LE CELEBRAZIONI A 55 ANNI DALLA RIUNIFICAZIONE

Yom Yerushalaim, festa e tensioni

“In questo giorno ricordiamo non solo l’unità della nostra capitale, ma anche del nostro popolo. Gerusalemme non sarà mai più divisa”.
Così il primo ministro d’Israele Naftali Bennett nel corso di un evento dedicato a Yom Yerushalaim, la giornata cui si ricorda la riunificazione della città in seguito alla vittoria conseguita dall’esercito israeliano nella Guerra dei Sei Giorni. Una data spartiacque per i destini del Paese. Dal giorno della riunificazione, le parole del Capo dello Stato Isaac Herzog, “la città è cresciuta e si è sviluppata in ogni possibile modo; pur mantenendo la sua prerogativa di capitale d’Israele, Gerusalemme garantisce libertà di culto ai membri di tutte le religioni e, fatto di non minore importanza, è caratterizzata da una vita in comune che non cancella le diversità e specifiche tradizioni”. Una giornata di festa e celebrazioni, ma anche di tensioni annunciate. Con attenzione rivolta in particolare all’area delle Spianate delle Moschee/Monte del Tempio dove, al passaggio di alcuni manifestanti al seguito del politico della destra estrema Itamar Ben-Gvir, vi sono stati scontri e tafferugli poi estesi ad altre zone della Città Vecchia.
L’allerta sul piano della sicurezza resta alta anche per il pomeriggio.

(Nell’immagine: le celebrazioni ieri sera al Kotel, il Muro Occidentale)

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I CENTO ANNI DELLA PITTRICE

Silvana Weiller, un secolo di vita nel nome dell'arte

Un anniversario speciale per Silvana Weiller, figura di spicco del panorama artistico e culturale della Padova degli anni Cinquanta e Sessanta, che proprio quest’oggi festeggia il secolo di vita. Nata a Venezia il 29 maggio del 1922, si trasferì molto presto a Milano dove completò la sua istruzione presso il liceo classico Parini fino all’autunno del 1938 e più tardi, dopo la promulgazione delle leggi razziste, alla scuola ebraica di via Eupili. Dopo l’otto settembre la famiglia fu costretta a rifugiarsi in Svizzera, prima nel campo di raccolta della Ramée poi a Losanna dove, presso l’Ecole Cantonal d’Art, si diplomò al Corso Libero di Nudo. Alla fine della guerra trovò in Padova l’ambiente più consono per affinare le sue doti artistiche e di intellettuale. Lì subito seppe conquistarsi il suo posto nella scena culturale cittadina con la determinazione della persona colta che, scevra da ogni sorta di ostentazione, sa farsi apprezzare per sensibilità e intelligenza. Ricordando i primi anni della sua attività, amava dire: “Ero impegnata a fare la moglie e la madre. E poi dipingevo”. 
Ma questo suo atteggiamento riservato e schivo non deve in alcun modo trarre in inganno. Nella Padova di quel periodo, infatti, le donne che si cimentavano in campo artistico erano rappresentate da un’entità relativamente ristretta e Weiller è forse stata l’unica a incarnare una figura di intellettuale in tutta la sua completezza.

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LA RETTRICE IN VISITA PER GLI 800 ANNI DELL'ATENEO

"Università ed ebrei di Padova,
da secoli un dialogo proficuo"

Nell’anno delle celebrazioni per gli 800 anni dell’Università di Padova, anche la Comunità ebraica ha partecipato ai festeggiamenti: negli scorsi giorni infatti la neo-rettrice Daniela Mapelli ha fatto visita al Museo della Padova Ebraica, insieme a un’ampia delegazione di prorettrici, prorettori e dirigenti, per sottolineare e rinsaldare un rapporto che lega da sempre l’ateneo a questa realtà.
“Questa visita si inserisce nel ricco calendario di eventi per celebrare gli 800 anni di fondazione dell’Università di Padova. Una storia di libertà, di voci diverse – per noi la diversità è valore fondante, è ricchezza – che cercheremo di onorare nel presente e nel futuro”, ha affermato Mapelli. “Una visita – ha poi aggiunto – per ribadire il forte legame che c’è fra la cultura ebraica e il nostro ateneo: tra il XVI e la fine del XVIII secolo l’Università di Padova divenne il più grande centro di insegnamento in Europa per gli studenti ebrei, in un clima di sostanziale tolleranza e protezione promosso dalla Serenissima, che andava in controtendenza rispetto al resto del continente, portando a Padova, così, illustri studiosi provenienti dalle più lontane comunità”.
“Siamo felici che la magnifica rettrice abbia accettato il nostro invito” il commento di Gina Cavalieri, vicepresidente della Comunità ebraica e presidente della Fondazione per il Museo della Padova Ebraica. “Il rapporto tra la nostra comunità e l’università si è fondato su un dialogo proficuo, anche durante epoche avverse, perfino durante l’epoca della ghettizzazione tale dialogo non si è interrotto. Si è interrotto invece bruscamente con l’avvento del fascismo e le conseguenti leggi razziste”. 

