#IsraeleDifendeLaPace – Sderot, una vita di confine

sderotUna cittadina di 24mila abitanti costretta a fare, suo malgrado, notizia. Ma soprattutto ad adeguare la propria esistenza ai ritmi dello “Tzeva Adom”, codice rosso, che segna l’inizio dei 15 secondi per ripararsi nei rifugi. Questa la realtà di Sderot, meno di un chilometro dal confine con Gaza, primo bersaglio dei razzi sparati dai terroristi di Hamas che governano la Striscia. Migliaia e migliaia i missili caduti, i primi nel 2000 con lo scoppio della seconda intifada, e poi dopo il ritiro da Gaza dell’esercito israeliano nel 2005. Dal 2007, quando la Striscia cadde nelle mani di Hamas, il drammatico incremento. L’aggressione che ha costretto Israele a lanciare l’operazione Margine Protettivo nelle scorse settimane ha visto il coinvolgimento della quasi totalità delle località israeliane e della popolazione, con razzi che hanno raggiunto Tel Aviv, Gerusalemme, perfino Haifa. Ma è il sud, e Sderot in primis, a trovarsi in prima linea in modo costante, anche durante i periodi di teorico cessate il fuoco, che non impediscono ad Hamas di provare a colpire.
Fondata nel 1951 per accogliere gli ebrei profughi dai paesi arabi dopo la nascita di Israele (in particolare dal Marocco e dall’area del Kurdistan), Sderot nacque sulla scia del sogno di Ben Gurion di “far fiorire il deserto”. Una nuova ondata di abitanti arrivò poi negli anni ’90 con l’aliyah dall’Ex Unione sovietica.
Da quando i razzi hanno cominciato a cadere, ci sono state vittime, feriti, incalcolabili danni alle proprietà, e una vita difficile per l’intera popolazione, che secondo statistiche soffre in percentuali altissime di stress post traumatico.
Nel 2008, il quotidiano Yediot Achronot raccontava come in tanti abbiano scelto di andarsene.
Ma molti sono invece rimasti, e non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Come il proprietario della fabbrica di vernici centrata da un razzo nelle scorse settimane (tre i feriti), Baruch Kogan, che ha già sottolineato che non intende lasciare la città e che ricostruirà la sua fabbrica nonostante i danni per oltre quattro milioni di dollari.
Già perché, la popolazione di Sderot, resiste e lo fa con convinzione. I bambini trascorrono le giornate nel grande parco giochi al chiuso, che è stato costruito nel 2009 per permettere loro di svagarsi in sicurezza. Una sicurezza che oggi è garantita anche dalla batteria di Iron Dome, il sistema antimissilistico schierato a difesa della città e programmato per intercettare i razzi sparati contro l’abitato. I rifugi vengono ricoperti di murales colorati e la vita continua. Nonostante i missili, ma nella speranza che anche i bambini di Sderot, che non ricordano una vita senza il suono delle sirene, possano presto conoscere il suono della pace.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked

(17 luglio 2014)