservatorio di Rovigo – Ci sono testimonianze bellissime di internati che raccontano come grazie a questi concerti sembrava di essere trasportati per un momento nei teatri di Vienna o Berlino. Anche in quel contesto così difficile la creatività non fu spenta. C’era la volontà di fare musica ‘nonostante tutto’. Una dimensione che merita attenzione e ulteriori ricerche”.

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LE REAZIONI ALL'EPISODIO DI CAMPIGLIA (LIVORNO)

 "Aggressione antisemita, una violenza che sconcerta"

“Una situazione incredibile, da pelle d’oca. Sembra di essere ripiombati nei tempi più bui della storia del nostro Paese”.
Così Alberta Ticciati, sindaco di Campiglia Marittima, nel commentare l’agghiacciante episodio di antisemitismo verificatosi al parco Altobelli a Venturina Terme dove un ragazzino ebreo di 12 anni è stato insultato, preso a calci e ricoperto di sputi da due ragazze 15enni. A renderlo noto il padre, che oltre ad informare l’amministrazione si è attivato per una denuncia alle autorità competenti.
Molte le reazioni, anche all’interno del mondo ebraico. Immediato l’intervento dell’UCEI e delle due Comunità ebraiche di riferimento, quella di Firenze cui la famiglia è iscritta e quella di Livorno competente territorialmente. Vittorio Mosseri, il presidente degli ebrei livornesi, si è recato oggi dal padre del ragazzo. “Cercheremo di essergli vicini, solidali in modo concreto. Anche con un sostegno di tipo psicologico. Mentre l’UCEI darà un proprio supporto anche dal punto di vista legale”, sottolinea a margine dell’incontro. “Ho visto il padre molto provato: non sa spiegarsi come ciò sia accaduto e non sa come elaborare questa vicenda con il figlio, con che parole affrontarla. Sconcerta inoltre che in un giardino pubblico e in pieno giorno nessuno sia intervenuto davanti a questa violenza”.
“Siamo vicini alla famiglia e stiamo valutando con loro che tipo di attività intraprendere. Credo che i genitori del bambino facciano bene ad adire le vie legali”, l’opinione espressa dal presidente della Comunità ebraica fiorentina Enrico Fink.
Anche per l’UCEI “un’emergenza assoluta” da affrontare con determinazione e consapevolezza. Da qui l’impegno “a seguire fino in fondo l’evolversi dei fatti e sostenere con ogni mezzo il ragazzo e la famiglia”. Solidarietà anche dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia e da molte altre realtà dell’Italia ebraica, incluso il B’nai B’rith Toscana. Dal sindaco Ticciati è arrivata intanto una promessa: “Faremo il possibile perché la cosa non venga archiviata e banalizzata. Il fatto che nel 2022 succeda una cosa tale in una realtà come la nostra è di una gravità massima che va indagata, approfondita, compresa e fortemente stigmatizzata”.

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LO STRISCIONE AL PORTICO D'OTTAVIA

 Mattarella e l'impegno contro l'odio,
il grazie dei giovani ebrei romani

Le numerose attestazioni di vicinanza e affetto continuano a rappresentare un lascito tra i più significativi del mandato di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica. Ad esprimergli riconoscenza anche gli studenti della scuola ebraica di Roma attraverso uno striscione celebrativo del suo operato. Un apprezzamento, rende noto la Comunità ebraica, “per la difesa della Costituzione, l’impegno contro ogni forma di antisemitismo e la memoria del piccolo Stefano Gaj Taché”. Proprio alla memoria della giovanissima vittima dell’attentato palestinese al Tempio Maggiore era andato il pensiero di Mattarella nel giorno del suo insediamento. Indelebili, al riguardo, le sue parole: “Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Gaj Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla sinagoga di Roma. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano”.

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IL CONCERTO ALLA SCALA

 Vittore Veneziani, note di Memoria

Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziste, il Maestro Vittore Veneziani fu licenziato dal coro del Teatro alla Scala perché ebreo. Con lui furono allontanati compositori, cantanti, orchestrali e abbonati al prestigioso Teatro. A ricordare quella macchia indelebile nella storia e allo stesso tempo a celebrare la figura di Veneziani, il Concerto della Memoria organizzato dall’Associazione Figli della Shoah assieme all’Anpi Milano e alla Scala. Il Coro del Teatro, diretto Alberto Malazzi, ha eseguito per l’occasione pagine di Mendelssohn, Puccini e Verdi. 

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CONFERMA AL VERTICE DELLA COMUNITÀ

 Ferrara ebraica, Arbib ancora presidente

Conferma, al vertice della Comunità ebraica di Ferrara, per il presidente uscente Fortunato Arbib. Nel nuovo Consiglio eletto dagli iscritti in occasione delle recenti consultazioni comunitarie anche Andrea Pesaro (vicepresidente) e Shemuel Lampronti.
“Sono molto contento dell’esito delle elezioni e voglio ringraziare sentitamente tutti coloro che mi hanno rinnovato la fiducia”, le prime dichiarazioni di Arbib. “Sono convinto che questo Consiglio, al quale auguro un buon lavoro, possa permettere alla Comunità di proseguire il percorso di rinnovamento e trovare le necessarie energie per svolgere un ruolo importante nell’equilibrio della città”.
Tra gli obiettivi per il futuro “la volontà di perseguire il programma di apertura del percorso museale all’interno della sede della Comunità e di porre l’attenzione del Comune e della Regione Emilia Romagna al Piano di Rigenerazione Urbana che vede la Comunità svolgere un ruolo attivo protagonista per la ristrutturazione del ghetto”.

