#IsraeleDifendeLaPace – Informazione, non emozionalità

Della PergolaSono passati molti anni dall’ultima visita di Sergio Della Pergola a Trieste, sua città natale. Prima di incontrare la redazione di Pagine Ebraiche, una tappa di carattere simbolico e personale: la visita al cimitero ebraico davanti alla tomba della nonna, Alice Brunner Della Pergola.
Poi la riunione, in cui mostra una volta di più la sua profonda consapevolezza di quanto sia importante, da parte di chi scrive per una testata, sia essa di tipo tradizionale oppure on-line, dare notizie attendibili, supportate da dati scientificamente validi, che vadano nettamente distinte dalle prese di posizione. Differenza importante, da esplicitare sempre in modo netto e chiaro, per evitare il rischio di fraintendimenti non semplici da risolvere.
Attraverso la descrizione di quello che ha scritto per l’aleftav di oggi, decide di mostrare proprio i pericoli nascosti da un tipo di informazione che troppo spesso rischia di essere qualunquista cercando di emozionare più che informare, facendo leva sulle reazioni più istintive o mostrando, dall’altra parte, una prospettiva anche “corretta”, ma troppo fissa su una posizione monolitica che spesso non permette di confrontare ciò che avviene oggi con altre situazioni simili già viste altrove o in momenti storici diversi. Si tratta di un grave danno collaterale, che impedisce una visione sistemica e soprattutto limita la possibilità di confronto, strumento fondamentale per un’analisi adeguata.
Nella Diaspora è importante ricercare valori civili che siano coerenti, far seguire alle parole dei fatti che ne siano la logica conseguenza: sono azioni che possono aiutare Israele molto più che una pur giusta e strenua difesa di posizioni condivisibili, attuata con mezzi non altrettanto efficaci.
Di fronte alla manipolazione della realtà è necessario proporre risposte che permettano di vedere ciò che accade in modo meno analitico e più sistemico per riuscire a trovare un punto di contatto che favorisca un ascolto vero e metta in comunicazione sistemi mentali attualmente incompatibili fra loro.
Forse si dovrebbe analizzare e riflettere sull’attuale relazione fra Israele e l’ebraismo della Diaspora, domandarsi se il modello attuale riesca ad ottenere nei fatti ciò che nello spirito e con il cuore desidera. Forse certo paternalismo, pur suscitato da tanto amore, non è più attuale. Una Diaspora, in particolare quella europea, che a volte non riesce ad essere sufficientemente rappresentativa a causa della sua natura a volte troppo eterogenea, sicuramente in svantaggio rispetto ad altre importanti nazioni, come ad esempio l’India e la Cina, nelle quali l’antisemitismo non esiste in mancanza, nella loro storia, di una presenza ebraica che abbia avuto ruolo nel loro sviluppo.
Si tratta di ragionare nel lungo termine, attraverso la strategia che permetta di filtrare con pazienza i contenuti, pur mantenendo l’attenzione alta di fronte a situazioni aberranti che richiedono invece una risposta immediata.

Paola Pini

(17 luglio 2014)