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Lotta all’antisemitismo
e agenda di governo

La Memoria della Shoah è un impegno primario della società, in ogni fase e in ogni progetto, per evitare tentazioni totalitarie, gerarchiche, escludenti; per prevenire o recidere sul nascere lo sviluppo di visioni del mondo e di organizzazioni fondate sul dominio politico, su una presunta superiorità biologica, etnica, culturale; oppure sulla paura dissennata dell’altro in quanto “altro” e dunque nemico. È un impegno particolarmente sentito e proclamato in questi giorni vicini al 27 gennaio, ma che deve essere costante in ogni periodo dell’anno, come una sorta di radar o di allarme capace di entrare in azione di fronte al pericolo. Soprattutto quando, come oggi, tendenze a interpretazioni cospirative e complottistiche – che sono stimolo all’odio di molti contro molti – si diffondono vistosamente quali spiegazioni impulsive e semplificate della tragica pandemia che stiamo vivendo e delle situazioni da essa prodotte.
Proprio a partire da questa funzione sociale e civile della memoria proiettata sul nostro tempo, mi pare particolarmente significativo che le istituzioni italiane siano state capaci di andare oltre la dimensione della pura memoria, individuando l’antisemitismo come realtà purtroppo attuale, serpeggiante e diffusa a vari livelli, e creando strumenti concreti per affrontarlo come effettiva patologia sociale. L’azione della coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo Milena Santerini, il Gruppo tecnico di lavoro per la ricognizione sulla definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance e il complesso della Strategia nazionale di lotta contro l’antisemitismo sono elementi effettivi e importanti di un programma non facile (arduo per il carattere sfuggente e camaleontico dell’antisemitismo stesso), finalmente operativo a livello strutturale e non affidato solamente alle capacità e alle buone intenzioni individuali di tanti (insegnanti, magistrati, avvocati, tutori dell’ordine). Che tali linee siano ora confluite nella pagina web della Presidenza del Consiglio dei Ministri è una ulteriore conferma del fatto che l’indirizzo e l’impegno sanciti fanno in qualche modo parte dell’agenda di governo. L’adozione responsabile a livello istituzionale di questo percorso che unisce controllo, rilevamento, analisi, formazione/educazione, prevenzione, repressione è un esito non scontato e della massima rilevanza, che potrà rivelarsi prezioso per affrontare le nuove emergenze legate all’odio antisemita.
Sarebbe apprezzabile che anche l’attenzione dei media fosse capace di proiettarsi dalla dimensione della memoria, sulla quale opportunamente si sofferma verso la fine di gennaio, a quella della attualità, tentando di comprendere i molteplici significati dell’odierno riaffacciarsi del pregiudizio antiebraico e diffondendo un’adeguata informazione sugli organismi che nascono per combatterlo.
David Sorani

(25 gennaio 2022)