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Israele – Legge sul Rabbinato, primo sì alla riforma

Ha avuto esito positivo il primo passaggio alla Knesset della riforma della Legge sul Rabbinato Centrale israeliano per quanto riguarda le regole di nomina delle due figure di rabbino capo ashkenazita e sefardita. La proposta, conosciuta come Stern Law dal nome del deputato di Hatnua che l’ha proposta, ha ricevuto una larga maggioranza (53 i voti favorevoli, solo 14 i contrari) e prevede l’allargamento del comitato incaricato di eleggere i successori di rav Yona Metzger e rav Shlomo Amar (nell’immagine) che si formerà nelle prossime settimane. Attualmente l’assemblea è composta da 150 membri di cui 80 rabbanim, che includono rabbini capo di città e prescelti dal ministro per gli Affari Religiosi, i dayanim (titolo rabbinico superiore che abilita alla funzione di giudice) più anziani del Paese, e 70 rappresentanti del pubblico, tra cui spiccano i sindaci delle 25 principali città, due ministri scelti dal governo, cinque deputati eletti dalla Knesset, dieci cittadini selezionati dal ministro degli Affari religiosi. La riforma prevede che i grandi elettori aumentino di un quarto, raggiungendo i 200, ma soprattutto punta ad assicurare che una significativa percentuale di questi sia costituita da donne, per garantire una maggiore rappresentatività dell’intera società israeliana in una scelta che sull’intera società ha importanti ricadute, dal sistema matrimoniale alle conversioni e alla kasherut.
Il voto segna anche una spaccatura all’interno della formazione di ultra-destra religiosa Habayit Hayehudì: sebbene il partito ufficialmente appoggiasse la nuova legge, solo tre suoi suoi 12 deputati erano presenti in aula e hanno votato a favore: il leader Naftali Bennett, che ricopre anche la carica di ministro degli Affari religiosi, Uri Orbach, e Ayelet Shaked. Ossia quelli che, come sottolinea il quotidiano Haaretz, ne rappresentano l’area più moderata.
Questa situazione riflette una frattura della componente sionista religiosa nella politica israeliana (molti i deputati che vi si richiamano, nelle file di vari partiti) anche su un altro fronte: l’ala più liberal appoggia la candidatura al rabbinato ashkenazita del rav David Stav, a capo dell’organizzazione Modern Orthodox progressista Tzohar, l’ala più conservatrice sostiene invece il rabbino capo di Ramat Gan Yaakov Ariel.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

(23 maggio 2013)