Reuven, un nuovo volto per Israele
Il giorno dopo l’elezione di Reuven “Ruby” Rivlin come decimo presidente di Israele, il paese e il mondo guardano al nuovo leader per capire con quale ricetta il successore di Shimon Peres rappresenterà lo Stato ebraico quando assumerà la carica a fine luglio.
La certezza è che Rivlin, parlamentare del Likud, si è posto come candidato trasversale, che ha saputo guadagnarsi non soltanto i voti della maggioranza dei deputati, ma anche quella del pubblico, se è vero che diversi sondaggi realizzati durante la campagna verso l’appuntamento elettorale, lo davano come il favorito dalla gente.
Come già durante i suoi due mandati da speaker della Knesset (2003-2006 e 2009-2013), Rivlin ha sottolineato il proprio approccio di uomo delle istituzioni al di là della sua appartenenza partitica, promettendo, nel discorso tenuto appena ricevuta la nomina, di porsi come presidente della nazione, spogliandosi della politica. Così, i commentatori fanno notare come il nuovo presidente, da una parte abbia più volte esplicitato la sua contrarietà rispetto alla soluzione di due Stati per due popoli per il conflitto israelo-palestinese, dall’altra mettono in evidenza come da speaker abbia opposto strenua resistenza a possibili proposte di legge che non tutelavano a sufficienza i cittadini arabo-israeliani, ricordando comunque la determinazione di Rivlin nel promettere assoluta non ingerenza con i lavori di governo e parlamento.
Altro elemento importante, il rapporto burrascoso con il premier e capo del Likud Benjamin Netanyahu, secondo alcuni originato proprio dall’inflessibilità di Ruby nel suo ruolo di speaker, secondo altri da attriti con la moglie di Netanyahu Sara, famosa per la sua forte influenza sul marito. E tuttavia, da registrare è la volontà manifestata dai due di gettarsi il passato alle spalle (nell’immagine l’abbraccio dopo le elezioni). “Ci aspetta un grande lavoro comune in rappresentanza di tutti gli israeliani – ha dichiarato Bibi – Abbiamo attraversato molto insieme e sono certo che ora sapremo mettere gli aspetti meno buoni da parte e lavorare responsabilmente per il futuro di Israele”.
“Il primo ministro e io siamo completamente impegnati per una piena e fruttuosa cooperazione per il bene dello Stato e del popolo di Israele” gli ha fatto eco il nuovo presidente.
Certo, in capo a Rivlin, è l’arduo compito di non far rimpiangere l’ultranovantenne Peres, amato in patria e ancora più amato nel mondo, una vita da protagonista in tutta la storia del paese dalla lotta per la sua nascita a oggi. Peres che nel salutare il suo mandato presidenziale, promette di rimanere impegnato nelle battaglie in cui crede, dallo sviluppo della tecnologia alla lotta alla povertà.
“La più importante caratteristica di un presidente è la fiducia della sua gente – ha dichiarato consegnando la medaglia presidenziale all’amico e collega Giorgio Napolitano nelle sue ore a Roma, che hanno rappresentato uno dei suoi ultimi viaggi ufficiali – I presidenti non comandano, servono”.
Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked
(11 maggio 2014)