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L'EVENTO PROMOSSO DALLA FONDAZIONE MUSEO DELLA SHOAH

 "Negazionismo, minaccia per il futuro"

“Il negazionismo è una forma di propaganda politica che negli ultimi anni si è diffusa entro lo spazio pubblico coinvolgendo ambiti diversi e assumendo accenti sempre più subdoli e violenti. Sarebbe pertanto un errore sottovalutarne la rilevanza, cioè quegli effetti che, ben al di là del modo di interpretare la storia del passato, minacciano la comunità interpretativa del futuro”.
È quanto rileva Donatella Di Cesare nella nuova edizione ampliata del suo saggio Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo, appena pubblicata dall’editore Bollati Boringhieri. Una riflessione che si dipana a partire non solo dal negazionismo “classico” della Shoah ma anche dalla “recente sconcertante negazione della pandemia, non riducibile a frange estreme, per tacere di coloro che ridicolizzano o banalizzano l’emergenza climatica”. Casi molteplici e vari tanto che ormai, sottolinea l’autrice, “si può parlare di una vera e propria storia dei negazionismi nel XXI secolo”.
Un’occasione per parlarne in una serata promossa dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma al Cinema Farnese, che ha avuto come ospiti la stessa Di Cesare oltre che il presidente della Fondazione Mario Venezia, il rabbino capo rav Riccardo Di Segni, il direttore de L’Espresso Marco Damilano e il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi.

(Foto di Ariel Nacamulli)

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L'INIZIATIVA DI INTESA SANPAOLO

 "Ebrei onorari", le storie da conoscere

Una serie podcast per raccontare le storie di sei “Ebrei onorari”, come venivano chiamati per scherno i difensori degli ebrei negli anni della propaganda antisemita. Tra loro il banchiere Raffaele Mattioli, che negli anni del fascismo era presidente della Banca Commerciale Italiana poi confluita in quello che oggi è il gruppo Intesa Sanpaolo. Pur non essendo ebreo, aveva scelto per sé tale definizione per affermare il suo impegno per il salvataggio di tanti ebrei durante le persecuzioni. L’archivio storico di Intesa Sanpaolo, con la voce di Camilla Ronzullo, propone un viaggio che mette al centro le storie dei dipendenti che Mattioli e altri uomini della Banca Commerciale Italiana hanno provato a salvare dalla deportazione. 

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La retorica del confronto
La Shoah non ci ha provocato solo lutti infiniti e un dolore incancellabile, ci ha anche lasciato la malvagia eredità di polemiche e contestazioni in cui continuamente ci dibattiamo, anche fra di noi oltre che con gli altri. L’ultimo caso, la Settimana (o Festival) delle Memorie organizzata a Ferrara, che ha rinfocolato il dibattito su che genere di memoria si voglia tenere viva e onorare. Solo quella della Shoah, a sé stante, o tutte le Memorie di tutti i genocidi insieme, gli stermini, le stragi, i crimini, gli omicidi seriali, compresi i barconi affondati nel Mediterraneo?
Solo il progetto sterminatore della Shoah, o anche le vittime di contese territoriali, di guerre civili, di rappresaglie politiche, di scaramucce di frontiera e via dicendo?
 
Dario Calimani
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Il razzismo è grave sempre
“Proprio nella settimana del Giorno della Memoria” è una sottolineatura ricorrente in tanti commenti che si leggono e si sentono, in queste ore, nel riportare i dettagli dell’aggressione, fisica e verbale, patita da un dodicenne ebreo in provincia di Livorno da parte di due ragazze quindicenni. Certo, il calendario questa annotazione la rende evidente ma, non per questo, di una qualche rilevanza.
L’ignoranza e il pregiudizio, chiaramente articolati verbalmente e nei fatti, evidenziano la necessità di un contrasto continuo e palese. Peraltro è un disastro culturale ed educativo quello proprio delle due ragazze.
Ampia la solidarietà espressa, alla quale mi unisco, all’aggredito e alla sua famiglia. Un plauso per il pronto e chiaro intervento dell’amministrazione Comunale di Campiglia Marittima.
Non è un’aggravante il fatto che l’aggressione sia avvenuta poco prima del 27 gennaio: episodi di razzismo come questi sono gravi sempre.
Gadi Polacco
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Una strategia contro l'odio
Il Rapporto finale – gennaio 2022 – Strategia nazionale di lotta all’antisemitismo – Presidenza del Consiglio Gruppo tecnico di lavoro per la ricognizione sulla definizione di antisemitismo approvata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) riferisce che il 17 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri, in coerenza con la risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo adottata dal Parlamento europeo il 1° giugno 2017 e con le conclusioni del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2018, ha accolto la seguente definizione di antisemitismo: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto(...)”.
 
Emanuele Calò
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Lotta all'antisemitismo e agenda di governo
La Memoria della Shoah è un impegno primario della società, in ogni fase e in ogni progetto, per evitare tentazioni totalitarie, gerarchiche, escludenti; per prevenire o recidere sul nascere lo sviluppo di visioni del mondo e di organizzazioni fondate sul dominio politico, su una presunta superiorità biologica, etnica, culturale; oppure sulla paura dissennata dell’altro in quanto “altro” e dunque nemico. È un impegno particolarmente sentito e proclamato in questi giorni vicini al 27 gennaio, ma che deve essere costante in ogni periodo dell’anno, come una sorta di radar o di allarme capace di entrare in azione di fronte al pericolo. 
 
David Sorani
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