(Nell'immagine: la rettrice in sinagoga insieme al rabbino capo rav Adolfo Locci) 

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LE LEGGI RAZZISTE LO COSTRINSERO AD ABBANDONARE IL PROGETTO

Ottant'anni dell'osservatorio astrofisico,
Asiago ricorda l'architetto Calabi

Celebrati ad Asiago gli ottant’anni dall’inaugurazione del prestigioso osservatorio astrofisico il cui progetto fu realizzato alla metà degli Anni Trenta dall’architetto ebreo Daniele Calabi. Un impegno che fu costretto ad abbandonare in corso d’opera in seguito alla promulgazione delle leggi razziste, insieme a ogni altro incarico. Il 13 gennaio del ’39 Calabi lasciò l’Italia per il Brasile, tornando soltanto nel ’48. Il giorno dell’inaugurazione il suo nome non fu mai menzionato.
L’anniversario ha rappresentato l’occasione per ricordare questa figura, la sua vita e quella drammatica ferita. Tra i relatori di un’intensa giornata di confronto e testimonianze, promossa dal dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova, anche l’assessore UCEI Davide Romanin Jacur. Nel suo intervento Jacur ha evidenziato come il periodo delle leggi razziste e delle persecuzioni antiebraiche che presero il via nel loro solco “resterà sempre un punto dolente nella storia italiana, anche per via dell’incapacità dimostrata da questo Paese nel sapere o voler fare un’assunzione di responsabilità su quanto avvenuto”. Drammatici i numeri della persecuzione fascista nell’ateneo patavino. I provvedimenti del ’38, ha infatti ricordato Jacur, toccarono “cinque su 67 professori di ruolo, due di nove professori emeriti, sei su 84 incaricati, 14 su 170 assistenti, 21 su 198 liberi professionisti, il 9% dell’intero corpo accademico”. Il tutto “nel silenzio generale”.

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L'ITINERARIO NARRATIVO SULLE STOLPERSTEINE MILANESI

Storie di pietra, storie per la Memoria

Il crudo inventario dei beni della casa della famiglia Reinach, espropriata dei suoi averi dai nazifascisti. La lettera inviata da Alberto Segre, padre di Liliana, nel 1938 per provare, nonostante le leggi razziste, ad ottenere un aiuto in casa. La lettera di Jenide Russo, miracolosamente recapitata alla madre, in cui la giovane partigiana racconta, dopo l’arresto a Milano, di aver resistito alle torture dei suoi aguzzini. “Venivo disturbata tutti i giorni perché volevano che io parlassi. Ma io ero più dura di loro e non parlavo. Dì pure che ho mantenuto la parola di non parlare: credo che ora saranno tutti contenti di me”, la breve missiva di Jenide. Parole a cui l’attore e regista Rosario Tedesco restituisce un presente attraverso il progetto “Due dentro ad un foco. Storie di Pietra”: un itinerario narrativo, realizzato assieme a Rossella Tansini e Alberta Bezzan, volto a riscoprire le storie e le vite dietro ai nomi scolpiti su alcune delle Pietre d’inciampo poste a Milano. 

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DAFDAF

Klein, Pablito e l'impresa di Spagna

A chiudere le pagine del numero 132 di DafDaf l’elaborazione di una notizia che sicuramente ha fatto soffrire parecchi giovani lettori di DafDaf: “Il grande incubo si è materializzato: per la seconda volta consecutiva l’Italia non si è qualificata ai Mondiali di calcio”. Si aggiunge qualche riga più sotto che anche la passione degli israeliani per il calcio è notoria. “Abbiamo trovato qualcosa che unisce i nostri due Paesi anche in questo sport” ha provato a scherzare qualcuno da Gerusalemme, dove anche gli Italkim – gli italiani residenti in Israele, oltre 10mila – hanno vissuto l’avvenimento con sconcerto e delusione. Siamo così tornati sul ricordo di quando una squadra leggendaria, di cui facevano parte grandi atleti e grandi personalità anche fuori dal campo, che ha compiuto una delle più importanti imprese del calcio azzurro. Sono infatti passati quarant’anni dalla vittoria dei Mondiali di Spagna del 1982.
Per consolarci non resta che ripercorrerne la storia. Buona lettura!

a.t. social @ada3ves

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Democrazia e anti-democrazia
“Inizia il secolo dell’anti-democrazia. «Tutti» è l’aggettivo principe della democrazia. È tempo di dire: pochi ed eletti. La democrazia agonizza in tutti i paesi del mondo”. Parole scritte nel febbraio 1922. Quanto parlano «di noi», oggi?
L’autore è Benito Mussolini, il titolo del testo in cui compare è «Da che parte va il mondo?». Anche il titolo non è granché invecchiato.

                                                                          David Bidussa
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Parole e pietre
Le parole sono pietre, diceva Carlo Levi. E tali rimangono, malgrado il nostro tempo, quello che stiamo vivendo, le abbia erose, rimodellate, soprattutto levigate al punto tale da renderle ininfluenti. Non per questo non offendono o non feriscono. Semmai, una volta lanciate, colpiscono senza produrre altro effetto che non sia una qualche lesione in chi ne è bersagliato. Non mutano nulla che non sia la condizione di chi le subisce, in una sorta di piccola (o grande) lapidazione. Viviamo un tempo di inflazione. 
                                                                          Claudio Vercelli
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L'Ucraina sopravvivrà
Mojsej Abramovyč Fišbejn (1946-2020) è considerato fra i massimi poeti ebraico-ucraini. Nel 1979 è stato costretto all’esilio dai sovietici in quanto dissidente, e fino al 2003 ha abitato in Israele e in Germania, continuando però a scrivere quasi esclusivamente in ucraino. Nel 2003 è tornato in Ucraina, ha preso parte appassionata e attiva alla Rivoluzione Arancione dell’anno seguente e alla rivolta di Majdan. In quel periodo ha scritto: “L’Ucraina è stata data da Dio, ed è prescelta da Dio. E sopravvivrà, perché Dio vuole che sopravviva. Non so perché questa conoscenza sia stata data a me, un ebreo. Ma lo so. Amen”.
 
                                                                          Laura Mincer
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